S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Numeri da circo e classi pollaio.

Non sto a tornare sui numeri dicendo che sono del 2009 e non aggiornati (sfido chiunque di voi ad avere dati aggiornati da qualunque organismo internazionale su qualunque materia).

La consistenza media delle classi, in ogni caso, lascia il tempo che trova (come diceva appunto anche .mau.), magari una moda è molto più efficace per fare una fotografia della realtà.

Anche il fatto che le classi con oltre 30 alunni rappresentino rappresentassero appena lo 0,6% del totale lascia il tempo che trova. Dove sono ubicate queste 2.108 classi? In aule adeguate? Come sono diffuse? Sono veramente eccezioni o sono ormai prassi per certe scuole o certi luoghi?

Se si vuole analizzare la situazione della scuola i numeri non servono a nulla se non a porre l’attenzione sul dito anziché sulla Luna. La statistica poi…

Ebbene se vogliamo parlare di scuola dobbiamo abbandonare le statistiche nazionali, come pure quelle regionali e forse anche provinciali.

Dobbiamo andare in una scuola, la scuola che ci interessa. A me interessano ad oggi quattro scuole statali sulle cinque che ci sono nel mio comune, in ognuna di esse ho almeno un figlio ed in una in particolare sono presidente del consiglio d’istituto da tanto tempo, da ben prima che la Gelmini diventasse ministro. A dire il vero quando ho iniziato ad occuparmi di scuola il governo era di un altro colore ed ha cambiato più volte in questi anni. Parlo quindi con cognizione di causa.

Ebbene vi assicuro che il problema della scuola non sono le classi numerose. Magari fosse appena quello.

La mia preside ha 2 istituti, 12 plessi, 2700 studenti dai 3 ai 13 anni. Se vuole fare un giro per tutte le strutture sotto il suo controllo diretto fa allegramente 100-120 km.

Pensate ad un insegnate che manda uno studente dal preside, quando mai riuscirà a vederlo? Ma non è un’eccezione. Tutti i dirigenti scolastici del mio comune hanno due scuole (anche se le altre hanno meno sedi distaccate) in provincia di Ravenna ci sono 46 scuole, 20 hanno la reggenza.

Ma il problema non è solo di dirigenti, i bidelli (classe sempre considerata, a torto, di fannulloni) hanno subito un taglio enorme. Ora ci troviamo con bidelli che vagano per il territorio per aprire più scuole, se verranno giornate di nebbia o di gelo ci si troverà alla mattina con scuole ancora chiuse perché non si può aprire troppo presto la prima.

A Faenza una scuola materna è stata costruita su 4 palazzine, una per sezione (edilizia moderna, appariscente ma non funzionale). Ora i bidelli sono stati tagliati, una persona dovrà fare la spola fra due palazzine distinte per tutto l’inverno ogni volta che un bambino avrà bisogno del bagno (perché la maestra mica può abbandonare la classe per accompagnarne uno).

Poi ci sono le assurdità delle graduatorie per cui ci siamo ritrovati alle superiori con un’insegnante di Potenza con 4 ore settimanali di lezione. Non bastano mica 4 ore settimanali per pagarci l’affitto e così faceva la pendolare.

No, non cambia molto se in classe ci sono 28 o 32 studenti, non cambia nella misura in cui ci sono degli insegnanti validi, perché ci sono anche quelli incapaci di insegnare, incapaci di tenere una classe anche poco numerosa.

Il problema della scuola non sono neppure i bilanci tagliati (e sono stati tagliati di tanto) quanto l’incertezza del quanto e quando che impedisce ogni seria pianificazione. Non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto di risorse umane.

È anche per questo che lavoro per la scuola (ora stiamo organizzando una festa provinciale dopo la positiva esperienza di Faenza l’anno scorso), per far capire alle scuole che non sono sole, che hanno con loro anche molte famiglie che hanno fiducia nella scuola e che chiedono che la scuola torni ad essere risorsa per tutta la società e non un problema di quelli che si ostinano a riprodursi.

Ben vengano allora le classi numerose, purché in strutture a norma, con docenti preparati e motivati, con risorse (scarse per colpa della crisi?) certe e tempestive.

Io spero che la lotta per salvare la scuola sia anche l’inizio della riscoperta del patto educativo.

Spero che segni la rinascita della scoperta del bene comune, la base di una nuova società.

RingraziamoLa.

Gentile utente.

RingraziamoLa per ordine dei biglietti
tramite la nostra sistema elettronica,
Dalla sua carta di credito e’ stato preso 96 euro. Grazie.

Nel file allegato ci sono i dettagli del Suo ordine.

Chi riesce a cadere in un phishing simile aprendo il file PDF (immagino malformato, mica lo apro io) in fondo un po’ se le va a cercare le disgrazie.

Se invece veramente lo apre in buona fede allora si fa assai urgente l’educazione di cui scrivevo ieri.

Imparare la rete.

La rete, internet, non si può insegnare, si può solo imparare, semmai accompagnati.

Ieri sera, ad esempio, c’è stata la pubblicità di un film prossimamente al cinema. E c’era un’attrice che a chi stava guardano la TV ricordava un personaggio, ma non ricordava quale ed in quale film.

Così questa persona, generalmente impermeabile all’informatica, ha acceso il PC ed è andata su internet per la ricerca. A quel punto sono intervenuto, ricordando di aver letto il nome Eva Mendes fra i protagonisti. E così con una prima ricerca abbiamo visto che il film Last Night non ha ancora una scheda in italiano, dunque con una rapida seconda ricerca siamo arrivati alla scheda del film ed all’altra protagonista femminile: Keira Knightley, già incontrata nella serie del Pirata dei Caraibi.

Non so se questa persona dovendo fare un’altra ricerca analoga sarà in grado di farla da sola al primo colpo, di certo sta imparando la rete, vedendo che la rete è utile per rispondere alle domande più o meno essenziali.

Perché la domanda è più importante della risposta.

Non privateci della MUSICA!

Non privateci della MUSICA!

Noi ragazzi, per tutti questi anni, siamo cresciuti con il conforto della musica. Ed ora qualcuno, dall’alto, senza preavviso taglia non gli sprechi, ma la parte migliore della scuola. Da 20 anni la scuola media Gherardi offre ai suoi alunni la possibilità dei corsi musicali, che ci permettono di stare insieme e di divertirci imparando. Facciamo in modo che questa esperienza non finisca!

FACCIAMOCI SENTIRE!

Gli alunni del corso musicale

Questo è l’appello scritto dagli studenti del corso ad inidirizzo musicale della scuola Gherardi. Un corso che consente a ragazzi e famiglie di studiare musica ad un buon livello senza spendere una fortuna in lezioni private.

Succede però che un’erronea interpretazione di una circolare ministeriale produce la soppressione del corso in tutta la provincia di Ravenna. Oltre alla Gherardi di Lugo vittime sono anche la Carchidio Strocchi di Faenza, la Damiano Novello e la San Biagio di Ravenna. Le prime tre scuole hanno corsi musicali da oltre 20 anni, da prima che ci fosse la normativa che trasformava il corso da sperimentale ad effettivo.

Tutte le scuole coinvolte si stanno muovendo ed anche le tre amministrazioni locali (come riferito anche dall’Assessore all’Istruzione di Lugo nell’incontro di ieri sera). Sono tanti anche i cittadini che sostengono questa battaglia per salvare dal taglio non ciò che in tempi di tagli generalizzati era finito sotto la scure, bensì ciò che in uno sprazzo di lucidità l’amministrazione centrale aveva voluto preservare e che la burocrazia periferica sta operando per sopprimere in un impeto di risparmio. Che poi non si capisce dove possa essere il risparmio a pagare lo stipendio ad insegnanti di ruolo (che quindi non rimarrebbero a casa) senza fargli insegnare la loro materia e mandando in rovina gli strumenti e le attrezzature di proprietà della scuola.

Le modalità scelte dalle singole scuole (o meglio dai comitati di genitori, visto che le istituzioni scolastiche non possono manifestare direttamente anche in base ad una circolare regionale riservata) sono le più varie, oggi pomeriggio a Faenza ci sarà una manifestazione seguita da un concerto in piazza per dirne una. Però tutti si sono mobilitati sulla raccolta di firme su documenti analoghi redatti dai singoli comitati.

A Lugo le firme vengono raccolte presso la scuola tutti i giorni fino a sabato (che poi saranno inviate a chi di dovere) ed anche questa mattina (mercoledì 26) al mercato in un banchetto sotto al pavaglione presso la pasticceria Santina. Chi andasse presso la scuola si accorgerebbe anche di tutta la mobilitazione spontanea degli studenti stessi che hanno preparato anche il volantino riportato qui sopra oltre ad una lunga serie di striscioni e cartelloni.

È evidente che il taglio al corso musicale non ha avuto gli effetti di tutti gli altri tagli alle spese, passati un po’ inosservati dalle famiglie mentre ben conosciuti da chi la scuola la gestisce. La perdita in questo caso non sarebbe solo economica, sarebbe culturale ed identitaria, perché l’orchestra unisce è più di una squadra e chi ha ascoltato almeno una volta l’orchestra di uno di questi corsi musicali lo sa bene.

Il 4 giugno al teatro Rossini di Lugo ci sarà il concerto di fine anno della scuola, per chi non conosce questa realtà è un’opportunità unica, forse l’ultima, per capire di cosa stiamo parlando.

Facciamoci sentire! concludevano i ragazzi nel loro appello, ma la loro affermazione non è violenta, è un invito a sentire la loro musica per rendersi conto del valore del loro corso. Valore per le centinaia di ragazzi che l’hanno seguito, per i compagni delle altre sezioni senza indirizzo musicale e per tutta la collettività.

Se non lo yak, la scuola.

Qualche giorno fa vi invitavo a partecipare alla campagna di Save The Children.

Oggi per par condicio, su invito di Andrea di PromoDigital, vi segnalo CCS Italia. No, non è un foglio di stile con refuso.

CCS è una ONLUS che si occupa di sostegno a distanza. Consentono ai bambini del sud del mondo di andare a scuola e di avere una comunità in grado di farli diventare gli adulti del mondo di domani.

Personalmente, come già dicevo anche ad Andrea, non sosterrò il progetto, ho già abbastanza bambini da mantenere allo studio qui in Italia :-P

Voglio comunque invitare chi legge a prendere in considerazione l’iniziativa dedicando almeno qualche minuto del proprio tempo ad approfondire l’inizativa proposta da CCS.

Ripensandoci.

Scrivevo più di un anno fa questo post in cui mi compiacevo di un bel video, molto esplicativo sui rischi della diffusione di materiale in rete.

Purtroppo quel video venne rimosso. Non riesco a capire l’assurdità dell’operazione, da una parte veniva meno l’obiettivo di sensibilizzazione e dall’altro si dimostrava, almeno in parte, che il materiale online può essere rimosso.

In ogni caso quel filmato viene ora trasmesso anche sulle nostre reti nazionali e quindi è facile incapparci, in ogni caso è anche ricomparso online, come potete vedere qui sotto.

Vale sempre la pena di pensarci prima di mettersi in piazza e farlo solo consapevoli di ciò a cui si va incontro.

Nonna Sarah e la strega cattiva.

Sarah Palin:

Siamo orgogliosi della decisione di Bristol (la figlia diciassettenne di Sarah Palin, ndS.) di tenere il bambino ed ancora più orgogliosi di diventare nonni. Lei sa di avere il nostro amore e supporto incondizionati. Bristol ed il ragazzo che sposerà capiranno presto le difficoltà di far crescere un figlio, ed è per questo che avranno l’amore ed il supporto della nostra intera famiglia.

Michelle Obama:

Guarda, I ho due bambini – di 9 e 6 anni. Io gli insegno prima di tutto i valori e la morale, ma se fanno uno sbaglio, io non voglio che siano puniti con un bambino.

Io non avrei alcun dubbio. Se un bambino è una punizione, non vorrei mai una first lady punita due volte. Se invece un figlio è un dono allora una vicepresidente che ne ha ricevuti cinque fa al caso mio.

(via TRN)