Economia sanitaria.

Questa mattina, dovendo passare parecchio tempo in una sala d’attesa, ho avuto un colpo di genio.

Sappiamo tutti che ci sono medici liberi professionisti che hanno qualche remora, quasi fosse una violazione del giuramento di Ippocrate, a rilasciare la fattura al termine delle proprie prestazioni.

Per contro il servizio sanitario nazionale ha difficoltà a smaltire le lunghe liste d’attesa di coloro che preferiscono (o non possono fare altro che) rivolgersi al servizio pubblico.

L’idea geniale è questa: un medico che in un mese fattura solo 10-20 visite significa che ha qualche difficoltà a trovare pazienti, che ha una un’agenda piuttosto vuota. Si può dunque venirgli incontro, affidandogli (ovviamente a tariffe standard) i pazienti che il SSN non riesce a soddisfare internamente.

Alla fine di ogni mese il medico comunicherà quante visite ha eseguito in libera professione, in base a parametri standard l’ASL calcolerà quante ne avrebbe ragionevolmente potute eseguire e, sempre con questi parametri, inizierà a riempirgli l’agenda di appuntamenti tramite il CUP fino al 90% (per consentirgli comunque di crescere in libera professione) del tempo libero.

I medici che effettivamente avevano poco lavoro avranno modo di integrare il reddito e di farsi conoscere professionalmente (una sorta di Groupon sanitario), al contrario i medici che facevano i furbi dovranno scegliere se prendere i pochi dallo stato in regola o smettere di accettare clienti neropaganti e fatturare tutto dimostrando il reale riempimento dell’agenda e del portafogli.

Voi cosa ne pensate? E’ fattibile?

China is the answer.

Cercavo una custodia per il mio iPad 1, una semplice, che si apre a libro.

Giro tutta Lugo senza trovare nulla (se ho saltato qualcuno che ce l’ha me lo faccia sapere nei commenti che andrò sicuramente a fargli visita). Ad un certo punto un commesso mi dice:

Ma l’iPad 1 è antico!

Al che io ho bellamente detto che non è che potessi cambiare iPad solo per una custodia e me ne sono andato.

Poi ho pensato che il mio marsupio, di buona marca, comprato in un negozio centrale in località turistica, aveva iniziato da subito a sbrandellarsi e che ora non ne poteva più.

Così ho inforcato la bici, sono andato dai cinesi e mi sono preso un borsello che potesse tenere iPad e contenuto del marsupio.

Spesa 7,90 € contando che duri almeno fino all’arrivo della copertina a libro da 11 € ordinata in Cina.

Non è che sono cinesofilo, ma a volte sono i miei colleghi che ti fanno diventare così.

Samsung paga un miliardo di Dollari ad Apple in monete da 5 cent.

Sta girando la rete la notizia del titolo, ma anche ad orecchio mi suonava piuttosto male. Così, vestiti i panni di un matematico più bravo di me, ho preso carta e penna per fare due conti (in realtà ho usato la calcolatrice di Google). Partiamo dal miliardo di dollari: 1.000.000.000 $ Convertiamolo in monete da 5 cent che sono 20.000.000.000 (venti miliardi) di monete, già questo mi farebbe dubitare che ci siano così tante monete circolanti negli USA, in pratica sarebbero oltre 60 monete per ogni abitante degli Stati Uniti, abbastanza assurdo.

Sapendo che ciascuna di queste monete pesa 5 grammi avremmo una massa complessiva di 100.000 tonnellate. Sapendo che la portata massima di un TIR è di circa 30 tonnellate (ma facciamo pure 50) non sarebbero 30 TIR ma 2000.

Quindi l’asino è già cascato, facciamo comunque anche il calcolo del volume. Con un diametro di 21,21 mm ed uno spessore di 1,95 avremmo complessivamente 55.000 metri cubi di metallo (senza considerare lo spazio fra le monete): praticamente uno spessore di 11 metri di metallo sopra un campo da calcio.

Sarebbe simpatico lo scherzo da parte di Samsung, ma non è praticabile.

E sarebbe simpatico anche che chi riporta le notizie faccia una botta di conti.

Il marketing ha le gambe corte: ScosseVsTweet.

E fu così che, in un tempo nettamente inferiore, il post di commento superò di slancio in numero di tweet (179) il sito nato appositamente per raccogliere tweet (165) e reclamizzato anche tramite comunicati stampa.

(screenshot alle 10.05 del 14/06/12)

P.S.: senza considerare quanti tweet (come quello nello screenshot a destra) sono stati scritti per contestare il sito.

Xperia Arc S: impressioni, ICS e rooting.

Possiedo un Arc S da qualche mese perché Vodafone non sa contare.

La risposta di Vodafone a chi pensava di ricevere un Nexus S (cliccate sull'immagine per accedere alla storia completa)

Dopo qualche tempo il terminale conferma le mie impressioni iniziali: il display è veramente molto bello, ma il telefono è in molte occasioni poco reattivo, si surriscalda in maniera preoccupante e la memoria si rivela subito stretta. Brutto difetto inoltre è la totale impossibilità di connettersi a internet via wifi al mio router (difetto riconosciuto da Sony Ericsson, ma che rimbalza la colpa su Netgear).

Aggiornamento a ICS

Decido di aspettare l’aggiornamento ad Android 4.0, che prontamente arriva. Ma (vi anticipo) l’aggiornamento non corregge i problemi al wifi e l’effetto friggitrice.

L’aggiornamento è molto semplice, e vi rimando alle istruzioni ufficiali di Sony Ericsson: http://www.sonymobile.com/global-en/software/phones/xperia-arc-s/ – di fatto bisogna installare il software sul PC, collegare il telefono e aspettare. Unica nota, dopo l’installazione consiglio un reset alle impostazioni di fabbrica per evitare alcuni problemi di prestazioni.

L’aggiornamento porta il terminale ad un altro livello. L’interfaccia Sony Ericsson è di fatto la stessa (bruttina) di prima, ma ICS elimina una serie di personalizzazioni della casa che rendevano il tutto poco curato.

Altro neo della UI è la mancanza di un pannello nella barra delle notifiche per disattivare la connessione dati, la wifi e compagnia. SE offre dei widget orrendi  e male organizzati, rimuovendo dal sistema quelli nativi. Seriamente: perché lo switch per il roaming e non quello per il 3g?

Widget 3x2 (!?) per la gestione dei controlli di Sony Ericsson

Anche la grafica delle cartelle è terribile:

L'interfaccia delle cartelle di Sony Ericsson. Perché?


La memoria scarseggia, come con la vecchia versione. Questo mi porta a optare per una soluzione drastica: rootare il telefono.

Root Arc S Ice Cream Sandwitch

Attenzione: da questo punto in poi la vostra garanzia non esiste più. Non ci assumiamo responsabilità per danni, incendi, perdite di denaro o social media manager Vodafone che vi bussano alla porta al mattino presto.

I passi sono pochi:

  1. installare i driver ADB da http://forum.xda-developers.com/showthread.php?p=24883071#post24883071
  2. scaricare il Rooting Toolkit da http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=1601038

Una volta ottenuti i permessi di root la prima cosa da fare è rimuovere tutte le applicazioni non necessarie. Veramente, ragazzi, sembra di essere tornati a quando le aziende imbottivano i PC di programmi malfatti per affermare la loro supremazia sul sistema operativo. Come dite? Lo fanno anche ora? Ah.

(no, seriamente, come vi sentireste se il vostro iPad / iPhone venisse riempito di applicazioni del produttore che non potete disinstallare?)

Dicevamo: una volta preso possesso del vostro dispositivo, è ora di rimuovere applicazioni. L’Arc S ha una memoria interna piccola, e un po’ di spazio libero non guasta. Per farlo potete installare il fidato Titanium Backup (https://play.google.com/store/apps/details?id=com.keramidas.TitaniumBackup) e potete aiutarvi con la lista di applicazioni su XDA: http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=1089470

Ora il vostro Arc S è quanto di più vicino alla normalità possibile, con il firmware originale Sony. Se invece vi sentite particolarmente avventurosi, potete provare la CM9 di FreeXperia qui: http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=1356685

Ci sono altre possibilità per migliorare le cose, tra cui installare la nuova home di Sony Ericsson (http://www.xperiablog.net/2012/02/25/xperia-s-home-launcher-and-widgets-leaked/), il power manager widget originale Android e la possibilità di ricompilarvi interamente i sorgenti o di riscrivere Android in C# (ah, lo stanno già facendo!), ma questo è lasciato come esercizio al lettore.