S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Evoluzione dell’e-commerce.

Martedì sarò a Milano per la prima volta all’incontro promosso da Casaleggio (gli anni scorsi non sono mai riuscito ad esserci anche per i motivi esposti sotto).

Quindi per la prima volta riesco ad andare (e tornare) a Milano ad orari umani, ovvero quegli strani orari che permettono di prendere un treno per fare il viaggio sia all’andata che al ritorno con il treno, cosa che non mi succedeva da tempo.

Così a distanza di un anno dallo scorso evento riprovo a fare tutti i passaggi e con mio sommo stupore tutto è filato liscio, benedetta la concorrenza di .italo che sta per partire!

Nello specifico sull’iPad avevo già installato l’App ProntoTreno, ottima per fare la ricerca dei treni (un po’ meno per prenotarli, non mi fa prenotare i regionali per e da Bologna).

Trovato i treni giusti sono andato avanti per la prenotazione però non ricordavo le credenziali di accesso.

Nessun problema, è bastato un tweet

@ come recupero le credenziali di accesso al sito per la prenotazione di un frecciarossa?
@scardovi
Stefano Scardovi

con una rapida riposta

@ ciao, per recuperare la tua psw puoi inserire qui la tua email http://t.co/3sxxbFL3
@LeFrecce
LeFrecce

per avere una mail con le credenziali (ok, la prassi di mandare username e password in chiaro nella medesima mail è sconsiderata ma efficace).

Inserite le credenziali ho proceduto nell’ordine, ho inserito i dati della carta di credito e nella mail è arrivata la conferma della prenotazione che sostituisce anche il biglietto da stampare o da ritirare chissà dove. Altri due click ed i treni erano anche registrati nella mia agenda con orario, carrozza, posto e codice da dare al controllore.

Direi che dall’anno scorso è stato fatto un notevole balzo in avanti, per questa volta complimenti a Trenitalia.

Se qualcuno a Milano è libero martedì 17 dalle 15 alle 18.20 in centro (fra la CCIAA e la stazione centrale) mi faccia sapere che ci incontriamo per due chiacchiere, sull’e.commerce o su altro.

Coca Colla ha sbagliato.

Si fa un gran parlare del caso CocaCola vs. CocaColla (nessun link, chi è interessato cerca i due siti).

Oggetto del contendere è il nome a dominio del blog che sarebbe un po’ troppo somigliante al nome della bibita più famosa al mondo.

Il problema però non è a malapena blog contro bibita ma il fatto che la bibita abbia un marchio che è valutato quasi 74 miliardi di $ piazzandosi al sesto posto nei marchi più famosi al mondo.

Il problema è anche che pur non somigliandosi graficamente i loghi, pur non essendo in concorrenza i prodotti, i nomi a dominio sono molto simili, ad un errore di digitazione di distanza.

Ora il piccolo blog Coca Colla cerca solidarietà per non dover chiudere per causa della multinazionale americana gigante e cattiva, non la troverà qui.

Non la troverà non perché io sia filo-multinazionali americane giganti e cattive ma perché il nome che ha dato al suo blog Coca Colla è assolutamente un evidente gioco fatto sul nome del colosso. La sua notorietà, la sua facilità di memorizzazione derivano senza ombra di dubbio dalla conoscenza da parte del grande pubblico del marchio della bibita più famosa del mondo.

E non venite neppure a dirmi che non capisco la situazione, che bisogna trovarcisi per sapere cosa succede. Tanti anni fa, un sabato mattina, nella posta c’era una raccomandata che mi contestava il nome a dominio usato per lavoro, dopo 5 anni che lo usavo per lavoro. Probabilmente in tribunale avrei avuto tutti i diritti, ma ho preferito rinunciare a quel dominio (mettendo una pagina con i link al mio nuovo ed all’URL inattivo dell’accusatore) ripartendo da capo e registrando con cura il marchio. Ora quel dominio non esiste più, quel marchio non so che fine abbia fatto ma non importa, avevo sbagliato a registrare un dominio senza prima assicurarmi che fosse un nome “sicuro”. Coca Colla sapeva benissimo che il suo non era un nome sicuro e l’ha registrato assumendosi tutti i rischi, compreso quello di perdere tutta la visibilità raggiunta.

La mia conclusione è “Chi è causa del suo mal…”. E la vostra?

Lo stato dell’arte dell’e.commerce.

Domani presso la Camera di Commercio di Milano si terrà l’annuale incontro organizzato da Casaleggio per parlare di commercio elettronico.

Quest’anno avevo deciso di andare e di andare in treno con il fiammante freccia rossa.

L’esperienza è stata tragica, al primo tentativo di acquisto ho scoperto che non ho mai attivato il Verified by Visa (un’assurdità che si trascina da parecchi anni) sulla mia carta aziendale, ordine buttato.

Entro nel portale titolari di CartaSì per attivarlo, malgrado abbia inserito le mie credenziali non vedo alcun modo per attivare il sistema. Sono costretto a chiamare un numero a tariffazione speciale per chiedere informazioni.

Di fatto l’amministratore della carta non può attivare la funzione, la deve fare il titolare della carta (in questo caso sempre io) dopo essere stato inserito fra gli autorizzati ad operare. Creo il mio profilo individuale. Visto che non c’è il logout chiudo la tab di CartaSì e ne apro una nuova.cartasi Sorpresa! Non mi fa entrare, probabilmente un cookie si appende dove non deve ed il sito va in un magnifico errore. Di fatto devi chiudere tutto il browser e riaprirlo (azzerando anche tutti gli altri tab aperti) per entrare con le credenziali dell’utente anziché dell’amministratore.

Dopo un po’ di menu poco intuitivi riesci ad abilitare il Verified by Visa (o 3D secure, i nomi vengono spesso intercambiati per far risultare la cosa più semplice all’utente normale).

Torno sul sito de lefrecce per prenotare finalmente il mio treno (obbligo di registrazione se vuoi anche la fattura dei biglietti) e prima fai il login e poi l’ordine perché in senso opposto (che pare dovrebbe essere fattibile) mi ha azzerato le selezioni.

lefrecceComunque all’ennesima prova arrivo al momento del pagamento, subito prima di mettere i dati della carta e l’agognata password del Verified by Visa e… sorpresa!

Mi dispiace tanto, ma domani penso che mi risparmierò il costo e la fatica del viaggio e rimarrò nella mia aziendina a fare del mio meglio (sapendo che sono ben lontano dall’ottimizzazione) che comunque due grossi operatori istituzionali non sono riusciti a mettere in piedi.

Chissà, magari da qui all’edizione 2012 riuscirò a prenotare un biglietto per un treno o forse andrò appena il teletrasporto sarà funzionante, sperando che venga gestito da un’azienda attenta ai dettagli, non vorrei essere lasciato in qualche non luogo perché ho dimenticato di inserire una password.

Marketing perfetto.

Compito: realizzare un biglietto da visita per una ditta che produce piumino d’oca per abbigliamento e arredo casa.

Svolgimento:

Gioco dell'oca portatile.

Una tabellina pieghevole del gioco dell’oca (che quindi richiama al meglio il core business) con segnalibro smontabile per avere il dado e i segnaposto.

Davvero un vivo complimento a Minardi Piume per l’idea, se lo proprio meritato questo link.

Il grande errore di Barnes&Noble.

Per chi non lo sapesse Barnes&Noble è la più grande catena di librerie degli Stati Uniti nonché il secondo store di libri online dopo Amazon.

Per dire, nel raggio di 50 miglia da New York ci sono 58 librerie Barnes&Noble mica bruscolini come Mondadori o Feltrinelli.

Pare ora che BN sia intenzionata a vendere tutte le librerie per concentrarsi sulla sola attività online.

Secondo me questo è l’errore più madornale che possano fare.

Mica che io abbia la pretesa di far cambiare idea ad un colosso del genere, né certamente ho sfogliato accuratamente i loro bilanci. Mi sono limitato, al contrario, a guardarmi attorno.

Fateci un po’ caso. Quanti videonoleggi sono nati 10-15 anni fa? Sembrava fosse il lavoro del futuro, come se tutto ciò che c’era stato fino a pochi anni prima fosse da buttare. Oggi quanti videonoleggi esistono ancora? Anche Blockbuster è in crisi.

I film ormai si “consumano” senza supporto fisico.

Pare quasi un controsenso rispetto a quanto ho appena detto ma pensiamo all’età del libro ed all’età dell’home video.

Pensiamo a come vengono usufruiti i contenuti di libri e di video, nel secondo siamo già abituati ad utilizzare un contenuto “mediato” da uno schermo e non tangibile.

Tornando al discorso di partenza le soluzioni sono banalmente due.

Se BN ha ragione a vendere la catena di librerie i potenziali acquirenti sono in possesso delle medesime informazioni, sanno cioè che si apprestano a comprare una serie di grandi scatoloni di cemento pieni di carta che fra poco varrà né più né meno il prezzo (decrescente) da macero.

Al contrario se ho ragione io BN sta solo facendo cassetto, perdendo però nella sinergia che più potrebbe fruttargli sul concorrente forte nell’online ma sprovvisto di brick and mortar anche nel settore della vendita degli e.book.

Pensate a come sarebbe poter entrare in un bel negozio BN e, allo stesso modo di come si consultano i libri sullo scaffale, poter sfruttare il proprio nook (e.reader proprietario della catena BN) per sfogliare liberamente i libri nello scaffale digitale, sul divanetto magari sorseggiando un caffè. Alla fine della pausa si ripongono i libri che non ci interessano e si trattengono quelli che si intende acquistare. Si va alla cassa e si pagano i soli testi desiderati.

La miglior esperienza d’acquisto tradizionale con la miglior tecnologia disponibile per portare sempre con sé i propri libri preferiti.

Una sinergia che con la cessione dei punti vendita non sarebbe più implementabile.

Per assurdo ritengo che Bezos sarebbe il miglior potenziale cliente per l’acquisto della catena BN proprio per i motivi qui sopra (ovviamente sostituendo il nook con il Kindle), se fossi in lui avrei solo un dubbio sull’eccessiva liquidità che si fornisce al concorrente.

Non moriranno le librerie i negozi che sapranno approfittare del proprio vantaggio competitivo nell’esperienza di acquisto tradizionale se al contempo saranno in grado di offrire vantaggi competitivi.

Per aumentare il valore delle azioni di un’azienda (ammesso che sia indispensabile) meglio un buon investimento che una pessima liquidazione. Nel primo caso si attirano investitori convinti del progetto, nel secondo solo speculatori pronti ad abbandonarti al primo cambio di vento.

Voi cosa ne pensate?

Rispondete al telefono sempre con la massima concentrazione.

In alternativa: Collegare il cervello prima di alzare la cornetta.

È un titolo un po’ lungo, ma penso che lo attaccherò a tutte le cornette dell’azienda e di casa.

Ieri: mi telefona un commerciale* Telecom Italia per informarmi che la settimana prossima avrei ricevuto gratuitamente un computer portatile per due settimane senza alcun impegno. Se non fossi stato ben pronto a stopparlo mi avrebbe fatto sottoscrivere un contratto di non so quanti mesi (non l’ho trovato sul sito) al quale avrei dovuto dare disdetta in modalità originali (su questo i legali delle grandi aziende sono molto fantasiosi) o magari con la banale raccomandata A.R. e spedizione a mio carico del reso.

Oggi: mi telefona un’operatrice di 1240 Seat per chiedere conferma dei miei dati anagrafici. Le rispondo che sono correttissimi quelli che hanno già in base ai miei contatti recenti con il loro commerciale. È a questo punto che esce il motivo reale della chiamata: vendermi servizi aggiuntivi. Se avessi accettato di ripetere i dati mi sarei trovato con un’ulteriore fattura da pagare.

Vi è mai capitata una telefonata in cui chiedessero solo di confermare la Partita IVA? Occhio che non arrivi una fattura sconosciuta.

Oramai ho implementato un sistema di filtri mentali su più livelli:

  1. Numero in rubrica: livello minimo, sono persone note e fidate
  2. Numero locale: livello basso, si tratta perlopiù di clienti
  3. Numero cellulare: livello basso, difficilmente i piazzisti usano un cellulare
  4. Numero fisso: livello medio, possono essere clienti o fornitori, qualche volta anche piazzisti come una venditrice di vino proprio oggi
  5. Numero nascosto: livello massimo, salvo ridurlo quando si identificano come clienti o fornitori (ma perché lo nascondono?). Spesso e volentieri pochi istanti di disattenzione possono portare a perdite di tempo immani per contestare fatture per prodotti o servizi non volontariamente richiesti.

Piuttosto che rispondere sovrappensiero piuttosto lasciate la cornetta dove sta. Se non avete tempo dite subito che richiamino in un altro momento. Non rispondete mai alle domande dell’operatore di turno facendo un altro lavoro.

* Sono ben cosciente del fatto che con ogni probabilità non si tratta di dipendenti diretti ma più probabilmente operatori a cottimo di rivenditori a cottimo dell’azienda.

Orecchi aperti.

Mi ha chiamato in questo istante una operatrice di pagine.it dal numero 0585 230*** (al posto di *** togli ai giorni di un anno non bisestile 7 settimane e poi ancora un giorno*) chiedendomi di verificare i dati fiscali per l’emissione di una fattura.

Io non avendo nulla a che spartire con questa società già molto nota ho gentilmente declinato l’invito alla fornitura dei dati e l’impiegata ha cortesemente abbozzato.

Pertanto orecchi ben aperti prima di alzare la cornetta e verifica se effettivamente certe aziende devono emettere fattura nei vostri confronti. Istruite anche tutti i collaboratori che poi contestare un documento fiscale è più difficile che impedirgli di emetterlo.

* = 365 – 49 – 1 = 315

Autoletturisti.

Enelgas, fornitore nel mercato libero del gas con cui ho il contratto sia in azienda che a casa, ha pensato bene di realizzare una soluzione diversa dalla classica lettura (che peraltro pensavo competesse al proprietario del contatore/fornitore materiale del gas) a domicilio e l’autolettura volontaria dell’utente. Anche perché quando l’ho fatta l’autolettura volontaria me l’hanno brutalmente bocciata.

Detto tutto questo vengo al dunque.

Giovedì mi chima un’operatrice di EnelGas chiedendomi la lettura del contatore di casa, come se fossi superman che riesco a leggere dei numeri alti 1 centimetro dentro una cassetta di metallo a 2 kilometri di distanza. Così la invito a richiamare l’indomani ripromettendomi di fare la lettura ed annotarmela.

Ovviamente venerdì mi ero già dimenticato tutto, poco importa, richiameranno altrimenti vengono loro a leggersi i contatori. Quindi assicurando che la lettura sarebbe stata fatta nel fine settimana chiedo che chiamino lunedì (oggi).

La lettura viene fatta venerdì sera, sabato mattina chiamano per chiedere la lettura, ed in aggiunta vogliono sapere anche numero di matricola del contatore e numero del contratto (tutte cose non chieste in precedenza). E tutto questa volta per l’azienda!

Oggi chiamano, verifico l’indirizzo, è per quello di casa. Aiuto! Do la lettura, non il resto perché non ho recuperato anche quei dati da casa.

Richiamano, è per quello qui, fornisco i dati e via. Svelato l’arcano, avevano bisogno di entrambe le letture.

Ho concluso che la prossima volta mandano i loro omarini a leggere il contatore, poi quando ne ho voglia controllo io che operino bene e se proprio sono in vena fornisco io la lettura quando lo ritengo comodo io e non quando ritengono di rompere le scatole loro.

Tiro alla fune.

Andrea propone per Alitalia un azionariato popolare.

Dopo il naufragio definitivo dell’accordo con Air France-KLM a causa dell’intransigenza dei sindacati che per salvare 2000 posti di lavoro ne stanno buttando alle ortiche decine di migliaia l’unica alternativa è che qualche (o tanti) italiani di buona volontà provino a prenderla in mano.

Dunque se gli imprenditori bresciani a loro tempo si comprarono Telecom non vedo perché non dovrebbero poter fare una cordata per comprarsi pure Alitalia.

In effetti una cordata è proprio quello che ci vuole, perché appena dopo l’acquisto dovranno iniziare il tiro alla fune con i sindacati che lottano, più o meno volontariamente, per il fallimento.

Ci pensiamo dopodomani.

Veltroni dixit:

io mi prendo qui, davanti a voi, un impegno: un’impresa in un giorno, perchè la mia ossessione è quella di fare di questo Paese un Paese semplice.

Ha ragione Capezzone quando dice che questo era già nel suo programma.

Veltroni dice che per poter aprire l’azienda basta rispettare la 626 ed io giorno dopo iniziare l’attività.

Quindi è da intendere che io posso attivare l’attività violando:

  • le norme ambientali? (Attualmente per poter iniziare è necessario presentare l’autorizzazione allo scarico in fognatura, dopo potrò buttare tutto dove voglio)
  • le norme urbanistiche? (Attualmente c’è bisogno di presentare l’agibilità e la destinazione d’uso, dopo potrò aprire qualunque cosa in qualunque posto)
  • le norme antimafia? (Apro riciclando denaro sporco, poi ci penseremo)
  • la tutela dei consumatori? (apro, vendo porcherie e chiudo prima che i clienti inizino a chiedere la riparazione in garanzia tanto in un giorno apro un’altra azienda e ricomincio da capo)

Un mese, come prevede la normativa attuale, è certamente troppo soprattutto se un’azienda già esistente (dunque già in regola con l’antimafia) si trasferisce in un locale già a norma (dunque già in regola con norme ambientali ed urbanistiche). Ma attenzione a diventare troppo frettolosi perché si passa all’estremo opposto.

Ma forse in politichese Veltroni diceva che si può far nascere l’azienda in un giorno (cosa che peraltro è fattibile anche oggi) ma renderla operativa è un altro discorso, per quello continueranno a servire mesi e mesi. E chi non mi crede provi ad ottenere un certificato prevenzione incendi per capire cosa intendo. Anche mio cugino (con una sola G) non mi credeva e l’ha sperimentato sulla sua pelle.

Ecco Uolter, spiega bene cosa intenti per "un’impresa in un giorno". E spiega anche come intendi assicurare non solo i lavoratori soggetti alla 626 ma anche tutte le altre persone. Anche perché è facile lavorare di autodichiarazioni salvo poi omettere i controlli ed accusare le azienda di mancata autorizzazione in caso di incidente.