S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Solo 2 minuti.

Tutti sappiamo, se abbiamo avuto urgenza di togliere i panni dalla lavatrice almeno una volta in vita nostra, che al termine del programma il nostro fido elettrodomestico non ci lascia aprire la porta prima di 2 minuti dall’arresto del cestello.

Mi è stato detto che si tratta di una normativa europea di sicurezza.

Ecco, vorrei proprio sapere quanta gente in Europa è finita all’ospedale azzannata da una lavatrice mannara.

Mentre aspettavo giusto un paio di minuti per poter estrarre i panni da stendere mi è venuta un’illuminazione. Ma quanti minuti si perdono in Europa per evitare questo genere di incidente domestico?

Quello che segue sono conti puramente spannometrici, prendeteli come esercizio.

  1. Nell’Unione Europea siamo 500 milioni (fatto)
  2. L’aspettativa di vita è di 77,5 anni (ibid)
  3. Viene fatta una lavatrice al giorno ogni 5 abitanti (ipotesi, deduzione in base a informazioni di una ristretta cerchia di popolazione)

Abbiamo quindi in base a questi dati che in Europa (leggasi Unione Europea) si fanno 100 milioni di lavatrici al giorno con un tempo di attesa a fine ciclo complessivamente di 200.000.000 di minuti.

In buona sostanza questa normativa di sicurezza ci fa perdere 138.889 giorni al giorno.

Massì: 2 minuti / 5 = 40 secondi a testa, cosa vuoi che sia!

40 secondi a testa al giorno per 77,5 anni = 18.871 minuti ovvero 2 settimane a testa ad aspettare che la lavatrice apra la porta.

Nulla al confronto dell’aspettare la morosa sotto al portone, ma comunque una cifra significativa.

Ci avevate mai pensato? No? Allora siete più normali di me.

Pagare alla romana.

Tutti abbiamo sentito questa espressione, ma quanti sanno esattamente quale sia il suo significato?

Questa domanda peregrina mi è venuta qualche giorno fa quando siamo stati invitati in pizzeria per un compleanno e l’organizzatrice si è premurata appunto di dire che si paga alla romana.

Cercando di avere ben chiaro il significato di questa espressione mi sono messo in caccia su internet trovando diverse risorse che portano ad almeno tre risposte contrastanti:

  1. Ognuno paga ciò che ha consumato.
  2. Ognuno paga ciò che ha mangiato, per il bere ed altre spese (ad esempio se c’è un festeggiato che non deve pagare) si divide il totale.
  3. Ognuno paga una quota parte della spesa totale, si fa la somma del tutto e si divide per i commensali.

Quindi appare evidente che, salvo che la cosa non sia stata chiarita in altro modo, è sempre conveniente chiedere qualche ulteriore dettaglio.

La soluzione 2. è stata scartata ovunque, dunque probabilmente è un caso eccezionale che non merita neppure d’essere considerato.

Per le altre ad esempio Wikipedia dice:

Viene così definita la modalità di dividere una spesa in parti uguali fra tutti i partecipanti, senza tener conto dell’effettiva fruizione di ciascuno di loro. [...] Tuttavia alcuni intendono che ogni commensale pagherà solo quanto effettivamente consumato.

Quindi da come primaria la risposta 3. ma non esclude la 1.

Yahoo! non aiuta comunque. Ci sono un paio di domande le cui risposte si contraddicono frequentemente.

Sia lo Zingarelli (citato qui) che il Garzanti (riportato qui) pare sostengano l’ipotesi 3.

L’Accademia della Crusca ci fa sapere di avere un paio di cose da dire in proposito, ma devi andartele a cercare sull’edizione cartacea che non ho a portata di mano.

Ed anche gli editori di Google ricerca libri sono abbastanza spilorci e non lasciano vedere molto. Solo una curiosità, qualunque cosa significhi c’è anche la traduzione in inglese: go Dutch (che starebbe comunque a significare la divisione del totale, come pure in esperanto).

E se qualcuno pensasse che in fondo non è un problema così serio consideri che l’IBM ci ha pure ottenuto un brevetto.

Alla fine chiacchierando con due blogger ne è venuto fuori che la definizione probabilmente varia in base alla provenienza geografica.

Ho così lanciato un rapido sondaggio su FriendFeed con una serie di risposte ben oltre le mie aspettative (non avevo mai avuto tante risposte a nessuna domanda e mai in così poco tempo).

Questo mi ha consentito di escludere tassativamente la suddivisione territoriale della definizione. Sia Giovanni Crescente che Mattia (Raibaz) sono milanesi ma danno due definizioni opposte.

Un paio di romani su FriendFeed e su Skype sono concordi invece a definire alla romana quando ognuno paga ciò che ha consumato. Ma non è detto che la definizione stessa sia nata a Roma. Un po’ come l’insalata russa che in altre parti del mondo viene chiamata insalata italiana o anche insalata alla genovese.

Dal sondaggio comunque è venuto fuori che per la stragrande maggioranza il pagare alla romana corrisponde al dividere il totale in parti uguali.

Per concludere, pur senza aver sciolto l’enigma, concordo con Giorgio De Rienzo quando dice:

In ogni caso, in qualsiasi modo venga divisa la spesa, “fare alla romana” esclude la gentilezza di un invito, la generosità di uno che paghi, per esempio, un pranzo per tutti.

Chiederò comunque all’organizzatrice della cena lei esattamente cosa intendeva quando ha usato un’espressione che crea così tanta confusione.

Numeri romantici.

Sul cordolo del parcheggio qui dietro è scritto

6 una su un milione

fra l’altro scritto con una bomboletta scadente o da un pittore scadente visto che ha dovuto ripassare la scritta per intero, ma non è di questo che volevo parlare.

Ora, io sono un ragioniere e dunque prima del romanticismo guardo ai numeri.

Una frase del genere mi fa pensare che nel mondo ci sono almeno altre 6.000 persone come lei, non è così speciale dunque.

Ma vediamo la sola Italia, ce ne sono almeno altre 58: tantine.

Riduciamo alla sola Emilia Romagna? 4,2 milioni di abitanti dunque l’autore potrebbe incontrare altre tre ragazze come quella a cui è dedicata la frase.

Se fossi in lei diverrei molto gelosa.

Magari a scrivere 6 1ca gli veniva meglio l’opera ed anche la dedica era meno fraintendibile.

Speriamo che la destinataria sia meno numerica di me.

Lo specchio è acerbo e pure corto.

Per iniziare questo post parto da un aneddoto che riguarda mio padre e mia nonna materna. Dovete sapere che la nonna se l’ambulatorio del dottore apriva alle 10 alle 7 era già davanti alla porta a brontolare per il ritardo. Una mattina per farle uno scherzo mio padre mise la sveglia avanti di un’ora. Quando si svegliò noto che l’orologio aveva (ovviamente) un orario diverso e mise avanti anche l’orologio. Poi fece cambiare orario anche alla vicina visto che sia l’orologio che la sveglia davano un’ora mentre il solo orologio della vicina era indietro di 60 minuti. Verso l’ora di pranzo metà della via aveva già cambiato orario.

C’è infatti un blogger (nessun link per il suo ego e per la sua scalata in classifica) che sta scrivendo post in serie per denigrare BlogBabel a favore i Wikio. Il suo cruccio, infatti, è che mentre su Wikio si trova in ottima posizione, nello screenshot pubblico della classifica attuale dei primi 50 di BlogBabel non compare.

A questo punto desume che assolutamente è la classifica di BlogBabel ad essere errata (un po’ come l’orologio di mia nonna). E per rafforzare questa sua convinzione inizia a snocciolare luoghi comuni contro BlogBabel fino al provincialismo. Ovviamente Pandemia o Geekissimo o Andrea Beggi che giocano a parti invertite (sono nei primi 10 di BlogBabel ma non di Wikio) potrebbero accusare Wikio di falsare la classifica perché ovviamente esterofila o non so che altro.

Ci sono anche blog che continuano a saltare di posizione come cavallette, ma questo evidentemente non conta.

Io su Wikio non sono ancora riuscito ad ottenere la rettifica dell’URL e per un blog non aggiornato da un paio di mesi (a parte un contest) sono ancora in posizione 690 (con una perdita netta di 327 posti) dopo essere stato sempre in posizione molto migliore rispetto a quella su BlogBabel, ma visto che non mi baso sul righello nei miei confronti ho sempre apprezzato maggiormente BlogBabel (anche per questo collaboro al progetto) per la trasparenza. Infatti mentre l’algoritmo (apprezzabile o meno) di BlogBabel è sempre stato pubblico quello di Wikio è chiuso e dunque a maggior ragione potrebbe (anche se sono tranquillo sulla loro onestà) essere falsato. Idea affermata anche nei commenti a questo post di Mantellini. Dunque dire che “a questo punto lapalissiano che operino scelte orientate ad escludere uno o più blog” mi pare veramente poco lapalissiano.

Insomma, specchiarsi ogni mattina nelle classifiche con la domanda della Strega di Biancaneve o come certi ragazzetti che usano il doppiodecimetro per controllare i propri tesori è segno di egocentrismo. Ma da qui ad accusare un servizio di “provincialismo”, di essere la “sedicente classifica italiana”, di “scelte orientate ad escludere uno o più blog” mi spiace ma è proprio segno di essere una volpe che, non riuscendo a raggiungere l’uva, l’accusa di essere acerba.

Senza contare che sia per Wikio che per BlogBabel le classifiche sono un piccolo elemento aggiuntivo e non il cuore del servizio che hanno come scopo la diffusione delle informazioni raccolte dai feed RSS e metterle in correlazione.

A proposito, se per caso mi leggi visto che tu conosci le “centinaia di dipendenti” di Wikio e la loro “affidabilità super-partes” potresti chiedere da parte mia che finalmente si decidano ad indirizzare le nuove pagine e non solo il feed RSS che è rimasto invariato?

Simpatica.

L’altro giorno a pranzo con mia cognata ho scoperto una cosa sconvolgente. C’è una definizione che sia per gli uomini che per le donne ha lo stesso significato, anche se proveniendo da strade diverse.

Quando di una donna, perlopiù giovane, si dice che è simpatica si intende chiaramente che è poco bella.

Infatti nell’interpretazione femminile del termine si intende una persona che non è in grado di soffiarci il partner e dunque può essere tranquillamente ammessa al gruppo, un po’ come una mascotte. Al contrario delle belle che invece sono tutte antipatiche per avere una buona scusa per tenerle al largo.

Dal punto di vista maschile invece la definizione nasce da molteplici situazioni. La prima è di carattere umanitario. Se una ragazza libera è poco bella le si augura di essere perlomeno simpatica, perché altrimenti dovrebbe intervenire il WWF per preservarla dall’estinzione. Se invece è impegnata la simpatia è l’unica scusa plausibile per questa sua opportunità.

Immagino che tutto il discorso sia possibile anche rivolto al maschile. Infatti sono in tanti a definirmi simpatico.

A consolazione mia e di molti blogger simpatici che conosco c’è da dire che di norma madre natura fa deperire prima l’aspetto fisico che il carattere. Questo per dire che la bellezza passa prima della simpatia e chi si è preso una persona antipatica ma bella non avrà buone speranze per il futuro.

Do i numeri.

Oggi portando i figli a scuola ho notato che il prezzo del GPL è 2/3 di €uro (0,666 per la precisione) mentre quello della benzina verde è 3/2 di €uro (1,501 per la precisione) ed il diesel è molto vicino a 1,498.

Che la cosa abbia qualche motivazione scientifica o posso limitarmi a giocare sti numeri al lotto?

O forse tutto questo serve per suggerire a me stesso che quando cambierò mezzo di locomozione (lo scudo di 11 anni inizia ad essere piuttosto piccolo) mi converrà prendere un automezzo a benzina e mettere l’impianto GPL (maggiore distribuzione sul territorio e meno ingombro) o a metano (maggior risparmio).

Chiusura lampo di genio.

Non è dato sapere dove questa foto sia stata realizata.

Appare abbastanza come un fotomontaggio del cursore sopra al marciapiede piuttosto che un cursore gigante messo li per una installazione stradale.

In ogni caso c’è da riconoscere il genio dell’autore.

La YKK, come nel resto del mondo, si trova pure in Italia per chi volesse informazioni aggiuntive.

È una grande ditta con ottimi prodotti anche se con una mentalità molto burocratica, sono capaci di spedire un ordine in 10 piccoli pacchetti ognuno dei quali con il suo contrassegno, a volte anche di 3-4 euro.

Buon 2008.

Non volendo scrivere un post di modesti auguri e così, forte dell’esperienza maturata nottetempo, vi racconto quanto segue pensando che non tutti lo conoscono.

In Romagna il giorno di capodanno c’è l’usanza che i bambini (tassativamente solo i maschi) eventualmente accompagnati dal padre (tassativamente non la madre) vanno presso parenti, amici e conoscenti ad augurare il buon anno. Chi lo riceve fa una donazione monetaria in segno di riconoscenza oltre eventualmente a dolcetti che comunque sono facoltativi. Per prassi gli importi sono generalmente decrescenti in base alla tempestività (al primo si danno più soldi che ai seguenti), in subordine c’è anche chi preferisce omaggiare maggiormente i più giovani auguranti.

Le donne invece non possono presentarsi alla porta di altre case. Oramai è qualcosa di passato ma ci sono famiglie dove ancora questa norma è tassativa.

La mia teoria è quantomai semplice: se tutti si muovono di casa per fare gli auguri nessuno sarebbe rimasto a casa a ricevere i medesimi auguri. E visto che le donne conoscono meglio la propria casa rispetto ai mariti è meglio che stiano loro a casa in caso di necessità.

Ho raccontato questo perché è un’usanza che non ha corrispondenze in Trentino, Umbria, Lombardia e Puglia (secondo il mio sondaggio notturno) mentre in Romania esiste la medesima usanza.

Da altre parti c’è questo costume?

In ogni caso Buon Anno Domini 2008 a tutti i miei lettori.