S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Fourteen Days.

Scusate la parafrasi numerica del titolo di un film, ma quanto accaduto nelle ultime due settimane di scuola è qualcosa di analogo, anche se molto più in piccolo, dal punto di vista dello stress.

Questa è la mia narrazione dei fatti, ognuna delle centinaia di persone coinvolte potrebbe raccontarli in un modo diverso, questo è il mio e quelle espresse qui sono mie personali opinioni. Non è mia intenzione offendere nessuno con le mie opinioni. Ometto il nome dei protagonisti anche se chiunque conosca la vicenda potrà facilmente identificarli.

La storia vissuta da me è iniziata venerdì 21 maggio, poco prima dell’ora di pranzo ricevo una telefonata dalla scuola che mi comunica che alcuni genitori di Faenza sono lì per invitarci ad un incontro per la sera perché pare che le classi prime del tempo musicale siano state soppresse dall’organico di diritto. All’improvviso si apre la porta di un universo pararello, una sorta di sliding door (giusto per citare un secondo film) dove i programmi già impegnativi di fine anno scolastico si ritrovano stravolti con impegni aggiunti, tolti, spostati, stravolti.

La sera la riunione è più che partecipata e la sala parrocchiale straripa, a dimostrazione (se ce ne fosse stato bisogno) che il corso musicale non è un’elite come qualcuno vorrebbe far credere ma qualcosa di sentito e partecipato dalle famiglie.

Mentre i faentini erano già pronti e partiti la sera stessa, a mio parere forse con anche troppo impeto, noi lughesi abbiamo avuto bisogno di qualche momento in più di rodaggio e affinamento. Meno male che abbiamo avuto la direttrice del coro ad unire in modo armonioso le voci di tutti. In ogni caso il pomeriggio successivo, sabato 22, con lo spettacolo alla Chiesa del Ghetto è partita la raccolta di firme che alla fine saranno circa 1200.

Lunedì 24 alla sera ero alla riunione per i presidenti dei consigli d’istituto mentre i dirigenti delle scuole con indirizzo musicale erano all’USP la mattina senza peraltro avere nessuna risposta che facesse intravvedere una soluzione.

Così la sera dopo, quella di martedì 25 è stata fatta una riunione nell’aula magna della scuola (da ricordare che comunque sono stati i genitori a portare avanti principalmente il discorso). Qui sono stati chiariti per tutti termini che in pochi conoscevano. Voi tutti sapete la differenza fra organico di diritto ed organico di fatto? Bene, qualunque genitore di studenti e futuri tali del corso musicale ora lo sa. Mi avevano chiamato anche al tavolo istituzionale, fortunatamente sono riuscito ad evitare figuracce, avete presente “meglio tacere…”

Continui scambi di informazioni con telefono e soprattutto tramite mail sono continuati nei giorni successivi fino alla riunione successiva a Faenza di venerdì 28 dove non sono andato perché c’era la cena di classe. Sì, alla fine dei conti per il bene dei ragazzi (ed anche mia) che stavano soffrendo per questa situazione sia direttamente sia tramite la palpabile senzazione di tensione che si respirava, era meglio andare a mangiare una pizza.

Circolano voci sempre poco rassicuranti, seppur con qualche speranza in più, anche nei saggi di fine anno di lunedì 31 e di martedì 1 giugno.

Ottenuto un appuntamento per il 4 giugno (poi rivelatosi fantasma) all’USP si decide di incontrarci il pomeriggio di mercoledì 2, malgrado la bella giornata festiva eravamo comunque discretamente numerosi, per fare il punto della situazione. Di carne al fuoco ce n’era molta, soprattutto a Faenza ed anche in parte a Ravenna. Lugo (accusata da una parte ed apprezzata dall’altra) era ancora molto pacata. Qualcuno l’ha definito immobilismo, io l’ho definita fermezza. Perché non c’è un solo modo di essere fermi. Si prospettava anche un ingestibile concerto estemporaneo da fare tutte e tre le scuole insieme in piazza a Ravenna la sera del 7 giugno. Anche qui io ho proposto e l’assemblea accettato che la nostra partecipazione fosse soggetta al fatto che si trattasse solo di musica, perché già dall’una e dall’altra parte politica si giocava a scaricabarile per il taglio. E non mi andava che i nostri (o perlomeno i miei) figli fossero sfruttati per questo. Dunque Lugo avrebbe partecipato al concerto con il vincolo che nessuno parlasse dal palco e che nessuno stricione parlasse di persone, nella fattispecie del direttore dell’USP che aveva disposto la soppressione del corso contrariamente a quanto stabilito dalla circolare ministeriale.

Giovedì 3 aspettavamo in trepidante attesa le notizie da Faenza che doveva avere una risposta dall’USP, risposta che non è arrivata.

Così venerdì 4 alle 10.30, un po’ titubanti, ci presentiamo in 8 genitori di Lugo al provveditorato per l’appuntamento e per consegnare le circa 1200 firme raccolte. Con grande sorpresa nostra e della dirigente non c’è traccia del nostro appuntamento. Ci accoglie comunque in modo abbastanza freddo e frettoloso. Però arriva la risposta tanto sperata il corso musicale ci sarà!

Sono state due lunghe settimane, estenuanti, ma sono state anche entusiasmanti perché ci hanno dimostrato che di fronte alla possibilità di perdere questo valore siamo riusciti per una volta a coalizzarci, a mettere da parte il nostro quieto vivere, le nostre comodità, le nostre posizioni per allearci ed uniti andare alla ricerca di una soluzione positiva.

C’è stato chi ha avuto il sospetto che il nostro (di genitori delle tre scuole) fosse un ruolo da utile idiota, al fine di ripristinare assieme ai corsi musicali regolarmente normati anche il tempo prolungato che invece sarebbe stato cassato del tutto.

Penso di poter chiudere qui questa lunga pagina di diario (se qualche produttore cinematografico volesse farne un film può contattarmi, i diritti di sfruttamento economico li cederei alla scuola per potenziare il corso musicale) riservando i commenti per altre coprotagonisti ad un altro post più sedimentato.

Non privateci della MUSICA!

Non privateci della MUSICA!

Noi ragazzi, per tutti questi anni, siamo cresciuti con il conforto della musica. Ed ora qualcuno, dall’alto, senza preavviso taglia non gli sprechi, ma la parte migliore della scuola. Da 20 anni la scuola media Gherardi offre ai suoi alunni la possibilità dei corsi musicali, che ci permettono di stare insieme e di divertirci imparando. Facciamo in modo che questa esperienza non finisca!

FACCIAMOCI SENTIRE!

Gli alunni del corso musicale

Questo è l’appello scritto dagli studenti del corso ad inidirizzo musicale della scuola Gherardi. Un corso che consente a ragazzi e famiglie di studiare musica ad un buon livello senza spendere una fortuna in lezioni private.

Succede però che un’erronea interpretazione di una circolare ministeriale produce la soppressione del corso in tutta la provincia di Ravenna. Oltre alla Gherardi di Lugo vittime sono anche la Carchidio Strocchi di Faenza, la Damiano Novello e la San Biagio di Ravenna. Le prime tre scuole hanno corsi musicali da oltre 20 anni, da prima che ci fosse la normativa che trasformava il corso da sperimentale ad effettivo.

Tutte le scuole coinvolte si stanno muovendo ed anche le tre amministrazioni locali (come riferito anche dall’Assessore all’Istruzione di Lugo nell’incontro di ieri sera). Sono tanti anche i cittadini che sostengono questa battaglia per salvare dal taglio non ciò che in tempi di tagli generalizzati era finito sotto la scure, bensì ciò che in uno sprazzo di lucidità l’amministrazione centrale aveva voluto preservare e che la burocrazia periferica sta operando per sopprimere in un impeto di risparmio. Che poi non si capisce dove possa essere il risparmio a pagare lo stipendio ad insegnanti di ruolo (che quindi non rimarrebbero a casa) senza fargli insegnare la loro materia e mandando in rovina gli strumenti e le attrezzature di proprietà della scuola.

Le modalità scelte dalle singole scuole (o meglio dai comitati di genitori, visto che le istituzioni scolastiche non possono manifestare direttamente anche in base ad una circolare regionale riservata) sono le più varie, oggi pomeriggio a Faenza ci sarà una manifestazione seguita da un concerto in piazza per dirne una. Però tutti si sono mobilitati sulla raccolta di firme su documenti analoghi redatti dai singoli comitati.

A Lugo le firme vengono raccolte presso la scuola tutti i giorni fino a sabato (che poi saranno inviate a chi di dovere) ed anche questa mattina (mercoledì 26) al mercato in un banchetto sotto al pavaglione presso la pasticceria Santina. Chi andasse presso la scuola si accorgerebbe anche di tutta la mobilitazione spontanea degli studenti stessi che hanno preparato anche il volantino riportato qui sopra oltre ad una lunga serie di striscioni e cartelloni.

È evidente che il taglio al corso musicale non ha avuto gli effetti di tutti gli altri tagli alle spese, passati un po’ inosservati dalle famiglie mentre ben conosciuti da chi la scuola la gestisce. La perdita in questo caso non sarebbe solo economica, sarebbe culturale ed identitaria, perché l’orchestra unisce è più di una squadra e chi ha ascoltato almeno una volta l’orchestra di uno di questi corsi musicali lo sa bene.

Il 4 giugno al teatro Rossini di Lugo ci sarà il concerto di fine anno della scuola, per chi non conosce questa realtà è un’opportunità unica, forse l’ultima, per capire di cosa stiamo parlando.

Facciamoci sentire! concludevano i ragazzi nel loro appello, ma la loro affermazione non è violenta, è un invito a sentire la loro musica per rendersi conto del valore del loro corso. Valore per le centinaia di ragazzi che l’hanno seguito, per i compagni delle altre sezioni senza indirizzo musicale e per tutta la collettività.

Salviamo la musica.

Questo è il comunicato stampa relativo all’incontro di questa sera alle 20.45 presso la scuola media Gherardi di Lugo (dove sono Presidente del Consiglio d’Istituto) per salvare il corso ad indirizzo musicale al momento soppresso dall’Ufficio Scolastico Provinciale.

I Genitori, i ragazzi, i docenti della Scuola  Gherardi

indignati, arrabbiati e profondamente delusi

apprendono che l’Ufficio scolastico Provinciale ha deciso di non autorizzare nell’organico di diritto A.S. 2010-2011 la classe prima ad  orientamento musicale alla Gherardi e alle altre tre scuole della Provincia (Damiano Novello- S.Biagio Ravenna e Carchidio Strocchi Faenza).

Ciò non significa solamente che il Corso Musicale andrà ad esaurimento e che due nostri Docenti di strumento sono stati già dichiarati perdenti posto, ma che tutto l’impegno, la passione profusi in questi anni  e che hanno dato valore e unicità alla  Offerta formativa della nostra Scuola andranno perduti.

Chi conosce la Gherardi sa che nelle aule si studia e si respira musica; chi passa nelle vicinanze è avvolto dalle armonie degli strumenti e dell’orchestra  dei nostri ragazzi  che vivono con entusiasmo la magia del suonare “ insieme”. Tutti parlano e scrivono dell’importanza pedagogica, sociale ed emozionale della musica : perché solo a Ravenna si distrugge un patrimonio così prezioso?

Scrivendo queste righe siamo presi dalla commozione e dai ricordi di tanti concerti, saggi, giornate della musica, serate al Rossini, ma non possiamo arrenderci : dobbiamo difendere quello che la Legge con un Decreto Ministeriale ha autorizzato e che i tagli alla scuola pubblica non possono toccare.

Invitiamo tutti i Cittadini di Lugo a sostenere una risorsa della Scuola e della Città.

Lugo, 21 Maggio 2010.

L’appuntamento è per questa sera, 25 maggio, alle ore 20.45 presso la scuola stessa per l’incontro con il Dirigente Scolastico e con l’Assessore all’Istruzione del Comune di Lugo.

Ci sarà anche la possibilità di firmare un documento a sostegno del corso musicale stesso.

C’è anche l’evento su Facebook per registrarsi e per diffondere.

Viva la RAI.

Non la canzone di Renato Zero, ma proprio l’azienda, mamma RAI.

L’anno scorso, a maggio, è morta mia nonna Guerrina (l’avevo scritto su twitter ma non è così facile recuperare il permalink, che in ogni caso non avrebbe valore aggiunto nel post odierno) storica abbonata RAI, avrebbe pagato il canone anche una volta alla settimana e quando si avvicinava la fine dell’anno era frenetica non volendo capire che il pagamento si faceva comunque a gennaio.

Ora però è evidente che non lo possa (né debba) più pagare. Spesso però le cose evidentemente ovvie stridono amaramente con la burocrazia.

Fatto sta che una decina di giorni fa è arrivata la letterina della mamma che chiedeva l’obolo annuale. 109 euro.

Allora sono andato sul sito indicato nella lettera fino alla pagina delle comunicazioni, ho completato il modulo ed ho specificato che la nonna era morta e quindi non doveva più pagare il canone. L’apparecchio TV l’ha preso un altro abbonato che quindi già paga il suo canone.

Mi è arrivata una mail “manoscritta” (non una risposta automatica) in cui mi si informava che l’abbonamento era sospeso in attesa della comunicazione della data del decesso.

Sono tornato sul sito (l’unico punto negativo è che non si poteva rispondere direttamente alla mail) ed ho mandato l’informazione su luogo e data del decesso dicendomi disponibile a mandare loro copia dell’atto tramite mail o fax.

Stamattina mi è arrivata una seconda mail in cui mi informano che l’abbonamento è stato annullato senza problemi e senza aumento di burocrazia.

In tutta onestà si è trattato di una gradevole sorpresa, poter interagire con una pubblica amministrazione (gli abbonamenti fanno capo comunque all’Agenzia delle Entrate) senza dover perdere una marea di tempo e soprattutto senza doversi spostare.

Che sia l’inizio di una nuova era? Non so, nel frattempo… Viva la RAI.

191 prese per i fondelli.

Che nella pagina per visualizzare la fattura in PDF di Telecom ci sia sotto un banner per invitarti a lasciare la fattura cartacea e passare a quella in PDF è assurdo. Se sono in quella pagina significa che l’ho già fatto.

Ma che continuino a dirmi “online È MEGLIO!” quando sono 15 minuti che ricevo un messaggio di errore mi pare sinceramente troppo.

Tessera sanitaria.

Questo messaggio appare in tutto il suo splendore nella sala d’aspetto del dottore in una frazione con una sola farmacia.

Considerando che per il dottore la presenza o meno della tessera sanitaria non cambia poi molto anche perché le ricette le stampa con il computer che già riporta il codice ficale (almeno per quanto mi riguarda), potrei immaginare chi sia l’autore di questo fantasioso cartellone.

Però che la farmacista non si lamenti se dopo essersela messa “dove volete” i pazienti si presentino con una tessera non perfettamente salutare.

Immigrati.

Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale.

Queste sono parole dal capitolo 13 della Lettera agli Ebrei.

Mi pare possa essere una buona premessa per un post sull’immigrazione, per dire che qui nessuno vuole tenere lontane queste persone da casa propria.

Mi è capitato un giorno in negozio un uomo di colore proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, ci siamo messi a chiacchierare ed alla fine l’ho invitato a pranzo.

Lui era in Italia con un visto turistico e faceva il vu-cumprà, la moglie e la figlia in Inghilterra dove lei è avvocato ma sfruttato da uno studio legale (succede anche da noi per gli italiani durante il praticantato).

Io ritengo che qualunque politica seria di immigrazione, non buonista né tantomeno razzista (perché chi ritiene di dare maggiori diritti agli immigrati lo fa perché in fondo li considera inferiori), debba fare seriamente i conti con le aspettavite tanto degli italiani quanto degli stranieri.

La prima cosa da fare è capire perché ci sono persone che abbandonano le loro case, le loro famiglie, il loro Paese per raggiungere -con tutti i rischi ed i costi che ci raccontano le cronache- l’Italia e l’Europa.

Ci sono certamente casi di dittature, di guerre, di diritti violati e qui la politica italiana non può esimersi dall’intervenire direttamente e tramite gli organismi internazionali affinché cessino queste situazioni. Perché per ognuno che raggiunge le nostre rive ce ne sono mille che non possono fuggire.

Ci sono situazioni di carestia, di mancanza di lavoro, di problemi economici. E su questo l’Italia è chiamata ad aiutare a risolvere il problema dove sorge anche tramite la cooperazione oppure tramite aziende italiane che possano operare con reciproca soddisfazione in quei territori.

Nessuna politica di immigrazione può partire se non si cerca di ridurre le cause stesse della migrazione.

Dopo aver fatto tutto il possibile per ridurre i flussi migratori in uscita dagli altri paesi è il momento di regolamentare i flussi migratori in ingresso.

Per molte aziende (come anche per molte famiglie) gli stranieri sono indispensabili perché compiono i lavori che molti italiani non vogliono più. Però le aziende devono farsi carico di questi operai, non possono limitarsi a sfruttarli. Io ritengo che per dovere sociale, morale (ed anche economico volendo) un’azienda debba premurarsi che i propri dipendenti abbiano una dimora dignitosa. Ammettere in Italia solo coloro che hanno una casa ed un lavoro riduce notevolmente il rischio che poi questi uomini e donne finiscano nella piaga del lavoro nero o ancora peggio della criminalità organizzata.

Aprire le frontiere a tutti, senza i debiti controlli in ingresso, porta all’arrivo in breve tempo dei criminali che si nascondono in mezzo ai veri bisognosi. Questi criminali fuggono dalla giustizia nel loro Paese per iniziare a praticare l’ingiustizia nel nostro, magari proprio sulle spalle delle persone per bene che cercano lavoro e felicità da noi. E magari dopo averli sfruttati in casa, dopo averli sfruttati nel viaggio li sfruttano anche qua.

Debellare la piaga (più per loro che per noi) dell’immigrazione clandestina riportando i processi migratori in un quadro di legalità diffusa è dovere di ogni Paese civile. Questo porta ad un mantenimento del benessere del Paese accogliente, ad una conquista del benessere degli immigrati regolari, al contrasto della criminalità organizzata che inizia a perdere fonti di reddito e manodopera a basso costo.

Ed in questo quadro deve essere anche compresa tutta la parte sociale della normativa come ad esempio il ricongiungimento familiare. Anche in questo caso comunque non deve essere prevalicato il diritto, perché se in Italia la norma prevede una sola moglie per ogni marito non deve essere possibile ricostruirsi in Italia una famiglia poligamica aggirando le norme.

Ma anche.

Le elezioni saranno il 13 e il 14 aprile, ma anche potrebbero farsi il 4 e 5 maggio.

Perché il ministero aveva bocciato il simbolo della DC, ma anche il Consiglio di Stato ha riammesso la DC alla competizione elettorale ed ha già annunciato che vorrà il mese di tempo per la campagna elettorale stabilito dalla legge.

Il governo aveva fissato l’election day per risparmiare milioni di euro, ma anche si appresta a spenderne una marea in più dovendo ristampare decine di milioni di schede per rimediare all’errore e non potendo neppure accorpare i ballottaggi delle amministrative con le politiche costringendo peraltro le scuole a due turni di voto (tre giorni di scuola persi) in due settimane consecutive. I ragazzi saranno esultanti, i genitori che lavorano certamente meno.

Prodi esclude categoricamente il rinvio, ma anche dice "nei limiti della legge". Perché se tira dritto non c’è nulla di più facile dell’annullamento dell’intera tornata elettorale con danni anche maggiori, soprattutto per la già vacillante immagine internazionale dell’Italia.

Io spero che si vada regolarmente al voto, ma anche che la campagna elettorale finisca.

Mi auguro infine che la vittoria di una coalizione sia netta in modo da evitare infinite polemiche successive, ma anche gradirei smettere di sentire un politico che continua a dire tutto ma anche il suo contrario.

CUP.

Continuano, purtroppo, i miei post sanitari.

Oggi sono andato al CUP per mettere Michele sotto al pediatra. Detta così suona male. Ok, per fare ufficialmente la scelta del pediatra di Michele. Pediatra che era già stato scelto e che l’aveva già visitato dal momento che è il medesimo dei fratelli.

Ecco, lo troverei di una ragionevolezza estrema che se uno ha dei fratelli comunque in automatico abbia lo stesso pediatra salvo comunque la possibilità di sceglierne uno diverso, si risparmiere tanto lavoro inutile e tempo dei poveri genitori. Ma così non è e dunque sono andato al CUP per la scelta del pediatra.

1 ora e 20 di attesa. In parte certamente per colpa mia ma essendo io un giovane tutto sommato neppure ignorante o stupido penso che la burocrazia ospedaliera sia oltremodo sviluppata.

Infatti appena arrivato mi sono guardato attorno, l’ufficio non era più dove l’avevo trovato le ultime volte. Spostare un ufficio non è grave, insomma, si cerca di razionalizzare ed a volte migliorare comporta anche lo spostamento degli uffici.

Comunque lo trovo, sulla porta c’è scritto "scelta/revoca del medico per cittadini italiani domiciliati e cittadini stranieri". Prendo il numerino non dalla macchinetta generica con stampante incorporata ma dalla vecchia chiocciola eliminacode dedicata.

Una quindicina di numeri d’attesa, mai stati così tanti, di solito si sta in fila per le prestazioni per ore, ma per il medico mai trovato più di 2 persone in attesa.

Passa 1/2 ora, i numeri sono ancora tanti davanti a me. Passa un ora ed ancora la fila è lenta, mancano ancora 7-8 persone.

Inizio a guardarmi intorno, compresa la macchinetta generica con stampante incorporata e leggo una voce strana "scelta/revoca del medico per cittadini italiani residenti".

Penso: "CAZZO" (lo so che da me non ve lo aspettereste, ma l’ho pensato sul serio!)

Cioè, dico, un cittadino normale deve rendersi conto della differenza fra domicilio e residenza ed occupare di conseguenza la giusta fila dopo aver prelevato il giusto numerino?

Prendo il numerino nuovo, nessuno davanti a me, solo il tempo (20 minuti) che l’impiegata finisca di consegnare una sporta di provette alla signora che era già allo sportello e sono pronto. 3 minuti in tutto allo sportello e Michele ha il suo pediatra, lo stesso dei suoi fratelli che l’ASL avrebbe potuto mettere d’ufficio salvo il diritto di cambiarlo.

Ora mi rendo conto del perché si chiama CUP. Perché se riesci ad uscirne sano dovrebbero darti un trofeo. Altro che lasciapassare A38.

Farmacisti.

Oggi per motivi congiunturali mi sono trovato ad andare in due farmacie comunali dove normalmente non vado perché sono fuori mano.

C’è da dire che l’altro giorno ho chiesto alla fornaia di aumentare i prezzi, perché continuare a spendere più in farmaci che in pane mi fa sentire malaticcio. Questo per farvi capire che in farmacia, purtroppo, in questo periodo ci sono spesso e (mal)volentieri.

Ore 9.00, farmacia comunale 1: acquisto due prodotti, un farmaco ed un parafarmaco. La farmacista è molto cortese anche su un consiglio richiesto. Presento il codice fiscale che regolarmente viene segnato sullo scontrino anche se vengo informato che per il parafarmaco senza la prescrizione del medico probabilmente non potrò scaricarlo, ma poi ci si penserà a tempo debito.

Ore 12.00, farmacia comunale 2: il farmacista mi da il benvenuto con un ampio sbadiglio, mi serve completamente svogliato e quando gli presento la tessera sanitaria la guarda di traverso ed emette lo scontrino senza il codice fiscale. Mi ha rovinato la giornata. Se proprio non hai voglia di fare il tuo dovere lascia che a servire sia uno degli altri due che disquisivano su un tizio a loro noto che acquista 10 scatole di preservativi ogni volta che va a Cuba.

Chissà se Elena nella sua veste di assessore è informata della situazione e se può fare un richiamo nei confronti di coloro che fanno abbassare notevolmente la considerazione dei lavoratori pubblici che in realtà (come nel caso della prima farmacista) sono spesso validi.

Per dovere di cronaca dico che anche alla farmacia comunale 3 (quella più vicina a casa mia) il personale è sempre cortese.