S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Alle poste l’ardua sentenza.

Questa mattina sono andato in posta a versare sul conto corrente.

Entrato all’ufficio postale c’era l’immancabile enorme fila, guardo il distributore dei numeri e c’era quello specifico per i correntisti accanto a quello per le operazioni bancarie per non correntisti.

«Bene» penso fra me e me, è cosa buona che i correntisti possano avere un trattamento riservato, del resto contribuiscono più degli altri a mantenere aperta questa struttura.

Prendo il numero e subito mi rendo conto che qualcosa non va, come mai fra le ultime 4 chiamate nessuno era correntista?

In buona sostanza fra i 4 sportelli aperti ce n’erano 2 riservati alle operazioni postali (mi pare giusto) e 2 per le operazioni bancarie.

Di questi 2 uno si occupava esclusivamente delle operazioni per non correntisti (bollettini, multe, ricariche telefoniche e carte, ecc.) mentre l’altro faceva sia correntisti che non con una proporzione che non ho ben identificato.

Alla fine della fiera coda il risultato è stato che io correntista sono stato servito almeno 5 persone dopo quello che sarebbe stato il mio turno nella coda normale.

Alle poste ci tengono così tanto ai loro correntisti che vogliono tenerli con se ben più degli altri comuni clienti.

Ma se i correntisti non volessero?

Cambiare amministratore gruppo Whatsapp.

Come tutti sapete Whatsapp non è mai stata molto intuitiva per la gestione dei gruppi: 1 solo amministratore (quello che ha creato il gruppo) e se questi se ne andava prendeva il suo posto un altro non si sa bene su quali basi.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto proprio in questo problema, l’amministratore del gruppo si era erroneamente cancellato e chi aveva preso il suo posto non ha tempo e “rubrica” per farlo. Ho cercato in giro ma la soluzione più funzionale sembrava essere sempre e solo quella di creare un nuovo gruppo e migrare tutti i partecipanti.

Ma qualcosa, in maniera stranamente silenziosa*, è cambiata negli ultimi giorni con le nuove release dell’app di messaggistica. Ora l’amministratore di un gruppo può nominare altri amministratori con pieni poteri. La rimozione dalla carica di admin invece rimane legata all’uscita dal gruppo.

Vediamo nei dettagli come procedere. La procedura è comunque semplicissima.

  1. L’admin attuale (com’è ovvio che sia) deve andare sul gruppo ed aprire la pagina delle info.
  2. Dall’elenco delle persone sceglie (una per volta in caso di “promozioni” multiple) quella da elevare al grado di admin.
  3. Click sul  nome, “Aggiungi [nome] agli amministratori”.
  4. Il gioco è fatto!

Era ora che aggiungessero questa feature. Ogni admin può aggiungere membri, nominare altri admin e cancellare utenti (voi compreso). Quindi occhio a non farvi fregare il vostro gruppo.

Altra novità che riguarda i gruppi è stato il passaggio dal limite di 50 membri a 100.

* dev’essere stato in concomitanza con la doppia spunta blu che ha catalizzato tutta l’attenzione.

Novità.

Gli editori italiani sono indignati per il fatto che Google continui ad arricchirsi con le loro notizie e pretendono fior di quattrini.

Qualcosa del genere è capitato anche in Germania, e Google ha vinto.

Se fossi Google scriverei una bella lettera a tutti gli editori:

Se volete che i vostri contenuti rimangano indicizzati gratuitamente su Google News dovete sottoscrivere un apposito contratto. In assenza di ciò dal 1° dicembre i vostri contenuti non saranno più in alcun modo indicizzati.

Dopo il 1° dicembre le nuove attività editoriali che non saranno mai state indicizzate da Google News potranno fare domanda con le stesse modalità di cui sopra.

I siti che fino al 30 novembre sono stati indicizzati gratuitamente e quelli che in seguito scegliessero di non essere più indicizzati potranno rientrare nell’indice di Google News solo a seguito di sottoscrizione di apposito contratto AdWords in quanto non sarà più consentita l’indicizzazione gratuita.

Distinti Saluti.

Google.

Alla sera del 30 novembre tutti i siti che non abbiano sottoscritto il contratto vengono tagliati fuori. E li sarà pianto e stridore di denti. (cit.)

Secondo me ribaltando il paradigma Google risolverebbe di colpo tutti i problemi, perché facile contestare se non ti costa nulla farlo. C’era un’espressione abbastanza colorita per dirlo.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità. (cit.)

Esperimento R184RU14.

Mi scuso di questo post, è un banale esperimento di Google War. In buona sostanza R184RU14 è il codice da inserire in Google per cercare un determinato immobile in vendita (maggiori informazioni in questo post di Gianluca) e mi domandavo se fosse possibile per un’agenzia immobiliare concorrente hackerare il codice originale per portare traffico alla propria agenzia.

Fra qualche giorno verificherò il risultato dell’esperimento R184RU14 ed aggiornerò questo post.

Grazie per la pazienza.

Aggiornamento (molto prima del previsto)

Dopo appena 2 minuti dalla pubblicazione questo post ha scavalcato l’annuncio originale.

Gli scariolanti Virgin.

Forse non tutti sanno che gli scariolanti erano quegli operai che costruivano, all’incirca un secolo fa, gli argini dei fiumi con le loro carriole come attrezzatura principale.

Era un lavoro massacrante, sempre avanti e indietro a portare terra. L’unico conforto era ogni tanto potersi fermare 5 minuti per scambiare 2 parole col collega prima ti tornare a guardare la traccia da seguire come una formica.

Si lavorava dall’alba al tramonto. Finché un caporale un bel giorno disse alla sua squadra: “Dai, oggi portiamo 50 carriole a testa e poi facciamo festa!” Quasi tutti esultarono, in pochi cambiarono squadra scegliendo di continuare a lavorare fino al tramonto. Gli operai ovviamente presero un ritmo molto superiore per poter terminare prima ed in effetti 50 carriole dopo, a metà pomeriggio, andarono tutti a casa deridendo i pochi rimasti al vecchio sistema.

L’indomani le carriole da portare erano diventate 60 ed in breve si arrivò a 100. Quegli operai dovevano lavorare il doppio nello stesso tempo per lo stesso stipendio perché erano pagati a giornata mentre il caporale veniva pagato in base alle carriole portate.

Saltando 100 anni a piedi pari arriviamo ad oggi in cui un ricco imprenditore (che quindi guadagna sulla produttività del gruppo delle sue aziende Virgin) annuncia di voler continuare a pagare i dipendenti a giornata senza limiti di orario ma con il vincolo della produttività.

Conoscendo la storia io non sarei così esultante.

Misurare fa male.

Non so se sia vero o se si trattasse solo di una leggenda metropolitana. Comunque la storia è che alla Nuovo Pignone (quello che costruisce le pompe di carburante che ci riforniscono abitualmente al distributore) alla fine degli anni ’80 (dell’ultimo secolo dello scorso millennio) avessero un megacomputer per simulare i flussi di carburante dentro al misuratore di carburante stesso. Lo simulavano perché qualunque strumento di misura messo dentro un esemplare reale avrebbe alterato i risultati cercati.

Se un liquido che attraversa una struttura solida viene turbato dalla misurazione figuriamoci quanto più possa accadere alle persone.

Allora veniamo a fatti certi, dei giorni nostri, quelli dell’alba di un millennio poco luminosa.

Partiamo ad esempio dagli invalsi test INVALSI (che gioco di parole!). Il doppiodecimetro del cervello con cui vengono misurati tutti gli studenti italiani e con loro anche gli insegnanti e le scuole. Accade così che oltre ai libri di testo (che soprattutto per la scuola primaria meriterebbero un discorso a parte per la pessima qualità dei contenuti), forniti dal comune o comprati a caro prezzo dalle famiglie, le scuole fanno acquistare extra-quota anche libri in preparazione ai famigerati test nazionali. Quindi a scuola non ci si va per imparare ma per superare i test. La misura ne esce ovviamente falsata. I bambini non hanno imparato per la vita ma per il test. Come se un saltatore si allenasse mesi per fare un’ottima rincorsa e poi una volta sulla pedana non spiccasse il balzo perché l’allenamento riguardava solo la rincorsa. E più i test INVALSI misureranno le scuole (anche in termini economici), più avremo studenti preparatissimi a fare i test INVALSI a scapito dell’apprendimento.

Passano gli anni ma i vizi rimangono, arriviamo ad un neomaggiorenne che inizia ad andare a scuola guida. Segue tutte le lezioni, arriva all’esame di teoria con i 40 quiz sul cervellone elettronico, lo passa ed ottiene il foglio rosa. Inizia così a guidare con un genitore e di volta in volta chiede al genitore cosa dice il codice della strada in base alle varie situazioni. Un breve dialogo porta alla luce l’inghippo: le lezioni di scuola guida servono a superare l’esame, non ad imparare a guidare. Anche in questo caso la misura ha alterato il misurato. Il test non serve più a sapere se uno conosce le regole della strada. È fine a se stesso.

Ovviamente non dico che la patente vada data a tutti (anche se spesso ho il sospetto che accada proprio così), né che non si debba misurare lo stato di avanzamento dello studente per correggere il tiro se il suo apprendimento non è ragionevole. Dico che la misura non deve alterare la misurazione stessa, esattamente come (forse) faceva la Nuova Pignone 30 anni fa.

E soprattutto bisogna capire cosa è importante misurare: poco importa che la piscina dei tuffi sia larga 10 metri o 30, se è profonda 60 centimetri. Altrimenti il rischio del misurare tutto arriva al punto di dire che la Coca-Cola Zero è più salubre dell’olio extravergine di oliva.

Quindi misurate con parsimonia, solo ciò che è strettamente necessario, solo quando è possibile non alterare l’oggetto stesso della misurazione e solo se è utile per migliorare.

Siete d’accordo? Che voto mi date?

wiman.

2014-09-18 16.47.33Alcuni giorni fa sono entrato in un palazzo signorile nel cuore di Bologna a conoscere il cuore pulsante di wiman. Una serie di uffici vuoti, un unico ambiente open space con una decina di ragazzi (dubito che l’età media raggiunga i 25 anni) lavoravano sui loro notebook, in fondo alla parete un grande schermo presentava la dashboard in tempo reale della rete wiman. Un caffè, 2 brevi chiacchiere, un router TP-Link con firmware dedicato, un saluto. Il lavoro da fare è ancora tanto, non c’è tempo da perdere.

Ma capiamo cosa c’è dentro (e soprattutto dietro) alla scatola di wiman.

Wiman offre un router wifi che fornisce una doppia rete: la prima privata e la seconda pubblica a disposizione di tutti gli avventori del proprio esercizio commerciale (ufficio, negozio, bar, ambulatorio, ecc.).

È una soluzione out-of-the-box completamente amministrata da remoto e per questo è adatta a qualunque azienda, basta infatti collegare i 2 cavi (alimentazione e rete) per partire, inserire pochi dati promozionali dell’azienda (anche per essere rintracciabile sul sito e sull’app), attaccare la vetrofania in dotazione alla porta e null’altro.

Per il piccolo esercente non c’è altro impegno se non la spesa iniziale di 79 € (ma in questo momento è possibile risparmiare anche quelli), per la struttura più grande invece è possibile avere delle funzionalità aggiuntive in abbonamento.

Come dicevo l’intera amministrazione della rete viene fatta da wiman che si occuperà quindi anche della burocrazia in caso di uso non consono della rete da parte di terzi.

Dal punto di vista dell’utente poi la connessione non richiede particolari requisiti, basta infatti loggarsi una prima volta con Facebook o Google+ per poter navigare ovunque sia presente un access point wiman, e per semplificare ancora di più la cosa c’è l’app per Android ed iOS che aiuta anche a trovare le reti disponibili più vicine (utile anche per non finire la banda prevista con il proprio piano dati).

Non mi resta che suggerire ai miei colleghi di installare wiman come ho fatto io in azienda ed augurare un grande in bocca al lupo ai ragazzi di wiman.

Errore logico e logistico.

2014-09-04 09.14.09Vedete quel piccolo QR-Code in alto a sinistra?

Questa mattina Gianluca ha postato un tweet con un’immagine simile ed io ho commentato che si tratta di un errore logico e logistico.

Logico: perché il qrcode nelle intenzioni è un link ad un ulteriore approfondimento. Quindi prima leggo le informazioni che mi fornisci e poi, se voglio, vado al sito collegato per avere altre notizie in merito. Allora logicamente il codice dovrebbe trovarsi al termine del pannello e non in cima. I post correlati o comunque link di approfondimento non si mettono mai in cima.

Logistico: è un problema molto diffuso, quello di progettare sul PC senza avere la minima idea dello sviluppo pratico. Perché se il grafico si fosse soffermato un attimo a pensare che quel qrcode sarebbe stato a circa 2,5 metri da terra forse si sarebbe reso conto che fotografarlo sarebbe stata un’impresa per una vasta fetta di popolazione. Ha creato senza volerlo una barriera architettonica digitale.

Ometto ogni commento sul fatto che questo cartellone nasconde una bella inquadratura della Rocca Estense di Lugo e che quindi si sarebbe potuto optare per un formato e/o un’ubicazione diversi.

La rete è (sempre più) mobile.

CatturaMalgrado gli scarsi aggiornamenti questo blog riceve ancora un discreto traffico di rendita.

Oggi per caso sono entrato nelle statistiche, cosa che mi capita estremamente di rado e così ci ho giocato un po’.

Ho guardato i dati di accesso nel primo semestre dell’anno in corso rispetto a quello dello scorso anno, soprattutto incuriosito dai dati mobili.

Ebbene oggi poco più della metà degli accessi a questo blog arriva da un PC mentre oltre 1/3 da piattaforme mobili (ho preso solo i primi 3 sistemi operativi perché da soli fanno oltre il 90% del traffico, gli altri si spartiscono le briciole con ulteriore rafforzamento dell’oligopolio).

Ovviamente queste sono le statistiche di questo blog, non è detto che anche per voi il mobile debba essere così incisivo. Però di certo la crescita è stata molto marcata e se le vostre statistiche non lo riportano fatevi una domanda: un utente che arriva sul vostro sito con il cellulare o con il tablet riesce a vedere qualcosa o è costretto a scappare alla prima pagina?

Facebook + Whatsapp = ?

Arrivo buon ultimo a commentare l’acquisto di WhatsApp da parte di Facebook. Se non conoscete entrambe le aziende potreste anche fermarvi qui con la lettura.

La cifra complessiva dell’operazione è di 19.000.000.000 (ho dovuto ricontare 3 volte gli zeri per essere sicuro che fossero giusti) di dollari. Al netto di tutte le azioni  la cifra in denaro contante si attesta a 4 miliardi di dollari, 2,9 miliardi di euro e su questa farò i miei conti.

WhatsApp conta 450 milioni di utenti nel mondo, utenti di cui sa veramente poco o nulla a parte il numero di telefono. È un’azienda che ci tiene veramente tanto alla privacy anche nel rapporto fra utenti. Dubito sinceramente che Facebook abbia potuto spendere così tanto per un archivio di informazioni così scarno.

Per contro se si trattasse solo del servizio a pagamento WhatsApp mi risulterebbe, pur calcolando la sola parte in contanti dell’operazione, una cifra spropositata. Gli utenti di WhatsApp pagano 0,89 euro l’anno per poter usare il servizio (mai stato più contento di pagare per un servizio online). 450 milioni x 0,89 = 400,5 milioni di euro l’anno di incasso. Posto che non ci paghino tasse sopra e che nell’economia di scala Facebook la gestione del servizio non abbia il benché minimo costo a Facebook occorrerebbero 8 anni per ripagare la somma spesa. Se contiano l’intero importo, compreso le quote pagate in azioni, allora gli anni per ripagare l’investimento diverrebbero 35.

Torniamo un attimo a WhatsApp ed alla sua gestione a tutela degli utenti (che secondo me è ciò che ne ha decretato il successo). Per poter comunicare con un altro utente devi avere una sola informazione: il suo numero di telefono. Punto. Non puoi cercare la gente per nome o per contatti in comune. Non puoi neppure importunarlo su Whatsapp se hai il suo indirizzo mail, il suo profilo FB o tanti altri dati: niente numero = niente WhatsApp.

Ci sono poi 3 modalità di comunicazione su WhatsApp:

  1. one2one – la classica comunicazione tipo SMS
  2. many2many – un bel gruppo in cui chiunque può scrivere e tutti gli altri ricevono, il limite di membri è di 50 persone
  3. one2many – solo il mittente può scrivere in contemporanea ad un gruppo di utenti, ma per poter ricevere il messaggio l’utente deve avere il numero del mittente in rubrica

Proprio con il punto 3. è evidente quanto la privacy del destinatario stia a cuore di WhatsApp. Non ci può essere spam indistinto perché il destinatario può cancellare il mittente importuno e non ricevere più le sue circolari.

A questo punto riporto quello che penso Facebook potrebbe fare con WhatsApp senza stravolgerne le basi riuscendo comunque a monetizzare un mercato, quello degli smartphone, su cui stenta a decollare.

Proporrei a Facebook/WhatsApp un contratto business con queste caratteristiche (crescenti anche in base al pacchetto contrattuale):

  • attivazione del servizio su numero di rete fissa. Comunque sempre un numero di telefono (e non un nome commerciale anonimo) in cui si possa anche parlare a voce.
  • client per postazioni fisse e tablet (eventualmente webapp) multiutente ed integrabile tramite API.
  • analisi statistica completa di tutte le comunicazioni.

Le aziende non potranno in ogni caso originare le conversazioni con utenze a cui sono sconosciuti. Potranno solo rispondere ai messaggi ricevuti ed inviare broadcast, come già accade solo a chi ha il suo numero registrato in rubrica.

WhatsApp sarà la chiave di Facebook per lo smallbusiness brick&mortar, è inutile per le grandi aziende salvo che non venga usato per i singoli POP.

Con un’utenza di 10 milioni di aziende che paghino 20 euro l’anno di canone incrementerebbero il fatturato del 50% senza perdere consenso fra gli utenti (che si vedrebbero comunque tutelati in tutto e per tutto). Anzi, sinceramente credo che l’utenza potrebbe ulteriormente crescere grazie anche a queste nuove possibilità di contatto.

Un’altra funzionalità che potrebbe essere implementata in Whatsapp potrebbe essere la possibilità di “comunicare” direttamente con la propria bacheca FB, mando un messaggio/foto da Whatsapp e questi compare su Facebook. Sarebbe un primo attacco a Twitter nella semplicità di utilizzo.

Escluderei invece una fusione fra WhatsApp e Facebook Messenger. La gestione su un’unica piattaforma di più network di comunicazione non ha mai avuto un gran successo neppure su PC. Programmi come Trillian o Pidgin non hanno mai conquistato le masse.

Cosa ne pensate? Voi cosa vi aspettate che faccia Facebook per rientrare dell’investimento senza snaturare WhatsApp?