Da qualche giorno ricevo periodicamente una visita da un URL strano: http://qq829.com/web_stat.asp?dn=essepunto.it che contiene solo un grafico di un sito di statistiche che WOT mi sconsiglia di visitare.

L’ho scirtto su twitter e dunque è comparso nella barra laterale del mio blog e già diverse persone sono arrivate con tale ricerca.

Diciamo che sono in tanti a domandarsi di chi si tratti e che nessuno abbia una risposta.

Il dominio appartiene ad un’azienda pechinese, la Beijing Innovative Linkage Technology ltd. e pur essendo stato registrato l’anno scorso sembra sia diventato operativo in queste operazioni da pochi giorni, le prime visite sono apparte per tutti dal 15 aprile.

Cinesi appaiono pure tutti i visitatori provenienti da questo URL.

Provando a tradurre la home di qq829.com con Google translate pare di capire che si tratti di una community vecchio stile, quasi un portale.

Potrebbe dunque trattarsi in buona sostanza di un plugin utilizzato dagli utenti per tracciare e registrare a fini statistici il traffico verso siti esterni.

A questo punto la domanda è: cosa ci fa un cinese ogni giorno sul mio blog?

Voi che leggete avete notato altri accessi da questo server? Vi siete fatti un’idea sul motivo di simile referer?

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Con la bagarre con la Cina, Google può guadagnare consensi in occidente senza perdere nulla (come si evince anche dall’immagine qui a lato) sotto la grande muraglia.

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Che molti editori ormai stampassero in Cina è risaputo, tutto ciò che viene dalla Cina costa enormemente meno che in Italia o nel resto del mondo.

Ora però è venuto alla luce, grazie alla denuncia di un editore australiano che non si è assoggettato alla legge del risparmio, che la Cina prima di consentire alle sue tipografie di stampare libri (anche in lingua diversa dal cinese e destinati a mercati fuori dalla Cina) gli fa passare il vaglio della censura.

Così un libro che metta in cattiva luce il regime o che appoggi anche indirettamente le proteste del Tibet non può essere stampato se l’editore non emenda preventivamente i testi o le immagini considerate illegittime.

A questo punto l’editore può optare per mantenere il risparmio a danno della verità o mantenere l’integrità del testo a danno del bilancio economico.

Il rischio a questo punto è quello di mettere in mano alla Cina, dopo lo strapotere economico, anche l’egemonia culturale.

Siamo ancora disposti a sottostare a tutto questo?

Un breve testo in italiano lo si può trovare qui, uno più completo in inglese qui o qui.

L’editore australiano che ha denunciato tutta la vicenda è Hardie Grant.

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