Henry Ford and the faster horse – Alberto Mucignat

Fare ricerca non è una perdita di tempo, consente di navigare con una direzione molto più precisa di quella che possiamo immaginare timonando a caso senza una bussola, pensando di essere dei moderni Colombo (che peraltro credeva di andare in India).

via Henry Ford and the faster horse – Alberto Mucignat.

Non basta avere intuizioni geniali per fare la cosa giusta, ed oggi come oggi non è facile neppure scoprire una nuova America.

Ho sempre avuto in mente di scrivere un post sull’intelligenza collettiva senza mai trovarne lo spunto giusto.

Ci sono in giro persone che asseriscono che una persona normale usa il 10% del cervello mentre un genio ne usa anche il 15. Dunque due persone normali sono molto più intelligenti di un genio? No, perché quelle storie di percentuali di cervello sono solo storie.

Più verosimile è invece la frase:

Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità; poca osservazione e molto ragionamento portano all’errore.

del premio Nobel Alexis Carrel.

Per questo è importante ascoltare gli altri anche e soprattutto in ambito aziendale, per evitare di fare voli pindarici salvo poi scontrarsi rovinosamente con la dura realtà.

eBookCamp cavall.

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Nel fine settimana appena trascorso si è svolto l’eBookCamp @beach (visto che si svolgeva in uno stabilimento balneare di Porto Recanati).

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I promessi sposi su iLiad a confronto con un'edizione cartacea

È stata un’ottima occasione per verificare lo stato dell’arte dell’eEditoria dopo che l’anno scorso di questi giorni avevo provato un iLiad tramite Simplicissimus che organizzava anche il barcamp attuale.

Ad un anno esatto di distanza riprendo in mano le mie prime impressioni sul reader che ho provato per una settimana e su ciò che ho maneggiato sabato scorso per ricapitolare le mie idee, anche quelle come editore e libraio oltre che di appassionato di tecnologia.

Forse solo ora ho capito la differenza fra ebook ed ebook reader, differenza che nell’editoria tradizionale non c’è poiché il contenuto si identifica con il contenitore stesso.

Quindi posso dire che le novità sono soprattutto nei contenitori anche se i contenuti si stanno ampliando notevolmente e anche evolvendo.

I dispositivi

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L'ereader booken in funzione

Rispetto all’iLiad i dispositivi in mostra erano molto più piccoli, segno che da un ereader ci si aspetta soprattutto la portabilità e la leggerezza. L’unico con schermo abbondante era l’iPad che merita un discorso a parte.

Gli schermi e-ink (quelli specifici per ereader e poche altre applicazioni) si sono evoluti nel contrasto, hanno perso infatti in buona parte quell’effetto Magna Doodle di cui parlavo nel primo post, anche i tempi di generazione della pagina sono notevolmente diminuiti a tutto vantaggio della scorrevolezza nella lettura.

Come sempre questi schermi sono i più leggibili sotto il sole a differenza di altri prodotti utilizzabili anche come reader.

Indicativo a questo scopo questa pubblicità comparativa fra l’Amazon Kindle e l’iPad.

ereader e tablet
Confronto di leggibilità fra un ereader e smartphone/tablet

Anche in questa foto è evidente la differenza di leggibilità fra apparecchi che solo marginalmente possono occupare lo stesso segmento di mercato.

Diciamo che per un lettore occasionale anche un iPad o un Galaxy Tab può consentire di leggere libri ma non nasce per questo.

Io ad esempio leggo qualcosa quelle rare volte che sono in giro e devo aspettare, per questo preferisco usare Aldiko sull’HTC Tattoo dove però sarebbe impensabile leggere un romanzo tutto d’un fiato.

Ne consegue dunque che prima di decidere cosa leggere è necessario pensare a come leggere.

Lo zainetto

Strano titolo per un paragrafo ma era quello che più mi consentiva di spiegare il mio esempio.

A differenze dei libri tradizionali che prendi in mano, sfogli e compri l’ebook ha una sua peculiarità. Funziona solo se messo dentro ad uno zainetto.

La scelta dello zainetto è tutt’altro che semplice. È necessario valutare quanto ci serve trasportabile, quanto deve essere capiente, quanto deve essere robusto e soprattutto quale tipo di libri possiamo metterci dentro. A parte merita una menzione anche il costo.

Capienza: per un ebook reader puro oggi come oggi non ha grossi problemi di capacità, visto che gli schermi sono in scala di grigi anche le immagini non sono così voluminose. Certamente i modelli espandibili sono da preferire.

Robustezza: qui più nel senso della durata che della resistenza fisica. Il reader che compro rimarrà attuale ancora a lungo o dopo poco mi troverò a non poter avere più nulla di nuovo da leggerci sopra?

Come riempirlo: questo è un discorso molto complesso, perché ci sono lettori che sono vincolati alla loro piattaforma (ad esempio Amazon Kindle) e quindi non si può andare nella libreria preferita per i propri acquisti. Se un giorno per qualunque motivo quella libreria decide di chiudere potremmo trovarci nuovamente senza nuovi libri se non anche perdere quelli che già abbiamo pagato ma che sono lucchettati dal DRM. Il nostro zainetto potrebbe chiudersi e non aprirsi mai più.

Una presentazione di sabato pomeriggio (peraltro di tutt’altro argomento rispetto all’ebook, si parlava di agrycult che ci ha offerto la merenda) è stata molto indicativa. Le slide erano state preparate su un PC Windows e mostrate su un Mac: tutti gli elementi aggiuntivi (nella fattispecie uno spezzone audio/video) non ha funzionato.

Allora è buono lo spunto di Matteo quando parla di Progressive Enhancement ma poi il rischio è di vedere (per motivi tecnico, economico e soprattutto culturali) un gioco al ribasso, al minimo comun denominatore per avere un prodotto comunque fruibile su qualunque substrato tecnologico venga mostrato. Me ne sto rendendo conto utilizzando un telefono Android per cui ogni apparecchio di ogni produttore ha bisogno di un adattamento e questo provoca problemi, difficoltà di omogeneizzazione, facilità di aggiornamento. Al contrario Apple con iPhone ha un’unicum che consente di avere un prodotto certamente funzionante con un numero di test estremamente limitato. Amazon con il suo Kindle lavora così, un libro che va su un Kindle va su tutti, un ePub che va su un reader su un altro può risultare completamente scompaginato.

Ovvio che in base a tutte queste cose il prezzo del nostro zainetto diventerà importante. Uno zainetto duraturo e liberamente riempibile avrà per forza di cose un costo superiore ad uno vincolante e magari che rischia di non funzionare da li a poco.

Il libro

Esistono libri più adatti di altri per l’ereader? Sì!

Potrei chiudere qui il discorso ma sono buono. Una delle presentazioni all’eBookCamp è stata quella di Luca Lorenzetti di Scrittura creativa che ha realizzato un sondaggio in proposito.

Le prime due domande erano riferite alla disponibilità di lettori abituali a lasciare il libro cartaceo per utilizzare il formato elettronico a fronte di un costo d’acquisto dimezzato.

In estrema sintesi la risposta è stata no per i romanzi e per i manuali.

Senza voler entrare nella testa dei lettori che hanno risposto al sondaggio io vedo diverse cause di avallo delle risposte.

La prima causa è il tipo di lettura, un romanzo ha una lettura sequenziale. Si parte da pagina 1 e si prosegue diritti fino ai titoli di coda. Può capitare di andare a cercare in seguito un determinato passaggio (magari da riutilizzare come citazione) ma questo non è l’uso primario e spesso la ricerca stessa è gratificante per la memoria. Al contrario il manuale ha una lettura  mirata, difficilmente lo si legge in sequenza, generalmente si procede per query. In questo caso poter andare subito al sodo con una ricerca mirata è un grosso vantaggio.

La seconda causa è la durata. La maggior parte dei manuali ha una durata limitata, basta pensare ai libri di informatica che vengono costantemente accantonati perché relativi a prodotti non più utilizzati. L’obsolescenza di un manuale è tanto rapida quanto l’obsolescenza dell’argomento a cui si riferisce. Al contrario un romanzo è per sempre, le nostre letture rimangono, entrano a far parte di noi e qualche volta ci piace riprende un libro che abbiamo letto e sfogliarlo come un album delle fotografie. Per questo il dubbio sulla resistenza dello zainetto incide molto maggiormente per un romanzo che non per un manuale.

La terza causa sono il prezzo ed valore (che non sono la stessa cosa). Il prezzo è un elemento essenziale nella scelta di un manuale, si cerca di spendere il meno possibile per un manuale mentre per l’hobby della lettura il prezzo è relativo (ci sono hobbies molto più costosi della lettura) lo stesso vale anche per i manuali di hobbistica, il manuale è lo strumento, non l’oggetto dell’hobby. Per quanto riguarda il valore economico (quello affettivo è troppo personale) faccio un esempio musicale. Un pianoforte elettronico (non una tastiera) costa 1/3 rispetto ad un pianoforte verticale. Se dopo 5 anni li vai a rivendere il primo ha perso l’80% del valore, il secondo il 5-10%. Un disco in vinile ha un valore commerciale estremamente più alto di un file mp3. Una prima edizione a stampa di un buon romanzo nel tempo avrà un valore certamente maggiore di un file ePub. Ovviamente per la manualistica il discorso cambia perché come dicevo prima l’obsolescenza di un manuale va di pari passo a quella dell’oggetto che tratta. Così ad esempio un manuale di informatica diventerà presto di interesse per i soli patiti di retrocomputing.

Dicevo non molto tempo fa che secondo me Barnes&Noble sbagliavano a vendere le librerie su strada, oggi ho rafforzato questa convinzione.

Proponevo in quel post di far sfogliare gli ebook prima di passare alla cassa, questa idea si è anche rafforzata, anche pensando alla presentazione di Matto Balocco, con la possibilità di valutare anche la tipografia di un ebook.

Conclusione

Per lungo tempo ancora avremo modo di convivere con le due fruizioni parallele di libri, quelli tradizionali cartacei e gli ebook.

Inutile incaponirsi sul vecchio libro di carta, sapendo che comunque che gli ereader non mordono.

E un’altra cosa, sappiate comunque che l’ebook è solo ed esclusivamente una fase di passaggio e sarà anche abbastanza rapida.

E se avete letto fino a qui non potete esimervi ora dal lasciare un commento qui sotto.

Porta Pia tutte le feste si porta via.

Oggi è il 20 Settembre, data simbolo dell’Italia unita, con Roma capitale e laica.

Quest’anno in occasione del 140° anniversario anche il Vaticano festeggia accanto alle massime cariche dello stato e della capitale. E subito c’è chi grida allo scandalo ed alla laicità violata.

Io già mi rallegravo in tempi non sospetti di questa vittoria della Chiesa che, dismessi definitivamente gli abiti del potere temporale, poteva finalmente dedicarsi appieno alla sua propria mansione.

Per questo motivo non mi scandalizzo che anche l’inviato del Papa sia a festeggiare questa soluzione win-win in cui il potere temporale appartenga ad uno stato laico mentre i preti tornino ad occuparsi delle anime.

Il Papa infatti avrebbe tranquillamente chiamare in suo soccorso la figlia prediletta Francia (come già fatto qualche decennio prima) o anche l’Austria ma il beato Pio IX era lungimirante ed aveva capito che finalmente era arrivato il momento li lasciare ciò che non gli competeva.

Viva l’Italia, viva la Chiesa.

Registro pubblico delle opposizioni.

Ho ricevuto oggi una mail di spam che mi invitava ad acquistare una di quelle terribili macchine che telefonano in automatico sempre all’ora dei pasti o mentre si è in bagno.

Da questa mail ho estrapolato una frase sibillina:

Inoltre, recentemente è stato varato un Decreto Legge “decreto Ronchi” che rende il tutto legale al 100%.

Ed allora che fine ha fatto il decreto sulla privacy nella parte che diceva che questo tipo di chiamate è vietato? E quei simbolini sulle pagine bianche che ci hanno fatto mettere per comunicare urbi et orbi se eravamo disponibili a ricevere telefonate e/o lettere commerciali (io ho autorizzato le lettere, utili per accendere la stufa, ma non le telefonate)?

Ebbene il “decreto Ronchi” esiste veramente, in buona sostanza nell’ambito della semplificazione burocratica verrà (il futuro ipotetico è d’obbligo) istituito un registro in cui chi non vuole essere disturbato si iscrive e da quel momento il suo  numero sarà tutelato contro queste chiamate.

Infatti il decreto 196/2003 (privacy) vigente dal 25/11/2009 nell’art. 130 (sia lodato il sito Normattiva e l’unica legge intelligente che l’ha istituito) recita:

In deroga a quanto previsto dall’articolo 129, il trattamento dei dati di cui all’articolo 129, comma 1, mediante l’impiego del telefono per le finalita’ di cui all’articolo 7, comma 4, lettera b), e’ consentito nei confronti di chi non abbia esercitato il diritto di opposizione, con modalita’ semplificate e anche in via telematica, mediante l’iscrizione della numerazione della quale e’ intestatario in un registro pubblico delle opposizioni.

L’ente gestore di questo registro è stato identificato nel Ministero dello Sviluppo Economico (che tutti ben sappiamo come è considerato). Il comunicato è di aprile 2010 e dice che l’iter deve essere concluso entro maggio 2010 e che verrà data ampia comunicazione al pubblico. Sono l’unico a non aver mai sentito parlare di questo registro pubblico delle opposizioni?

Sono l’unico a non trovare da nessuna parte nulla riguardo all’inserimento in detto registro se non la domanda da compilarsi a cura della associazioni di consumatori per battere cassa al ministero?

Se qualcuno avesse informazioni maggiori è pregato di segnalarlo nei commenti così da poter dare una pubblica utilità dove chi dovrebbe farlo per mestiere latita.

UPDATE 01/02/11: Leggete questo post.

NoNo.

Per una strana combinazione di eventi avevo in mano una fattura della GoldenladyCompany mentre leggo il titolo di un post che invita a boicottare i prodotti stessi della Golden Lady per far capire all’azienda che la chiusura dello stabilimento Omsa di Faenza non ci va a genio.

Il post stesso è ben chiaro sull’elenco dei marchi, non sto dunque a riportarli (anche perché alla fine mi darei pure un po’ la zappa sui piedi visto che fra gli altri c’è appunto SiSi) e sull’obiettivo della campagna: far perdere un 5% delle vendite a Golden Lady.

Ammesso e non concesso che far calare le vendite di un’azienda di quella dimensione del 5% sia possibile ritengo che il danno possa essere ben superiore al risultato sperato.

Prendiamo i negozi gestiti direttamente, i Golden Point. I concorrenti diretti dei Golden Point sono i negozi Calzedonia e quelli Intimissimi: entrambi di proprietà di Calzedonia Holding spa che ha per oggetto sociale (dal sito infoimprese.it) “ASSUNZIONE DI PARTECIPAZIONI IN ITALIA E ALL’ESTERO”, dunque non è che tutti i prodotti calzedonia siano realizzati e che continuino ad esserlo nello stabilimento veronese (bella la grande scritta sul tetto visibile quando si vola da Villafranca).

Quale può essere l’effetto boomerang?

Semplice, l’azienda boicottata per aver portato all’estero parte della produzione sarà costretta a ridurre i prezzi, i margini, i costi portando all’estero anche altre produzioni. L’altra azienda che ovviamente si troverà ad incrementare le vendite per un periodo limitato di tempo (il boicottaggio per sua stessa natura ha una fine) e quindi dovrà aumentare la produzione e difficilmente potrà farlo direttamente, facile anche che possa comprare dal concorrente che non riesce a vendere.

Più che boicottare la Golden Lady per una scelta economica che chiunque di noi fa tutti i giorni (acquistare al prezzo più basso a parità di altre condizioni). Chi di voi di fronte ad un’offerta sottocosto non compra la merce perché qualcuno sta lavorando gratis? Chi di voi rifiuta di fare acquisti nei festivi perché c’è gente che è costretta a lavorare anziché riposarsi? Chi di voi controlla tutta la filiera di ciò che compra e non si limita a guardare (forse) la scritta made in Italy sul prodotto? Chi di voi se trova un 3×2 sulle calze Omsa non ne approfitta?

Quanti di voi comprano mobili all’Ikea che produce mobili in giro per il mondo dove costa meno senza preoccuparsi di tutti i mobilifici veneti o comaschi che hanno chiuso?

Il problema Omsa non è solo di costo del lavoro, quello si può giostrare, il problema maggiore è un male che in Italia si fa sentire tantissimo, è la burocrazia. Perché per fare una qualunque modifica alla struttura servono decine di permessi rilasciati in base a leggi fumose.

Vi racconto quest’ultimo aneddoto accaduto realmente che ben si potrebbe calare anche sullo stabilimento Omsa.

Un bel giorno un ispettore del lavoro entra nello stabilimento, nel reparto tintoria. L’ispettore alla fine della verifica pretende che venga realizzato un impianto di aspirazione che butti i fumi all’esterno. Giusto, si tratta di proteggere i dipendenti.

Dopo due giorni un ispettore dell’ARPA entra nello stabilimento, nel reparto tintoria. Il responsabile, al termine della verifica, comunica che ha già affidato il progetto per la realizzazione dell’impianto di aspirazione. L’ispettore dell’ARPA a questo punto minaccia di passare da li a qualche settimana e qualora vedesse il tubo di scarico avrebbe fatto chiudere lo stabilimento perché inquinante. Giusto, si tratta di proteggere l’ambiente.

Nell’esempio reale l’azienda era piccola, a conduzione familiare e si è andati a cercare una soluzione anche costosa ma che potesse mantenere la produzione. Spostando questo esempio sull’Omsa cosa pensate che farebbero i dirigenti (che ricordo devono versare utili agli azionisti) di fronte ad una situazione analoga? Esatto, sposterebbero gli impianti in Serbia!

La scuola è una botte forata.

Ho usato questa metafora l’altra sera per descrivere la scuola e non solo quella di oggi.

Nella scuola gli sprechi sono enormi, forse anche più alti che nella sanità. Ci sono insegnanti del tutto inadeguati. Magari non incompetenti, ma incapaci di insegnare, di governare un gruppo-classe.

Così (ne ho conoscenza diretta) ci sono persone che prendono lo stipendio per un anno rimanendo in aula 1-2 giorni, maturando punteggio e passando così avanti a tanti altri volenterosi. Ci sono insegnanti che arrivano in aula senza aver preparato alcuna lezione, che si trascinano fino alla sedia nella speranza che la partita a carte degli alunni sia la meno rumorosa possibile per poter continuare a leggere tranquillamente il giornale, prendendo lo stesso stipendio di coloro che si gettano anima e corpo nella missione di educare.

Ecco, la scuola è una enorme botte dove lo stato continua a buttar dentro acqua e da cui le scuole prendono fuori per dissetare i propri allievi. Questa enorme botte però ha un problema che solo un miope non vede, è piena di buchi da cui l’acqua esce per mille rivoli.

Da una parte si è scelto di ridurre la portata in entrata, affinché le perdite si riducano. Questo però provoca anche la diminuzione della quantità d’acqua disponibile per gli studenti.

Dall’altra parte invece si vorrebbe (non si sa ben dove prenderla) aumentare l’acqua da mettere dentro la botte in modo che ogni studente abbia di che dissetarsi. Questo però provoca anche l’aumento degli sprechi ed il rischio che le falle si ingigantiscano andando ancor più fuori controllo.

La scuola non ha bisogno né di tagliare né tanto meno di ingrossare il flusso d’acqua in entrata quanto quello di chiudere le falle, ma in questa botte ormai è un’impresa.

Serve dunque che tutte le persone di buona volontà coinvolte, dalle famiglie agli insegnanti, dai bidelli al ministro, si siedano attorno ad un tavolo a costruire una nuova botte, robusta perché ognuno fornisce il meglio che ha per realizzarla.

Per conto mio sono disponibile a mettere in campo la mia esperienza di genitore e di presidente per più mandati di un consiglio d’istituto e soprattutto che rimarrebbe comunque nella scuola anche fino alla fine di una riforma di ampissimo respiro.

Le altre parti sono disposte a rinunciare ad un po’ del loro corporativismo da orticello personale per partire nella nuova impresa?

Il burqa ed il velo sugli occhi di Fini.

Il Presidente della Camera ha dichiarato:

Quel che ha deciso il parlamento francese credo sia non solo giusto ma opportuno e doveroso in ragione di un valore che è quello della nostra carta Costituzionale relativo alla dignità della donna che non può essere sottoposta a violenze o comportamenti indotti da gerarchie diverse da quelle della legge.

Ora questa affermazione è di una violenza inaudita, rimanda pesantemente nel periodo del fascismo quando ciò che non era vietato era obbligatorio.

Secondo Fini la donna è soggetta alla legge, non può fare nulla che non sia codificato espressamente dalla norma.

Visto che non c’è una legge che impone il tacco 12 lo vietiamo a tutte? Perché è evidente che l’indossare un tacco 12 è un comportamento indotto da una gerarchia diversa dalla legge.

Poi sempre il capo di FLI ritiene evidentemente che una donna sia più dignitosa completamente svestita e stesa come un tavolo con del cibo sopra (cosa che in Italia è a quanto pare consentito) piuttosto che con il volto coperto per una propria scelta culturale.

Chissà cosa intende fare il Presidente della Camera con l’intimo commestibile al sapore di fragola in vendita nei sexy-shop. Lo renderà obbligatorio o piuttosto lo vieterà?

E se una donna indossasse il burqa per libera scelta? Visto che Gianfranco non riesce a capire che una persona possa limitare di propria spontanea volontà la propria libertà allora lo vieta? Solo chi è libero può rinunciare alla propria libertà.

Ebbene il problema è un altro, le donne che erano costrette dai mariti-padroni ad indossare il burqa in pubblico avranno ben altro problema, verranno segregate in casa.

Io sono favorevole a questa legge, perché risolve problemi di ordine pubblico ed aumenta la sicurezza percepita dai cittadini. Ma nessuno, per favore, venga a dire che un divieto possa far crescere la libertà della persona che viene sottoposta al divieto.