S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Facebook + Whatsapp = ?

Arrivo buon ultimo a commentare l’acquisto di WhatsApp da parte di Facebook. Se non conoscete entrambe le aziende potreste anche fermarvi qui con la lettura.

La cifra complessiva dell’operazione è di 19.000.000.000 (ho dovuto ricontare 3 volte gli zeri per essere sicuro che fossero giusti) di dollari. Al netto di tutte le azioni  la cifra in denaro contante si attesta a 4 miliardi di dollari, 2,9 miliardi di euro e su questa farò i miei conti.

WhatsApp conta 450 milioni di utenti nel mondo, utenti di cui sa veramente poco o nulla a parte il numero di telefono. È un’azienda che ci tiene veramente tanto alla privacy anche nel rapporto fra utenti. Dubito sinceramente che Facebook abbia potuto spendere così tanto per un archivio di informazioni così scarno.

Per contro se si trattasse solo del servizio a pagamento WhatsApp mi risulterebbe, pur calcolando la sola parte in contanti dell’operazione, una cifra spropositata. Gli utenti di WhatsApp pagano 0,89 euro l’anno per poter usare il servizio (mai stato più contento di pagare per un servizio online). 450 milioni x 0,89 = 400,5 milioni di euro l’anno di incasso. Posto che non ci paghino tasse sopra e che nell’economia di scala Facebook la gestione del servizio non abbia il benché minimo costo a Facebook occorrerebbero 8 anni per ripagare la somma spesa. Se contiano l’intero importo, compreso le quote pagate in azioni, allora gli anni per ripagare l’investimento diverrebbero 35.

Torniamo un attimo a WhatsApp ed alla sua gestione a tutela degli utenti (che secondo me è ciò che ne ha decretato il successo). Per poter comunicare con un altro utente devi avere una sola informazione: il suo numero di telefono. Punto. Non puoi cercare la gente per nome o per contatti in comune. Non puoi neppure importunarlo su Whatsapp se hai il suo indirizzo mail, il suo profilo FB o tanti altri dati: niente numero = niente WhatsApp.

Ci sono poi 3 modalità di comunicazione su WhatsApp:

  1. one2one – la classica comunicazione tipo SMS
  2. many2many – un bel gruppo in cui chiunque può scrivere e tutti gli altri ricevono, il limite di membri è di 50 persone
  3. one2many – solo il mittente può scrivere in contemporanea ad un gruppo di utenti, ma per poter ricevere il messaggio l’utente deve avere il numero del mittente in rubrica

Proprio con il punto 3. è evidente quanto la privacy del destinatario stia a cuore di WhatsApp. Non ci può essere spam indistinto perché il destinatario può cancellare il mittente importuno e non ricevere più le sue circolari.

A questo punto riporto quello che penso Facebook potrebbe fare con WhatsApp senza stravolgerne le basi riuscendo comunque a monetizzare un mercato, quello degli smartphone, su cui stenta a decollare.

Proporrei a Facebook/WhatsApp un contratto business con queste caratteristiche (crescenti anche in base al pacchetto contrattuale):

  • attivazione del servizio su numero di rete fissa. Comunque sempre un numero di telefono (e non un nome commerciale anonimo) in cui si possa anche parlare a voce.
  • client per postazioni fisse e tablet (eventualmente webapp) multiutente ed integrabile tramite API.
  • analisi statistica completa di tutte le comunicazioni.

Le aziende non potranno in ogni caso originare le conversazioni con utenze a cui sono sconosciuti. Potranno solo rispondere ai messaggi ricevuti ed inviare broadcast, come già accade solo a chi ha il suo numero registrato in rubrica.

WhatsApp sarà la chiave di Facebook per lo smallbusiness brick&mortar, è inutile per le grandi aziende salvo che non venga usato per i singoli POP.

Con un’utenza di 10 milioni di aziende che paghino 20 euro l’anno di canone incrementerebbero il fatturato del 50% senza perdere consenso fra gli utenti (che si vedrebbero comunque tutelati in tutto e per tutto). Anzi, sinceramente credo che l’utenza potrebbe ulteriormente crescere grazie anche a queste nuove possibilità di contatto.

Un’altra funzionalità che potrebbe essere implementata in Whatsapp potrebbe essere la possibilità di “comunicare” direttamente con la propria bacheca FB, mando un messaggio/foto da Whatsapp e questi compare su Facebook. Sarebbe un primo attacco a Twitter nella semplicità di utilizzo.

Escluderei invece una fusione fra WhatsApp e Facebook Messenger. La gestione su un’unica piattaforma di più network di comunicazione non ha mai avuto un gran successo neppure su PC. Programmi come Trillian o Pidgin non hanno mai conquistato le masse.

Cosa ne pensate? Voi cosa vi aspettate che faccia Facebook per rientrare dell’investimento senza snaturare WhatsApp?

Il mezzo è il filtro.

Leggevo ieri questo post di Rocco Rossitto in cui parla delle sue disavventure con alcuni customer care via Twitter.

Ovviamente l’esperienza con un customer care varia in funzione di chi il customer care lo gestisce, ad esempio io ho avuto anche esempi di ottimo lavoro.

Tornando a Rocco mi permetterei di aggiungere alla sua lista un altro punto:

6. Il mezzo è il filtro. Al call center ti chiamano tutti, per presentare i problemi che hanno solo loro (salvo che le soluzioni sono disponibili nelle FAQ dallo scorso millennio). Già su FB ti contattano quelli che hanno provato a chiedere una soluzione ai loro amici (che probabilmente gli hanno detto di contattarti tramite la tua pagina). Chi ti contatta su Twitter invece è una persona molto evoluta, certamente ha già fatto un’approfondita ricerca su Google (e quindi anche nelle tue FAQ se non le hai rese non indicizzabili), conosce i fondamentali di ciò che sta facendo e la domanda quindi richiede un intervento specifico di un essere umano. Se tratti allo stesso modo chi ti chiama al call center come chi ti contatta via Twitter è come se tu chiedessi le tabelline ad un bambino di 5 anni e ad uno di 8 pensando di avere lo stesso risultato.

Voi che ne dite?

Gigaset SL930 A.

Ammettete che almeno una volta è capitato anche a voi che, a casa o al lavoro, avreste voluto avere sul telefono collegato alla linea fissa un numero di telefono di un vostro contatto sul cellulare.

A me è successo, perché non mi va di usare il mio smartphone personale per le chiamate di lavoro, se non altro per non spargere a destra e a manca il mio numero mobile.

E visto che la mia rubrica è sincronizzata con GMail cosa di meglio di un telefono fisso cordless con Android a bordo?

Il Gigaset SL930 A (io che son vecchio sono portato a scriverci Siemens davanti, ma ormai il marchio cammina con i propri piedi) è un cordless con standard DECT che quindi può funzionare con la sua base come anche con le molte infrastrutture che sfruttano la medesima tecnologia. Nel mio caso ho comunque installato la base in dotazione.

Dopo qualche giorno di utilizzo vediamo un po’ più nel dettaglio di cosa si tratta.

Visto da fuori

gigaset_sl930Il Gigaset SL930 è un telefono abbastanza ingombrante. Con 177 grammi di peso (più del mio Nexus 4 con Ringle Fusion) e 16 mm di spessore si sente. Ovviamente essendo un cordless e non un cellulare questi elementi sono meno influenti nella scelta.

Le parti cromate (molto più appariscenti che nella foto qui accanto) sono abbastanza pacchiane e un po’ di disturbo.

Tutto il terminale sembra notevolmente solido, con la sola eccezione dei 5 pulsanti fisici sotto il display che tendono un po’ a scricchiolare. Utili comunque i tasti fisici per rispondere e riagganciare.

Il telefono può essere ricaricato tramite la sua base (anch’essa notevolmente cromata) o tramite l’ormai classico cavetto microUBS il cui connettore è posto sulla base del telefono.

Non capisco invece la scelta di mettere anche il jack per la cuffia con microfono (non in dotazione) sotto al telefono che impedisce di mantenere la cuffia connessa mentre il telefono è nella sua base di carica. Avrebbe avuto più senso metterla sul lato o sopra.

Visto da dentro

Il telefono monta un Android 4.0.4 abbastanza puro. Ovviamente ci sono molte applicazioni proprietarie (in primis quella del telefono). Essendo presente il play store ufficiale Google la versatilità del telefono ne giova notevolmente. Ad esempio non apprezzando le icone arancioni sono passato a Nova ed al set di icone che uso anche sullo smartphone.

La CPU da 1 GHz che lo muove pare piuttosto scarsa e tutto il sistema sembra poco reattivo. La dotazione di memoria è di 4 GB espandibile tramite microSD.

Un po’ piccolo lo schermo da 3,5″ e non eccelsa la risoluzione di 320×480. La luminosità dello schermo in  modalità automatica è molto reattiva (camminando in un corridoio continuava a cambiare per la presenza dei punti luce).

L’insieme di queste prerogative fa sì che l’uso ideale sia limitato alla telefonia o poco di più.

Non l’ho ancora detto, forse perché lo considero abbastanza ovvio, che oltre alla connessione DECT per la telefonia il Gigaset SL930 è dotato anche di connessione wi-fi (dunque servirà un access point) per poter usare tutte le parti smart a partire appunto dalla sincronizzazione della rubrica con GMail.

Visto con l’uso

Ho già detto che lo schermo piccolo (e quindi anche la tastiera piccola) ed il sistema abbastanza lento difficilmente ci consentiranno di rispondere alle mail che comunque potremo leggere anche mentre non siamo davanti al PC e magari il nostro smartphone è in carica. Lo stesso ovviamente con le altre notifiche, appuntamenti compresi.

Visto che la sezione audio è sempre stato un punto di forza di Siemens (e quindi ora di Gigaset) l’audio delle telefonate è molto chiaro ed altrettanto chiaro e forte è anche l’altoparlante posteriore da cui potremo ad esempio ascoltare la musica da Google Play Music mentre ci muoviamo in casa o in azienda, pronta ovviamente ad interrompersi alla prima chiamata che ci giungerà.

Purtroppo non sono riuscito a configurare Whatsapp su questo telefono in quanto non considera validi i numeri fissi, l’app di per sé si installa e potrei attivarla con un numero di cellulare su cui non sia già attivo il servizio di messaggistica.

Al contrario Skype funziona bene, se non fosse che quando hanno costruito questo terminale hanno dimenticato di mettere almeno una fotocamera frontale e quindi non si possono effettuare videochiamate.

L’ultima analisi riguarda l’autonomia. Non ho termini di paragone (non si può paragonare un cellulare con un cordless) ma devo dire che è veramente più che soddisfacente, con la prima carica malgrado le molteplici prove ha fatto ben più di 2 giorni di uso. Sapendo che lo userò per lavoro e che la sera tornerà sotto carica fino al mattino successivo immagino che non avrò problemi a rispondere a tutte le chiamate senza difficoltà.

Conclusioni

Il Gigaset SL930 assolve pienamente i compiti prefissati (poter usare la rubrica GMail anche sulla linea aziendale sincronizzata con il PC e con lo smartphone). L’unico dubbio che avevo era legato alla selezione della linea uscente per cui non avevo trovato alcuna informazione in giro. Lo si può impostare e quindi il telefono in automatico comporrà lo zero (nel mio caso, ma è appunto personalizzabile) per occupare la linea urbana ed effettuare la chiamata ed al contrario sarà in grado di identificare correttamente anche le chiamate in entrata che si presentano con lo zero aggiuntivo davanti.

Solidità, autonomia e copertura (grazie anche al fatto che la base di ricarica è separata dalla base radio DECT e che quindi la prima si mette dove è comoda mentre la seconda in una posizione ottimale) consentono di avere il telefono sempre con sé dimenticandosi di aver bisogno di un telefono fisso.

Sinceramente speravo di poter utilizzare anche Whatsapp (ma qui il problema non è del telefono ma del fatto che Whatsapp non accetta numeri fissi).

La lentezza e le ridotte dimensioni del display fanno sì che lo userò per leggere le notifiche ma non per rispondere.

Diciamo che al prezzo di circa 175 euro (nel momento in cui scrivo) non si trova nessun altro prodotto in grado di soddisfare le medesime necessità. Considerando che al primo avvio ha comunque aggiornato il firmware fa pensare che non si tratti di un prodotto spot che verrà abbandonato. Credo al contrario che presto si potrà ampliare la famiglia di telefoni cordless Android proprio partendo da questo primo modello.

Quindi se anche voi sentite la necessità che ho avuto io posso certamente consigliarvi questo prodotto, se avete altre domande in merito scrivetela pure nei commenti, farò il possibile per rispondervi.

Domande.

Riguardo al seminario contro il bullismo (che mi pare simile ad una firma contro la droga) lascio parlare altri.

Però partendo da quest’ultimo link sento che a parlare contro internet è stata chiamata anche la mamma di una ragazzina di 12 anni morta di bullismo.

Perché quest’anno scolastico appena concluso è stato tutto sul bullismo, per cui le materie curricolari alla scuola media venivano sovente soppiantate da lezioni sul bullismo con tanto di proiezioni di video non filtrati (e non mediati da parte dell’educatore presente) per cui un ragazzino sensibile ne rimaneva profondamente turbato mentre qualunque altro ne trovava tanti spunti per fare scherzi più o meno pesanti ai compagni. In buona sostanza l’anno scolastico è servito ad esasperare i ruoli di presunte vittime e potenziali carnefici.

Come ho già avuto modo di dire ad un incontro provinciale sulla scuola il bullo è un ragazzo con una grande domanda, probabilmente manifestata in maniera meno definitiva in precedenza, che non ha avuto risposta.

E la vicenda narrata all’inizio mi ha posto molti interrogativi.

Quale domanda aveva una ragazzina di 12 anni che è arrivata ad ubriacarsi?

Quale domanda aveva un ragazzo che vedendo una dodicenne avere un rapporto sessuale non ha trovato nulla di più utile da fare che filmarla?

Quale domanda avevano i ragazzi che hanno condiviso questo filmato ed hanno preso in giro quella dodicenne?

Quale domanda aveva ancora quella ragazzina quando ha scelto di togliersi la vita?

Quale domanda avranno ora i suoi carnefici?

Basta un video mostrato in classe a rispondere a tutte queste domande?

Tante volte noi genitori (e con noi tutti gli educatori dei nostri figli) ci troviamo di fronte a queste domande, spesso poste solo con lo sguardo, tante volte non riusciamo a sentirle. Troppe volte ci basta una bella pagella per credere che tutto vada bene.

Un uomo non si misura dalla correttezza delle sue risposte ma dalla grandezza delle sue domande.

Personalmente cerco aiuto in persone con l’occhio ben aperto per ascoltare queste domande, ma non è facile. Perché la nostra società si è oramai abbassata ad accontentarsi a misurare le risposte, pur di non ascoltare le domande.

Perché le domande rimandano al futuro, le risposte invece rappresentano il presente.

Caduto dal camion.

Voglio tornare sull’argomento lucchetti digitali perché in questi anni la situazione è tutt’altro che migliorata.

Qualche tempo fa ero a casa di amici a guardare un film, sapevamo tutti quale film avremmo visto ed il padrone di casa si era premurato di prenderlo al videonoleggio. Un altro amico invece ha portato la sua copia caduta dal camion, come “backup”.

So che già tutti immaginate il resto del discorso, che è assurdamente vero.

Ad un certo punto della visione, a metà circa, il DVD originale ha iniziato a “saltellare” ed a bloccarsi. Tiralo fuori, rimettilo dentro, spegni e riavvia il lettore (manco fosse Windows)… nulla da fare l’unica opzione era lasciar perdere il film. A quel punto l’amico previdente ha estratto la sua copia del film e siamo andati avanti a vedere il film fino al termine.

A questo punto non sarebbe giunto il momento per gli editori di trarre le debite conseguenze piuttosto che continuare ad inseguire un modello ormai incompatibile con la vita reale?

Matita rossa.

ignoranzaChi è vecchio quanto me (o grammarnazi come le genti di un certo socialino) si straccerà le vesti di fronte ad un simile errore da matita rossa.

Non si può andare a capo con l’apostrofo!

E se a farlo sono degli insegnanti che con questo manifesto vorrebbero tutelare l’istruzione la cosa diventa ridicola.

Certamente è importante il messaggio, ma in alcune situazioni anche la forma vuole la sua parte.

Democrazia successiva.

Avendo ormai superato la democrazia parlamentare che ci accompagna dal referendum del 2 giugno 1946 (quello sì un gran risultato democratico avendo concesso per la prima volta il voto alle donne), siamo arrivati alla democrazia dei successi democratici.

Il comico (quello nuovo di Genova, non il vecchio lombardo) ha chiesto con voto diretto a tutto il corpo elettorale avente le caratteristiche necessarie di scegliere una rosa di dieci candidati (al primo turno) fra cui scegliere (al secondo turno) il candidato alla presidenza della repubblica che i suoi portavoce voteranno.

Il corpo elettorale avente le caratteristiche necessarie era composto da ben 48.282 elettori ed elettrici che al confronto dei 46.905.154 fanno un’incidenza dello 0,103%. C’era una canzone che diceva “uno su mille ce la fa” a significare un numero molto basso.

Quello che però il sito non riporta è l’affluenza effettiva alle votazioni, quanti di quei 48.282 elettori ed elettrici ha effettivamente sfidato la minaccia degli hacker ed espresso il proprio voto per uno dei dieci che ha superato il primo turno (o anche uno degli esclusi)? La trasparenza tanto sbandierata dal movimento non arriva a tal punto.

Mi si può obiettare che sia comunque un punto di partenza, certamente sì, diciamo che nella corsa dei 100 metri piani nessuno dei due piedi avrebbe ancora neppure lontanamente superato la linea di avvio. Contando i tempi invece sarebbe una falsa partenza.

Roma d’inverno.

182 giorniScusate la qualità dell’immagine, riporto il testo per una migliore comprensione:

Risparmio medio calcolato nella città di Roma in appartamento con utilizzo dell’impianto di riscaldamento GPL per almeno 182 giorni l’anno.

Ecco, ammetto la mia ignoranza e non so se a Roma veramente non ci sia la distribuzione di gas metano ma da una rapida ricerca mi pare che sia disponibile. Però che a Roma (non Aosta) serva il riscaldamento acceso per non meno di 6 mesi l’anno mi pare sinceramente assurdo.

Cultura 2.0.

Cultura 2.0Così, giusto per stuzzicare i grillini (pardon, gli iscritti del M5S) con la loro hastgag ho chiesto se fossero al corrente che non potevano proporre nella votazione (pardon, sondaggio politico elettorale, ché l’Italia è una democrazia parlamentare) un candidato che non avesse compiuto i 50 anni di età.

Ho ricevuto prontamente una risposta piccata da un grillino che diceva che lo sapeva benissimo, mica perché conoscesse la Costituzione ma semplicemente perché c’è scritto sul blog del capo.

Pubblicità sprecata.

Metà dei soldi che spendo in pubblicità sono sprecati; il problema è che non so quale metà. (John Wanamaker)

pasquaQuindi già oltre un secolo fa sapevamo che una bella fetta di pubblicità è un costo inutile, ma propormi con 5 giorni di ritardo un locale dove andare a fare il pranzo di Pasqua e per di più a qualche centinaio di km da casa mia non solo è uno spreco (FB consente di mettere un limite temporale e geografico alle campagne pubblicitarie) ma è anche facilmente conoscibile.