Rinnegare la storia.

LECCE – Nel saggio di fine anno degli alunni dell’istituto di Lecce delle suore Marcelline, dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, c’é stato spazio anche per cantare ‘Faccetta nera’.

via ‘Faccetta nera’ a scuola, intonata a Lecce a saggio fine anno – Cronaca – ANSA.it.

La storia d’Italia, quella dei 150 anni festeggiata proprio in questo 2011, è stata composta di tante fasi e non tutte rosa e fiori.

Ci sono stati 20 anni (che su 150 rappresentano oltre il 13%) in cui l’Italia era una brutta dittatura (come se in effetti ce ne fossero delle belle).

Voler festeggiare i 150 anni con una festa che ne ricordi la storia evitando però il brutto e cattivo fascismo è come voler festeggiare la nonnina centenaria tranne però quando è stata quegli anni in orfanotrofio perché è stato poco bello.

Se proprio non vogliamo considerare il fascismo nella storia d’Italia allora togliamole 20 anni e via e magari togliamo anche gli anni con Berlusconi al potere già che ci siamo.

Una limatina qua ed una là e la nostra cara vecchia Italia diverrà una giovanotta.

Oppure ammettiamo che la nostra storia è fatta di cose belle e di cose brutte, e tutte -nostro malgrado- ci appartengono.

La partecipazione e l’influenza.

Su TagliaBlog è comparso un post sulla capacità di influenzare le persone che ci circondano.

Immagine da http://idierredavinci.blogspot.com

Parte dall’esperienza diretta dell’autore alla Messa di Natale per dire come una sola persona che si alza durante la liturgia provoca una reazione a catena che porta tutti gli altri presenti ad alzarsi d’istinto.

Quello che manca però all’autore è la visione della domenica tipo, quando in chiesa ci sono solo i quattro gatti bacia banchi come me. Quelli che possiamo definire utenti abituali ed evoluti (non perché sono più bravi andando a messa ma perché conoscono meglio i rituali anche solo per riflesso condizionato).

È vero quello che dice l’autore, che nelle celebrazioni più partecipate (Natale, Pasqua, matrimoni ed anche funerali volendo) che solo una minoranza dei presenti conosce l’argomento e quindi gli altri si adeguano per imitazione. Ma è altrettanto vero che questo non avviene quando è presente la sola comunità abituale.

Quindi l’esempio che la tua comunità possa farsi tua imitatrice per diffondere il tuo verbo è poco applicabile perché appunto non è l’utente abituale che devi convincere ma l’occasionale.

Il mio blog è nei fatti un blog di tecnologia, non lo dico io, lo dicono le statistiche (ieri le 10 pagine più viste erano la home e 9 di telefonia / android). Centinaia di persone arrivano ogni giorno, leggono le informazioni che fornisco e scompaiono. La mia influenza marginale (perché di certo non leggeranno solo da me) è su queste persone, difficilmente un utente di Android(i) verrà influenzato dalle mie opinioni ovvero la mia influenza marginale sarà veramente molto marginale.

Posso dire che oltre 300 persone mi seguono su Twitter, che quasi 400 mi seguono su FriendFeed e che Facebook è volutamente limitato dunque poco influente. Ma la mia influenza è maggiore sulle persone non appartenenti a quei due gruppi intersecati.

Ci sono comunque casi intermedi, ad esempio il fedele che va a messa in una parrocchia differente. Conoscendo la liturgia si alzerà e siederà al tempo giusto ma magari non conoscerà i canti e quindi seguirà quella parte di liturgia imitando (magari muovendo solo le labbra) gli altri presenti che appaiono più preparati.

La partecipazione occasionale ad un insieme (che sia la messa, un gruppo su FF, un blog, una discussione in un forum o in un obsoleto newsgroup) è sempre finalizzata al massimo profitto (non fare la figura di quello che non sa come si sta a messa perché il catechismo è un antico ricordo, recuperare le informazioni necessarie, ecc) e quindi più facilmente si cercherà di individuare quello che appare come individuo competente (se tutti seguono lui è evidente che lui sa quello che dice). Al contrario la partecipazione costante porta all’identificazione di sottogruppi a volte in contrasto fra di loro (provate a chiedere quando ci si alza per l’Offertorio!) e per forza di cose ci si avvicinerà all’uno o all’altro in base alle proprie esperienze ed alle proprie aspettative. A volte i sottogruppi bastano così bene a loro stessi che ci si rende conto che la messa delle 10 e quella delle 11.30 appaiono mondi distantissimi e che il passaggio dall’una all’altra celebrazione non è appena questione di orologio.

Quella dell’autore del TagliaBlog è quindi un’esperienza del primo tipo, ovvero occasionale. Il suo fine non era entrare nella comunità ma esserne solo osservatore. Come osservatore ha tratto le sue conclusioni che sono corrette per il suo punto di osservazione. Resta comunque il fatto che gli effetti della partecipazione al gruppo ristretto, dei soli elementi effettivi della comunità, produce effetti ben diversi.

Voi avete esperienze di comunità (non necessariamente ecclesiali, l’elemento più simile che ho incontrato nella mia vita erano i newsgroup di fine millennio)? Quale è stata la vostra esperienza in merito?

Un premio al merito.

Deutsche Bank, pur tirando ovviamente l’acqua al suo mulino, apre il portafogli per un importo complessivo previsto di 250.000 Euro per premiare i propri clienti studenti universitari che concluderanno il loro ciclo di studi con il massimo dei voti.

db Talent Award

Infatti l’operazione db Talent Award prevede un riconoscimento di 500 Euro sotto forma di buono acquisto a coloro che si laureeranno con 110 e lode.

Per ottenere il premio, per una volta non legato alla sorte (se non peggio) come ci capita di vedere quotidianamente in TV, oltre al voto è necessario anche essere clienti della banca, maggiori informazioni con il regolamento dell’operazione a premi è disponibile sul sito dedicato.

Certo che si poteva fare di più, ma in un periodo in cui tutti fanno di meno (a cominciare dallo stato) secondo me è comunque un buon segnale da mandare in giro per chi crede nel futuro.

Quindi se siete studenti universitari correte a dare un’occhiata al sito (che è anche una community) ed al regolamento, non vi ci pagherete gli studi universitari ma potrete comunque farvi un regalo per l’importante traguardo raggiunto. E magari troverete anche una banca che fa al caso vostro.

Segnalo che questo è un post sponsorizzato dall’agenzia E3 di Milano. Resta comunque il fatto che già altre volte ho rifiutato di scrivere post a pagamento per iniziative che non condividevo, significa quindi che questa la reputo interessante per me e per i miei utenti abituali.

Il costo della conoscenza.

Ieri in casa si parlava di II Guerra Mondiale e dell’ingresso degli USA nel conflitto a seguito dell’attacco del Giappone a Pearl Harbor.

Ammetto tranquillamente che pensavo che fosse un’isoletta del Pacifico ma non alle Hawaii.

Così ho preso il telefono, aperto Google Maps e cercato la località. Ho così scoperto che si trova vicino ad Honolulu e soprattutto che c’era traffico nella zona dell’aeroporto (non all’epoca dell’attacco, ieri!).

Ecco, mi sono domandato cosa ci chiederà (o cosa si stia già prendendo) Google in cambio.