S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Sbagliare tempo (IVA compresa).

Avete presente quando un comico sbaglia tempo? Anche la miglior battuta ne risulta inesorabilmente rovinata.

Ora, neppure il peggior comico della storia dell’umanità che diventasse malauguratamente primo ministro di una nazione gloriosa (malgrado l’opinione dei suoi cittadini) potrebbe sbagliare i tempi a questo modo.

Da oggi, sabato a metà mese, è in vigore la nuova aliquota IVA al 21% che va a sostituire quella precedente del 20%. La norma che è entrata in vigore a mezzanotte è stata pubblicata sul sito della Gazzetta Ufficiale fra le 21.30 e le 22.30 di ieri. In buona sostanza la certezza della modifica di questa mattina si è avuta con un margine di manovra di 90-150 minuti.

In via informale, supposto, si è comunque saputo solo ieri mattina, a meno di 24 ore dall’entrata in vigore.

È mai possibile che il cambio di una norma fiscale di questo tipo abbia un’entrata in vigore tanto repentina? Uno sbaglio di tempi tale da distruggere in tutti gli operatori economici (coloro che si ritiene più affini al governo in carica) ogni residua fiducia nell’esecutivo.

E se il danno fosse solo per una parte politica non sarebbe neppure grave, la realtà è che una manovra che dovrebbe risollevare dalla lunga crisi rischia peggiorarla non solo per l’aumento dell’IVA (che di per sé storicamente non ha mai fatto aumentare i consumi) ma perché demoralizza tutte le forze economiche.

Non le demoralizza l’aumento in sé quanto il tempo scelto, perché il fattore tempo è quello dannoso in questa manovra, un tempo istantaneo.

La Germania non molti anni fa ha portato l’IVA dal 16 al 19% in una sola volta. Ma aveva dato un ampio preavviso dell’operazione. Aveva scelto il tempo giusto.

Perché il tempo giusto è servito a rilanciare i consumi nell’immediato, perché un 2,6% di aumento su acquisti “importanti” si fa sentire e quindi chi stava alla finestra per vedere quel che accadeva si è precipitato in strada ed è corsa nei negozi a comprare.

E noi con il tempo sbagliato ci siamo persi questa opportunità.

Perché il tempo giusto consente di assimilare l’aumento come male necessario per un bene più grande per la collettività. Il bisturi serve per curare, ma viene usato anche per fare le rapine come strumento atto ad offendere.

E noi con il tempo sbagliato ci siamo persi questa opportunità.

Infine il tempo giusto serve per la crescita, le aziende avrebbero avuto il tempo necessario per ottimizzare il passaggio, approfittando della revisione anche per rivedersi internamente magari aggiornando certi processi. Le aziende produttrici di gestionali avrebbero potuto implementare l’aggiornamento con le adeguate verifiche e non buttare fuori di corsa aggiornamenti che rischiano di paralizzare i clienti in caso di errore. Magari alcuni avrebbero approfittato per cambiare la cassa introducendo l’informatizzazione nel punto vendita.

E noi con il tempo sbagliato ci siamo persi questa opportunità.

Io personalmente avrei aumentato l’IVA non di 1 punto ma di 2, però a partire dal 1° gennaio 2012. L’incremento degli introiti per lo stato sarebbe stato certamente non inferiore ma i cittadini, le imprese, tutti avrebbero accolto questa manovra (accompagnata dai tagli alla politica che sono stati solo marginali) con meno astio.

Sarebbe stato più facile identificarsi nel paziente che viene curato dal medico con il bisturi per la sua salute. Invece ora sembra che siamo stati tutti stuprati sotto la minaccia del medesimo bisturi.

Questo succede a sbagliare tempo (+ IVA al 21%).

FISCO OPERAZIONE E-COMMERCE GDF FIRENZE SCOPRE EVASIONE PER 5 5 MLN – Agenzia di stampa Asca

Gli accertamenti, che hanno interessato tutto il territorio provinciale, al momento hanno coinvolto 5 soggetti, residenti in Firenze, Empoli e Montespertoli. Tra il 2005 al 2009 sono state complessivamente accertate vendite in evasione fiscale per oltre 4,6 milioni euro, con un’Iva non versata pari a 887.000 euro.

via FISCO OPERAZIONE E-COMMERCE GDF FIRENZE SCOPRE EVASIONE PER 5 5 MLN – Agenzia di stampa Asca.

Era ora che si cominciasse a tirare sul serio la cinghia su certa evasione.

Per parte mia basterebbe chiedere i dati fiscali dell’azienda a tutti i venditori e-bay che superano un certo numero di vendite annuali in assenza del quale segnalare alle autorità competenti il sospetto per adeguata verifica.

Mediaset Premium e IVA.

Ho appena visto questa pubblicità in cui Mediaset Premium

In buona sostanza l’azienda si vanta di non aver adeguato il costo dell’abbonamento alla nuova normativa che ha portato l’IVA per gli abbonamenti PayTV dall’aliquota agevolata al 10% a quella ordinaria al 20%.

Ma quale è stato il governo cattivo che ha aumentato, forse, le tasse sull’abbonamento? Berlusconi? Quello di Mediset? Sì!

Ho comunque messo un forse per questo  motivo. Non è certo che gli abbonamenti Mediaset Premium fossero soggetti ad aliquota agevolata, ma ci sarebbe da verificare cosa era stato fatto fino ad oggi.

Comunque a me sta pubblicità sembra quasi una presa per i fondelli. Quasi.

SKY + IVA.

Il governo ha pensato di abrogare, a mio avviso giustamente, il privilegio di cui gode SKY ovvero l’aliquota IVA ridotta al 10% anziché quella ordinaria al 20%.

Non ritengo che SKY possa essere considerato servizio essenziale, si può vivere perfettamente anche senza ne è la prova il fatto che SKY vanta circa 4,6 milioni di abbonati, anche considerando una media di 4 utenti per abbonamento (cosa certamente non vera) non si arriva neppure al 40% della popolazione.

È vero che anche i quotidiani godono di tariffa ridotta e che gli utenti della stampa effimera (nel senso etimologico del termine) non sono superiori ma comunque la funzione sociale dei due media sono differenti.

Infatti mentre è socialmente auspicabile una popolazione che legga di più non è altrettanto elemento di vanto avere più gente a guardare la TV.

La cultura trasmessa su SKY, poi, penso rappresenti una frazione del palinsesto trascurabile. Se non in termini di ore di trasmissione quantomeno di audience. Salvo che non si intenda cultura l’ultima stagione di Lost (per dirne uno) o la diretta del Grande Fratello.

L’abbonamento a SKY, diciamocelo in tutta onestà, è qualcosa di voluttuario.

Quindi se proprio si deve andare a recuperare qualche soldo (che poi facendo un rapido conto della serva sono circa 200 milioni di euro, non bruscolini), non mi pare tanto sbagliato andare a colpire SKY piuttosto che altri settori primari.

E che Veltroni, da gran paladino dei lavoratori, vada a dichiarare che vengono tassate tutte le famiglie che guardano il calcio in TV quando in realtà, come già detto, gli abbonati sono 4,6 milioni e non tutti guardano le partite. Ed in ogni caso la visione delle partite non è costituzionalmente garantita, soprattutto in tempo di vacche magre.

Per quanto riguarda il conflitto di interessi mi piacerebbe pensare ad una cosa. Mettiamo che esistesse ancora il governo Prodi di cui il marinaio Massimo faceva parte. C’era da aumentare qualche tassa marginale, su beni/servizi non primari e che non provochino reazioni a catena (ad esempio l’aumento delle accise sui carburanti provoca un aumento del prezzo di tutti i beni trasportati). Si può tassare la nautica da diporto oppure SKY. Se fosse stata scelta la seconda ipotesi non si sarebbe trattato di conflitto di interessi? Perché il conflitto di interessi non si ha solo quando si ottiene un vantaggio ma anche quando non si ottiene uno svantaggio, ma in quest’ultimo caso nessuno lo nota e nessuno lo norma.

Detto tutto questo, dopo tanti altri, ribadisco che non ci trovo nulla di eccepibile nè nel merito nè nel metodo. L’IVA al 20% per SKY come per Mediaset Premium è giusta.

E chi non la ritiene tale avrebbe dovuto fare una norma forte e chiara quando stava al governo.

De tassare.

I nostri campioni olimpici non hanno ancora finito di gloriarsi delle loro belle medaglie che iniziano a lamentarsi delle tasse che ci dovranno pagare sopra.

Per quel che mi riguarda se proprio vogliono evitare di pagare possono anche evitare di vincere, però oggi sono magnanimo e voglio proporre una soluzione intermedia.

Anziché tassarli come premi al 50% (così dicono i vincitori olimpionici, non so cosa reciti esattamente la norma) proporrei di tassarli alla stregua di lavoro dipendente (ovviamente del CONI).

Darei anche la possibilità agli atleti di scegliere se intascarli tutti nell’anno della vittoria (pagando tutte le tasse nel medesimo anno con aliquota marginale più alta) oppure suddividerli in quattro rate uguali ed incassarle nell’anno bisestile della vittoria e nei tre anni intercalari successivi abbattendo così anche l’aliquota marginale delle tasse da versare.

Mi pare un buon compromesso, se loro dichiarano di lavorare duro per quattro anni per quel premio perché non considerare il premio stesso proprio come quattro anni di lavoro? Ovviamente anche per altre ricompense analoghe si può agire alla stessa maniera.

Perché in fin dei conti considerare che quegli stipendi (a detta degli atleti) sono pagati con le mie tasse sul mio lavoro e sugli stessi non vengano versate tasse a loro volta le tasse mi pare qualcosa di antipatico.

Neurothon.

Chi di tanto in tanto passa di qui sul sito e non solo via feed avrà notato che per un certo periodo c’è stato il banner di Neurothon, associazione guidata dal Prof. Angelo Vescovi salito agli onore delle cronache alla portata di tutti con il referendum sulla legge 40 mentre era già più che noto a livello planetario per le ricerche (e le scoperte effettive) sugli utilizzi terapeutici delle cellule staminali adulte.

Ora l’associazione sta cercando dei volontari per il 21 giugno (come iniziare meglio l’estate) con questo appello:

NEUROTHON organizza,

con il Patrocinio di A.N.C.I.

(Associazione Nazionale Comuni Italiani)

nella giornata di SABATO 21 GIUGNO,

dei gazebo nei Comuni italiani per raccogliere fondi a favore del progetto scientifico condotto dal Prof. Angelo Vescovi: “L’Officina del Cervello”

per l’avvio della sperimentazione, con utilizzo di cellule staminali cerebrali,

per le malattie neurodegenerative

e le lesioni midollari.

Chi fosse interessato può prelevare questo file, compilarlo e faxarlo allo 02-58.01.84.71 o mandarlo via mail a info@neurothon.it.

Ovviamente, visto che siamo in tempi di denuncia dei redditi, Neurothon accetta volentieri anche il 5 per mille.

Paghiamone meno, paghiamole tutti.

Questo è sempre stato un grande slogan della sinistra. E può anche essere condivisibile.

Però io voglio aggiungere anche un otteniamo tutti gli stessi benefici.

Proprio ora stavo dando un’occhiata a quanto prenderei di assegni familiari se anziché essere socio fossi un mio dipendente.

Due rapidi calcoli mi dicono che nelle mie tasche entrerebbero oltre 600 euro al mese, mica bruscolini.

Ci pensiamo dopodomani.

Veltroni dixit:

io mi prendo qui, davanti a voi, un impegno: un’impresa in un giorno, perchè la mia ossessione è quella di fare di questo Paese un Paese semplice.

Ha ragione Capezzone quando dice che questo era già nel suo programma.

Veltroni dice che per poter aprire l’azienda basta rispettare la 626 ed io giorno dopo iniziare l’attività.

Quindi è da intendere che io posso attivare l’attività violando:

  • le norme ambientali? (Attualmente per poter iniziare è necessario presentare l’autorizzazione allo scarico in fognatura, dopo potrò buttare tutto dove voglio)
  • le norme urbanistiche? (Attualmente c’è bisogno di presentare l’agibilità e la destinazione d’uso, dopo potrò aprire qualunque cosa in qualunque posto)
  • le norme antimafia? (Apro riciclando denaro sporco, poi ci penseremo)
  • la tutela dei consumatori? (apro, vendo porcherie e chiudo prima che i clienti inizino a chiedere la riparazione in garanzia tanto in un giorno apro un’altra azienda e ricomincio da capo)

Un mese, come prevede la normativa attuale, è certamente troppo soprattutto se un’azienda già esistente (dunque già in regola con l’antimafia) si trasferisce in un locale già a norma (dunque già in regola con norme ambientali ed urbanistiche). Ma attenzione a diventare troppo frettolosi perché si passa all’estremo opposto.

Ma forse in politichese Veltroni diceva che si può far nascere l’azienda in un giorno (cosa che peraltro è fattibile anche oggi) ma renderla operativa è un altro discorso, per quello continueranno a servire mesi e mesi. E chi non mi crede provi ad ottenere un certificato prevenzione incendi per capire cosa intendo. Anche mio cugino (con una sola G) non mi credeva e l’ha sperimentato sulla sua pelle.

Ecco Uolter, spiega bene cosa intenti per "un’impresa in un giorno". E spiega anche come intendi assicurare non solo i lavoratori soggetti alla 626 ma anche tutte le altre persone. Anche perché è facile lavorare di autodichiarazioni salvo poi omettere i controlli ed accusare le azienda di mancata autorizzazione in caso di incidente.

Lo metto o l’ometto?

Fin dal 2001 la normativa IVA prevede l’indicazione della partita IVA nella home page di qualunque sito aziendale. Infatti si è voluto equiparare il sito ad un qualunque altro documento emesso dall’azienda per cui l’obbligo era già vigente.

In Italia abbiamo migliaia di normative assurde, questa mi pare meno assurda delle altre soprattutto in prospettiva di commercio elettronico. Il merchant stesso dovrebbe avere tutti i vantaggi a metterla facendo capire agli interlocutori che si tratta di un’azienda (con tutte le garanzie e tutele del caso per l’acquirente) e non di un privato improvvisatosi imprenditore.

Ebbene ora, dopo 7 anni in cui la normativa pur esistente (ed a cui da subito mi sono adeguato) iniziano a fioccare le prime multe per questa omissione che vanno da 258 a 2065 euro. Non subito quisquilie per molti siti.

Tutto questo per dire che non mi sento di giustificare in alcun modo coloro che hanno un sito aziendale e non hanno voluto (non penso si possa dire diversamente) rispettare questa banale normativa. Anche perché non si trattava di investimenti continuativi o costi spropositati di adeguamento.