S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Coca Colla ha sbagliato.

Si fa un gran parlare del caso CocaCola vs. CocaColla (nessun link, chi è interessato cerca i due siti).

Oggetto del contendere è il nome a dominio del blog che sarebbe un po’ troppo somigliante al nome della bibita più famosa al mondo.

Il problema però non è a malapena blog contro bibita ma il fatto che la bibita abbia un marchio che è valutato quasi 74 miliardi di $ piazzandosi al sesto posto nei marchi più famosi al mondo.

Il problema è anche che pur non somigliandosi graficamente i loghi, pur non essendo in concorrenza i prodotti, i nomi a dominio sono molto simili, ad un errore di digitazione di distanza.

Ora il piccolo blog Coca Colla cerca solidarietà per non dover chiudere per causa della multinazionale americana gigante e cattiva, non la troverà qui.

Non la troverà non perché io sia filo-multinazionali americane giganti e cattive ma perché il nome che ha dato al suo blog Coca Colla è assolutamente un evidente gioco fatto sul nome del colosso. La sua notorietà, la sua facilità di memorizzazione derivano senza ombra di dubbio dalla conoscenza da parte del grande pubblico del marchio della bibita più famosa del mondo.

E non venite neppure a dirmi che non capisco la situazione, che bisogna trovarcisi per sapere cosa succede. Tanti anni fa, un sabato mattina, nella posta c’era una raccomandata che mi contestava il nome a dominio usato per lavoro, dopo 5 anni che lo usavo per lavoro. Probabilmente in tribunale avrei avuto tutti i diritti, ma ho preferito rinunciare a quel dominio (mettendo una pagina con i link al mio nuovo ed all’URL inattivo dell’accusatore) ripartendo da capo e registrando con cura il marchio. Ora quel dominio non esiste più, quel marchio non so che fine abbia fatto ma non importa, avevo sbagliato a registrare un dominio senza prima assicurarmi che fosse un nome “sicuro”. Coca Colla sapeva benissimo che il suo non era un nome sicuro e l’ha registrato assumendosi tutti i rischi, compreso quello di perdere tutta la visibilità raggiunta.

La mia conclusione è “Chi è causa del suo mal…”. E la vostra?

Nonciclopedia.

Non prendo le difese di Nonciclopedia banalmente perché non ho mai seguito il sito. Certa satira non mi piace.

Certo è che se il livello di tolleranza della satira è arrivato così in basso non c’è da stare allegri.

Ecco, nulla… solo che ero certo che Nonciclopedia sarebbe diventato argomento di ampia discussione e così volevo recuperare un po’ di traffico.

Se vi interessa il discorso certamente ci sono tanti post interessanti in giro e se li trovate potete anche segnalarli nei commenti.

Solo il social DRM salverà l’editoria (senza dimenticare la qualità).

C’è un libro che mi è stato consigliato e che vorrei tanto leggere, vorrei leggere questo come altri che ho iniziato e non ancora concluso perché il tempo libero concesso da un’azienda e da una famiglia numerosa non è poi così tanto.

Il tempo libero (o meglio tempo vuoto) si concentra soprattutto nelle attese, davanti a scuola, nella sala d’aspetto del dottore, in fila in qualche ufficio.

Questo fa sì che il sistema migliore per leggere i libri è averli sempre con sé, averli dentro l’iPad.

Sorge però un problema di formati, di compatibilità, non è dato sapere a priori se quel libro riuscirò ad aprirlo o se dovrò installare l’ennesimo (ammesso che esista) programma che si occupa di rendere intelligibile il testo di un libro. Stiamo parlando di un comune file di testo, con qualche formattazione stilistica e magari qualche immagine. Non è un programma che richieda chissà quali componenti specifici per funzionare, è un testo!

E così assieme all’iBooks nativo su iPad (che sto usando per leggere Facebook per genitori gentilmente offertomi dall’editore e di cui scriverò una recensione appena riesco a finirlo) ho aggiunto anche Kindle, il software per gli ebook Amazon per leggere Twitter for good che per un breve periodo era in offerta gratuita.

Tornando ad oggi il libro che vorrei leggere è Una scuola da rifare, con i lucchetti digitali di Adobe DRM. Per poterlo aprire, sperando senza intoppi, dovrei installare il terzo software per leggere un comune file di testo, Bluefire reader o un altro analogo. Ci sarebbe anche la soluzione di manomissione del lucchetto e l’uso del file non protetto su cui tornerò dopo.

Circa un anno fa scrivevo questo post partendo da un tweet di Alessandra Farabegoli. Le cose non sono affatto cambiate.

I sistemi vigenti di protezione dei contenuti non tutelano gli acquirenti. Anzi, gli pongono tanti e tali limiti che la protezione è un freno all’acquisto. Un freno soprattutto al primo acquisto per tutta una serie legittima di remore sulla possibilità di sfruttare appieno ciò che si è regolarmente pagato.

Vita più facile hanno, come accennavo, i criminali. Ci sono programmini, che non cito anche perché non li conosco, che in pochi istanti rimuovono i DRM ed il file diventa immediatamente leggibile anche su iBooks, ma a quel punto anziché rivolgersi all’editore magari vale la pena rivolgersi a chi ha già fatto l’operazione senza troppi scrupoli: tu cerchi di ingabbiarmi, io cerco di scappare. Legittima difesa.

Come dunque tutelare gli autori e gli editori senza penalizzare gli utenti? La risposta più semplice è l’uso del social DRM usato ad esempio per la copia di Facebook per genitori in mio possesso.

Il file non ha vincoli logici di distribuzione, posso prenderlo e mandarlo a chiunque, ma dentro al file stesso ci sono i miei riferimenti e rimuoverli tutti richiederebbe più lavoro che la rimozione del DRM di blocco.

In questo modo si avrebbero diversi vantaggi per gli editori (lo scrive anche Feltrinelli):

  1. verrebbe comunque limitata la distribuzione indiscriminata del libro, nessuno vorrebbe trovare il proprio numero di telefono nel bagno dell’autogrill;
  2. verrebbe comunque consentito il prestito del proprio libro all’amico fidato (quello che non lo manderà in giro a sua volta) e che magari deciderà di acquistarlo;
  3. crollerebbe drasticamente il freno all’acquisto perché il libro non avrebbe lucchetti che non so se e come potrò aprire, soprattutto se già ho letto la copia del mio amico;
  4. calerebbe di conseguenza la pirateria ed aumenterebbe il passaparola sul libro che porta a nuove vendite.

Perché alla fine dei conti per dimezzare l’incidenza della pirateria si può dimezzare la pirateria ma si può anche raddoppiare la pirateria e quadruplicare le copie vendute legittimamente. E penso che la seconda strada sia più vantaggiosa per gli editori e per gli autori.

Ed il caso di persone che acquistano il libro originale dopo aver letto la copia piratata non è semplice utopia.

Ovviamente tutto questo funziona a condizione che i contenuti siano di qualità.

Voi cosa ne pensate?

L’illecito legittimo.

In questi giorni Wikileaks è balzato prepotentemente in cima a tutte le testate giornalistiche (non troppo in Italia, a dire il vero) di tutto l’occidente.

Il motivo è che Julian Assange, il nuovo paladino dell’ordine mondiale, un incrocio fra Robin Hood e Ernst Stavro Blofeld, ha intercettato una marea di messaggi che i diplomatici degli USA mandavano in patria.

Penso che per chiunque sia evidente la violazione del diritto, ad esempio in Italia la violazione della corrispondenza è sanzionata in base all’art. 616 del Codice Penale. Se aggiungiamo che per di più si tratta di corrispondenza diplomatica il fatto costituisce reato ancora più grave.

Se pensate che in fondo non sia un così grave reato meditate se vi farebbe piacere che il vostro vicino di casa aprisse la busta contenente i referti delle vostre analisi del sangue ed andasse in giro a spifferare i vostri malanni.

Bene, detto questo mi risulta difficile difendere Wikileaks contro Amazon e Paypal che hanno chiuso i rubinetti per evidente violazione delle regole contrattuali. È evidente a tutti che Wikileaks ha commesso attività illegali intercettando e pubblicando le comunicazioni diplomatiche ma è altrettanto ovvio che Assange questo deve averlo messo in conto da principio, ho troppa stima in lui per pensare che sia stato bloccato da qualche inezia del genere. Perché devi conoscere bene le dinamiche della rete per rubare una mole così grande di documenti per quattro anni senza farti scoprire per poi farsi bloccare tutto per due aziendine (perché Amazon e Paypal a confronto con il governo degli USA sono minuscole) che ritirano il loro servizio. Siamo seri, Assange ha un piano B, C e pure fino a Z e oltre.

Chi si scaglia contro Amazon e contro Paypal dovrebbe ragionare sul fatto che non ci sono reati di categorie diverse, i reati sono tutti uguali. Altrimenti Paypal dovrebbe offrire il suo servizio anche agli spacciatori di materiale pedo-pornografico in rete senza porsi problemi, almeno finché non arriva l’ordine di un tribunale a dire che stanno commettendo un reato. Sono aziende che guadagnavano da Assange e che erano in grado di gestire anche gli attacchi. Se hanno scelto di chiudere (indipendentemente da pressioni esterne o meno) è perché la violazione dei termini contrattuali è evidente ed uguale per tutti ed Assange non è più uguale degli altri.

Quindi delle due l’una:

  • Assange ha violato la legge ed i termini contrattuali e dunque i suoi contratti sono stati correttamente bloccati;
  • Assange ha violato la legge ed i termini contrattuali, ma visto che era lui facciamo un bello strappo alla regola, diciamo un contratto ad personam e tutto prosegue come nulla fosse.

Ecco, se uno è contro alle leggi ad personam perché dovrebbe poi essere favorevole a favoritismi simili?

So che con questo mi attirerò le antipatie di molti, i commenti sono disponibili e saranno pubblicati a meno che non contengano solo offese. Lo dico prima e vale per tutti, nessun favoritismo.

Metilparaben: L’aborto degli altri

La contrarietà all’aborto è una posizione assolutamente legittima.

Essa, tuttavia, può essere praticata senza alcuna necessità di scendere in piazza adottando un accorgimento assai semplice: quello di non abortire.

Ne consegue che gli spagnoli di cui il Corriere dà conto non hanno manifestato contro l’aborto, ma contro la possibilità che gli altri abortiscano.

Mi pare che siano due cose sostanzialmente diverse.

E mi pare anche che sarebbe il caso di iniziare a dirlo con una certa chiarezza.

via Metilparaben: L’aborto degli altri.

Ci sto, facciamo una certa chiarezza.

Allora aboliamo anche il reato di omicidio, perché chi non vuole uccidere non ha mica bisogno che sia lo stato a dirgli di non farlo. Finché non sono io ad uccidere a posto, e se viene ucciso qualcuno che poi non si lamenta (perché sono pochi i morti che si lamentano) ancora meglio. Invece qualcuno che si lamenta in vece di un morto assassinato è scomodo e deve tacere.

Perché manifestare in pubblico il proprio dissenso, perché gli operai in sciopero scendono in piazza con i loro cortei ad importunare gli altri? Se ne stiano a casa e risolvano privatamente fra loro ed i loro padroni i problemi. Noi cosa centriamo?

Ma perché gli alleati nel ’43-’45 sono venuti a liberarci? Non andavamo bene succubi del regime nazi-fascista? Chi li ha invitati?

Se vedo qualcuno su un ponte che pensa di suicidarsi posso tirare dritto pensando che fa male ma sono affari suoi, oppure posso cercare di dissuaderlo. Oppure posso prendere la telecamera ed iniziare a fare il tifo perché si butti per poter rivendermi il filmato a qualche TV.

Un aborto non è un fatto privato ed una manifestazione contro l’aborto non è parimenti un fatto privato. Fa strano che gli stessi che vogliono mettere a tacere le manifestazioni in tal senso poi siano quelli che ritengono che sia stato violato l’Art. 21 della Costituzione.

Voltaire diceva: “Non condivido la tua opinione, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.” e molti ne hanno fatto uno slogan, salvo poi fare molti distinguo sulla definizione di “opinione”. Perché poi magari ritengono che chi voglia evitare un aborto non abbia opinione, sia un idiota e basta.

Manifestare pubblicamente contro ciò che si ritiene sbagliato (ed a favore di ciò che si ritiene giusto) è corretto. Altrimenti aspetto un altro post in cui si manifesti dissenso dalle manifestazioni omosessuali, che facciano le loro cose a casa loro anziché portarle in piazza!