Sempre da Gino.

Cito un altr’altra sua citazione: “Nel frattempo, Buttiglione ha confermato che non rinnegherà i suoi principi. «Non prostituirò la mia coscienza. Non so se sarei pronto a farmi tagliare la testa per le mie idee, ma certamente non mi venderò per un lavoro di commissario europeo». Ci sembra che possa essere un grande commissario.

No, non e’ l’Osservatore Romano a scrivere questo bensi’ The Wall Street Journal Europe, e scusate se e’ poco.

eXropa

Riprendo da Gino un articolo di un anno fa del Corriere:

Una triste Europa politically correct

di Ernesto Galli della Loggia

Una volta tanto cerchiamo di non svicolare davanti al punto decisivo. Che mi sembra questo: quanti cattolici – cattolici veri, cioè obbedienti a Roma e disposti a testimoniare la propria fede – avrebbero risposto in modo diverso da Rocco Buttiglione davanti ai parlamentari europei incaricati di valutare la sua nomina a membro della Commissione dell’Unione? Nessuno. Nessun cattolico, credo, avrebbe mai potuto dire di considerare moralmente accettabile o indifferente l’omosessualità, ovvero che a base della famiglia può non esserci il matrimonio e che può ritenersi tale anche quello tra due individui del medesimo sesso. D’accordo, probabilmente qualcuno avrebbe usato parole diverse da quelle usate dall’ex ministro, qualcuno, magari, per senso di opportunità, avrebbe omesso di adoperare la parola «peccato» (che peraltro, va ricordato, non è un’ingiuria; è il termine tecnico che il cristianesimo come tutte le religioni monoteiste adopera per definire le condotte giudicate riprovevoli), ma nella sostanza, sempre che si fosse trattato di cattolici fedeli all’insegnamento della propria Chiesa, cos’altro avrebbero potuto mai dire di diverso dalle cose che ha detto Rocco Buttiglione? Se è così, allora la conclusione è obbligata. La decisione della Commissione del Parlamento europeo contraria alla nomina di Buttiglione significa in pratica che, mentre prima poteva essere tollerata qualche eccezione, d’ora in poi chiunque aderisce al cattolicesimo e lo manifesta senza reticenza non è idoneo a ricoprire incarichi al vertice dell’Unione; che tra il cristianesimo cattolico e i principi in cui si riconosce l’Europa come istituzione esiste una incompatibilità sostanziale. Ma non è solo questione del cattolicesimo, si badi: fino a prova contraria, infatti, disapprovazione dell’omosessualità e concezione bisessuale del matrimonio sono comuni anche all’ebraismo e all’islamismo. I Saint-Just in sedicesimo di Bruxelles hanno dunque messo al bando d’un sol colpo né più né meno i tratti fondamentali dell’antropologia dell’intero monoteismo.

È questa la conclusione – non so se più ridicola o agghiacciante – dell’incontrastata egemonia, culturale prima che politica, che nel nostro Continente è sul punto di arridere ormai all’ideologia del politicamente corretto. Ciò vale particolarmente per la socialdemocrazia e per la sinistra in genere. Svaniti nell’ultimo trentennio tutti i suoi tradizionali punti di riferimento (la centralità operaia e sindacale, il maestoso welfare di un tempo, lo statalismo, perfino il comunismo), essa si ritrova sospinta dallo spirito dei tempi tra i due fuochi dell’individualismo libertario da un lato e del radicalismo movimentista dall’altro. A collegare i due, l’ideologia per l’appunto del politicamente corretto. L’ideologia cioè dell’obbligatorio e generale relativismo dei valori e della conseguente accusa di intolleranza per chi obietta, della radicale delegittimazione per ciò che riguarda i comportamenti personali di ogni vincolo rappresentato dalla storia e dal passato culturale, la tendenziale riduzione a «diritto» di ogni inclinazione o scelta individuali.

È così che la vecchia socialdemocrazia operaista sta finendo per trasformarsi dovunque in progressismo middle class a uso interno e a uso mondiale in un nuovo universalismo che al posto dei valori politici proclama quelli supposti eticamente superiori del «diritto» e dei «diritti» e che ha nella grigia Bruxelles la sua fulgida nuova Gerusalemme.

P. S. Più semplice discorso le indegne parole adoperate dal ministro Tremaglia. A proposito del quale Fini e Berlusconi capiscono bene che non può esservi che una sorte: le dimissioni. Immediate e irrevocabili.

© Corriere della Sera, 13 ottobre 2004

Non posso che concordare con questo articolo, soprattutto nelle affermazioni riguardanti il relativismo: “Fai la strada che vuoi, buttati anche nel fosso se credi, purche’ non mi pesti i calli”.

2 fax.

Un paio di giorni fa ricevo un fax in cui un fornitore mi comunicava che avrei potuto effettuare ordini tramite mail alla casella ordini@fornitore.it.

Oggi ricevo un secondo fax in cui comunicano che la casella ordini@fornitore.it non esiste e che quindi devo continuare a fare ordini come gia’ facevo fino a due giorni fa.

Se non fosse una multinazionale giapponese potrei anche cercare di capire (fra una risata e l’altra).

Appena in tempo.

In luglio ho sottocritto per il negozio un contratto di fornitura elettrica a Enel.

A dire il vero sono passato da Enel Distribuzione (mercato vincolato) ad Enel Energia (mercato libero) tramite un consorzio.

Se il risparmio fissato rispetto al mercato vincolato era del 5% circa con l’aumento che parte da sabata del 4,4% direi che andro’ a risparmiare fino a capodanno una discreta somma.

E visto che la luce e’ della stessa qualita’ l’una come l’altra non e’ che il rapporto prezzo/qualita’ ne risenta.