Sovrapprezzo sul contrassegno: è lecito?

C’è un gran brusio fra gli operatori e-commerce riguardo alla presunta illegittimità del sovrapprezzo nel caso di pagamento in contrassegno.

È lecito? La risposta breve è , si può chiedere un sovrapprezzo per i pagamenti in contrassegno allo stesso modo in cui si può chiedere per una spedizione espressa anziché ordinaria.

La risposta più esaustiva viene andando a ritroso nella normativa.

Partiamo dal comunicato dell’Antitrust che potete leggere qui e che nel testo dice (grassetto nell’originale):

Vale la pena di sottolineare che la norma riguarda non solo le carte di credito, ma anche altre forme di pagamento come i bonifici e gli acquisti in contrassegno.

In realtà hanno preso una cantonata.

Il comunicato stesso fa riferimento all’art. 62 del Codice del Consumo che recita:

1. Ai sensi dell’ articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11 , i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti, ovvero nei casi espressamente stabiliti, tariffe che superino quelle sostenute dal professionista.
2. L’istituto di emissione della carta di pagamento riaccredita al consumatore i pagamenti in caso di addebitamento eccedente rispetto al prezzo pattuito ovvero in caso di uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del professionista o di un terzo. L’istituto di emissione della carta di pagamento ha diritto di addebitare al professionista le somme riaccreditate al consumatore.

Già leggendo il secondo comma si capisce subito che si parla di moneta elettronica che nulla ha a che vedere con il contrsssegno. Ma fermiamo al primo comma, quello che effettivamente vieta il sovrapprezzo. Questo comma fa riferimento ad un altro testo di legge.

All’articolo 3, comma 4 leggiamo:

Il beneficiario non può applicare spese al pagatore per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento. […]

Notiamo la dicitura strumento di pagamento. Risaliamo nel testo del decreto legislativo per capire cosa si intende, e fra le definizioni all’articolo 1, comma 1, lettera s):

“strumento di pagamento”: qualsiasi dispositivo personalizzato e/o insieme di procedure concordate tra l’utilizzatore e il prestatore di servizi di pagamento e di cui l’utilizzatore di servizi di pagamento si avvale per impartire un ordine di pagamento;

Ops, altra definizione, questa volta alla lettera g):

“prestatore di servizi di pagamento”: uno dei seguenti organismi: istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento nonché, quando prestano servizi di pagamento, banche, Poste Italiane s.p.a., la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali se non agiscono in veste di autorità monetarie, altre autorità pubbliche, le pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali se non agiscono in veste di autorità pubbliche;

Quindi strumenti di pagamento sono quelli che ti vengono messi a disposizione da una banca (in via non esaustiva una carta di credito, di debito, un borsellino elettronico, ecc.).

Il contrassegno ai sensi della normativa di cui parliamo NON è uno strumento di pagamento e pertanto su di esso NON è vietato applicare un supplemento.

Siete d’accordo? Non siete d’accordo? Perché?

Social (friend’s birthday) commerce.

Lo scrivo qui solo per poter dire un giorno “ve l’avevo detto” quindi potete ignorare questo post a meno che non ve l’abbia segnalato appositamente.

Facebook sta iniziando a consentire alle aziende di avere una vetrina di e-commerce all’interno delle pagine (ad esempio potete trovare qui quella della mia azienda.

Mentre scrivo i comuni utenti possono solo condividere o annotare per se stessi gli articoli interessanti (oltre ovviamente a raggiungere il sito che vende).

Facebook consente di fare pubblicità altamente mirata sugli utenti in base alle passioni e finanche alla prossimità del compleanno.

2 + 2 = 5 (ovvero il tutto è maggiore delle parti)

Quanto tempo mancherà prima che Facebook aggiunga la funzione wishlist dal catalogo della pagina? Quanto tempo mancherà prima che Facebook consenta ai gestori della pagina di fare pubblicità nei confronti degli amici di chi compie gli anni?

Un bel giorno succederà che ci troveremo uno spot che reciterà più o meno:

Fra 15 giorni il tuo amico Stefano compie gli anni, se vuoi fargli un regalo e non hai idea di cosa scegliere guarda un po’ fra questi prodotti che desidera.

Con sotto la lista dei prodotti in wishlist ordinati in base a quanto il gestore della pagina era disposto a pagare.

Io penso che tutto questo avverrà entro la fine del 2017. Ci ho preso?

La bufala dei siti e-commerce chiusi 12 giorni all’anno.

Gira in questi giorni la notizia che il Senato sta discutendo un disegno di legge già approvato alla Camera che prevede 12 giorni obbligatori di chiusura per le aziende del commercio.

È tutto vero, ma anche no.

Andiamo con ordine, il provvedimento in duscussione è esattamente questo: DDL S. 1629.

Questo disegno di legge ripristinerebbe delle giornate di chiusura obbligatoria modificando direttamente la legge che aveva abolito ogni obbligo di chiusura. I giorni sarebbero esattamente

  1. il 1º gennaio, primo giorno dell’anno;
  2. il 6 gennaio, festa dell’Epifania;
  3. il 25 aprile, anniversario della Liberazione;
  4. la domenica di Pasqua;
  5. il lunedì dopo Pasqua;
  6. il 1º maggio, festa del lavoro;
  7. il 2 giugno, festa della Repubblica;
  8. il 15 agosto, festa dell’Assunzione della beata Vergine Maria;
  9. il 1º novembre, festa di Ognissanti;
  10. l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione;
  11. il 25 dicembre, festa di Natale;
  12. il 26 dicembre, festa di santo Stefano.

(nota a margine, in uno stato laico i 2/3 delle “feste comandate” sono cattoliche)

Ogni esercente poi potrebbe dire che chiude solo per la metà di quei 12 giorni con una semplice comunicazione al comune. E questa dunque è la prima storpiatura.

Vediamo però come ci si dovrà comportare negli altri 6 giorni.

La legge che liberalizzava tutte le aperture è il decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, la sua conversione in legge e tutte le modifiche successive fino a quella del Governo Monti che ha portato il testo a questa versione vigente (comma 1, lettera D-bis è quella che ci interessa).

Lo stesso articolo fa riferimento esplicito alle “attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114” (ricordo benissimo che ero su un ETR 500 diretto a Roma quando lessi la prima volta questa norma, ma ora non c’entra).

Ora se andiamo a vedere l’art. 11 di questa norma (l’unico che fa riferimento ad orari di apertura e relativi limiti) è chiaramente indicato che si parla di negozi e non di siti.

Di siti infatti si parla nell’art. 17 (per la prima volta si stabilisce una registrazione anche per le aziende dell’e-commerce, il famoso modello COM6bis che non esisteva ancora quando ho iniziato a vendere in rete) mentre di macchinette automatiche nell’art. 16.

Anche perché se le aziende di vendita fuori dai locali commerciali fossero state soggette ai limiti di orari che la legge prescrive per i negozi avremmo avuto dei siti che chiudevano alle 22 per riaprire l’indomani alle 7. Cosa che non è mai stata.

Il DDL in discussione al Senato coinvolge (e su questo ognuno porterà avanti le proprie idee) solo gli esercizi commerciali brick & mortar e non le altre forme di commercio.

Capisco però che farlo credere sia utile per chi campa di pubblicità e per cui ogni lettore è un guadagno.

Il ballo bello del bollo bullo.

Bello fino ad un certo punto, ma ci stava il gioco di parole.

Grazie al cielo domenica era proprio domenica e non era un altro giorno della settimana. Perché altrimenti avrei pagato il bollo dell’auto in ritardo visto che me ne ero completamente dimenticato e mi sono salvato in corner grazie a PiccoloImprenditore che però è stato più tempestivo di Gaspar qualche anno fa.

Corro subito sul sito apposito dell’ACI pensando di essere in ritardo e scopro invece con mia somma felicità che oggi era ancora un giorno valido.

Il bollo da pagare per un auto monovalente (serbatoio della benzina non superiore a 15 litri) a metano è ¼ di quello normale per non so quale normativa ecologica. Vale a dire meno di 50 Euro per un anno.

Stampo la pagina per comodità e vado dal tabaccaio qui vicino il quale inserisce la targa e subito ne esce l’importo, di quasi 200 Euro!

Ok, visto che non pagherò mai più il bollo alle poste per vecchie disavventure, torno a pensare all’ACI ed al loro magnifico sistema di pagamento online.

Dell’auto sa già ovviamente tutto (oddio, ovviamente, non lo darei per scontato visto che anche il terminale del tabaccaio doveva sapere tutti i medesimi dati) quindi inserisco i dati personali, arrivo nel gateway della carta di credito e pago. Sul sito non mi compare più nulla però contestualmente mi arriva una mail che mi comunica l’effettuato pagamento. Dopo un po’ mi arriva un’altra mail, dall’ACI, che invece dice che non hanno ricevuto il pagamento (riportando gli estremi del pagamento compreso il codice della quietanza!) e di ripetere il tutto.

Ripeto tutto, sembra che vada meglio, mi arriva di nuovo la mail di conferma della transazione dal gateway quando il browser dovrebbe farmi rivedere il sito dell’ACI che risponde con un magnifico errore 500.

Nessuna altra mail, nessuna altra pagina, se arriva domani devo pagare per il ritardato pagamento.

Torno dal tabaccaio nel caso i loro dati nel frattempo si siano correttamente aggiornati, nulla, ancora 200 euro scarsi.

Prendo l’auto per andare all’ACI a 3 km da qui, arrivo alla prima rotonda ed una mail mi giunge al telefono con oggetto: “Conferma effettuazione pagamento con il servizio BolloNet.” Torno alla base.

Per chi su internet ci naviga e ci lavora tutti i giorni da oltre 15 anni la scelta del web dovrebbe essere la prima, la più naturale. Invece ogni volta quando si tratta di lavorare con un ente pubblico o assimilati è sempre un’avventura, sempre la paura di essere riusciti alla fine ad aver fatto ciò che si era obbligati (in forza di legge o di monopolio) a fare.

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma se finisse prima e meglio? Queste cose non sono alla fin fine una tassa occulta in termini di tempo perso e stress guadagnato?

China is the answer.

Cercavo una custodia per il mio iPad 1, una semplice, che si apre a libro.

Giro tutta Lugo senza trovare nulla (se ho saltato qualcuno che ce l’ha me lo faccia sapere nei commenti che andrò sicuramente a fargli visita). Ad un certo punto un commesso mi dice:

Ma l’iPad 1 è antico!

Al che io ho bellamente detto che non è che potessi cambiare iPad solo per una custodia e me ne sono andato.

Poi ho pensato che il mio marsupio, di buona marca, comprato in un negozio centrale in località turistica, aveva iniziato da subito a sbrandellarsi e che ora non ne poteva più.

Così ho inforcato la bici, sono andato dai cinesi e mi sono preso un borsello che potesse tenere iPad e contenuto del marsupio.

Spesa 7,90 € contando che duri almeno fino all’arrivo della copertina a libro da 11 € ordinata in Cina.

Non è che sono cinesofilo, ma a volte sono i miei colleghi che ti fanno diventare così.