S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Ricorsi.

C’è un grosso vantaggio ad avere un blog in cui si è scritto di fatti vari di cronaca quotidiana.

Quello di poter sapere quali pericoli ci sono in corso.

Ad esempio in questi giorni c’è una forte promozione del giornale dei carabinieri e continua anche l’iniziativa di pagine.it.

Qualche mesetto fa invece c’è stata un’ondata di Hachette/Disney o dei tedeschi del Registro Italiano Internet.

Così uno ha il tempo di prepararsi con calma ad accogliere le nuove ondate di questi eventi ricorrenti.

In memoria di Andrea Golfera.

Un anno fa, mentre svolgeva le sue mansioni di pilota di Canadair per contrastare i tanti incendi che colpivano l’Italia, moriva Andrea Golfera.

Ne ho parlato diffusamente all’epoca, anche perché in quel periodo le prime pagine dei giornali e l’apertura dei telegiornali era tutte dedicate a Mora e Corona.

Onestamente all’epoca consideravo grave che si desse così tanto spazio a due simboli negativi e che così poco venisse considerata una persona che ritengo un eroe perché con il suo lavoro costantemente pericoloso (non sono pilota, ma sfido chiunque a volare in mezzo al fumo ed al calore sviluppato da un incendio) ha salvato decine se non centinaia di vite umane e preservato l’ambiente da ferite profondissime.

Un anno fa proposi una petizione affinché il Comune gli dedicasse la strada dell’aeroporto. La mia petizione è caduta nel vuoto (non che mi ritenessi tanto importante da farmi ascoltare) ed a quanto risulta alla mia informatrice non c’è in programma per oggi nessuna iniziativa ufficiale del Comune.

La Protezione Civile ha ricordato il pilota scomparso qualche giorno fa in occasione della consegna dei nuovi canadair e lo fa anche oggi assieme alle comunità locali inaugurando una stele nel luogo dell’incidente.

All’Aeroclub Francesco Baracca (dove si svolse anche la cerimonia funebre) qualche giorno fa, durante una importante manifestazione aeronautica è stato consegnato un premio in sua memoria.

Quest’anno la situazione degli incendi estivi è molto migliore, complici anche le maggiori precipitazioni atmosferiche. Che qualcuno lassù abbia provveduto per tempo ad intervenire gettando l’acqua prima che si sviluppasse il pericolo dove prima interveniva alzandosi in volo con il suo aereo?

Immigrati.

Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale.

Queste sono parole dal capitolo 13 della Lettera agli Ebrei.

Mi pare possa essere una buona premessa per un post sull’immigrazione, per dire che qui nessuno vuole tenere lontane queste persone da casa propria.

Mi è capitato un giorno in negozio un uomo di colore proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, ci siamo messi a chiacchierare ed alla fine l’ho invitato a pranzo.

Lui era in Italia con un visto turistico e faceva il vu-cumprà, la moglie e la figlia in Inghilterra dove lei è avvocato ma sfruttato da uno studio legale (succede anche da noi per gli italiani durante il praticantato).

Io ritengo che qualunque politica seria di immigrazione, non buonista né tantomeno razzista (perché chi ritiene di dare maggiori diritti agli immigrati lo fa perché in fondo li considera inferiori), debba fare seriamente i conti con le aspettavite tanto degli italiani quanto degli stranieri.

La prima cosa da fare è capire perché ci sono persone che abbandonano le loro case, le loro famiglie, il loro Paese per raggiungere -con tutti i rischi ed i costi che ci raccontano le cronache- l’Italia e l’Europa.

Ci sono certamente casi di dittature, di guerre, di diritti violati e qui la politica italiana non può esimersi dall’intervenire direttamente e tramite gli organismi internazionali affinché cessino queste situazioni. Perché per ognuno che raggiunge le nostre rive ce ne sono mille che non possono fuggire.

Ci sono situazioni di carestia, di mancanza di lavoro, di problemi economici. E su questo l’Italia è chiamata ad aiutare a risolvere il problema dove sorge anche tramite la cooperazione oppure tramite aziende italiane che possano operare con reciproca soddisfazione in quei territori.

Nessuna politica di immigrazione può partire se non si cerca di ridurre le cause stesse della migrazione.

Dopo aver fatto tutto il possibile per ridurre i flussi migratori in uscita dagli altri paesi è il momento di regolamentare i flussi migratori in ingresso.

Per molte aziende (come anche per molte famiglie) gli stranieri sono indispensabili perché compiono i lavori che molti italiani non vogliono più. Però le aziende devono farsi carico di questi operai, non possono limitarsi a sfruttarli. Io ritengo che per dovere sociale, morale (ed anche economico volendo) un’azienda debba premurarsi che i propri dipendenti abbiano una dimora dignitosa. Ammettere in Italia solo coloro che hanno una casa ed un lavoro riduce notevolmente il rischio che poi questi uomini e donne finiscano nella piaga del lavoro nero o ancora peggio della criminalità organizzata.

Aprire le frontiere a tutti, senza i debiti controlli in ingresso, porta all’arrivo in breve tempo dei criminali che si nascondono in mezzo ai veri bisognosi. Questi criminali fuggono dalla giustizia nel loro Paese per iniziare a praticare l’ingiustizia nel nostro, magari proprio sulle spalle delle persone per bene che cercano lavoro e felicità da noi. E magari dopo averli sfruttati in casa, dopo averli sfruttati nel viaggio li sfruttano anche qua.

Debellare la piaga (più per loro che per noi) dell’immigrazione clandestina riportando i processi migratori in un quadro di legalità diffusa è dovere di ogni Paese civile. Questo porta ad un mantenimento del benessere del Paese accogliente, ad una conquista del benessere degli immigrati regolari, al contrasto della criminalità organizzata che inizia a perdere fonti di reddito e manodopera a basso costo.

Ed in questo quadro deve essere anche compresa tutta la parte sociale della normativa come ad esempio il ricongiungimento familiare. Anche in questo caso comunque non deve essere prevalicato il diritto, perché se in Italia la norma prevede una sola moglie per ogni marito non deve essere possibile ricostruirsi in Italia una famiglia poligamica aggirando le norme.

Razzisti sinistri.

La cronaca di questi giorni, soprattutto nella capitale, ha evidenziato diversi episodi di intolleranza.

Prima il Pigneto, dove alcuni italiani hanno sfasciato i negozi di tre immigrati.

E subito tutti a dar la caccia ai razzisti, poi viene fuori che alla guida di tutto c’è uno che ha l’effige di Che Guevara tatuata su un braccio e dunque non deve (non vuole) essere considerato razzista.

Come se il razzismo fosse prerogativa della destra.

Poi c’è l’altro caso, quello della Sapienza (che ormai sa solo di rancido), dove si sono riviste un po’ le scene del gennaio scorso.

Il Preside della facoltà di lettere aveva autorizzato una conferenza con tema Foibe. i collettivi di sinistra, si sono opposti anche strappando i manifesti della conferenza. Ne è sorto un tafferuglio che alla fine ha portato a processo due dei collettivi assieme a quattro di Forza Nuova.

Alla fine lo stesso Preside è stato minacciato proprio per questa autorizzazione.

Come se la cultura dell’ateneo più grande d’Italia debba appartenere ad una sola parte e chiunque osi presentare visioni alternative alle loro è da considerarsi come nemico.

Non è forse una terrificante forma di razzismo considerare meno gravemente un atto compiuto da chi ha il Che tatuato sul braccio piuttosto che da una qualunque altra persona?

Non è forse una forma di razzismo ancora peggiore impedire violentemente di parlare a chi ha idee difformi dalle proprie?

I veri vincitori.

Il campionato di calcio è finito, il titolo è stato assegnato all’Inter. E per festeggiare alcuni tifosi della squadra milanese hanno pensato bene di sfasciare Parma.

Al contrario i tifosi della Roma hanno aspettato all’aeroporto la squadra, arrivata seconda nel campionato dopo il pareggio con il Catania, festeggiando serenamente l’impresa quasi riuscita.

Ecco, nel campionato dell’esultanza civile i giallorossi vincono abbondantemente sui nerazzurri.

Semaforo rosso.

Questa mattina mentre andavo a prendere i figli da scuola ho notato che un semaforo abbastanza importante aveva la luce rossa fulminata, evidentemente aveva seguito le sorti della politica nazionale.

Il pericolo non indifferente era che essendo la lampada fulminata sulla strada principale dell’incrocio la gente potesse credere che il semaforo fosse spento e quindi passasse accorgendosi solo all’ultimo dal semaforo più piccolo della reale situazione.

Ho chiamato in comune per segnalare la cosa.

1/2 ora fa il semaforo funzionava correttamente, non so se per la mia segnalazione o per altri motivi, però è stato piacevole vedere una riparazione tempestiva in una situazione di oggettivo pericolo come questa.