Solo il social DRM salverà l’editoria (senza dimenticare la qualità).

C’è un libro che mi è stato consigliato e che vorrei tanto leggere, vorrei leggere questo come altri che ho iniziato e non ancora concluso perché il tempo libero concesso da un’azienda e da una famiglia numerosa non è poi così tanto.

Il tempo libero (o meglio tempo vuoto) si concentra soprattutto nelle attese, davanti a scuola, nella sala d’aspetto del dottore, in fila in qualche ufficio.

Questo fa sì che il sistema migliore per leggere i libri è averli sempre con sé, averli dentro l’iPad.

Sorge però un problema di formati, di compatibilità, non è dato sapere a priori se quel libro riuscirò ad aprirlo o se dovrò installare l’ennesimo (ammesso che esista) programma che si occupa di rendere intelligibile il testo di un libro. Stiamo parlando di un comune file di testo, con qualche formattazione stilistica e magari qualche immagine. Non è un programma che richieda chissà quali componenti specifici per funzionare, è un testo!

E così assieme all’iBooks nativo su iPad (che sto usando per leggere Facebook per genitori gentilmente offertomi dall’editore e di cui scriverò una recensione appena riesco a finirlo) ho aggiunto anche Kindle, il software per gli ebook Amazon per leggere [amazon_link id=”1118061934″ target=”_blank” container=”” container_class=”” ]Twitter for good[/amazon_link] che per un breve periodo era in offerta gratuita.

Tornando ad oggi il libro che vorrei leggere è Una scuola da rifare, con i lucchetti digitali di Adobe DRM. Per poterlo aprire, sperando senza intoppi, dovrei installare il terzo software per leggere un comune file di testo, Bluefire reader o un altro analogo. Ci sarebbe anche la soluzione di manomissione del lucchetto e l’uso del file non protetto su cui tornerò dopo.

Circa un anno fa scrivevo questo post partendo da un tweet di Alessandra Farabegoli. Le cose non sono affatto cambiate.

I sistemi vigenti di protezione dei contenuti non tutelano gli acquirenti. Anzi, gli pongono tanti e tali limiti che la protezione è un freno all’acquisto. Un freno soprattutto al primo acquisto per tutta una serie legittima di remore sulla possibilità di sfruttare appieno ciò che si è regolarmente pagato.

Vita più facile hanno, come accennavo, i criminali. Ci sono programmini, che non cito anche perché non li conosco, che in pochi istanti rimuovono i DRM ed il file diventa immediatamente leggibile anche su iBooks, ma a quel punto anziché rivolgersi all’editore magari vale la pena rivolgersi a chi ha già fatto l’operazione senza troppi scrupoli: tu cerchi di ingabbiarmi, io cerco di scappare. Legittima difesa.

Come dunque tutelare gli autori e gli editori senza penalizzare gli utenti? La risposta più semplice è l’uso del social DRM usato ad esempio per la copia di Facebook per genitori in mio possesso.

Il file non ha vincoli logici di distribuzione, posso prenderlo e mandarlo a chiunque, ma dentro al file stesso ci sono i miei riferimenti e rimuoverli tutti richiederebbe più lavoro che la rimozione del DRM di blocco.

In questo modo si avrebbero diversi vantaggi per gli editori (lo scrive anche Feltrinelli):

  1. verrebbe comunque limitata la distribuzione indiscriminata del libro, nessuno vorrebbe trovare il proprio numero di telefono nel bagno dell’autogrill;
  2. verrebbe comunque consentito il prestito del proprio libro all’amico fidato (quello che non lo manderà in giro a sua volta) e che magari deciderà di acquistarlo;
  3. crollerebbe drasticamente il freno all’acquisto perché il libro non avrebbe lucchetti che non so se e come potrò aprire, soprattutto se già ho letto la copia del mio amico;
  4. calerebbe di conseguenza la pirateria ed aumenterebbe il passaparola sul libro che porta a nuove vendite.

Perché alla fine dei conti per dimezzare l’incidenza della pirateria si può dimezzare la pirateria ma si può anche raddoppiare la pirateria e quadruplicare le copie vendute legittimamente. E penso che la seconda strada sia più vantaggiosa per gli editori e per gli autori.

Ed il caso di persone che acquistano il libro originale dopo aver letto la copia piratata non è semplice utopia.

Ovviamente tutto questo funziona a condizione che i contenuti siano di qualità.

Voi cosa ne pensate?

Voci di corridoio.

Confesso che devo ancora iniziare a leggerlo (l’ho solo savato sull’iPad) ma visti gli autori secondo me ne vale assolutamente la pena.

Non state ad aspettare una recensione post-lettura, correte subito a scaricare Voci di corridoio e leggetelo (c’è sia in formato EPUB che in PDF, non avete scuse).

Nell’impossibile caso sia brutto vi autorizzo a lamentarvi nei commenti.

Nel molto probabile caso vi piaccia siete invitati a lasciarlo scritto nei commenti.

Lettera degli editori per la scuola.

La lettera scritta da alcuni editori a favore della scuola pubblica (con specificazione successiva di statale) parte con le migliori intenzioni racchiuse in una antiquata burocrazia a partire dall’URL (http://www.laterza.it/ns-lettera.asp).

Non ho affatto apprezzato il passaggio in cui viene detto che la scuola non statale è parziale quando poche righe sopra hanno comunque detto che è pubblica nel momento stesso in cui sia paritaria.

C’è però un punto su cui non posso che essere d’accordo battendomi già da tempo nella stessa direzione:

Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla sola a chiedere attenzione. Se è vero – come sentiamo continuamente ripetere – che nella scuola si costruisce il futuro dei nostri figli e, quindi, del nostro Paese, nessuno può guardare alla questione «dall’esterno». Chi ricopre cariche istituzionali e politiche deve avvertire la forza dell’opinione pubblica. Chi ha più responsabilità e potere nella società, nell’economia e nella cultura deve essere il primo a impegnarsi.

La conclusione è sempre la stessa, finché si andrà alla contrapposizione (scuola pubblica statale vs. scuola pubblica paritaria ad esempio) non si potrà mai fare nulla di utile, è necessario invece collaborare tutti affinché la nave del futuro del nostro Paese possa giungere in porto e l’unica rotta possibile passa da un sistema scolastico di qualità in grado di formare cittadini.

Una parola però voglio rivolgere anche agli editori. Fate libri di qualità, libri veritieri e libri che appassionino. Libri che educhino. Fate libri che possano essere usati a lungo, che possano essere passati fra fratelli o acquistati nei mercatini dell’usato. Fate libri versatili, in formato e-book aperto per tutti i testi scolastici affinché tutti possano usare i vostri libri, perché la scuola è per tutti.

Certo che quello che propongo ha un costo elevato ed un margine di guadagno ridotto. Ma siate anche voi lungimiranti come volete che gli altri siano. Sappiate che uno studente appassionato acquisterà tanti altri vostri libri e smuoverà il volano della cultura che in Italia, culla della cultura, sembra essersi ormai arrestato.

Chiedete biblioteche scolastiche aggiornate? Fatelo! Fate la vostra parte come noi, cittadini nella e per la scuola facciamo.

Amazon propone il noleggio degli E-book

Il servizio offerto da Amazon permetterà di prendere in prestito i titoli acquistati su Kindle. L’opzione prevede che, per due settimane, gli utenti potranno prestare i titoli acquistati dalla libreria digitale ai propri amici dotati anch’essi di Kindle. Una delle limitazioni previste riguarda la consultazione contemporanea del titolo:  l’utente che lo ha effettivamente acquistato, infatti, non potrà consultarlo nel corso del noleggio.

[…]

Uno degli obiettivi di queso nuovo servizio è quello arginare il traffico illegale di contenuti coperti da copyright.

via Amazon propone il noleggio degli E-book.

Ecco, poi qualcuno mi spiegherà perché con questi ennesimi lacci uno non dovrebbe rivolgersi alle pubblicazioni piratate.

Posso essere d’accordo sul fatto che mentre il libro è in prestito il proprietario non possa consultarlo (del resto avviene lo stesso con i libri di carta) ma che sia limitato il periodo o il numero di prestiti è assurdo.

Quando arriveranno a capire che il corso va assecondato e guidato e non bloccato? Aspettano una Vajont dell’editoria? D’accordo, ma sappiano che questa volta non saranno inermi cittadini a pagarne il costo, ma loro che vogliono stare in cima alla diga.

Lucchetti e proprietà.

La nostra vita è costellata di lucchetti, di serrature che ogni giorno ci rallentano nelle più comuni attività ma che si accettano come un male necessario.

Quando uscite in bicicletta non perdete tempo a chiuderla con cura ad ogni sosta? Io ci ho provato una volta a non farlo, devo ancora ritrovarla.

E chi lascia aperta la porta di casa per non perdere tempo in una giornata di pioggia a cercare la chiave per entrare? Nessuno.

Il problema però è un altro, oggi ci troviamo con lacci e lacciuoli che ci fanno costantemente perdere tempo senza però proteggere la nostra proprietà, anzi, rendendoci impossibile il completo utilizzo.

Pensate ad un mondo in cui, dopo aver comprato e regolarmente pagato una bicicletta, ogni volta che volete farvi una pedalata dovete prima andare dal venditore a farvi aprire la serratura che poi immancabilmente si richiuderà alla sosta successiva.

@alebegoli: cinque minuti d'orologio di minacce legali all'inizio del DVD dei cartoni animati, giuro che d'ora in poi solo pirateria! (via: Mantellini)

O pensate se casa vostra, quella che avete pagato con il sudore della vostra fronte, prima di aprirvi la porta in una giornata di pioggia vi mostrasse un disclaimer in cui vi minaccia dicendo che se non siete i proprietari non potete entrare, non potete portare via nulla, non potete rivendervi la casa o regalarla all’amico dell’amico.

Chi di voi non scassinerebbe la propria bicicletta e la propria casa affinché rispondano solo a voi e non a chi ve le ha vendute?

E chi di voi, a questo punto, potendo trovare una bici già senza lucchetto ed una casa senza serratura temporizzata non opterebbe per queste soluzioni per il semplice fatto che sono più funzionali?

Allora chi comprerebbe un libro in formato elettronico sapendo che:

i libri in formato kindle (proprietario Amazon) sono leggibili su tutti i device ad eccezione degli altri ebook readers, perché Amazon ha rilasciato applicazioni iPhone iPad android Windows e Mac. I libri con drm Adobe (proprietà Adobe, e non Mondadori), sono leggibili su tutti gli ebook reader ad eccezione di Kindle (perché amazon non vuole) e su Windows e Mac perché Adobe ha rilasciato il client per quei sistemi operativi; non su iPhone iPad perché Apple non vuole. I libri venduti su ibooks con drm Apple (proprietà Apple) sono leggibili SOLO su iPhone e iPad (Sant’Apple è ad oggi il peggiore della lista).

Perché mai se io compro un prodotto non posso averne la piena ed assoluta disponibilità?

Il problema di questo mondo non sono i lucchetti, che servono a tutelare i proprietari dai malintenzionati, ma una assurda pretesa di riserva di proprietà anche ben oltre il termine del pagamento che impedisce ai proprietari (perché il DVD dei cartoni animati Alessandra l’ha regolarmente pagato per tutto il prezzo richiesto) di usufruire appieno e liberamente del suo acquisto.

Sono d’accordo che i titolari dei diritti tutelino i loro stessi diritti, ma non è sparando a tutti quelli che si avvicinano a casa si impedisce che entri il ladro. Perché il ladro entrerà comunque mentre il postino che ti porta una raccomandata con un assegno dentro si terrà bene alla larga. E magari consegnerà la busta al ladro con la speranza che quest’ultimo la porti a te.

Concludo con una violazione di copyright di una canzone di Luca Barbarossa che mi pare rappresenti bene la situazione.

Come siamo bravi
evitiamo le paure
come siamo bravi
allacciamo le cinture
ci metteremo il casco
anche per andare a piedi
viaggiare sul sicuro
come siamo bravi noi
al di qua del muro

Vivere, vivere
qui non si usa piu’
piangere, ridere
qui non si sbaglia piu’
questa paura d’amare
spiegamela tu
questa paura di andare
al di la’ del muro,
al di la’ del muro

eBookCamp cavall.

booken

Nel fine settimana appena trascorso si è svolto l’eBookCamp @beach (visto che si svolgeva in uno stabilimento balneare di Porto Recanati).

iliad
I promessi sposi su iLiad a confronto con un'edizione cartacea

È stata un’ottima occasione per verificare lo stato dell’arte dell’eEditoria dopo che l’anno scorso di questi giorni avevo provato un iLiad tramite Simplicissimus che organizzava anche il barcamp attuale.

Ad un anno esatto di distanza riprendo in mano le mie prime impressioni sul reader che ho provato per una settimana e su ciò che ho maneggiato sabato scorso per ricapitolare le mie idee, anche quelle come editore e libraio oltre che di appassionato di tecnologia.

Forse solo ora ho capito la differenza fra ebook ed ebook reader, differenza che nell’editoria tradizionale non c’è poiché il contenuto si identifica con il contenitore stesso.

Quindi posso dire che le novità sono soprattutto nei contenitori anche se i contenuti si stanno ampliando notevolmente e anche evolvendo.

I dispositivi

booken
L'ereader booken in funzione

Rispetto all’iLiad i dispositivi in mostra erano molto più piccoli, segno che da un ereader ci si aspetta soprattutto la portabilità e la leggerezza. L’unico con schermo abbondante era l’iPad che merita un discorso a parte.

Gli schermi e-ink (quelli specifici per ereader e poche altre applicazioni) si sono evoluti nel contrasto, hanno perso infatti in buona parte quell’effetto Magna Doodle di cui parlavo nel primo post, anche i tempi di generazione della pagina sono notevolmente diminuiti a tutto vantaggio della scorrevolezza nella lettura.

Come sempre questi schermi sono i più leggibili sotto il sole a differenza di altri prodotti utilizzabili anche come reader.

Indicativo a questo scopo questa pubblicità comparativa fra l’Amazon Kindle e l’iPad.

ereader e tablet
Confronto di leggibilità fra un ereader e smartphone/tablet

Anche in questa foto è evidente la differenza di leggibilità fra apparecchi che solo marginalmente possono occupare lo stesso segmento di mercato.

Diciamo che per un lettore occasionale anche un iPad o un Galaxy Tab può consentire di leggere libri ma non nasce per questo.

Io ad esempio leggo qualcosa quelle rare volte che sono in giro e devo aspettare, per questo preferisco usare Aldiko sull’HTC Tattoo dove però sarebbe impensabile leggere un romanzo tutto d’un fiato.

Ne consegue dunque che prima di decidere cosa leggere è necessario pensare a come leggere.

Lo zainetto

Strano titolo per un paragrafo ma era quello che più mi consentiva di spiegare il mio esempio.

A differenze dei libri tradizionali che prendi in mano, sfogli e compri l’ebook ha una sua peculiarità. Funziona solo se messo dentro ad uno zainetto.

La scelta dello zainetto è tutt’altro che semplice. È necessario valutare quanto ci serve trasportabile, quanto deve essere capiente, quanto deve essere robusto e soprattutto quale tipo di libri possiamo metterci dentro. A parte merita una menzione anche il costo.

Capienza: per un ebook reader puro oggi come oggi non ha grossi problemi di capacità, visto che gli schermi sono in scala di grigi anche le immagini non sono così voluminose. Certamente i modelli espandibili sono da preferire.

Robustezza: qui più nel senso della durata che della resistenza fisica. Il reader che compro rimarrà attuale ancora a lungo o dopo poco mi troverò a non poter avere più nulla di nuovo da leggerci sopra?

Come riempirlo: questo è un discorso molto complesso, perché ci sono lettori che sono vincolati alla loro piattaforma (ad esempio Amazon Kindle) e quindi non si può andare nella libreria preferita per i propri acquisti. Se un giorno per qualunque motivo quella libreria decide di chiudere potremmo trovarci nuovamente senza nuovi libri se non anche perdere quelli che già abbiamo pagato ma che sono lucchettati dal DRM. Il nostro zainetto potrebbe chiudersi e non aprirsi mai più.

Una presentazione di sabato pomeriggio (peraltro di tutt’altro argomento rispetto all’ebook, si parlava di agrycult che ci ha offerto la merenda) è stata molto indicativa. Le slide erano state preparate su un PC Windows e mostrate su un Mac: tutti gli elementi aggiuntivi (nella fattispecie uno spezzone audio/video) non ha funzionato.

Allora è buono lo spunto di Matteo quando parla di Progressive Enhancement ma poi il rischio è di vedere (per motivi tecnico, economico e soprattutto culturali) un gioco al ribasso, al minimo comun denominatore per avere un prodotto comunque fruibile su qualunque substrato tecnologico venga mostrato. Me ne sto rendendo conto utilizzando un telefono Android per cui ogni apparecchio di ogni produttore ha bisogno di un adattamento e questo provoca problemi, difficoltà di omogeneizzazione, facilità di aggiornamento. Al contrario Apple con iPhone ha un’unicum che consente di avere un prodotto certamente funzionante con un numero di test estremamente limitato. Amazon con il suo Kindle lavora così, un libro che va su un Kindle va su tutti, un ePub che va su un reader su un altro può risultare completamente scompaginato.

Ovvio che in base a tutte queste cose il prezzo del nostro zainetto diventerà importante. Uno zainetto duraturo e liberamente riempibile avrà per forza di cose un costo superiore ad uno vincolante e magari che rischia di non funzionare da li a poco.

Il libro

Esistono libri più adatti di altri per l’ereader? Sì!

Potrei chiudere qui il discorso ma sono buono. Una delle presentazioni all’eBookCamp è stata quella di Luca Lorenzetti di Scrittura creativa che ha realizzato un sondaggio in proposito.

Le prime due domande erano riferite alla disponibilità di lettori abituali a lasciare il libro cartaceo per utilizzare il formato elettronico a fronte di un costo d’acquisto dimezzato.

In estrema sintesi la risposta è stata no per i romanzi e per i manuali.

Senza voler entrare nella testa dei lettori che hanno risposto al sondaggio io vedo diverse cause di avallo delle risposte.

La prima causa è il tipo di lettura, un romanzo ha una lettura sequenziale. Si parte da pagina 1 e si prosegue diritti fino ai titoli di coda. Può capitare di andare a cercare in seguito un determinato passaggio (magari da riutilizzare come citazione) ma questo non è l’uso primario e spesso la ricerca stessa è gratificante per la memoria. Al contrario il manuale ha una lettura  mirata, difficilmente lo si legge in sequenza, generalmente si procede per query. In questo caso poter andare subito al sodo con una ricerca mirata è un grosso vantaggio.

La seconda causa è la durata. La maggior parte dei manuali ha una durata limitata, basta pensare ai libri di informatica che vengono costantemente accantonati perché relativi a prodotti non più utilizzati. L’obsolescenza di un manuale è tanto rapida quanto l’obsolescenza dell’argomento a cui si riferisce. Al contrario un romanzo è per sempre, le nostre letture rimangono, entrano a far parte di noi e qualche volta ci piace riprende un libro che abbiamo letto e sfogliarlo come un album delle fotografie. Per questo il dubbio sulla resistenza dello zainetto incide molto maggiormente per un romanzo che non per un manuale.

La terza causa sono il prezzo ed valore (che non sono la stessa cosa). Il prezzo è un elemento essenziale nella scelta di un manuale, si cerca di spendere il meno possibile per un manuale mentre per l’hobby della lettura il prezzo è relativo (ci sono hobbies molto più costosi della lettura) lo stesso vale anche per i manuali di hobbistica, il manuale è lo strumento, non l’oggetto dell’hobby. Per quanto riguarda il valore economico (quello affettivo è troppo personale) faccio un esempio musicale. Un pianoforte elettronico (non una tastiera) costa 1/3 rispetto ad un pianoforte verticale. Se dopo 5 anni li vai a rivendere il primo ha perso l’80% del valore, il secondo il 5-10%. Un disco in vinile ha un valore commerciale estremamente più alto di un file mp3. Una prima edizione a stampa di un buon romanzo nel tempo avrà un valore certamente maggiore di un file ePub. Ovviamente per la manualistica il discorso cambia perché come dicevo prima l’obsolescenza di un manuale va di pari passo a quella dell’oggetto che tratta. Così ad esempio un manuale di informatica diventerà presto di interesse per i soli patiti di retrocomputing.

Dicevo non molto tempo fa che secondo me Barnes&Noble sbagliavano a vendere le librerie su strada, oggi ho rafforzato questa convinzione.

Proponevo in quel post di far sfogliare gli ebook prima di passare alla cassa, questa idea si è anche rafforzata, anche pensando alla presentazione di Matto Balocco, con la possibilità di valutare anche la tipografia di un ebook.

Conclusione

Per lungo tempo ancora avremo modo di convivere con le due fruizioni parallele di libri, quelli tradizionali cartacei e gli ebook.

Inutile incaponirsi sul vecchio libro di carta, sapendo che comunque che gli ereader non mordono.

E un’altra cosa, sappiate comunque che l’ebook è solo ed esclusivamente una fase di passaggio e sarà anche abbastanza rapida.

E se avete letto fino a qui non potete esimervi ora dal lasciare un commento qui sotto.

Il grande errore di Barnes&Noble.

Per chi non lo sapesse Barnes&Noble è la più grande catena di librerie degli Stati Uniti nonché il secondo store di libri online dopo Amazon.

Per dire, nel raggio di 50 miglia da New York ci sono 58 librerie Barnes&Noble mica bruscolini come Mondadori o Feltrinelli.

Pare ora che BN sia intenzionata a vendere tutte le librerie per concentrarsi sulla sola attività online.

Secondo me questo è l’errore più madornale che possano fare.

Mica che io abbia la pretesa di far cambiare idea ad un colosso del genere, né certamente ho sfogliato accuratamente i loro bilanci. Mi sono limitato, al contrario, a guardarmi attorno.

Fateci un po’ caso. Quanti videonoleggi sono nati 10-15 anni fa? Sembrava fosse il lavoro del futuro, come se tutto ciò che c’era stato fino a pochi anni prima fosse da buttare. Oggi quanti videonoleggi esistono ancora? Anche Blockbuster è in crisi.

I film ormai si “consumano” senza supporto fisico.

Pare quasi un controsenso rispetto a quanto ho appena detto ma pensiamo all’età del libro ed all’età dell’home video.

Pensiamo a come vengono usufruiti i contenuti di libri e di video, nel secondo siamo già abituati ad utilizzare un contenuto “mediato” da uno schermo e non tangibile.

Tornando al discorso di partenza le soluzioni sono banalmente due.

Se BN ha ragione a vendere la catena di librerie i potenziali acquirenti sono in possesso delle medesime informazioni, sanno cioè che si apprestano a comprare una serie di grandi scatoloni di cemento pieni di carta che fra poco varrà né più né meno il prezzo (decrescente) da macero.

Al contrario se ho ragione io BN sta solo facendo cassetto, perdendo però nella sinergia che più potrebbe fruttargli sul concorrente forte nell’online ma sprovvisto di brick and mortar anche nel settore della vendita degli e.book.

Pensate a come sarebbe poter entrare in un bel negozio BN e, allo stesso modo di come si consultano i libri sullo scaffale, poter sfruttare il proprio nook (e.reader proprietario della catena BN) per sfogliare liberamente i libri nello scaffale digitale, sul divanetto magari sorseggiando un caffè. Alla fine della pausa si ripongono i libri che non ci interessano e si trattengono quelli che si intende acquistare. Si va alla cassa e si pagano i soli testi desiderati.

La miglior esperienza d’acquisto tradizionale con la miglior tecnologia disponibile per portare sempre con sé i propri libri preferiti.

Una sinergia che con la cessione dei punti vendita non sarebbe più implementabile.

Per assurdo ritengo che Bezos sarebbe il miglior potenziale cliente per l’acquisto della catena BN proprio per i motivi qui sopra (ovviamente sostituendo il nook con il Kindle), se fossi in lui avrei solo un dubbio sull’eccessiva liquidità che si fornisce al concorrente.

Non moriranno le librerie i negozi che sapranno approfittare del proprio vantaggio competitivo nell’esperienza di acquisto tradizionale se al contempo saranno in grado di offrire vantaggi competitivi.

Per aumentare il valore delle azioni di un’azienda (ammesso che sia indispensabile) meglio un buon investimento che una pessima liquidazione. Nel primo caso si attirano investitori convinti del progetto, nel secondo solo speculatori pronti ad abbandonarti al primo cambio di vento.

Voi cosa ne pensate?

Cominciamo bene.

Faccio un esempio. Se un eBook viene venduto a 10 euro, il 20% va subito all’ufficio Iva. Da 10 passiamo a 8. Da cui si deve detrarre il 30% , ovvero 2,4 euro, per spese e sconti  ai distributori di rete. Restano 5, 6 euro. Ovvero, la cifra su cui viene applicata la royalty proposta. All’autore, dunque, arrivano 1,4 euro lordi a download.. Se ne deduce che tutti guadagnerebbero molto più dell’autore: senza il quale non ci sarebbe l’eBook, perché bene o male la sostanza dell’ intero business è data dall’opera letteraria. In un accordo serio, l’autore dovrebbe prendere il cinquanta per cento e suddividere i proventi netti con l’editore. Altrimenti, bisognerebbe mettere in copertina il nome del maggior beneficiario dell’operazione, e scrivere che il romanzo in questione è firmato da Carlo Lucarelli e dall’Ufficio Iva”.

via Kataweb.it – Blog – Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » DIRITTI E DOVERI DIGITALI. (via)

Se lo scopo di questa affermazione è di chiarire il principio iniziamo subito nel modo sbagliato.

Se il prezzo finale di un prodotto che sconta l’IVA ordinaria del 20% è di 10 euro avremo 8,33 euro di imponibile e 1,67 di IVA. Si deve fare lo scorporo dell’IVA, non scontarla.

Al passaggio successivo abbiamo gli “oneri di distribuzione”, qui il 30% è ottimistico (diciamo che è il costo minimo dal momento che si potrebbe arrivare anche al 40% vendendo tramite IBS o BOL).

Pur non essendo evidenziato dal testo qui sopra si decuce che all’autore va il 25% del prezzo del libro al netto degli oneri di distribuzione. Strano che pur essendo gli oneri inferiori alla distribuzione cartacea, la quota per l’autore sia calcolata sul valore netto degli oneri di distribuzione e non sul prezzo di copertina come molto spesso si fa per l’edizione cartacea.

Comunque ricapitolando sul prezzo di copertina di 10 Euro e mettendo in scalare IVA, distribuzione, autore, editore abbiamo:

  • 1,67 euro per lo Stato;
  • 2,50 euro per la distribuzione (grossomodo 0,42 per il sistema e 2,08 per la libreria);
  • 1,46 per l’autore;
  • 4,37 per l’editore.

Come è possibile dire che l’Ufficio IVA sia il maggior beneficiario dell’operazione quando sia la libreria che l’editore prendono di più?

Io sono piuttosto per l’utilizzo di un sistema trasparente per l’autore: l’importo del diritto d’autore non sia più basato su una percentuale del prezzo di copertina (o sul prezzo al netto degli oneri di distribuzione) ma fisso per ogni copia venduta con qualunque canale.

Per l’autore che si tratti di libro cartaceo, elettronico, audioCD non cambia assolutamente nulla, perché i diritti dovrebbero essere differenziati? La differenza di prezzo al pubblico è data dal costo differente per l’editore e per la rete distributiva, dunque la differenza di prezzo di copertina dovrebbe derivare solo da questo e non dal compenso all’autore.

Voi cosa ne pensate?

Tariffa editoriale ridotta.

Così un pacco editoriale che fino a ieri costava 0,97 centesimi (fino a 3 kg) da oggi costerà 7 euro. Il pesce d’aprile è veramente notevole!

Booksblog via Tempi record della burocrazia italiana: il 30… – A Life-hacker’s Tumblr.

Sarebbe il caso, prima di sparare e risparare stronzate, fare una rapida verifica.

Non è mai esistita in epoca recente una tariffa da 0,97 centesimi fino a 3 kg.

La tariffa era da 0,97 Euro (pari a 97 centesimi) fino a 2 kg ovvero la tariffa base per i pieghi di libri con riduzione per gli editori (ne ho diritto anche io anche se non l’ho mai sfruttata per una serie di assurdi limiti).

Ma soprattutto è una fandonia che ora la tariffa sarà di 7 Euro.

Resta in vigore, come le Poste stesse comunicano tramite questo PDF informativo (pagina 7), la tariffa piego di libri senza sconto per l’editore che è di 1,2787 Euro fino a 2 kg e di 3,9530 fino a 5 kg.

I grandi giornali prendono cantonate, ma non è che i blog di informazione specifica siano molto meglio. Peccato.

iLiad: prime impressioni.

An Irex Iliad E-Ink reading device (version 2).
Image via Wikipedia

Ieri pomeriggio mi è arrivato l’iLiad del tour.

Il primo colpo d’occhio, vedendo la scatola ancora chiusa, è stato di misure ridotte, in senso positivo. Questo per due motivi. Il primo perché si trattava di un prodotto portatile (anche se parliamo di libri da leggere e dunque una dimensione minima c’è), il secondo di un prodotto solido che non ha bisogno di un imballaggio eccessivo.

Preso fuori dalla scatola l’aspetto (anche per il colore dello sfondo dello schermo e-ink) sembra quello di una Magna Doodle, quelle lavagne in cui si scrive con una penna magnetica che attira in superficie della polvere di ferro per comporre i disegni. In effetti a grandi (enormi?) linee il display e-ink funziona allo stesso modo 😛

Per poter apprezzare al massimo il prodotto è indispensabile considerare iLiad come un libro molto evoluto piuttosto che come un computer che permette di leggere al meglio i libri. La parte di gestione infatti mi sembra complessa soprattutto per il feedback dell’apparecchio non istantaneo (anche per le caratteristiche intrinseche dello schermo) e quindi richiede un po’ per prenderci la mano.

Sempre nel concetto esposto sopra ero partito pensando che ora avevo un altro schermo che richiedeva la mia attenzione. Ma iLiad non è disposto a condividere lo sguardo con altri. Lavorando al PC e buttando un occhio ogni tanto ad iLiad per leggere qualche riga mi trovavo a disagio con entrambi gli strumenti. iLiad deve stare vicino al computer solo per il tempo strettamente indispensabile dopo di ché è meglio lasciargli vita propria.

Penso che come prime impressioni possa fermarmi qui, rimandando altri approfondimenti specifici ai prossimi post a tema dove vedrò di inserire anche qualche foto.

Se avete qualche curiosità specifica o prova che vorreste venisse fatta sull’iLiad non esitate a chiedere.

Reblog this post [with Zemanta]