S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

L’illecito legittimo.

In questi giorni Wikileaks è balzato prepotentemente in cima a tutte le testate giornalistiche (non troppo in Italia, a dire il vero) di tutto l’occidente.

Il motivo è che Julian Assange, il nuovo paladino dell’ordine mondiale, un incrocio fra Robin Hood e Ernst Stavro Blofeld, ha intercettato una marea di messaggi che i diplomatici degli USA mandavano in patria.

Penso che per chiunque sia evidente la violazione del diritto, ad esempio in Italia la violazione della corrispondenza è sanzionata in base all’art. 616 del Codice Penale. Se aggiungiamo che per di più si tratta di corrispondenza diplomatica il fatto costituisce reato ancora più grave.

Se pensate che in fondo non sia un così grave reato meditate se vi farebbe piacere che il vostro vicino di casa aprisse la busta contenente i referti delle vostre analisi del sangue ed andasse in giro a spifferare i vostri malanni.

Bene, detto questo mi risulta difficile difendere Wikileaks contro Amazon e Paypal che hanno chiuso i rubinetti per evidente violazione delle regole contrattuali. È evidente a tutti che Wikileaks ha commesso attività illegali intercettando e pubblicando le comunicazioni diplomatiche ma è altrettanto ovvio che Assange questo deve averlo messo in conto da principio, ho troppa stima in lui per pensare che sia stato bloccato da qualche inezia del genere. Perché devi conoscere bene le dinamiche della rete per rubare una mole così grande di documenti per quattro anni senza farti scoprire per poi farsi bloccare tutto per due aziendine (perché Amazon e Paypal a confronto con il governo degli USA sono minuscole) che ritirano il loro servizio. Siamo seri, Assange ha un piano B, C e pure fino a Z e oltre.

Chi si scaglia contro Amazon e contro Paypal dovrebbe ragionare sul fatto che non ci sono reati di categorie diverse, i reati sono tutti uguali. Altrimenti Paypal dovrebbe offrire il suo servizio anche agli spacciatori di materiale pedo-pornografico in rete senza porsi problemi, almeno finché non arriva l’ordine di un tribunale a dire che stanno commettendo un reato. Sono aziende che guadagnavano da Assange e che erano in grado di gestire anche gli attacchi. Se hanno scelto di chiudere (indipendentemente da pressioni esterne o meno) è perché la violazione dei termini contrattuali è evidente ed uguale per tutti ed Assange non è più uguale degli altri.

Quindi delle due l’una:

  • Assange ha violato la legge ed i termini contrattuali e dunque i suoi contratti sono stati correttamente bloccati;
  • Assange ha violato la legge ed i termini contrattuali, ma visto che era lui facciamo un bello strappo alla regola, diciamo un contratto ad personam e tutto prosegue come nulla fosse.

Ecco, se uno è contro alle leggi ad personam perché dovrebbe poi essere favorevole a favoritismi simili?

So che con questo mi attirerò le antipatie di molti, i commenti sono disponibili e saranno pubblicati a meno che non contengano solo offese. Lo dico prima e vale per tutti, nessun favoritismo.

Amazon propone il noleggio degli E-book

Il servizio offerto da Amazon permetterà di prendere in prestito i titoli acquistati su Kindle. L’opzione prevede che, per due settimane, gli utenti potranno prestare i titoli acquistati dalla libreria digitale ai propri amici dotati anch’essi di Kindle. Una delle limitazioni previste riguarda la consultazione contemporanea del titolo:  l’utente che lo ha effettivamente acquistato, infatti, non potrà consultarlo nel corso del noleggio.

[...]

Uno degli obiettivi di queso nuovo servizio è quello arginare il traffico illegale di contenuti coperti da copyright.

via Amazon propone il noleggio degli E-book.

Ecco, poi qualcuno mi spiegherà perché con questi ennesimi lacci uno non dovrebbe rivolgersi alle pubblicazioni piratate.

Posso essere d’accordo sul fatto che mentre il libro è in prestito il proprietario non possa consultarlo (del resto avviene lo stesso con i libri di carta) ma che sia limitato il periodo o il numero di prestiti è assurdo.

Quando arriveranno a capire che il corso va assecondato e guidato e non bloccato? Aspettano una Vajont dell’editoria? D’accordo, ma sappiano che questa volta non saranno inermi cittadini a pagarne il costo, ma loro che vogliono stare in cima alla diga.

Il grande errore di Barnes&Noble.

Per chi non lo sapesse Barnes&Noble è la più grande catena di librerie degli Stati Uniti nonché il secondo store di libri online dopo Amazon.

Per dire, nel raggio di 50 miglia da New York ci sono 58 librerie Barnes&Noble mica bruscolini come Mondadori o Feltrinelli.

Pare ora che BN sia intenzionata a vendere tutte le librerie per concentrarsi sulla sola attività online.

Secondo me questo è l’errore più madornale che possano fare.

Mica che io abbia la pretesa di far cambiare idea ad un colosso del genere, né certamente ho sfogliato accuratamente i loro bilanci. Mi sono limitato, al contrario, a guardarmi attorno.

Fateci un po’ caso. Quanti videonoleggi sono nati 10-15 anni fa? Sembrava fosse il lavoro del futuro, come se tutto ciò che c’era stato fino a pochi anni prima fosse da buttare. Oggi quanti videonoleggi esistono ancora? Anche Blockbuster è in crisi.

I film ormai si “consumano” senza supporto fisico.

Pare quasi un controsenso rispetto a quanto ho appena detto ma pensiamo all’età del libro ed all’età dell’home video.

Pensiamo a come vengono usufruiti i contenuti di libri e di video, nel secondo siamo già abituati ad utilizzare un contenuto “mediato” da uno schermo e non tangibile.

Tornando al discorso di partenza le soluzioni sono banalmente due.

Se BN ha ragione a vendere la catena di librerie i potenziali acquirenti sono in possesso delle medesime informazioni, sanno cioè che si apprestano a comprare una serie di grandi scatoloni di cemento pieni di carta che fra poco varrà né più né meno il prezzo (decrescente) da macero.

Al contrario se ho ragione io BN sta solo facendo cassetto, perdendo però nella sinergia che più potrebbe fruttargli sul concorrente forte nell’online ma sprovvisto di brick and mortar anche nel settore della vendita degli e.book.

Pensate a come sarebbe poter entrare in un bel negozio BN e, allo stesso modo di come si consultano i libri sullo scaffale, poter sfruttare il proprio nook (e.reader proprietario della catena BN) per sfogliare liberamente i libri nello scaffale digitale, sul divanetto magari sorseggiando un caffè. Alla fine della pausa si ripongono i libri che non ci interessano e si trattengono quelli che si intende acquistare. Si va alla cassa e si pagano i soli testi desiderati.

La miglior esperienza d’acquisto tradizionale con la miglior tecnologia disponibile per portare sempre con sé i propri libri preferiti.

Una sinergia che con la cessione dei punti vendita non sarebbe più implementabile.

Per assurdo ritengo che Bezos sarebbe il miglior potenziale cliente per l’acquisto della catena BN proprio per i motivi qui sopra (ovviamente sostituendo il nook con il Kindle), se fossi in lui avrei solo un dubbio sull’eccessiva liquidità che si fornisce al concorrente.

Non moriranno le librerie i negozi che sapranno approfittare del proprio vantaggio competitivo nell’esperienza di acquisto tradizionale se al contempo saranno in grado di offrire vantaggi competitivi.

Per aumentare il valore delle azioni di un’azienda (ammesso che sia indispensabile) meglio un buon investimento che una pessima liquidazione. Nel primo caso si attirano investitori convinti del progetto, nel secondo solo speculatori pronti ad abbandonarti al primo cambio di vento.

Voi cosa ne pensate?