L’atomo è tornato di moda, quantomeno discuterne.
Il ministro delle attività produttive, seguendo quando presentato nel programma, ha detto che fra cinque anni avremo di nuovo le centrali atomiche.
Io dubito per quella data che possa esserci anche solo un cantiere aperto, almeno finché non verrà modificata la Costituzione nella parte riformata tre legislature fa dal centrosinistra.
Una centrale atomica non è uno scherzo, ed ovviamente non è uno scherzo neppure la parte progettuale/burocratica/amministrativa che precede la sua costruzione.
Oggi come oggi, con la Costituzione nella sua formulazione vigente, è assolutamente impossibile immaginare la costruzione di una centrale nucleare quando neppure si riescono a fare gli elettrodotti o i rigasificatori per una serie di vedi incrociati.
Quindi a livello politico la prima operazione da compiere è quella di rimuovere la possibilità di porre questi veti quando è in gioco l’interesse della nazione. Ovviamente non deve trattarsi di prevaricazione, ma una volta fornite tutte le garanzie del caso, le tutele ed anche i debiti rimborsi economici le opere devono essere costruite, che si tratti di un’autostrada o di una centrale elettrica eolica.
A questo punto serve un posto sicuro dove costruire, ovviamente non sismico e ben interconnesso con la rete elettrica e stradale e con una fonte d’acqua importante a portata di mano, ed in Italia questi posti ci sono. Non tutto il territorio italiano è soggetto ai terremoti malgrado quello che scriveva qualche blogger disinformato alcuni giorni fa (non ricordo chi). Le centrali nucleari in Italia ci sono state in passato, ed erano tutte sicure.
Non sono di quelli che seguono la filosofia non nel mio giardino, in Emilia-Romagna già c’era la centrale di Caorso. Ho anche una gran bella discarica (anzi: Centro Integrato Rifiuti) nel mio comune dove vengono portati rifiuti anche da fuori regione anche se non ne traggo alcun beneficio pagando una tariffa spropositata per questo servizio. Apprezzerei magari una di quelle soluzioni in cui il comune incassa per i rifiuti conferiti e con quei soldi offre dei servizi ai cittadini nonché gli da l’opportunità del teleriscaldamento. Ma forse sarebbe chiedere troppo.
Serve anche una comunicazione adeguata, perché dopo il disastro di Černobyl’ con i referendum del 1987 ci siamo dati una notevole zappata sui piedi. Ricordo bene quei referendum e l’aspetto emozionale piuttosto che razionale che li ha accomagnati. Non ho votato perché ancora non ne avevo l’età ma ci feci un tema, il migliore della mia carriera scolastica, quattro fogli protocollo di analisi.
Ora come allora dico che la soppressione delle centrali nucleari in Italia fu una mossa assurda, perché la dipendenza energetica che ne è derivata è stata certamente dannosa per la nostra crescita.
Se da una parte è vero che nel mondo molti paesi stanno abbandonando il nucleare è altrettanto vero che i nostri vicini Francia e Svizzera non si rassegnano ed è pure vero che lo stesso Parlamento Europeo considera l’energia atomica come essenziale.
E l’energia verde ad oggi è ancora una chimera al punto che un ambientalista di prim’ordine come James Lovelock ritiene che l’energia nucleare sia oggi come oggi l’unica soluzione verde praticabile.
Quindi questo orientamento non è un’uscita di testa del Governo, non è neppure un’affermazione estemporanea di qualche politico nostrano parlando con gli industriali che chiedono più energia a minor costo.
La tecnologia che sta alla base delle centrali atomiche contemporanee non è più quella dei reattori RMBK. Fra l’altro l’Italia è in prima fila nel mondo nella costruzione, gestione e smantellamento tramite l’Ansaldo Nucleare.
Quindi un ritorno all’engergia atomica in Italia non sarebbe né disastroso sul fronte energetico nazionale né tantomeno sul piano internazionale.
Forse Francia, Svizzera (che ci interrompe l’alimentazione per un albero e non ci avvisa facendoci finire al buio) e Slovenia (che costruisce invece le centrali in zona sismica) non la prenderanno bene quando compreremo meno elettricità da loro.
Più che altro però sarebbe necessaria un’informazione adeguata ed oggettiva sulle centrali atomiche e sui pericoli correnti e futuri derivanti. Ecco, forse per questo cinque anni non saranno sufficienti.