S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

La bufala dei siti e-commerce chiusi 12 giorni all’anno.

Gira in questi giorni la notizia che il Senato sta discutendo un disegno di legge già approvato alla Camera che prevede 12 giorni obbligatori di chiusura per le aziende del commercio.

È tutto vero, ma anche no.

Andiamo con ordine, il provvedimento in duscussione è esattamente questo: DDL S. 1629.

Questo disegno di legge ripristinerebbe delle giornate di chiusura obbligatoria modificando direttamente la legge che aveva abolito ogni obbligo di chiusura. I giorni sarebbero esattamente

  1. il 1º gennaio, primo giorno dell’anno;
  2. il 6 gennaio, festa dell’Epifania;
  3. il 25 aprile, anniversario della Liberazione;
  4. la domenica di Pasqua;
  5. il lunedì dopo Pasqua;
  6. il 1º maggio, festa del lavoro;
  7. il 2 giugno, festa della Repubblica;
  8. il 15 agosto, festa dell’Assunzione della beata Vergine Maria;
  9. il 1º novembre, festa di Ognissanti;
  10. l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione;
  11. il 25 dicembre, festa di Natale;
  12. il 26 dicembre, festa di santo Stefano.

(nota a margine, in uno stato laico i 2/3 delle “feste comandate” sono cattoliche)

Ogni esercente poi potrebbe dire che chiude solo per la metà di quei 12 giorni con una semplice comunicazione al comune. E questa dunque è la prima storpiatura.

Vediamo però come ci si dovrà comportare negli altri 6 giorni.

La legge che liberalizzava tutte le aperture è il decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, la sua conversione in legge e tutte le modifiche successive fino a quella del Governo Monti che ha portato il testo a questa versione vigente (comma 1, lettera D-bis è quella che ci interessa).

Lo stesso articolo fa riferimento esplicito alle “attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114″ (ricordo benissimo che ero su un ETR 500 diretto a Roma quando lessi la prima volta questa norma, ma ora non c’entra).

Ora se andiamo a vedere l’art. 11 di questa norma (l’unico che fa riferimento ad orari di apertura e relativi limiti) è chiaramente indicato che si parla di negozi e non di siti.

Di siti infatti si parla nell’art. 17 (per la prima volta si stabilisce una registrazione anche per le aziende dell’e-commerce, il famoso modello COM6bis che non esisteva ancora quando ho iniziato a vendere in rete) mentre di macchinette automatiche nell’art. 16.

Anche perché se le aziende di vendita fuori dai locali commerciali fossero state soggette ai limiti di orari che la legge prescrive per i negozi avremmo avuto dei siti che chiudevano alle 22 per riaprire l’indomani alle 7. Cosa che non è mai stata.

Il DDL in discussione al Senato coinvolge (e su questo ognuno porterà avanti le proprie idee) solo gli esercizi commerciali brick & mortar e non le altre forme di commercio.

Capisco però che farlo credere sia utile per chi campa di pubblicità e per cui ogni lettore è un guadagno.

60 milioni di riformatori della scuola.

L’Italia, si sa, è piena di tuttologi. Ci sono 60 milioni di CT della nazionale, 60 milioni di PresDelCons ed ovviamente anche 60 milioni di riformatori della scuola.

Ed ovviamente anche io italiano sono fra questi.

Ed altrettanto ovviamente non sono d’accordo con gli altri 60 milioni – 1.

Così partendo da una “lettera” scrivo la mia risposta da tuttologo più tuttologo dell’autore. Se non altro perché la sua esperienza si ferma alla seconda media mentre io in seconda media ci sono arrivato con il sesto figlio.

Partiamo dal presupposto che i test INVALSI nella scuola italiana sono assurdi. Assurdi in quanto tali ed assurdi nelle modalità con cui vengono erogati.

In quanto tali perché un test per avere senso deve misurare l’esistente, non indurre a formare le persone per il superamento del test. Ma di questo ho già scritto ampiamente qui.

Per la modalità di erogazione perché sono fatti dalla scuola stessa, dunque falsati dagli insegnanti presenti che per “tirare su il nome della scuola” a volte non esistano a fornire un aiutino soprattutto in certe zone del territorio.

Partiamo da “mio figlio ha avuto la media abbassata in Italiano“, il voto in pagella non è una media ma un voto assegnato dal consiglio di classe che tiene conto anche dei voti ma non solo, ci sono tante altre dinamiche. Se poi per un solo 7 la media passa da 9 a 8 significa che c’era un solo altro voto in tutto il quadrimestre. Forse il brutto INVALSI era solo un capro espiatorio. Non conoscendo la classe però non posso sapere esattamente. Sono invece certo della dannosità dei test INVALSI e di molti altri analoghi che mirano ad avere non persone ragionanti e preparate ma solo superatori di test.

Per quanto riguarda i “consigli per i non compiti delle vacanze” mi pare che in buona parte prevedano compiti ben corposi. Leggi, osserva, scrivi, gioca. Ne risulta che alla fine di compiti se ne sono fatti molto di più, ma senza la burocratizzazione degli stessi.

Vorrei dire che nella scuola ci sono gli organi collegiali in cui anche i genitori partecipano, stranamente in tutto il post stranamente non vengono nominati. Difficile per un riformatore della scuola pensare di dover passare da organi collettivi, la propria idea dovrebbe venire valutata. Resta comunque il fatto che io comunque mortale non mi sognerei mai di voler andare ad insegnare il suo mestiere ad un cardiochiurgo, perché dovrei essere in grado di insegnare ad un insegnante?

Il passaggio “scuola pubblica o privata” poi è vetusto, le scuole private in Italia sono una minoranza molto esigua. Al contrario in Italia dal 2000 quelle che rilasciano direttamente titoli di studio sono solo le scuole pubbliche che si suddividono in statali, paritarie degli enti locali, paritarie private. Non confondiamo le scuole paritarie private con le private visto che le prime sono pubbliche anche se non statali.

Interessante anche notare come in Europa le scuole non statali siano una risorsa addirittura fondamentali per contrastare ogni possibile deriva totalitaristica mentre in Italia le si ritiene dannose per lo stesso motivo.

Vediamo un po’ i 6 punti:

1) la scuola deve essere inclusiva, deve consentire a tutti di raggiungere un risultato minimo (non comel voto ma con la conoscenza) senza penalizzare le eccellenze, l’ho sempre detto, in ogni scuola. Mi sono arrabbiato parecchio quando ho sentito “la pagella del primo quadrimestre la stampiamo solo se ci sono delle insufficienze”. E se uno volesse raggungere la media dell’8 perché non deve essere in grado di sapere accuratamente la sua situazione? Per l’università di cui ho già qualche esperienza l’asticella non è certamente bassa.

2) la scuola non è un ristorante, non basta un prof stellato per fare una buona classe, la materia prima su cui operano gli insegnanti è tanto variegata che lo stesso gruppo docente, con le stesse metodologie e gli stessi strumenti otterrà da due classi risultati molto diversi. Lo dico per esperienza diretta. E l’esperienza buona o cattiva di un classe la fanno anche i genitori, più di quanto chiunque possa aspettarsi.

3) Nulla da aggiungere su questo punto, l’ho detto più volte che se la GDO organizzasse la propria struttura per la comodità di chi deve riempire gli scaffali anziché per i clienti fallirebbero in breve tempo. Forse il vantaggio è nell’obbligatorietà della scuola che consente di non perdere utenza.

4) Responsabilizziamo tutti, anche i genitori che non si fanno vedere a scuola neppure dopo la sospensione del figlio. Per quanto riguarda i dirigenti  (ma io sarei favorevole ad un progressivamento potenziamento del Consiglio d’Istituto) assieme alle responsabilità diamo anche gli strumenti. Ci sono docenti che non dovrebbero esserlo. Magari sono anche ottimi liberi professionisti, ma poi non sono in grado di trasferire agli studenti il loro sapere. Perché non esiste uno strumento adeguato per indurli a fare un altro mestiere?

5) Apriamo la scuola, ma anche apriamo un sistema di formazione nell’azienda. (su questo dovrei scrivere un post, forse un giorno)

6) Giudicati sì, ma sulla sostanza e non sulla forma. Sulla gara e non sull’allenamento.

Senza coinvolgere maggiormente le famiglie non si potrà fare una riforma efficace della scuola. Io ci sto dentro da 15 anni ed ho visto tanta gente passare. Pochi fermarsi a lavorare.

Parole al Facebook.

Leggevo poco fa questo post di Gianluca dove racconta che le azienda stanno sostanzialmente abbandonando il modello dialogo sui social network per tornare a (o dirigersi verso) un modello broadcast.

Io vedo un problema principale: l’interlocutore. Come può un’azienda, che non ha mai rapporti nel mondo reale con gli utilizzatori finali dei suoi prodotti, sostenere una conversazione a distanza con gli stessi? Semplicemente non può.

Il problema però è un altro, e secondo me si può riscontrare in un altro post sempre di Gianluca. Con chi esattamente volevano comunicare le aziende sui social network?

Le aziende parla(va)no con i consumatori per cercare di costringere i rivenditori ad investire di più. Ma io, che per mestiere sono l’anello intermedio della catena distributiva, dovrei mai investire in prodotti nati dalla mente contorta di un manager che non conosce minimamente il suo mercato?

Perché io rivenditore dovrei avere a cuore il tuo prodotto se lo ritengo inutile per i miei clienti? Quando il cliente avrà interloquito con il tuo megafono, caro produttore, poi parlerà con la mia voce naturale e gli spiegherò che no, non è quello il prodotto che risolve* la sua necessità.

A questo punto effettivamente la soluzione è quella: basta comunicare con il megafono alle singole persone, meglio farlo in massa. Costa meno.

Ma anche comunicare meglio con (e risolvere i problemi a) la rete vendita potrebbe essere una valida alternativa. Ma non ci sarebbe più bisogno del direttore marketing.

* la risoluzione dei problemi è l’unica mossa che può salvare le aziende, ma lo scriverò in un altro post. Un giorno.

Eclissi di desiderio.

Spero non sia necessario ricordarvi che venerdì mattina ci sarà un’eclissi di sole, non totale ma comunque ben visibile.

Ricordo che le volte precedenti diversi giornali, magari quelli più scientificamente orientati, proponevano in vendita gli occhialini appositi a poca spesa e tanta meraviglia.

Così, grazie ad una maestra lungimirante che vuol far vedere ai bambini l’eclissi, mi sono guardato attorno. E la desolazione mi ha colto. Nessun giornale, da quel che mi risulta, ha pensato di offrire come allegato facoltativo gli occhialini di cartone con le lenti scure che hanno un costo piuttosto esiguo.

So bene che gli allegati ai giornali hanno scopo di aumentare le vendite. E le vendite crescono se il cliente ha un bisogno (naturale o generato dal gadget medesimo) e che quindi nessuno propone gli occhialini se prima nessuno ha mai chiesto se ci sarebbero stati gli occhialini (o comunque informazioni in merito all’eclissi).

Ebbene tutto questo mi fa pensare che si sia perso il desiderio nel suo significato etimologico di senso di mancanza delle stelle. Il materialismo tecnologico ha preso il sopravvento e così ci troviamo a bramare di più ad una mela morsicata che non al Sole “morsicato” dalla Luna.

Per favore, venerdì mattina prendetevi 2 minuti. Smettete di guardare il vostro smartphone e guardate in alto. Con un’adeguata protezione per la vista però.

Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno.

Sono venuto a conoscenza su Facebook di una petizione (non la linkerò, ma i favorevoli potranno facilmente trovarla) che sarà inviata alla Boldrini, a Renzi ed a Mattarella (chissà perché è stato escluso il Presidente del Senato, forse lo danno già per chiuso) al raggiungimento del ragguardevole traguardo di 100 (sì, CENTO) firme. In una settimana hanno raggiunto 28 firme.

Queste le richieste per la nascita di un figlio:

  • 80% dello stipendio
  • 400 giorni di maternità
  • 60 giorni di paternità per il padre

La petizione non indica alcuna fonte per il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per pagare 12 stipendi (l’80% di 15 mensilità) per ogni bambino nato.

Non oso immaginare come possa in Italia, ricca di aziende di dimensioni minuscole in cui a volte c’è una sola o pochissime dipendenti, essere ragionevole per una qualunque attività rinunciare ad una lavoratrice adeguatamente formata per un periodo di 13 mesi. Temo sinceramente che ancora una volta le donne verrebbero discriminate nella scelta.

Non è dato sapere come funzionerebbe per le libere professioniste, la petizione parla solo di stipendio.

A queste mie rimostranze, probabilmente riportate in modo più colorito, mi sono sentito dare dall’autore della petizione residente in Svezia (e non capisco perché debba voler modificare la normativa italiana), in ordine di apparizione: ragionamenti da terzo mondo, omofobo (va di moda, come la rucola sulla pizza), la causa dei problemi che abbiamo in Italia (ma non sei svedese), tu scrivi cazzate, l’idiota sei tu.

Inutile pensare di continuare il discorso se gli argomenti sul piatto sono questi.

Io dico che, solo con questo cospicuo investimento e senza prendere in seria considerazione anche tutto ciò che viene dopo, sarebbe semplicemente deleterio.

Leggendo su uno di quei siti specialistici per neogenitori l’Italia risulta a metà classifica. Sempre dallo stesso elenco prendo 2 modelli che potrebbero secondo me aiutare le famiglie: quello brasiliano e quello francese. Perché alla fine dei 13 mesi di congedo se non puoi mandare tuo figlio al nido l’unica soluzione è lasciare il lavoro.

Buon 2015.

Vedo tanta gente postare auguri per un anno “sereno”, “tranquillo”, insomma… dormienti per 24 ore al giorno per 365 giorni.

Spiacenti, ma se proprio dovessi scegliere come sarà questo 2015 lo voglio uguale al 2014.

Non voglio un anno facile, non serve a nulla un anno facile. Solo chi sta fermo non fa fatica.

Io invece voglio un anno vivo, in cui ci sono delle difficoltà, da affrontare e superare, che fanno crescere.

Voglio un anno di crescita. Voglio diventare grande.

Che il 2015 ci faccia diventare tutti più adulti.

Alle poste l’ardua sentenza.

Questa mattina sono andato in posta a versare sul conto corrente.

Entrato all’ufficio postale c’era l’immancabile enorme fila, guardo il distributore dei numeri e c’era quello specifico per i correntisti accanto a quello per le operazioni bancarie per non correntisti.

«Bene» penso fra me e me, è cosa buona che i correntisti possano avere un trattamento riservato, del resto contribuiscono più degli altri a mantenere aperta questa struttura.

Prendo il numero e subito mi rendo conto che qualcosa non va, come mai fra le ultime 4 chiamate nessuno era correntista?

In buona sostanza fra i 4 sportelli aperti ce n’erano 2 riservati alle operazioni postali (mi pare giusto) e 2 per le operazioni bancarie.

Di questi 2 uno si occupava esclusivamente delle operazioni per non correntisti (bollettini, multe, ricariche telefoniche e carte, ecc.) mentre l’altro faceva sia correntisti che non con una proporzione che non ho ben identificato.

Alla fine della fiera coda il risultato è stato che io correntista sono stato servito almeno 5 persone dopo quello che sarebbe stato il mio turno nella coda normale.

Alle poste ci tengono così tanto ai loro correntisti che vogliono tenerli con se ben più degli altri comuni clienti.

Ma se i correntisti non volessero?

Cambiare amministratore gruppo Whatsapp.

Come tutti sapete Whatsapp non è mai stata molto intuitiva per la gestione dei gruppi: 1 solo amministratore (quello che ha creato il gruppo) e se questi se ne andava prendeva il suo posto un altro non si sa bene su quali basi.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto proprio in questo problema, l’amministratore del gruppo si era erroneamente cancellato e chi aveva preso il suo posto non ha tempo e “rubrica” per farlo. Ho cercato in giro ma la soluzione più funzionale sembrava essere sempre e solo quella di creare un nuovo gruppo e migrare tutti i partecipanti.

Ma qualcosa, in maniera stranamente silenziosa*, è cambiata negli ultimi giorni con le nuove release dell’app di messaggistica. Ora l’amministratore di un gruppo può nominare altri amministratori con pieni poteri. La rimozione dalla carica di admin invece rimane legata all’uscita dal gruppo.

Vediamo nei dettagli come procedere. La procedura è comunque semplicissima.

  1. L’admin attuale (com’è ovvio che sia) deve andare sul gruppo ed aprire la pagina delle info.
  2. Dall’elenco delle persone sceglie (una per volta in caso di “promozioni” multiple) quella da elevare al grado di admin.
  3. Click sul  nome, “Aggiungi [nome] agli amministratori”.
  4. Il gioco è fatto!

Era ora che aggiungessero questa feature. Ogni admin può aggiungere membri, nominare altri admin e cancellare utenti (voi compreso). Quindi occhio a non farvi fregare il vostro gruppo.

Altra novità che riguarda i gruppi è stato il passaggio dal limite di 50 membri a 100.

* dev’essere stato in concomitanza con la doppia spunta blu che ha catalizzato tutta l’attenzione.

Novità.

Gli editori italiani sono indignati per il fatto che Google continui ad arricchirsi con le loro notizie e pretendono fior di quattrini.

Qualcosa del genere è capitato anche in Germania, e Google ha vinto.

Se fossi Google scriverei una bella lettera a tutti gli editori:

Se volete che i vostri contenuti rimangano indicizzati gratuitamente su Google News dovete sottoscrivere un apposito contratto. In assenza di ciò dal 1° dicembre i vostri contenuti non saranno più in alcun modo indicizzati.

Dopo il 1° dicembre le nuove attività editoriali che non saranno mai state indicizzate da Google News potranno fare domanda con le stesse modalità di cui sopra.

I siti che fino al 30 novembre sono stati indicizzati gratuitamente e quelli che in seguito scegliessero di non essere più indicizzati potranno rientrare nell’indice di Google News solo a seguito di sottoscrizione di apposito contratto AdWords in quanto non sarà più consentita l’indicizzazione gratuita.

Distinti Saluti.

Google.

Alla sera del 30 novembre tutti i siti che non abbiano sottoscritto il contratto vengono tagliati fuori. E li sarà pianto e stridore di denti. (cit.)

Secondo me ribaltando il paradigma Google risolverebbe di colpo tutti i problemi, perché facile contestare se non ti costa nulla farlo. C’era un’espressione abbastanza colorita per dirlo.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità. (cit.)

Esperimento R184RU14.

Mi scuso di questo post, è un banale esperimento di Google War. In buona sostanza R184RU14 è il codice da inserire in Google per cercare un determinato immobile in vendita (maggiori informazioni in questo post di Gianluca) e mi domandavo se fosse possibile per un’agenzia immobiliare concorrente hackerare il codice originale per portare traffico alla propria agenzia.

Fra qualche giorno verificherò il risultato dell’esperimento R184RU14 ed aggiornerò questo post.

Grazie per la pazienza.

Aggiornamento (molto prima del previsto)

Dopo appena 2 minuti dalla pubblicazione questo post ha scavalcato l’annuncio originale.