2 bracciate.

Quel buontempone di Google maps per andare da Le Havre in Francia a Boston negli Stati uniti suggerisce un percorso di 5.575 km.

Nulla di particolare se il tragitto non prevedesse una nuotatina di appena 5.572 km.

Il tutto in 29 giorni ed 1 ora.

Abbuoniamo i 3 km terrestri e teniamoci tutto il tempo per nuotare, fanno 192 km al giorno, 8 km l’ora nuotando ininterrottamente.

Dubito che anche Martin Strel ce la potrebbe fare.

NICchiano.

Ormai da due settimane ho richiesto la registrazione di un dominio .it.

Ad oggi nessuna traccia. Almeno una volta c’era la possibilità di vedere lo stato della registrazione, ora neppure quello.

Chissà quando potrà partire in via definitiva questo antico eppure nuovo progetto. Se siete curiosi un po’ ne ho parlato nei giorni scorsi ma aspetto il dominio per parlarne ancora più apertamente.

Mi sa tanto che al NIC nicchiano.

Pena capitale.

L’altro giorno una cliente telefona da Roma per fare un ordine.

Dopo 40 minuti di telefonata si definiscono 3 libri di sicuro interesse e dunque alla fine spediamo.

Stamattina richiama imbufalita con il corriere presente, appena arrivato il pover’uomo la signora gli ha strappato il pacco di mano e lo ha aperto per vedere i libri. Quando si è resa conto che uno dei tre non lo voleva ha chiamato per pretendere di renderlo e pagarne solo due!

Poi abbiamo parlato con il malcapitato vettore dicendogli di rimandarci indietro tutto anche se aperto e sulla cliente abbiamo tracciato una grossa croce.

Una vera pena insomma, ed essendo romana ci starebbe una bella pena capitale.

Ricerche.

Visto che stamattina Controradio (emittente fiorentina del network di Radio Popolare) ha ritenuto opportuno intervistarci a proposito del knit cafè, ho pensato di buttare un occhio sul loro sito.

Spettacolare il loro form di ricerca che recita:

Inserisci max. 5 parole di minimo 4 caratteri, niente virgolette ” o apici ‘

Un po’ più di flessibilità non avrebbe guastato, in ogni caso con knit cafè ancora non trova nulla.

Importazione.

Lo Stato risparmia 150mila euro per ogni immigrato ventenne che arriva in Italia per lavorare.

Paolo Ferrero, Ministro della solidarietà sociale

Ora anche gli esseri umani li trattiamo come merci, conviene importarli piuttosto che produrli.

I miei più vivi complimenti al ministro che ha ben chiaro come risolvere il problema delle finanze statali.

Fonte: La Padania, ADUC

12 maggio.

Più Famiglia
Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese

La famiglia è un bene umano fondamentale dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità sociale. Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale. Non a caso i più importanti documenti sui diritti umani qualificano la famiglia come “nucleo fondamentale della società e dello Stato”.

Anche in Italia la famiglia risente della crisi dell’Occidente – diminuzione dei matrimoni e declino demografico – e le sue difficoltà incidono sul benessere della società, ma allo stesso tempo essa resta la principale risorsa per il futuro e verso di essa si rivolge il legittimo desiderio di felicità dei più giovani. Nel loro disagio leggiamo una forte nostalgia di famiglia. Senza un legame stabile di un padre e di una madre, senza un’esperienza di rapporti fraterni, crescono le difficoltà di elaborare un’identità personale e maturare un progetto di vita aperto alla solidarietà e all’attenzione verso i più deboli e gli anziani. Aiutiamo i giovani a fare famiglia.

A partire da queste premesse antropologiche, siamo certi che la difesa della famiglia fondata sul matrimonio sia compito primario per la politica e per i legislatori, come previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Chiediamo al Parlamento di attivare – da subito – un progetto organico e incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la convivenza civile sotto il segno del bene comune.

L’emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente considerato, ma auspichiamo che il legislatore non confonda le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri. Le esperienze di convivenza, che si collocano in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. Poiché ogni legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità, siamo convinti che siano sufficienti la libertà contrattuale ed eventuali interventi sul codice civile per dare una risposta esauriente alle domande poste dalle convivenze non matrimoniali.

Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale.

Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e formativo, in favore della famiglia.

Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E chiederemo politiche sociali audaci e impegnative.

Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani.

Roma, 19 marzo 2007

L’uva è acerba.

In Italia abbiamo, come già dicevo, una minoranza di governo.

Ed anche oggi va in scena la farsa. Non potendo contare su alcuni elementi del proprio schieramento il presidente Prodi se la prende con l’opposizione che rifiuta di sostenere questo governo nel compito di lasciare militari italiani indifesi in uno scenario bellico senza richiamare neppure di striscio i propri sostenitori che si dileguano di fronte a simili problemi.

A nulla è valso il richiamo del presidente (della metà degli italiani) Napolitano che ha invitato le parti al dialogo. Infatti le richieste di consentire al nostro contingente di essere meglio attrezzato e più tutelato sono cadute nel vuoto.

La volte non è riuscita a prendere l’uva, ma del resto si sa, era ancora acerba.