Google maps ha da oggi un importante aggiornamento. È infatti possibile seguire in tempo reale la situazione del traffico autostradale.

Non che si tratti di una novità assoluta, già da tempo tramite altri siti si poteva ottenere il medesimo servizio e già Google dava queste informazioni per altri paesi.

Screenshot di www.autostrade.it

Ho fatto dunque due rapidi screenshot in contemporanea, uno dal sito di Autostrade per l’Italia ed il secondo appunto da Google maps.

Screenshot di maps.google.it

A colpo d’occhio e facile notare due grosse differenze.

La prima fra le due immagini, la seconda all’interno di una sola schermata.

Considerando appunto che le immagini sono contemporanee ovvero del primissimo pomeriggio di un mercoledì di metà agosto, per la società che gestisce le autostrade (quelle azzurre sono di altri gestori e non vengono forniti dati di traffico tramite autostrade.it pur avendo reti interconnesse ad esempio per le informazioni relative a telepass e viacard) l’unico problema nella circolazione nazionale è dovuto ad un incidente nell’area di Genova, nessun’altra segnalazione. Secondo Google invece la circolazione sulla nostra rete autostradale (comprese anche le tratte gestite da altre concessionarie) è abbastanza problematica. Lo screenshot infatti è ben ricco di tratte gialle che sono molto prevalenti su quelle verdi.

Quale è il traffico (in tempo) reale? Quello indicato dall’ottimistica Autostrade per l’Italia o quello dato dal gigante pessimista Google? Le autostrade sono mezze piene o mezze vuote?

L’altro elemento che balza all’occhio è la differenza nella cartina Google fra Italia e Francia. Mentre, come dicevamo, nella prima la situazione è brutta nell’esagono il traffico sarebbe quasi ovunque perfettamente scorrevole.

Anche qui sorge il dubbio che sia stato usato lo stesso metro di misura o perlomeno che Google abbia sufficenti dati in ingresso.

Quanti sono gli utenti del sistema di navigazione per cellulari di Google?

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Amichevole Pescara-Roma, accoltellati due tifosi

via Amichevole Pescara-Roma, accoltellati due tifosi – Calcio – ANSA.it.

E meno male che era amichevole!

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In un paese francese, prima le fanno gareggiare poi le mangiano a una grande cena

via Speedy lumache ‘sfrecciano’ sui Pirenei – In Breve – ANSA.it.

Chi prima arriva prima alloggia (bollita, su un letto d’insalata).

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Per chi non lo sapesse Barnes&Noble è la più grande catena di librerie degli Stati Uniti nonché il secondo store di libri online dopo Amazon.

Per dire, nel raggio di 50 miglia da New York ci sono 58 librerie Barnes&Noble mica bruscolini come Mondadori o Feltrinelli.

Pare ora che BN sia intenzionata a vendere tutte le librerie per concentrarsi sulla sola attività online.

Secondo me questo è l’errore più madornale che possano fare.

Mica che io abbia la pretesa di far cambiare idea ad un colosso del genere, né certamente ho sfogliato accuratamente i loro bilanci. Mi sono limitato, al contrario, a guardarmi attorno.

Fateci un po’ caso. Quanti videonoleggi sono nati 10-15 anni fa? Sembrava fosse il lavoro del futuro, come se tutto ciò che c’era stato fino a pochi anni prima fosse da buttare. Oggi quanti videonoleggi esistono ancora? Anche Blockbuster è in crisi.

I film ormai si “consumano” senza supporto fisico.

Pare quasi un controsenso rispetto a quanto ho appena detto ma pensiamo all’età del libro ed all’età dell’home video.

Pensiamo a come vengono usufruiti i contenuti di libri e di video, nel secondo siamo già abituati ad utilizzare un contenuto “mediato” da uno schermo e non tangibile.

Tornando al discorso di partenza le soluzioni sono banalmente due.

Se BN ha ragione a vendere la catena di librerie i potenziali acquirenti sono in possesso delle medesime informazioni, sanno cioè che si apprestano a comprare una serie di grandi scatoloni di cemento pieni di carta che fra poco varrà né più né meno il prezzo (decrescente) da macero.

Al contrario se ho ragione io BN sta solo facendo cassetto, perdendo però nella sinergia che più potrebbe fruttargli sul concorrente forte nell’online ma sprovvisto di brick and mortar anche nel settore della vendita degli e.book.

Pensate a come sarebbe poter entrare in un bel negozio BN e, allo stesso modo di come si consultano i libri sullo scaffale, poter sfruttare il proprio nook (e.reader proprietario della catena BN) per sfogliare liberamente i libri nello scaffale digitale, sul divanetto magari sorseggiando un caffè. Alla fine della pausa si ripongono i libri che non ci interessano e si trattengono quelli che si intende acquistare. Si va alla cassa e si pagano i soli testi desiderati.

La miglior esperienza d’acquisto tradizionale con la miglior tecnologia disponibile per portare sempre con sé i propri libri preferiti.

Una sinergia che con la cessione dei punti vendita non sarebbe più implementabile.

Per assurdo ritengo che Bezos sarebbe il miglior potenziale cliente per l’acquisto della catena BN proprio per i motivi qui sopra (ovviamente sostituendo il nook con il Kindle), se fossi in lui avrei solo un dubbio sull’eccessiva liquidità che si fornisce al concorrente.

Non moriranno le librerie i negozi che sapranno approfittare del proprio vantaggio competitivo nell’esperienza di acquisto tradizionale se al contempo saranno in grado di offrire vantaggi competitivi.

Per aumentare il valore delle azioni di un’azienda (ammesso che sia indispensabile) meglio un buon investimento che una pessima liquidazione. Nel primo caso si attirano investitori convinti del progetto, nel secondo solo speculatori pronti ad abbandonarti al primo cambio di vento.

Voi cosa ne pensate?

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Due giorni fa i braccialetti Power Balance sono stati messi sotto inchiesta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per dubbi sulla loro efficacia scientifica.

Oggi a Roma ne sono stati sequestrati 25mila falsi.

Chissà quale differenza c’è nel principio di funzionamento?

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Dal TG1 di oggi è evidente che la postina che aveva occultato 14.000 lettere appartiene al servizio privato TNT Post. Anche dalla scatole rinvenute si vede il classico “francobollo” dell’azienda comprensivo di codice a barre.

Le fonti di Google news invece parlano del caso evitando accuratamente di citare l’azienda di spedizioni, magari nella speranza di poter trovare un nuovo partner visto che dalle Poste sono scomparse le tariffe estremamente agevolate per l’editoria.

La cosa che più mi meraviglia però è che TNT Post chiama questo servizio “Formula certa”.

Sul loro sito si può infatti leggere:

Formula Certa®, grazie alla tecnologia satellitare, traccia il percorso di ogni singola busta e permette di rilevare oggettivamente il luogo, la data e l’ora di consegna. In questo modo è possibile assicurare certezza di recapito, certificazione della consegna e il controllo via web di ogni fase del recapito.

Dunque cosa esattamente è andato storto al punto di far scomparire 14.000 (quattordicimila) lettere senza che nessuno se ne accorgesse?

La postina dovrebbe averle scansionate agli indirizzi giusti, altrimenti uno qualunque dei mittenti di quelle corrispondenze andando a verificare luogo e data di consegna si sarebbe immediatamente accorto che qualcosa non andava.

Ripeto, cosa non è andato come doveva?

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Un po’ tutti abbiamo sentito che con l’inizio di agosto è entrato in vigore il nuovo codice della strada con pene insasprite per certe violazioni.

Chi ha la patente da meno di 3 anni non può assolutamente bere alcolici prima di mettersi alla guida (e questo mi pare giusto).

Chi investe un pedone sulle strisce viene sanzionato con la rimozione di 8 punti dalla patente (e qui ci sono dei casi in cui sono i pedoni in buona sostanza a buttarsi sotto le auto ma in linea di massima sono d’accordo).

E poi c’è la norma che impone l’uso del casco in bicicletta per i ragazzi fino a 14 anni.

Ma siamo sicuri che ci sia?

Basta dare un’occhiata in questo istante a google news per vedere come i primi due risultati dicano uno l’esatto contrario dell’altro (clicca la foto per ingrandire).

In buona sostanza entrambi gli articoli sono del due agosto, dunque non dovrebbero far riferimento a versioni differenti del provvedimento, parlano del casco per i ragazzi under 14. Il primo dice che è obbligatorio mentre il secondo dice che questo obbligo è stato rimosso in sede di approvazione definitiva.

Non sono d’aiuto neppure i siti governativi, cercando sul sito del MIT (che non è il MIT di Boston e neppure l’ex Ministero per l’Innovazione Tecnologica bensì il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la gloria del riciclaggio pure degli acronimi) nella sezione normativa cercando Codice della Strada il risultato più attuale è del 1998. Utilissimo.

Non manca invece il bel comunicato stampa in merito all’approvazione definitiva del Senato.

Passando dal sito del Senato sono stato rediretto sul portale Normattiva (la doppia T non è un refuso) dove in evidenza c’è effettivamente il nuovo Codice della Strada (e scopro che è la Legge 120 del 29/07/2010), ma non il testo del provvedimento se non dopo una lunga ricerca. La ricerca mi porta sempre all’interno del medesimo portale al testo della legge che risulta ad oggi non ancora vigente con buona pace di tutto ciò che ci hanno detto i giornali e le TV.

Entrerà in vigore il 13 Agosto prossimo, basta dire che vogliamo leggere il testo a partire da quella data et voilà ecco il testo completo della legge.

Però anche questa versione è abbastanza incomprensibile, meglio prendere il Codice della Strada come sarà effettivamente dopo le modifiche apportate dalla legge 120 ovvero da quando entrerà in vigore il 13 Agosto prossimo:

Art. 171.
Uso del casco protettivo per gli utenti di veicoli a due ruote

1. Durante la marcia, ai conducenti e agli eventuali passeggeri di
ciclomotori e motoveicoli e’ fatto obbligo di indossare e di tenere
regolarmente allacciato un casco protettivo conforme ai tipi
omologati, ((in conformita’ con i regolamenti emanati dall’Ufficio
europeo per le Nazioni Unite – Commissione economica per l’Europa e
con la normativa comunitaria))
.((80))
1-bis. Sono esenti dall’obbligo di cui al comma 1 i conducenti e i
passeggeri:
a) di ciclomotori e motoveicoli a tre o a quattro ruote dotati di
carrozzeria chiusa;
b) di ciclomotori e motocicli a due o a tre ruote dotati di
cellula di sicurezza a prova di crash, nonche’ di sistemi di ritenuta
e di dispositivi atti a garantire l’utilizzo del veicolo in
condizioni di sicurezza, secondo le disposizioni del regolamento.
(27)
2. Chiunque viola le presenti norme e’ soggetto alla sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 68,25 a euro
275,10. Quando il mancato uso del casco riguarda un minore
trasportato, della violazione risponde il conducente.
3. Alla sanzione pecuniaria amministrativa prevista dal comma 2
consegue il fermo amministrativo del veicolo per sessanta giorni ai
sensi del capo I, sezione II, del titolo VI. Quando, nel corso di un
biennio, con un ciclomotore o un motociclo sia stata commessa, per
almeno due volte, una delle violazioni previste dal comma 1, il fermo
del veicolo e’ disposto per novanta giorni. La custodia del veicolo
e’ affidata al proprietario dello stesso.
4. Chiunque importa o produce per la commercializzazione sul
territorio nazionale e chi commercializza caschi protettivi per
motocicli, motocarrozzette o ciclomotori di tipo non omologato e
soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
lire unmilione a lire quattromilioni.
5. I caschi di cui al comma 4, ancorche’ utilizzati, sono soggetti
al sequestro ed alla relativa confisca, ai sensi delle norme di cui
al capo I, sezione II, del titolo VI.
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AGGIORNAMENTO (27)
La L. 7 dicembre 1999, n. 472 ha disposto (con l’art. 33, comma 2)
che “Le disposizioni di cui all’articolo 171 del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, modificate dal presente articolo, entrano in
vigore a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla data di
entrata in vigore della presente legge”.
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AGGIORNAMENTO (80)
La L. 29 luglio 2010, n. 120 ha disposto (con l’art. 28, comma 2)
che “Le disposizioni del comma 1 dell’articolo 171 del decreto
legislativo n. 285 del 1992, come da ultimo modificato dal comma 1
del presente articolo, si applicano a decorrere dal sessantesimo
giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente
legge”.

Dunque nulla al riguardo dei caschi per chi va in bicicletta a nessuna età.

Non sarebbe molto meglio per lo stato informare correttamente e richiedere ai mezzi di comunicazione di massa altrettanta corretta informazione?

Qui non si tratta di obbligo di rettifica entro 48 ore di informazioni non corrette, qui si tratta di dare un’informazione corretta ai cittadini per evitare che commettano violazioni della legge o che al contrario siano soggetti a spese non indispensabili.

Sono l’unico che ha avuto questi dubbi?

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Faccio un esempio. Se un eBook viene venduto a 10 euro, il 20% va subito all’ufficio Iva. Da 10 passiamo a 8. Da cui si deve detrarre il 30% , ovvero 2,4 euro, per spese e sconti  ai distributori di rete. Restano 5, 6 euro. Ovvero, la cifra su cui viene applicata la royalty proposta. All’autore, dunque, arrivano 1,4 euro lordi a download.. Se ne deduce che tutti guadagnerebbero molto più dell’autore: senza il quale non ci sarebbe l’eBook, perché bene o male la sostanza dell’ intero business è data dall’opera letteraria. In un accordo serio, l’autore dovrebbe prendere il cinquanta per cento e suddividere i proventi netti con l’editore. Altrimenti, bisognerebbe mettere in copertina il nome del maggior beneficiario dell’operazione, e scrivere che il romanzo in questione è firmato da Carlo Lucarelli e dall’Ufficio Iva”.

via Kataweb.it – Blog – Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » DIRITTI E DOVERI DIGITALI. (via)

Se lo scopo di questa affermazione è di chiarire il principio iniziamo subito nel modo sbagliato.

Se il prezzo finale di un prodotto che sconta l’IVA ordinaria del 20% è di 10 euro avremo 8,33 euro di imponibile e 1,67 di IVA. Si deve fare lo scorporo dell’IVA, non scontarla.

Al passaggio successivo abbiamo gli “oneri di distribuzione”, qui il 30% è ottimistico (diciamo che è il costo minimo dal momento che si potrebbe arrivare anche al 40% vendendo tramite IBS o BOL).

Pur non essendo evidenziato dal testo qui sopra si decuce che all’autore va il 25% del prezzo del libro al netto degli oneri di distribuzione. Strano che pur essendo gli oneri inferiori alla distribuzione cartacea, la quota per l’autore sia calcolata sul valore netto degli oneri di distribuzione e non sul prezzo di copertina come molto spesso si fa per l’edizione cartacea.

Comunque ricapitolando sul prezzo di copertina di 10 Euro e mettendo in scalare IVA, distribuzione, autore, editore abbiamo:

  • 1,67 euro per lo Stato;
  • 2,50 euro per la distribuzione (grossomodo 0,42 per il sistema e 2,08 per la libreria);
  • 1,46 per l’autore;
  • 4,37 per l’editore.

Come è possibile dire che l’Ufficio IVA sia il maggior beneficiario dell’operazione quando sia la libreria che l’editore prendono di più?

Io sono piuttosto per l’utilizzo di un sistema trasparente per l’autore: l’importo del diritto d’autore non sia più basato su una percentuale del prezzo di copertina (o sul prezzo al netto degli oneri di distribuzione) ma fisso per ogni copia venduta con qualunque canale.

Per l’autore che si tratti di libro cartaceo, elettronico, audioCD non cambia assolutamente nulla, perché i diritti dovrebbero essere differenziati? La differenza di prezzo al pubblico è data dal costo differente per l’editore e per la rete distributiva, dunque la differenza di prezzo di copertina dovrebbe derivare solo da questo e non dal compenso all’autore.

Voi cosa ne pensate?

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Egregio,

So che non lo conoscete personalmente, tuttavia io voglia che lo aiutavate dopo lettura della mia posta. Tengo a metterli al corrente che lavoro in una banca qui in Costa d’Avorio come Direttore del Servizio dei Trasferimenti, fuoco Sig.ra. Lany Johnson aveva depositato la somma di $3.500.000 alla nostra banca prima che sia morta e da quando è morta nessuno non è venuto per i reclami di questi fondi. Vorrei dopo lettura della mia posta che la contattavate affinché possa fornirvi le precisazioni complete sul modo in cui i fondi saranno trasferiti nel vostro conto bancario senza alcuno problema.

Per la vostra informazione questa transazione è al 100% senza rischio. Per il vostro aiuto vi darò il 30% di questi fondi.

Grazie e che Dio voi benedica.

Io voi pregati di autorizzare l’espressione delle mie sensazioni più distinte.

Sig. CAMARA MOHAMED

Volete scriverlo sulla mia posta elettronica personale: mcamara057@yahoo.fr
20/07/2010
05:06

No, davvero, c’è chi pensa veramente che da uno sconosciuto (peraltro mancata conoscenza reciproca, perché uno sconosciuto dovrebbe affidarsi a voi per recuperare 2,45 milioni di dollari?) che non parla neppure in italiano possa ottenere gratuitamente 10,5 milioni di dollari?

Davvero ci sono persone a cui non viene nessun dubbio e si fanno sfilare come nulla tali cifre?

A questo livello mi sempra una tassa sulla stupidità umana, l’unico rammarico è che non vada a ridurre il debito pubblico ma ad arricchire uno sconosciuto truffatore chissà dove nel mondo.

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Ecco, insomma, essendo un tema di italiano preferisco usare l’acronimo nella nostra lingua: OVNI.

Ecco OVNI sembra quasi ovini.

Dunque alla fine so bene che gli asini non volano (altrimenti avremmo le ali) però ho capito che lo spazio è pieno di bianche pecore volanti, altrimenti cosa sarebbero le nuvole?

Volevo far notare alla commissione che se anche la traccia del ministero contiene un refuso allora chi correggerà questo operato potrà comunque avere maggiore clemenza.

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