La contrarietà all’aborto è una posizione assolutamente legittima.

Essa, tuttavia, può essere praticata senza alcuna necessità di scendere in piazza adottando un accorgimento assai semplice: quello di non abortire.

Ne consegue che gli spagnoli di cui il Corriere dà conto non hanno manifestato contro l’aborto, ma contro la possibilità che gli altri abortiscano.

Mi pare che siano due cose sostanzialmente diverse.

E mi pare anche che sarebbe il caso di iniziare a dirlo con una certa chiarezza.

via Metilparaben: L’aborto degli altri.

Ci sto, facciamo una certa chiarezza.

Allora aboliamo anche il reato di omicidio, perché chi non vuole uccidere non ha mica bisogno che sia lo stato a dirgli di non farlo. Finché non sono io ad uccidere a posto, e se viene ucciso qualcuno che poi non si lamenta (perché sono pochi i morti che si lamentano) ancora meglio. Invece qualcuno che si lamenta in vece di un morto assassinato è scomodo e deve tacere.

Perché manifestare in pubblico il proprio dissenso, perché gli operai in sciopero scendono in piazza con i loro cortei ad importunare gli altri? Se ne stiano a casa e risolvano privatamente fra loro ed i loro padroni i problemi. Noi cosa centriamo?

Ma perché gli alleati nel ’43-’45 sono venuti a liberarci? Non andavamo bene succubi del regime nazi-fascista? Chi li ha invitati?

Se vedo qualcuno su un ponte che pensa di suicidarsi posso tirare dritto pensando che fa male ma sono affari suoi, oppure posso cercare di dissuaderlo. Oppure posso prendere la telecamera ed iniziare a fare il tifo perché si butti per poter rivendermi il filmato a qualche TV.

Un aborto non è un fatto privato ed una manifestazione contro l’aborto non è parimenti un fatto privato. Fa strano che gli stessi che vogliono mettere a tacere le manifestazioni in tal senso poi siano quelli che ritengono che sia stato violato l’Art. 21 della Costituzione.

Voltaire diceva: “Non condivido la tua opinione, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.” e molti ne hanno fatto uno slogan, salvo poi fare molti distinguo sulla definizione di “opinione”. Perché poi magari ritengono che chi voglia evitare un aborto non abbia opinione, sia un idiota e basta.

Manifestare pubblicamente contro ciò che si ritiene sbagliato (ed a favore di ciò che si ritiene giusto) è corretto. Altrimenti aspetto un altro post in cui si manifesti dissenso dalle manifestazioni omosessuali, che facciano le loro cose a casa loro anziché portarle in piazza!

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Approfitto di questo magnifico post per raccontare un fatto semplice.

Ieri sono stato con i figli alla pista di pattinaggio (che si chiama appunto Up & Down) e per caso ci siamo trovati come spettatori del campionato regionale di pattinaggio a rotelle.

Fra l’altro mi sembrava di averlo già detto ma non trovo il relativo post: un parente neppure troppo remoto, figlio dei gestori della pista, è diventato campione del mondo di specialità l’anno scorso in Australia.

Comunque ci siamo messi a guardare le gare ed ecco che fra le atlete (tutte di livello regionale, non eccessivamente eccelse anche se comunque ben oltre le mie capacità) spunta una ragazzina Down.

Con la sua base musicale, con il suo costume, con i suoi pattini ai piedi fa il suo numero.

Riceve, giustamente, un’ovazione del pubblico per l’impegno, ben oltre alle altre partecipanti.

Riceve, giustamente, una votazione modesta dai giudici.

Probabilmente era già conosciuta nel circuito delle gare regionali, ma nessuno si è scandalizzato della sua presenza, della sua partecipazione, dell’applauso o del voto ricevuti.

Questo per me è non discriminare nessuno e valorizzare tutti. Invece oggi si tende a sopprimere i diversi ed a scandalizzarsi quando vengono trattati come tutti gli altri.

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Grazie a Camillo leggo qualche dichiarazione di Obama, il candidato alle primarie democratiche USA contro la signora Clinton.

La frase più sconvolgente, per un politico che produce volantini in cui si presenta accanto ad una croce, è stata questa:

Io ho due figlie di nove e sei anni insegnerò loro prima di tutto i valori e la morale, ma se facessero un errore, non vorrei che fossero punite con un bambino.

Un bambino come punizione divina! E dire che i cristiani credono in un Dio che si è fatto Bambino per la salvezza di tutti.

Non è possibile dirsi cristiani ed essere al contempo abortisti, lo ha detto chiaramente il Papa nel suo ultimo viaggio negli USA:

È forse coerente professare la nostra fede in chiesa alla domenica e poi, lungo la settimana, promuovere pratiche di affari o procedure mediche contrarie a tale fede? È forse coerente per cattolici praticanti ignorare o sfruttare i poveri e gli emarginati, promuovere comportamenti sessuali contrari all’insegnamento morale cattolico, o adottare posizioni che contraddicono il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale?

Mi pare si tratti di frasi che non danno adito a fraintendimenti, negli USA come in Italia dove nel passato governo ministri sedicenti cattolici avevano promosso ed attuato normative contrarie alla famiglia, alla vita ed alla libertà.

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Embrioniadi.

Segnalo questo concorso letterario per tutti coloro che volessero partecipare.

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Cocktail letale.

La corte suprema USA ha stabilito che si può continuare a fare l’iniezione letale per i criminali condannati a morte.

Da noi invece il ministro della salute sfiduciato cerca di far bastare due pillole per gli innocenti condannati a morte.

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Carne ed ossa.

Stavo tumblerando ma poi mi sono accorto che andavo oltre e così sono passato ad un post.

Livia Turco, Ministro della Salute:

Se per vita umana si intendono le persone in carne e ossa, mi pare che i medici italiani difendono la vita.

Dunque psicologi e psichiatri in primis dovrebbero prendere atto di non essere considerati appartenenti alla classe medica visto che loro non curano né la carne né le ossa.

Per contro il Ministro poche settimane fa ha detto che, ai sensi della legge 194, cercare di salvare un bambino nato alla 21-22esima settimana di gravidanza (quando appare già veramente evidente che è fatto di carne ed ossa) contro la volontà della madre è crudele.

Ma non c’è bisogno di arrivare alla 21-22esima settimana, guardate qui e fissate una data più vecchia di un paio di mesi che corrisponde e vedrete l’aspetto di un feto alla decima settimana, quando l’aborto è sempre ammesso e ditemi se non ha l’aspetto di una vita umana in carne ed ossa.

Allora meglio che la Turco stia attenta a ciò che dichiara, e se qualcuno dentro la federazione dei medici si è preso la briga di scavalcare la legittima discussione per arrivare a promuovere la propria posizione individuale è giusto che gli altri medici danneggiati reagiscano e che la Ministro non intervenga.

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Gilioli:

Questo blog appoggia la proposta del professor Carlo Flamigni per dire basta ai medici che lavorano negli ospedali pubblici ma si rifiutano di garantire il diritto di interrompere la gravidanza.

Se non gli piacciono le leggi dello Stato, vadano a lavorare negli ospedali cattolici.

Legge 194:

Articolo 9: Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.

Non sarebbe il caso, prima di rilasciare simili dichiarazioni, conoscere la legge dello Stato e rispettare le garanzie che la legge prevede?

Anche perché poi gli stessi che contestano questo diritto all’obiezione sono gli stessi che ritengono che la 194 non debba essere rivista. Che si decidano, la legge va bene e va applicata per intero così com’è o va modificata?

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Elettroshock.


Questo è il titolo originale della notizia, in questo momento ancora trovabile nella cache di Google, dell’articolo che Repubblica ha dedicato alla notizia del documento dei quattro primari delle cliniche universitarie di ostetricia e ginecologia in cui viene rimarcato che un bambino nato vivo benché prematuro (qualunque sia la causa della sua nascita prima del tempo) deve essere trattato come una qualunque persona bisognosa di cure.

Questo deriva per il medico dal giuramento di Ippocrate ma anche dalla normativa vigente in Italia.

L’art. 7 delle legge 194 sancisce chiaramente:

Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto [...] il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.

Dunque i quattro ginecologi mi pare si siano attenuti a quanto dovrebbe essere ragionevole e legittimo ma la levata di scudi contro questa nuova posizione presunta reazionaria è insulsa.

La Pollastrini dichiara prontamente:

L’autodeterminazione della donna non si tocca come dice la 194, una legge lungimirante e saggia.

Ecco, mi dica la signora dove ravvisa nell’articolo da me citato, o in un altro di sua scelta, il diritto della donna di sopprimere un essere umano vivente di vita autonoma.

Aveva perfettamente ragione Madre Teresa di Calcutta quando diceva:

L’aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio, cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c’è più nessun ostacolo.

Non più solo il figlio che porta in grembo, ora questi sinistri politici e politicanti vogliono consentire il diritto di uccidere anche il figlio nato, fino a dove ci spingeremo con questo relativismo etico?

Ecco lo shock, non per questa seria presa di posizione dei medici, ma per coloro che vi si oppongono.

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