È questa la novità.

Steve Jobs se ne è andato. La sua creatura gli rende omaggio.

Pochi giorni dopo il lancio di un prodotto, prima volta in sua assenza, sotto le aspettative.

A questo punto il prodotto era sotto le aspettative perché non c’era più lui, sarebbe stato comunque sotto le aspettative oppure… Non so, non è che si sia preferito rinviare il lancio di iPhone 5 per non soprapporre due eventi dando il secondo già per così prossimo?

R.I.P.

 

La magia sta finendo.

Oggi dovrebbe essere presentato il nuovo iPhone 5 (o 4s o altra sigla) ma la magia di Apple sembra essere notevolmente scemata dalle ultime presentazioni.

Basta guardarsi attorno per vedere come in tanti abbiano già assicurato che non cambieranno terminale e se proprio devono farlo passeranno ad Android con una delle molteplici varianti disponibili eventualmente personalizzandolo con qualche ROM cucinata.

La fine di un’epoca (che si chiude contestualmente al suo creatore) o un disinnamoramento temporaneo?

I concorrenti stanno rapidamente recuperando terreno e per la prima volta iOS ha dovuto inseguire la concorrenza (come ad esempio con la barra delle notifiche).

Senza contare che Apple ha sempre dovuto accontentare anche i dettami dei carrier telefonici cosa che per Android si è sentita meno anche appunto per la possibilità di modificare maggiormente il proprio terminale a livello firmware.

Che il frutto proibito non sia più la mela ma un dolce che segue l’ordine alfabetico? E se fosse un mango?

Nonciclopedia.

Non prendo le difese di Nonciclopedia banalmente perché non ho mai seguito il sito. Certa satira non mi piace.

Certo è che se il livello di tolleranza della satira è arrivato così in basso non c’è da stare allegri.

Ecco, nulla… solo che ero certo che Nonciclopedia sarebbe diventato argomento di ampia discussione e così volevo recuperare un po’ di traffico.

Se vi interessa il discorso certamente ci sono tanti post interessanti in giro e se li trovate potete anche segnalarli nei commenti.

E’ uguale.

E=mc²

Non c’è bisogno di presentazione per questa formula che però oggi prendo in prestito per un ragionamento completamente diverso, o forse non troppo.

Come mai in Italia, internet sempre dissociato dal mondo reale? Perché, malgrado il tenore dei messaggi online sia molto simile, non è partita una rivoluzione come in molti altri Paesi affacciati al Mediterraneo?

Il problema sta nella formula iniziale: E=mc².

E per motivare questa insolita affermazione prendo spunto da Franco Arminio e da Massimo Mantellini.

Scrive Franco Arminio:

La rete accoglie ogni tipo di discorso, ma il bagliore consentito è sempre quello di un cerino. È proprio un problema di capienza. Le emozioni vere sono troppo pesanti e la rete non le accoglie, accoglie solo il loro simulacro. Siamo esseri zippati, avviliti da una democrazia zippata: vanno in rete le nostre immagini, le nostre parole, il corpo resta a casa.

Il nostro lamento nasce in rete, si diffonde in rete, a volte anche massicciamente ma come dice Mantellini:

Dobbiamo stimolare la responsabilità personale, che in rete può essere efficaciemente rappresentata, oppure inventarci qualcosa di differente ma che ci liberi per quanto possibile dall’attivismo da click.

Questo è il problema fondamentale in Italia. Che siamo pronti tutti a muovere un dito, una volta lo facevamo per cambiare canale, ora lo facciamo per assegnare un like. L’importante è che possiamo indignarci senza dover abbandonare la nostra comoda poltrona e senza dover rendere sostanzialmente conto, in particolar modo alla nostra coscienza, di queste scelte.

Siamo tutti contro la casta, perché non è impegnativo, nessuno mai ti chiederà perché sei contro la casta. Mi viene in mente quel sistema di vendita che esordiva con “Hai qualcosa contro gli ex-tossicodipendenti?” Quasi tutti rispondevano “No.” perché era meno costoso del motivare una scelta ragionata. Poi ti trovavi a comprare una Bic a 5mila lire e magari te ne lamentavi fra te e te salvo poi ricaderci la volta successiva.

Tante volte poi il nostro like va alle lamentele, tantissime va al sarcasmo che sorge dopo l’ennesima figuraccia della casta, dalla moschea di Sucate al tunnel Gelmini senza che da questo ne derivi un’azione ulteriore.

Allora veniamo alla formula iniziale: intendendo per E l’attività online e per m la nostra massa reale, quella fisica fuori dalla rete.

Una m qualunque può generare tanta E. Al contrario come ben sapete serve una quantità enorme di E per generare pochissima m.

E se nel Mediterraneo c’è stato uno stravolgimento politico di molti regimi non è grazie alla rete, che comunque ha contribuito alla cosa, ma un gran movimento di popolo.

Quello che noi abbiamo osservato non è stata la rete che ha smosso le persone ma le persone che hanno smosso la rete. Persone che hanno messo in gioco ben più della loro poltrona sulla qualche si sentivano onnipotenti, si sono giocate (e spesso perdendola) la vita stessa per un bene maggiore per tutti.

Non basta mettere un like o firmare, anche materialmente, una petizione per dire di aver fatto di tutto per cambiare lo status quo (comunque intimamente certi che le cose non cambieranno mai), è necessario mettersi in gioco, uscire dalla rete ed incontrare le persone vere (magari dopo aver organizzato l’evento su Facebook, mica è vietato) e non solo una volta per far vedere che si è in tanti. Al contrario, è indispensabile partire da piccoli gruppi propositivi. E questi piccoli gruppi poi si ritroveranno in gruppi più grandi e sintetizzeranno le molteplici proposte nella migliore raggiungibile. Ed attorno a questa nuova idea partire e continuare. Solo così, con un impegno sostanzioso e sostanziale si potrà raggiungere il risultato. Anche solo perché ci sarà costato lavorare per ottenerlo.

Quello che ci serve è squarciare queste teche in cui ognuno si è sistemato. Ci vuole che torni a circolare un’energia comunitaria, quella che spira in un luogo dove è appena arrivato un terremoto.

O vogliamo continuare ad accontentarci di cambiare canale in TV?

Personalmente il passaparola su Facebook o sul web, al costo di un colpo di mouse una tantum mi ha, come sai e già da qualche tempo, un po’ rotto le palle. Inizio a sospettare che faccia più danni che altro.

Io concordo. E tu?