Domande.

Riguardo al seminario contro il bullismo (che mi pare simile ad una firma contro la droga) lascio parlare altri.

Però partendo da quest’ultimo link sento che a parlare contro internet è stata chiamata anche la mamma di una ragazzina di 12 anni morta di bullismo.

Perché quest’anno scolastico appena concluso è stato tutto sul bullismo, per cui le materie curricolari alla scuola media venivano sovente soppiantate da lezioni sul bullismo con tanto di proiezioni di video non filtrati (e non mediati da parte dell’educatore presente) per cui un ragazzino sensibile ne rimaneva profondamente turbato mentre qualunque altro ne trovava tanti spunti per fare scherzi più o meno pesanti ai compagni. In buona sostanza l’anno scolastico è servito ad esasperare i ruoli di presunte vittime e potenziali carnefici.

Come ho già avuto modo di dire ad un incontro provinciale sulla scuola il bullo è un ragazzo con una grande domanda, probabilmente manifestata in maniera meno definitiva in precedenza, che non ha avuto risposta.

E la vicenda narrata all’inizio mi ha posto molti interrogativi.

Quale domanda aveva una ragazzina di 12 anni che è arrivata ad ubriacarsi?

Quale domanda aveva un ragazzo che vedendo una dodicenne avere un rapporto sessuale non ha trovato nulla di più utile da fare che filmarla?

Quale domanda avevano i ragazzi che hanno condiviso questo filmato ed hanno preso in giro quella dodicenne?

Quale domanda aveva ancora quella ragazzina quando ha scelto di togliersi la vita?

Quale domanda avranno ora i suoi carnefici?

Basta un video mostrato in classe a rispondere a tutte queste domande?

Tante volte noi genitori (e con noi tutti gli educatori dei nostri figli) ci troviamo di fronte a queste domande, spesso poste solo con lo sguardo, tante volte non riusciamo a sentirle. Troppe volte ci basta una bella pagella per credere che tutto vada bene.

Un uomo non si misura dalla correttezza delle sue risposte ma dalla grandezza delle sue domande.

Personalmente cerco aiuto in persone con l’occhio ben aperto per ascoltare queste domande, ma non è facile. Perché la nostra società si è oramai abbassata ad accontentarsi a misurare le risposte, pur di non ascoltare le domande.

Perché le domande rimandano al futuro, le risposte invece rappresentano il presente.

Numeri da circo e classi pollaio.

Non sto a tornare sui numeri dicendo che sono del 2009 e non aggiornati (sfido chiunque di voi ad avere dati aggiornati da qualunque organismo internazionale su qualunque materia).

La consistenza media delle classi, in ogni caso, lascia il tempo che trova (come diceva appunto anche .mau.), magari una moda è molto più efficace per fare una fotografia della realtà.

Anche il fatto che le classi con oltre 30 alunni rappresentino rappresentassero appena lo 0,6% del totale lascia il tempo che trova. Dove sono ubicate queste 2.108 classi? In aule adeguate? Come sono diffuse? Sono veramente eccezioni o sono ormai prassi per certe scuole o certi luoghi?

Se si vuole analizzare la situazione della scuola i numeri non servono a nulla se non a porre l’attenzione sul dito anziché sulla Luna. La statistica poi…

Ebbene se vogliamo parlare di scuola dobbiamo abbandonare le statistiche nazionali, come pure quelle regionali e forse anche provinciali.

Dobbiamo andare in una scuola, la scuola che ci interessa. A me interessano ad oggi quattro scuole statali sulle cinque che ci sono nel mio comune, in ognuna di esse ho almeno un figlio ed in una in particolare sono presidente del consiglio d’istituto da tanto tempo, da ben prima che la Gelmini diventasse ministro. A dire il vero quando ho iniziato ad occuparmi di scuola il governo era di un altro colore ed ha cambiato più volte in questi anni. Parlo quindi con cognizione di causa.

Ebbene vi assicuro che il problema della scuola non sono le classi numerose. Magari fosse appena quello.

La mia preside ha 2 istituti, 12 plessi, 2700 studenti dai 3 ai 13 anni. Se vuole fare un giro per tutte le strutture sotto il suo controllo diretto fa allegramente 100-120 km.

Pensate ad un insegnate che manda uno studente dal preside, quando mai riuscirà a vederlo? Ma non è un’eccezione. Tutti i dirigenti scolastici del mio comune hanno due scuole (anche se le altre hanno meno sedi distaccate) in provincia di Ravenna ci sono 46 scuole, 20 hanno la reggenza.

Ma il problema non è solo di dirigenti, i bidelli (classe sempre considerata, a torto, di fannulloni) hanno subito un taglio enorme. Ora ci troviamo con bidelli che vagano per il territorio per aprire più scuole, se verranno giornate di nebbia o di gelo ci si troverà alla mattina con scuole ancora chiuse perché non si può aprire troppo presto la prima.

A Faenza una scuola materna è stata costruita su 4 palazzine, una per sezione (edilizia moderna, appariscente ma non funzionale). Ora i bidelli sono stati tagliati, una persona dovrà fare la spola fra due palazzine distinte per tutto l’inverno ogni volta che un bambino avrà bisogno del bagno (perché la maestra mica può abbandonare la classe per accompagnarne uno).

Poi ci sono le assurdità delle graduatorie per cui ci siamo ritrovati alle superiori con un’insegnante di Potenza con 4 ore settimanali di lezione. Non bastano mica 4 ore settimanali per pagarci l’affitto e così faceva la pendolare.

No, non cambia molto se in classe ci sono 28 o 32 studenti, non cambia nella misura in cui ci sono degli insegnanti validi, perché ci sono anche quelli incapaci di insegnare, incapaci di tenere una classe anche poco numerosa.

Il problema della scuola non sono neppure i bilanci tagliati (e sono stati tagliati di tanto) quanto l’incertezza del quanto e quando che impedisce ogni seria pianificazione. Non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto di risorse umane.

È anche per questo che lavoro per la scuola (ora stiamo organizzando una festa provinciale dopo la positiva esperienza di Faenza l’anno scorso), per far capire alle scuole che non sono sole, che hanno con loro anche molte famiglie che hanno fiducia nella scuola e che chiedono che la scuola torni ad essere risorsa per tutta la società e non un problema di quelli che si ostinano a riprodursi.

Ben vengano allora le classi numerose, purché in strutture a norma, con docenti preparati e motivati, con risorse (scarse per colpa della crisi?) certe e tempestive.

Io spero che la lotta per salvare la scuola sia anche l’inizio della riscoperta del patto educativo.

Spero che segni la rinascita della scoperta del bene comune, la base di una nuova società.

Stefano Dell’Orto | VanityBlog

Se vuoi sapere cosa possono essere certe macchioline rosse sulla pelle non usare (solo) internet. Potresti credere che tuo figlio ha una rarissima malattia tropicale quando erano solo spruzzi di ketchup!

via Decalogo semiserio per godersi il congedo parentale.

In effetti internet è spesso dannoso.

Ed i genitori apprensivi ed i medici idioti (penso ad un caso recente capitato ad un mio amico) fanno il resto.

Da leggere tutto il decalogo ma non necessariamente mettere tutto in pratica.

Tron: Legacy, un 3D molto piatto.

Ci ho messo un buon mese per elaborare il lutto, non per la morte di Flynn (padre) e neppure per quella di Tron.

[Disclaimer: visto che ormai chi voleva vederlo l’ha visto e chi non voleva vederlo non lo vedrà grazie alla mia recensione, questo post potrà contenere descrizioni di parti del film che potrebbero rovinare la sorpresa a chi andasse in sala in seguito]

Tron-Legacy-Billboard-USA-04Premetto che attorno al secondo racconto della saga Tron avevo costruito molte aspettative, visto che l’originale rimane per me uno dei più bei ricordi di gioventù. Al suo tempo era un film veramente avveniristico, girato con tecnologie più che all’avanguardia.

Era un film costruito nell’universo informatico, non poteva essere spostato altrove.

Ero così fremente che ho pensato che fosse il primo film a meritare la visione in 3D da parte mia.

Ebbene Tron: Legacy è un qualunque film con una trama che preveda un universo parallelo (non necessariamente informatico) e la realizzazione parziale in 3D (buona comunque l’idea del gioco fra 2D nel mondo reale e 3D in quello virtuale ma allora potevano far pagare come un 2,5D) lascia abbastanza a desiderare. Nelle immagini completamente digitali il 3D c’è e si apprezza, in quelle dall’alto pare di poter dare uno scappellotto a chi passa. Nelle immagini frontali con gli attori invece pare di vedere un bel libro pop up con i personaggi piatti su piani differenti.

Nulla da eccepire invece sui mezzi di trasporto: la costruzione delle moto con tutti gli organi meccanici in movimento in 3D vero è spettacolare ma un film non si regge su un solo effetto speciale.

Il film scorre via nell’attesa dell’inizio, perché l’elemento definitivo non arriva mai. Di un’ovvietà scontata passata ad attingere a piene mani da una miriade di altri capolavori (più o meno) senza evidenziare la citazione. Perché se in L’apprendista stregone il cattivo copia pedissequamente la mossa di Obi Wan Kenobi all’inizio di Episodio IV e il suo assistente aggiunge: “Non sono i droidi che state cercando”, la citazione è lapalissiana e strappa anche un sorriso. Se invece qui si prende su, come dice anche Attivissimo, da una miriade di film (e manca, se non altro, la citazione di Top Gun)

Non mi è piaciuto (aggiungere elenco delle cose che non sono piaciute).

Sì, non mi è piaciuto.

E la cosa più grave è che manca il personaggio essenziale: Bit!

Fourteen Days.

Scusate la parafrasi numerica del titolo di un film, ma quanto accaduto nelle ultime due settimane di scuola è qualcosa di analogo, anche se molto più in piccolo, dal punto di vista dello stress.

Questa è la mia narrazione dei fatti, ognuna delle centinaia di persone coinvolte potrebbe raccontarli in un modo diverso, questo è il mio e quelle espresse qui sono mie personali opinioni. Non è mia intenzione offendere nessuno con le mie opinioni. Ometto il nome dei protagonisti anche se chiunque conosca la vicenda potrà facilmente identificarli.

La storia vissuta da me è iniziata venerdì 21 maggio, poco prima dell’ora di pranzo ricevo una telefonata dalla scuola che mi comunica che alcuni genitori di Faenza sono lì per invitarci ad un incontro per la sera perché pare che le classi prime del tempo musicale siano state soppresse dall’organico di diritto. All’improvviso si apre la porta di un universo pararello, una sorta di sliding door (giusto per citare un secondo film) dove i programmi già impegnativi di fine anno scolastico si ritrovano stravolti con impegni aggiunti, tolti, spostati, stravolti.

La sera la riunione è più che partecipata e la sala parrocchiale straripa, a dimostrazione (se ce ne fosse stato bisogno) che il corso musicale non è un’elite come qualcuno vorrebbe far credere ma qualcosa di sentito e partecipato dalle famiglie.

Mentre i faentini erano già pronti e partiti la sera stessa, a mio parere forse con anche troppo impeto, noi lughesi abbiamo avuto bisogno di qualche momento in più di rodaggio e affinamento. Meno male che abbiamo avuto la direttrice del coro ad unire in modo armonioso le voci di tutti. In ogni caso il pomeriggio successivo, sabato 22, con lo spettacolo alla Chiesa del Ghetto è partita la raccolta di firme che alla fine saranno circa 1200.

Lunedì 24 alla sera ero alla riunione per i presidenti dei consigli d’istituto mentre i dirigenti delle scuole con indirizzo musicale erano all’USP la mattina senza peraltro avere nessuna risposta che facesse intravvedere una soluzione.

Così la sera dopo, quella di martedì 25 è stata fatta una riunione nell’aula magna della scuola (da ricordare che comunque sono stati i genitori a portare avanti principalmente il discorso). Qui sono stati chiariti per tutti termini che in pochi conoscevano. Voi tutti sapete la differenza fra organico di diritto ed organico di fatto? Bene, qualunque genitore di studenti e futuri tali del corso musicale ora lo sa. Mi avevano chiamato anche al tavolo istituzionale, fortunatamente sono riuscito ad evitare figuracce, avete presente “meglio tacere…”

Continui scambi di informazioni con telefono e soprattutto tramite mail sono continuati nei giorni successivi fino alla riunione successiva a Faenza di venerdì 28 dove non sono andato perché c’era la cena di classe. Sì, alla fine dei conti per il bene dei ragazzi (ed anche mia) che stavano soffrendo per questa situazione sia direttamente sia tramite la palpabile senzazione di tensione che si respirava, era meglio andare a mangiare una pizza.

Circolano voci sempre poco rassicuranti, seppur con qualche speranza in più, anche nei saggi di fine anno di lunedì 31 e di martedì 1 giugno.

Ottenuto un appuntamento per il 4 giugno (poi rivelatosi fantasma) all’USP si decide di incontrarci il pomeriggio di mercoledì 2, malgrado la bella giornata festiva eravamo comunque discretamente numerosi, per fare il punto della situazione. Di carne al fuoco ce n’era molta, soprattutto a Faenza ed anche in parte a Ravenna. Lugo (accusata da una parte ed apprezzata dall’altra) era ancora molto pacata. Qualcuno l’ha definito immobilismo, io l’ho definita fermezza. Perché non c’è un solo modo di essere fermi. Si prospettava anche un ingestibile concerto estemporaneo da fare tutte e tre le scuole insieme in piazza a Ravenna la sera del 7 giugno. Anche qui io ho proposto e l’assemblea accettato che la nostra partecipazione fosse soggetta al fatto che si trattasse solo di musica, perché già dall’una e dall’altra parte politica si giocava a scaricabarile per il taglio. E non mi andava che i nostri (o perlomeno i miei) figli fossero sfruttati per questo. Dunque Lugo avrebbe partecipato al concerto con il vincolo che nessuno parlasse dal palco e che nessuno stricione parlasse di persone, nella fattispecie del direttore dell’USP che aveva disposto la soppressione del corso contrariamente a quanto stabilito dalla circolare ministeriale.

Giovedì 3 aspettavamo in trepidante attesa le notizie da Faenza che doveva avere una risposta dall’USP, risposta che non è arrivata.

Così venerdì 4 alle 10.30, un po’ titubanti, ci presentiamo in 8 genitori di Lugo al provveditorato per l’appuntamento e per consegnare le circa 1200 firme raccolte. Con grande sorpresa nostra e della dirigente non c’è traccia del nostro appuntamento. Ci accoglie comunque in modo abbastanza freddo e frettoloso. Però arriva la risposta tanto sperata il corso musicale ci sarà!

Sono state due lunghe settimane, estenuanti, ma sono state anche entusiasmanti perché ci hanno dimostrato che di fronte alla possibilità di perdere questo valore siamo riusciti per una volta a coalizzarci, a mettere da parte il nostro quieto vivere, le nostre comodità, le nostre posizioni per allearci ed uniti andare alla ricerca di una soluzione positiva.

C’è stato chi ha avuto il sospetto che il nostro (di genitori delle tre scuole) fosse un ruolo da utile idiota, al fine di ripristinare assieme ai corsi musicali regolarmente normati anche il tempo prolungato che invece sarebbe stato cassato del tutto.

Penso di poter chiudere qui questa lunga pagina di diario (se qualche produttore cinematografico volesse farne un film può contattarmi, i diritti di sfruttamento economico li cederei alla scuola per potenziare il corso musicale) riservando i commenti per altre coprotagonisti ad un altro post più sedimentato.

Ikea ritira il seggiolone “Leopard” – Corriere della Sera

Ikea ritira il seggiolone “Leopard”

via Ikea ritira il seggiolone “Leopard” – Corriere della Sera.

È stato riscontrato un problema, a volte si mangiava i bambini.

Già pronta una nuova versione dal nome “Snow Leopard”.

Per gli amanti della letteratura la nuova versione si chiamerà invece “Pascol”.

Certo che non poteva funzionare, l’Ikea non ha mai usato nomi comprensibili.

Play UBI, play.

Altro post bancario sponsorizzato da BuzzParadise.

Questa volta parlo di una carta di credito ricaricabile indirizzata ad un pubblico giovanile dai 14 ai 29 anni.

Appurato che io ormai non sono più considerato pubblico giovanile dalle banche (e la cosa mi sta pure bene) penso comunque a persone maggiorenni che per un qualunque motivo si trovino fuori casa come studenti universitari.

UBI: Play, boy!

La carta di credito ricaricabile di cui stiamo parlando è la Play UBI.

La sottoscrizione della carta è gratuita ed in più alla sottoscrizione si può avere anche un buono da 50 euro per acquistare da MediaWorld un lettore multimediale o una console giochi.

Trova la filiale più vicina su www.playubi.ubibanca.com per te (se sei un giovane lettore di questo blog) o anche come regalo per il prossimo Natale e non essere spilorcio, oltre alla carta gratis ed al buono da 50 euro mettici dentro qualche altro soldo per finire di pagare la console videoludica.