S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Solo il social DRM salverà l’editoria (senza dimenticare la qualità).

C’è un libro che mi è stato consigliato e che vorrei tanto leggere, vorrei leggere questo come altri che ho iniziato e non ancora concluso perché il tempo libero concesso da un’azienda e da una famiglia numerosa non è poi così tanto.

Il tempo libero (o meglio tempo vuoto) si concentra soprattutto nelle attese, davanti a scuola, nella sala d’aspetto del dottore, in fila in qualche ufficio.

Questo fa sì che il sistema migliore per leggere i libri è averli sempre con sé, averli dentro l’iPad.

Sorge però un problema di formati, di compatibilità, non è dato sapere a priori se quel libro riuscirò ad aprirlo o se dovrò installare l’ennesimo (ammesso che esista) programma che si occupa di rendere intelligibile il testo di un libro. Stiamo parlando di un comune file di testo, con qualche formattazione stilistica e magari qualche immagine. Non è un programma che richieda chissà quali componenti specifici per funzionare, è un testo!

E così assieme all’iBooks nativo su iPad (che sto usando per leggere Facebook per genitori gentilmente offertomi dall’editore e di cui scriverò una recensione appena riesco a finirlo) ho aggiunto anche Kindle, il software per gli ebook Amazon per leggere Twitter for good che per un breve periodo era in offerta gratuita.

Tornando ad oggi il libro che vorrei leggere è Una scuola da rifare, con i lucchetti digitali di Adobe DRM. Per poterlo aprire, sperando senza intoppi, dovrei installare il terzo software per leggere un comune file di testo, Bluefire reader o un altro analogo. Ci sarebbe anche la soluzione di manomissione del lucchetto e l’uso del file non protetto su cui tornerò dopo.

Circa un anno fa scrivevo questo post partendo da un tweet di Alessandra Farabegoli. Le cose non sono affatto cambiate.

I sistemi vigenti di protezione dei contenuti non tutelano gli acquirenti. Anzi, gli pongono tanti e tali limiti che la protezione è un freno all’acquisto. Un freno soprattutto al primo acquisto per tutta una serie legittima di remore sulla possibilità di sfruttare appieno ciò che si è regolarmente pagato.

Vita più facile hanno, come accennavo, i criminali. Ci sono programmini, che non cito anche perché non li conosco, che in pochi istanti rimuovono i DRM ed il file diventa immediatamente leggibile anche su iBooks, ma a quel punto anziché rivolgersi all’editore magari vale la pena rivolgersi a chi ha già fatto l’operazione senza troppi scrupoli: tu cerchi di ingabbiarmi, io cerco di scappare. Legittima difesa.

Come dunque tutelare gli autori e gli editori senza penalizzare gli utenti? La risposta più semplice è l’uso del social DRM usato ad esempio per la copia di Facebook per genitori in mio possesso.

Il file non ha vincoli logici di distribuzione, posso prenderlo e mandarlo a chiunque, ma dentro al file stesso ci sono i miei riferimenti e rimuoverli tutti richiederebbe più lavoro che la rimozione del DRM di blocco.

In questo modo si avrebbero diversi vantaggi per gli editori (lo scrive anche Feltrinelli):

  1. verrebbe comunque limitata la distribuzione indiscriminata del libro, nessuno vorrebbe trovare il proprio numero di telefono nel bagno dell’autogrill;
  2. verrebbe comunque consentito il prestito del proprio libro all’amico fidato (quello che non lo manderà in giro a sua volta) e che magari deciderà di acquistarlo;
  3. crollerebbe drasticamente il freno all’acquisto perché il libro non avrebbe lucchetti che non so se e come potrò aprire, soprattutto se già ho letto la copia del mio amico;
  4. calerebbe di conseguenza la pirateria ed aumenterebbe il passaparola sul libro che porta a nuove vendite.

Perché alla fine dei conti per dimezzare l’incidenza della pirateria si può dimezzare la pirateria ma si può anche raddoppiare la pirateria e quadruplicare le copie vendute legittimamente. E penso che la seconda strada sia più vantaggiosa per gli editori e per gli autori.

Ed il caso di persone che acquistano il libro originale dopo aver letto la copia piratata non è semplice utopia.

Ovviamente tutto questo funziona a condizione che i contenuti siano di qualità.

Voi cosa ne pensate?

Voci di corridoio.

Confesso che devo ancora iniziare a leggerlo (l’ho solo savato sull’iPad) ma visti gli autori secondo me ne vale assolutamente la pena.

Non state ad aspettare una recensione post-lettura, correte subito a scaricare Voci di corridoio e leggetelo (c’è sia in formato EPUB che in PDF, non avete scuse).

Nell’impossibile caso sia brutto vi autorizzo a lamentarvi nei commenti.

Nel molto probabile caso vi piaccia siete invitati a lasciarlo scritto nei commenti.

Amazon propone il noleggio degli E-book

Il servizio offerto da Amazon permetterà di prendere in prestito i titoli acquistati su Kindle. L’opzione prevede che, per due settimane, gli utenti potranno prestare i titoli acquistati dalla libreria digitale ai propri amici dotati anch’essi di Kindle. Una delle limitazioni previste riguarda la consultazione contemporanea del titolo:  l’utente che lo ha effettivamente acquistato, infatti, non potrà consultarlo nel corso del noleggio.

[...]

Uno degli obiettivi di queso nuovo servizio è quello arginare il traffico illegale di contenuti coperti da copyright.

via Amazon propone il noleggio degli E-book.

Ecco, poi qualcuno mi spiegherà perché con questi ennesimi lacci uno non dovrebbe rivolgersi alle pubblicazioni piratate.

Posso essere d’accordo sul fatto che mentre il libro è in prestito il proprietario non possa consultarlo (del resto avviene lo stesso con i libri di carta) ma che sia limitato il periodo o il numero di prestiti è assurdo.

Quando arriveranno a capire che il corso va assecondato e guidato e non bloccato? Aspettano una Vajont dell’editoria? D’accordo, ma sappiano che questa volta non saranno inermi cittadini a pagarne il costo, ma loro che vogliono stare in cima alla diga.

Il grande errore di Barnes&Noble.

Per chi non lo sapesse Barnes&Noble è la più grande catena di librerie degli Stati Uniti nonché il secondo store di libri online dopo Amazon.

Per dire, nel raggio di 50 miglia da New York ci sono 58 librerie Barnes&Noble mica bruscolini come Mondadori o Feltrinelli.

Pare ora che BN sia intenzionata a vendere tutte le librerie per concentrarsi sulla sola attività online.

Secondo me questo è l’errore più madornale che possano fare.

Mica che io abbia la pretesa di far cambiare idea ad un colosso del genere, né certamente ho sfogliato accuratamente i loro bilanci. Mi sono limitato, al contrario, a guardarmi attorno.

Fateci un po’ caso. Quanti videonoleggi sono nati 10-15 anni fa? Sembrava fosse il lavoro del futuro, come se tutto ciò che c’era stato fino a pochi anni prima fosse da buttare. Oggi quanti videonoleggi esistono ancora? Anche Blockbuster è in crisi.

I film ormai si “consumano” senza supporto fisico.

Pare quasi un controsenso rispetto a quanto ho appena detto ma pensiamo all’età del libro ed all’età dell’home video.

Pensiamo a come vengono usufruiti i contenuti di libri e di video, nel secondo siamo già abituati ad utilizzare un contenuto “mediato” da uno schermo e non tangibile.

Tornando al discorso di partenza le soluzioni sono banalmente due.

Se BN ha ragione a vendere la catena di librerie i potenziali acquirenti sono in possesso delle medesime informazioni, sanno cioè che si apprestano a comprare una serie di grandi scatoloni di cemento pieni di carta che fra poco varrà né più né meno il prezzo (decrescente) da macero.

Al contrario se ho ragione io BN sta solo facendo cassetto, perdendo però nella sinergia che più potrebbe fruttargli sul concorrente forte nell’online ma sprovvisto di brick and mortar anche nel settore della vendita degli e.book.

Pensate a come sarebbe poter entrare in un bel negozio BN e, allo stesso modo di come si consultano i libri sullo scaffale, poter sfruttare il proprio nook (e.reader proprietario della catena BN) per sfogliare liberamente i libri nello scaffale digitale, sul divanetto magari sorseggiando un caffè. Alla fine della pausa si ripongono i libri che non ci interessano e si trattengono quelli che si intende acquistare. Si va alla cassa e si pagano i soli testi desiderati.

La miglior esperienza d’acquisto tradizionale con la miglior tecnologia disponibile per portare sempre con sé i propri libri preferiti.

Una sinergia che con la cessione dei punti vendita non sarebbe più implementabile.

Per assurdo ritengo che Bezos sarebbe il miglior potenziale cliente per l’acquisto della catena BN proprio per i motivi qui sopra (ovviamente sostituendo il nook con il Kindle), se fossi in lui avrei solo un dubbio sull’eccessiva liquidità che si fornisce al concorrente.

Non moriranno le librerie i negozi che sapranno approfittare del proprio vantaggio competitivo nell’esperienza di acquisto tradizionale se al contempo saranno in grado di offrire vantaggi competitivi.

Per aumentare il valore delle azioni di un’azienda (ammesso che sia indispensabile) meglio un buon investimento che una pessima liquidazione. Nel primo caso si attirano investitori convinti del progetto, nel secondo solo speculatori pronti ad abbandonarti al primo cambio di vento.

Voi cosa ne pensate?

Cominciamo bene.

Faccio un esempio. Se un eBook viene venduto a 10 euro, il 20% va subito all’ufficio Iva. Da 10 passiamo a 8. Da cui si deve detrarre il 30% , ovvero 2,4 euro, per spese e sconti  ai distributori di rete. Restano 5, 6 euro. Ovvero, la cifra su cui viene applicata la royalty proposta. All’autore, dunque, arrivano 1,4 euro lordi a download.. Se ne deduce che tutti guadagnerebbero molto più dell’autore: senza il quale non ci sarebbe l’eBook, perché bene o male la sostanza dell’ intero business è data dall’opera letteraria. In un accordo serio, l’autore dovrebbe prendere il cinquanta per cento e suddividere i proventi netti con l’editore. Altrimenti, bisognerebbe mettere in copertina il nome del maggior beneficiario dell’operazione, e scrivere che il romanzo in questione è firmato da Carlo Lucarelli e dall’Ufficio Iva”.

via Kataweb.it – Blog – Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » DIRITTI E DOVERI DIGITALI. (via)

Se lo scopo di questa affermazione è di chiarire il principio iniziamo subito nel modo sbagliato.

Se il prezzo finale di un prodotto che sconta l’IVA ordinaria del 20% è di 10 euro avremo 8,33 euro di imponibile e 1,67 di IVA. Si deve fare lo scorporo dell’IVA, non scontarla.

Al passaggio successivo abbiamo gli “oneri di distribuzione”, qui il 30% è ottimistico (diciamo che è il costo minimo dal momento che si potrebbe arrivare anche al 40% vendendo tramite IBS o BOL).

Pur non essendo evidenziato dal testo qui sopra si decuce che all’autore va il 25% del prezzo del libro al netto degli oneri di distribuzione. Strano che pur essendo gli oneri inferiori alla distribuzione cartacea, la quota per l’autore sia calcolata sul valore netto degli oneri di distribuzione e non sul prezzo di copertina come molto spesso si fa per l’edizione cartacea.

Comunque ricapitolando sul prezzo di copertina di 10 Euro e mettendo in scalare IVA, distribuzione, autore, editore abbiamo:

  • 1,67 euro per lo Stato;
  • 2,50 euro per la distribuzione (grossomodo 0,42 per il sistema e 2,08 per la libreria);
  • 1,46 per l’autore;
  • 4,37 per l’editore.

Come è possibile dire che l’Ufficio IVA sia il maggior beneficiario dell’operazione quando sia la libreria che l’editore prendono di più?

Io sono piuttosto per l’utilizzo di un sistema trasparente per l’autore: l’importo del diritto d’autore non sia più basato su una percentuale del prezzo di copertina (o sul prezzo al netto degli oneri di distribuzione) ma fisso per ogni copia venduta con qualunque canale.

Per l’autore che si tratti di libro cartaceo, elettronico, audioCD non cambia assolutamente nulla, perché i diritti dovrebbero essere differenziati? La differenza di prezzo al pubblico è data dal costo differente per l’editore e per la rete distributiva, dunque la differenza di prezzo di copertina dovrebbe derivare solo da questo e non dal compenso all’autore.

Voi cosa ne pensate?