Ogni piazza ha tanti mercati.

Figuriamoci quanti mercati ci sono in tante piazze!

Sabato scorso ho partecipato alla #colletta16 e quest’anno ero responsabile di due punti vendita di due diverse insegne nazionali (non discount) in un paese di 7.500 abitanti.

Il passare spesso dall’uno all’altro mi ha consentito di identificare che nell’unica piazza ci sono almeno due ben distinti mercati.

Al di là delle dimensioni dei punti vendita e del bacino di pubblico ci sono delle differenze molto sostanziali.

Riepilogo qui i dati di un’analisi empirica fatta presso i due supermercati, entrambi all’interno di gallerie commerciali semiabbandonate.

Catena 1

Insegna generalmente percepita come molto cara, orario spezzato

Pochi clienti usano il carrello, forse un 20%

La scortesia dei clienti nei nostri riguardi raggiunge almeno il 60%, persone che fanno finta di non vederci ed anche con offese dirette a noi e a coloro che presumono saranno i destinatari. All’interno del 40% di coloro che hanno accolto l’invito ci sono stati però casi di straordinaria umanità, ne racconto uno che mi ha commosso in fondo al post

I prodotti raccolti erano perlopiù a private label o primo prezzo, pochi prodotti di marche note

Catena 2

Insegna generalmente percepita come cara, orario continuato

Abbastanza clienti usano il carrello, diciamo un 40-50% ma non escono mai colmi

Clienti cortesi, l’80% prende il volantino della colletta alimentare, il 20% declina la proposta ma non ci ignora né usa epiteti irripetibili

Prodotti di marche note, un po’ di private label e quasi nulla di primo prezzo

Conclusioni

Parlavo di una piazza di 7500 anime, la differenza fra i due mercati è abissale. Prima di ogni decisione commerciale certate bene di conoscere il vostro mercato. Ad esempio se volessi aprire un negozio in uno degli spazi sfitti delle due strutture sarebbe indispensabile valutare, oltre ovviamente ai dati di affluenza, anche la tipologia.

Un’altra conclusione è che se non mi fossi preso un giorno libero per partecipare alla Colletta Aliementare non avrei avuto accesso a questa analisi che mi ha notevolmente meravigliato. Forse l’avrei ammesso fra grandi insegne della distribuzione e discount e assimilabili ma non fra due supermercati tradizionali.

Il racconto

Poco prima della chiusura mattutina del supermercato esce una signora sui 65 anni che ci lascia 3 borse da spesa (non i sacchetti che lasciavamo noi) colme di prodotti. Nel consegnarci il bottino ci affida anche questa preziosa testimonianza:

Quando ero piccola ero povera, tante volte guardavo con invidia gli altri bambini e desideravo quello che avevano senza poterlo raggiungere. Con il tempo le cose sono migliorate, qualche soldo, poi la casa ed ora sto abbastanza bene.

A questo punto avevo solo due alternative: tenermi ben stretto quello che avevo raggiunto lasciando che i poveri si arrangino oppure aiutare gli altri ricordando com’ero io. Ho scelto la seconda.

Questa testimonianza ha compensato da solo tutto il male ricevuto. Perché sappiatelo: anche in tranquillo paesino della bassa, dove non si erigono barricate materiali i muri mentali sono molto alti e impenetrabili.

China is the answer.

Cercavo una custodia per il mio iPad 1, una semplice, che si apre a libro.

Giro tutta Lugo senza trovare nulla (se ho saltato qualcuno che ce l’ha me lo faccia sapere nei commenti che andrò sicuramente a fargli visita). Ad un certo punto un commesso mi dice:

Ma l’iPad 1 è antico!

Al che io ho bellamente detto che non è che potessi cambiare iPad solo per una custodia e me ne sono andato.

Poi ho pensato che il mio marsupio, di buona marca, comprato in un negozio centrale in località turistica, aveva iniziato da subito a sbrandellarsi e che ora non ne poteva più.

Così ho inforcato la bici, sono andato dai cinesi e mi sono preso un borsello che potesse tenere iPad e contenuto del marsupio.

Spesa 7,90 € contando che duri almeno fino all’arrivo della copertina a libro da 11 € ordinata in Cina.

Non è che sono cinesofilo, ma a volte sono i miei colleghi che ti fanno diventare così.

(sa’a): mi fa venire voglia

lui mi ha detto che era appena uscito dall’ufficio del nostro maggiore concorrente. il quale, per tutto il tempo, non aveva fatto altro che parlare male di noi. e così lui aveva pensato che se qualcuno, invece di proporre al meglio se stesso non fa che denigrare qualcun’altro deve averne per forza parecchia paura. deve ritenerlo quasi sicuramente migliore.

via (sa’a): mi fa venire voglia.

Ecco, direi che con poche parole è stata spiegata perfettamente la situazione politica italiana.

Come ho già scritto tante volte finché l’opposizione non si mette a far politica ignorando l’operato di Berlusconi costui continuerà a governare non perché sia il più bravo, ma solo per la gran pubblicità fatta dall’avversario.

Alla fine, per la legge del contrappasso, arriveremo anche ad amare la magistratura che tiene assurdamente in piedi processi per decenni.

E forse anche l’Inter, ma questo è più difficile.

Marketing mariano.

Come molti (forse sono troppo ottimista) sapranno maggio è il mese della Madonna.

Ci sono le rogazioni.

A Lugo ad esempio l’immagine della Madonna del Molino è stata portata in processione per quattro sere per la città.

È un evento che attira tante persone, ieri sera secondo me ne sono passate più di un migliaio (perché come per lo share non sono sempre gli stessi, alcuni fanno dalla chiesa fino a casa propria o il contrario, altri si uniscono per un breve tratto).

Sono comunque tutte persone che non hanno fretta (stanno passeggiando per strade che magari molto spesso non percorrerebbero a piedi), che sono in compagnia (di persone che conoscono e con cui condividono un’esperienza), che sono in un momento favorevole (nessuno va ad una processione costretto, sono tutti volontari).

Per il marketing esperienziale sono tutti nel momento migliore per catturare la loro attenzione e fornirgli in input positivo.

Ecco, malgrado tutto questo moltissimi negozi nelle vie dove passava la processione avevano le vetrine spente se non anche le serrande chiuse.

Non pretendo che siano aperti, festanti e con tutte le rose stese davanti alla porta (alcuni gestiti da cattolici praticanti avevano anche questo, anche noi avevamo sempre una vetrina a tema quando il negozio si trovata sul tragitto) ma perlomeno che non impediscano di farsi vedere.

In un periodo di crisi ci sono anche queste piccole pubblicità che richiedono solo la chiusura della vetrina un paio d’ore più tardi. Il tempo è buono, si esce per un gelato e si passa anche a chiudere. Non è uno sforzo insormontabile.

Non sto dicendo di farlo per la Madonna (che comunque non disdegna un po’ più di illuminazione), sto dicendo di farlo per le proprie vendite.