S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Novità.

Gli editori italiani sono indignati per il fatto che Google continui ad arricchirsi con le loro notizie e pretendono fior di quattrini.

Qualcosa del genere è capitato anche in Germania, e Google ha vinto.

Se fossi Google scriverei una bella lettera a tutti gli editori:

Se volete che i vostri contenuti rimangano indicizzati gratuitamente su Google News dovete sottoscrivere un apposito contratto. In assenza di ciò dal 1° dicembre i vostri contenuti non saranno più in alcun modo indicizzati.

Dopo il 1° dicembre le nuove attività editoriali che non saranno mai state indicizzate da Google News potranno fare domanda con le stesse modalità di cui sopra.

I siti che fino al 30 novembre sono stati indicizzati gratuitamente e quelli che in seguito scegliessero di non essere più indicizzati potranno rientrare nell’indice di Google News solo a seguito di sottoscrizione di apposito contratto AdWords in quanto non sarà più consentita l’indicizzazione gratuita.

Distinti Saluti.

Google.

Alla sera del 30 novembre tutti i siti che non abbiano sottoscritto il contratto vengono tagliati fuori. E li sarà pianto e stridore di denti. (cit.)

Secondo me ribaltando il paradigma Google risolverebbe di colpo tutti i problemi, perché facile contestare se non ti costa nulla farlo. C’era un’espressione abbastanza colorita per dirlo.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità. (cit.)

Esperimento R184RU14.

Mi scuso di questo post, è un banale esperimento di Google War. In buona sostanza R184RU14 è il codice da inserire in Google per cercare un determinato immobile in vendita (maggiori informazioni in questo post di Gianluca) e mi domandavo se fosse possibile per un’agenzia immobiliare concorrente hackerare il codice originale per portare traffico alla propria agenzia.

Fra qualche giorno verificherò il risultato dell’esperimento R184RU14 ed aggiornerò questo post.

Grazie per la pazienza.

Aggiornamento (molto prima del previsto)

Dopo appena 2 minuti dalla pubblicazione questo post ha scavalcato l’annuncio originale.

Gigaset SL930 A.

Ammettete che almeno una volta è capitato anche a voi che, a casa o al lavoro, avreste voluto avere sul telefono collegato alla linea fissa un numero di telefono di un vostro contatto sul cellulare.

A me è successo, perché non mi va di usare il mio smartphone personale per le chiamate di lavoro, se non altro per non spargere a destra e a manca il mio numero mobile.

E visto che la mia rubrica è sincronizzata con GMail cosa di meglio di un telefono fisso cordless con Android a bordo?

Il Gigaset SL930 A (io che son vecchio sono portato a scriverci Siemens davanti, ma ormai il marchio cammina con i propri piedi) è un cordless con standard DECT che quindi può funzionare con la sua base come anche con le molte infrastrutture che sfruttano la medesima tecnologia. Nel mio caso ho comunque installato la base in dotazione.

Dopo qualche giorno di utilizzo vediamo un po’ più nel dettaglio di cosa si tratta.

Visto da fuori

gigaset_sl930Il Gigaset SL930 è un telefono abbastanza ingombrante. Con 177 grammi di peso (più del mio Nexus 4 con Ringle Fusion) e 16 mm di spessore si sente. Ovviamente essendo un cordless e non un cellulare questi elementi sono meno influenti nella scelta.

Le parti cromate (molto più appariscenti che nella foto qui accanto) sono abbastanza pacchiane e un po’ di disturbo.

Tutto il terminale sembra notevolmente solido, con la sola eccezione dei 5 pulsanti fisici sotto il display che tendono un po’ a scricchiolare. Utili comunque i tasti fisici per rispondere e riagganciare.

Il telefono può essere ricaricato tramite la sua base (anch’essa notevolmente cromata) o tramite l’ormai classico cavetto microUBS il cui connettore è posto sulla base del telefono.

Non capisco invece la scelta di mettere anche il jack per la cuffia con microfono (non in dotazione) sotto al telefono che impedisce di mantenere la cuffia connessa mentre il telefono è nella sua base di carica. Avrebbe avuto più senso metterla sul lato o sopra.

Visto da dentro

Il telefono monta un Android 4.0.4 abbastanza puro. Ovviamente ci sono molte applicazioni proprietarie (in primis quella del telefono). Essendo presente il play store ufficiale Google la versatilità del telefono ne giova notevolmente. Ad esempio non apprezzando le icone arancioni sono passato a Nova ed al set di icone che uso anche sullo smartphone.

La CPU da 1 GHz che lo muove pare piuttosto scarsa e tutto il sistema sembra poco reattivo. La dotazione di memoria è di 4 GB espandibile tramite microSD.

Un po’ piccolo lo schermo da 3,5″ e non eccelsa la risoluzione di 320×480. La luminosità dello schermo in  modalità automatica è molto reattiva (camminando in un corridoio continuava a cambiare per la presenza dei punti luce).

L’insieme di queste prerogative fa sì che l’uso ideale sia limitato alla telefonia o poco di più.

Non l’ho ancora detto, forse perché lo considero abbastanza ovvio, che oltre alla connessione DECT per la telefonia il Gigaset SL930 è dotato anche di connessione wi-fi (dunque servirà un access point) per poter usare tutte le parti smart a partire appunto dalla sincronizzazione della rubrica con GMail.

Visto con l’uso

Ho già detto che lo schermo piccolo (e quindi anche la tastiera piccola) ed il sistema abbastanza lento difficilmente ci consentiranno di rispondere alle mail che comunque potremo leggere anche mentre non siamo davanti al PC e magari il nostro smartphone è in carica. Lo stesso ovviamente con le altre notifiche, appuntamenti compresi.

Visto che la sezione audio è sempre stato un punto di forza di Siemens (e quindi ora di Gigaset) l’audio delle telefonate è molto chiaro ed altrettanto chiaro e forte è anche l’altoparlante posteriore da cui potremo ad esempio ascoltare la musica da Google Play Music mentre ci muoviamo in casa o in azienda, pronta ovviamente ad interrompersi alla prima chiamata che ci giungerà.

Purtroppo non sono riuscito a configurare Whatsapp su questo telefono in quanto non considera validi i numeri fissi, l’app di per sé si installa e potrei attivarla con un numero di cellulare su cui non sia già attivo il servizio di messaggistica.

Al contrario Skype funziona bene, se non fosse che quando hanno costruito questo terminale hanno dimenticato di mettere almeno una fotocamera frontale e quindi non si possono effettuare videochiamate.

L’ultima analisi riguarda l’autonomia. Non ho termini di paragone (non si può paragonare un cellulare con un cordless) ma devo dire che è veramente più che soddisfacente, con la prima carica malgrado le molteplici prove ha fatto ben più di 2 giorni di uso. Sapendo che lo userò per lavoro e che la sera tornerà sotto carica fino al mattino successivo immagino che non avrò problemi a rispondere a tutte le chiamate senza difficoltà.

Conclusioni

Il Gigaset SL930 assolve pienamente i compiti prefissati (poter usare la rubrica GMail anche sulla linea aziendale sincronizzata con il PC e con lo smartphone). L’unico dubbio che avevo era legato alla selezione della linea uscente per cui non avevo trovato alcuna informazione in giro. Lo si può impostare e quindi il telefono in automatico comporrà lo zero (nel mio caso, ma è appunto personalizzabile) per occupare la linea urbana ed effettuare la chiamata ed al contrario sarà in grado di identificare correttamente anche le chiamate in entrata che si presentano con lo zero aggiuntivo davanti.

Solidità, autonomia e copertura (grazie anche al fatto che la base di ricarica è separata dalla base radio DECT e che quindi la prima si mette dove è comoda mentre la seconda in una posizione ottimale) consentono di avere il telefono sempre con sé dimenticandosi di aver bisogno di un telefono fisso.

Sinceramente speravo di poter utilizzare anche Whatsapp (ma qui il problema non è del telefono ma del fatto che Whatsapp non accetta numeri fissi).

La lentezza e le ridotte dimensioni del display fanno sì che lo userò per leggere le notifiche ma non per rispondere.

Diciamo che al prezzo di circa 175 euro (nel momento in cui scrivo) non si trova nessun altro prodotto in grado di soddisfare le medesime necessità. Considerando che al primo avvio ha comunque aggiornato il firmware fa pensare che non si tratti di un prodotto spot che verrà abbandonato. Credo al contrario che presto si potrà ampliare la famiglia di telefoni cordless Android proprio partendo da questo primo modello.

Quindi se anche voi sentite la necessità che ho avuto io posso certamente consigliarvi questo prodotto, se avete altre domande in merito scrivetela pure nei commenti, farò il possibile per rispondervi.

Samsung paga un miliardo di Dollari ad Apple in monete da 5 cent.

Sta girando la rete la notizia del titolo, ma anche ad orecchio mi suonava piuttosto male. Così, vestiti i panni di un matematico più bravo di me, ho preso carta e penna per fare due conti (in realtà ho usato la calcolatrice di Google). Partiamo dal miliardo di dollari: 1.000.000.000 $ Convertiamolo in monete da 5 cent che sono 20.000.000.000 (venti miliardi) di monete, già questo mi farebbe dubitare che ci siano così tante monete circolanti negli USA, in pratica sarebbero oltre 60 monete per ogni abitante degli Stati Uniti, abbastanza assurdo.

Sapendo che ciascuna di queste monete pesa 5 grammi avremmo una massa complessiva di 100.000 tonnellate. Sapendo che la portata massima di un TIR è di circa 30 tonnellate (ma facciamo pure 50) non sarebbero 30 TIR ma 2000.

Quindi l’asino è già cascato, facciamo comunque anche il calcolo del volume. Con un diametro di 21,21 mm ed uno spessore di 1,95 avremmo complessivamente 55.000 metri cubi di metallo (senza considerare lo spazio fra le monete): praticamente uno spessore di 11 metri di metallo sopra un campo da calcio.

Sarebbe simpatico lo scherzo da parte di Samsung, ma non è praticabile.

E sarebbe simpatico anche che chi riporta le notizie faccia una botta di conti.

Xperia Arc S: impressioni, ICS e rooting.

Possiedo un Arc S da qualche mese perché Vodafone non sa contare.

La risposta di Vodafone a chi pensava di ricevere un Nexus S (cliccate sull'immagine per accedere alla storia completa)

Dopo qualche tempo il terminale conferma le mie impressioni iniziali: il display è veramente molto bello, ma il telefono è in molte occasioni poco reattivo, si surriscalda in maniera preoccupante e la memoria si rivela subito stretta. Brutto difetto inoltre è la totale impossibilità di connettersi a internet via wifi al mio router (difetto riconosciuto da Sony Ericsson, ma che rimbalza la colpa su Netgear).

Aggiornamento a ICS

Decido di aspettare l’aggiornamento ad Android 4.0, che prontamente arriva. Ma (vi anticipo) l’aggiornamento non corregge i problemi al wifi e l’effetto friggitrice.

L’aggiornamento è molto semplice, e vi rimando alle istruzioni ufficiali di Sony Ericsson: http://www.sonymobile.com/global-en/software/phones/xperia-arc-s/ – di fatto bisogna installare il software sul PC, collegare il telefono e aspettare. Unica nota, dopo l’installazione consiglio un reset alle impostazioni di fabbrica per evitare alcuni problemi di prestazioni.

L’aggiornamento porta il terminale ad un altro livello. L’interfaccia Sony Ericsson è di fatto la stessa (bruttina) di prima, ma ICS elimina una serie di personalizzazioni della casa che rendevano il tutto poco curato.

Altro neo della UI è la mancanza di un pannello nella barra delle notifiche per disattivare la connessione dati, la wifi e compagnia. SE offre dei widget orrendi  e male organizzati, rimuovendo dal sistema quelli nativi. Seriamente: perché lo switch per il roaming e non quello per il 3g?

Widget 3x2 (!?) per la gestione dei controlli di Sony Ericsson

Anche la grafica delle cartelle è terribile:

L'interfaccia delle cartelle di Sony Ericsson. Perché?


La memoria scarseggia, come con la vecchia versione. Questo mi porta a optare per una soluzione drastica: rootare il telefono.

Root Arc S Ice Cream Sandwitch

Attenzione: da questo punto in poi la vostra garanzia non esiste più. Non ci assumiamo responsabilità per danni, incendi, perdite di denaro o social media manager Vodafone che vi bussano alla porta al mattino presto.

I passi sono pochi:

  1. installare i driver ADB da http://forum.xda-developers.com/showthread.php?p=24883071#post24883071
  2. scaricare il Rooting Toolkit da http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=1601038

Una volta ottenuti i permessi di root la prima cosa da fare è rimuovere tutte le applicazioni non necessarie. Veramente, ragazzi, sembra di essere tornati a quando le aziende imbottivano i PC di programmi malfatti per affermare la loro supremazia sul sistema operativo. Come dite? Lo fanno anche ora? Ah.

(no, seriamente, come vi sentireste se il vostro iPad / iPhone venisse riempito di applicazioni del produttore che non potete disinstallare?)

Dicevamo: una volta preso possesso del vostro dispositivo, è ora di rimuovere applicazioni. L’Arc S ha una memoria interna piccola, e un po’ di spazio libero non guasta. Per farlo potete installare il fidato Titanium Backup (https://play.google.com/store/apps/details?id=com.keramidas.TitaniumBackup) e potete aiutarvi con la lista di applicazioni su XDA: http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=1089470

Ora il vostro Arc S è quanto di più vicino alla normalità possibile, con il firmware originale Sony. Se invece vi sentite particolarmente avventurosi, potete provare la CM9 di FreeXperia qui: http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=1356685

Ci sono altre possibilità per migliorare le cose, tra cui installare la nuova home di Sony Ericsson (http://www.xperiablog.net/2012/02/25/xperia-s-home-launcher-and-widgets-leaked/), il power manager widget originale Android e la possibilità di ricompilarvi interamente i sorgenti o di riscrivere Android in C# (ah, lo stanno già facendo!), ma questo è lasciato come esercizio al lettore.

Tablet Android: Mediacom Smart Pad 810c.

Approfittando di una promozione della catena Expert, che in questi giorni lo regalava*, ho portato a casa un secondo tablet ad uso della famiglia.

Si tratta del Mediacom Smart Pad 810c. Non sto a presentare una scheda dettagliata, la potete trovare sul sito ufficiale.

L’hardware, per un tablet normalmente venduto a 170 € circa, è più che discreto. Lo schermo da 8″ capacitivo, la CPU da 1 GHz, la memoria da 4 GB espandibile con microSD fino a 32 GB, la fotocamera da 2 MP, la porta HDMI fullHD ne fanno un prodotto di fascia bassa che guarda oltre pur essendo adatto secondo me ad un uso domestico e non in mobilità (non ha integrato né 3G né GPS e si ricarica con apposito alimentatore e non dalla porta USB).

Il software invece è molto limitato, come tutti i tablet oltre i 7″ con Android inferiore a 3.0 non ha market nativo né le altre Google apps (GMail, GTalk, Maps, ecc.) nativamente. Pur avendo un market alternativo la mancanza della suite della grande G in un terminale Android secondo me è una carenza notevole.

Detto fatto sono andato a cercare una ROM alternativa, ce ne sono tantissime, io (forse più per l’estetica che per le funzionalità specifiche) mi sono orientato su questa. Scaricati i file e seguite le istruzioni l’installazione è stata qualcosa di banale con un minimo di competenze informatiche, mi raccomando fatelo solo se sapete bene cosa state facendo e quali sono i rischi. Perché se anche l’avete pagato un solo cent il rischio di trovarvi con un mattoncino inutilizzabile è sempre presente.

Ora il tablet fa la sua bella figura in cucina, con funzioni di gestore di mail familiari (più comodo che accendere sempre il PC), radio (sia lodata TuneIn Radio), TV con videoregistratore (tramite YouTube e file del mediacenter), comunicatore (Skype anche con videochiamata anche se devo ancora capire se funziona bene, videochiamarsi da soli non è pratico :-P). Prossimi passaggi saranno Aldiko per la lettura e magari un ricettario. Se avete anche altre app da suggerire mettetele pure nei commenti.

Insomma, secondo me è un prodotto che vale la pena per entrare nel mondo dei tablet e di Android senza spendere un patrimonio, se poi lo si porta a casa gratis comprando le cartucce per la stampante o poco più ne vale ancora di più la pena.

* Non sono in alcun modo legato alla promozione se non per il solo fatto di averla sfruttata. In sostanza si acquista al prezzo simbolico di 1 €cent il tablet a fronte dell’acquisto di 200 € di prodotti nella categoria accessori informatici di molte marche. Informatevi sul sito o nei negozi se interessati, io non voglio saperne nulla.

Office 365.

Sono da Savini, nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano ad assistere alla presentazione di prima mano della suite per la produttività e collaborazione online Made in Redmond.

Viene infatti presentato oggi Microsoft Office365. Pronuncia Office tre sei cinque.

Questo è un post in presa diretta, con gli appunti raccolti durante la presentazione e pubblicati al termine della stessa.

Ore 15.00 si parte. Parla il presidente di Microsoft Italia Pietro Scott Jovane. Si parla di cloud computing, secondo Microsoft l’ideale per le PMI italiane.

Per la sicurezza, dubbio di tutti anche dopo l’evento DrropBox, dice che il 70% degli sviluppatori MS sono dedicati alla programmazione cloud che ad oggi ha 1 miliardo di utenti nel mondo con 40 milioni di aziende.

Ad oggi già 70mila aziende italiane sono nella cloud Microsoft.

Due elementi che vorrebbero diffusi anche da parte dei competitors. 1) trasparenza riguardo a come e dove i dati sono archiviati e protetti e 2) come funziona con la privacy? Siamo in regola a mettere i dati delle persone sul cloud?

Ore 15.10 parla Fabrizio Albergati, Direttore Divisione Information Worker di Microsoft Italia.

Il cloud di Microsoft si basa comunque sulla suite Office.

L’IM di Office365 si collega comunque con con MSN e Live!

Si possono diffondere documenti anche con DRM senza intasare la casella di posta.

A partire da 63 euro/utente/anno.

Uptime garantito al 99,9%.

Piano P (per le piccole imprese e professionisti)

Posta, calendario, Office (anche su web), siti web d collaborazione online, IM anche video.

Con Office installato posso elaborare in locale i file che poi verranno sincronizzati in automatico, in questo modo anche in assenza di rete posso continuare a lavorare.

Ore 15.20 Luca Rossotti PM office365

Esempio pratico.

Fulvio Salanitro (presente qui) e Donato Salamina (in remoto) lavorano su un documento insieme pur essendo in sedi diverse e poi mandano la mail a Giorgio, il titolare fuori sede che approva ed alla fine Luisa pubblica sul sito.

In tutta onestà non vedo grosse novità nell’elaborazione di un foglio di calcolo rispetto a Google Docs.

Interessante Lync anche se non del tutto innovativo.

Vediamo i tempi di attivazione, si parte alle 15.38.
Già parlano di possibili rallentamenti per le tante richiesta a causa dell’attesa da tutto il mondo.
15.40 account creato, i servizi vengono progressivamente attivati.

Ore 15.45 parlano le aziende, la prima è Artsana (Chicco & C.) suggerisce il cloud più che altro per le grandi aziende.

Leroy Merlin erano partiti con altri competitors prima di approdare a Microsoft. Anche in questo caso si parla di grande azienda con 6000 dipendenti ma al primo passaggio sono stati migrati 500 utenti.

Provincia di Lecco. Hanno risparmiato 150mila euro con 2mila caselle di posta. La condizione essenziale era comunque che i dati non uscissero dall’Unione Europea.

Ore 15.55 Sabrina Baggioni (Vodafone) parla della partnership planetaria con Microsoft. Vodafone Rete Unica (ora OneNet) è stato il primo esperimento nel cloud computing di Vodafone al mondo.

Ore 16.07 (doveva essere alla 17.30 e poi alle16.00) arriva (via web) Steve Ballmer.

Occasione per scambiare qualche chiacchiera in locale.

Domanda secca: perché una piccola azienda dovrebbe preferire Office365 a Google Apps?

La risposta in un post dedicato assieme alle somme di tutta la presentazione.

HTC Incredible S: prova su strada

Euronics mi ha proposto via Friendfeed la prova del nuovo terminale Android del produttore coreano. Avendo recentemente distrutto il povero Tattoo, accetto volentieri, incuriosito dalle caratteristiche generose del terminale e dal fattore di forma per me ancora inesplorato.

Il mostro

Caratteristiche tecniche

Come dai dati dichiarati da HTC, il display è un generoso 4” WVGA (480×800), luminoso e molto leggibile. Sotto il cofano ha un processore da 1GHz con 750mb usabili di memoria interna (1.1 GB totali), una batteria da 1450 mAh e una durata (irrealisticamente) dichiarata di 280 ore in standby sotto rete GSM. La fotocamera ha un sensore da 8Mpx ed è in grado di registrare video in HD a 720p.

Hands on

Appena uscito dalla confezione, noto il fattore di forma molto interessante, poco più grande dei modelli in commercio con diagonale minore e il dorso ha una bombatura curiosa, che inizialmente mi lascia perplesso (sembra una scusa per fingere che il terminale sia più sottile e far spazio alla batteria). Con l’uso però la forma si rivela molto comoda e antiscivolo, e il feeling è proprio quello di un terminale molto sottile.

Il dorso è molto sagomato

I 4 tasti inferiori, sensibili al tocco, sono retroilluminati e ruotano assieme al telefono di 90° a sinistra (ma non a destra). La retroilluminazione è palesemente poco curata e cambia addirittura da tasto a tasto quando si osserva il telefono da una posizione naturale. La dichiarazione del produttore riguardo la rotazione dei tasti “In HTC Incredible S abbiamo prestato cura a ogni minimo dettaglio” sembra un poco eccessiva.

Differenze di retroilluminazione ad angolazioni di poco differenti

Software

Il terminale è stato aggiornato cortesemente ad android 2.3.3 Gingerbread direttamente da Euronics. L’ interfaccia è la nuova Sense UI, a mio parere il punto debole del telefono.

Come nelle vecchie versioni, ho apprezzato la presenza del dialer intelligente (che mostra i contatti cercando in tempo reale sia fra i numero di telefono che tra i nomi) e la tastiera HTCIME, sempre molto precisa a correggere gli errori di battitura.

Purtroppo la ROM HTC, rispetto ad una ROM Gingerbread comune, rende alcuni compiti un poco più noiosi. L’ inserimento dei widget è nello stesso menu che permette di modificare sfondi, skin, suonerie e allarmi (!). Il vassoio delle notifiche di sistema contiene un elenco delle applicazioni recenti (accessibile anche con long press del tasto home), mentre le impostazioni veloci (rete, gps, Bluetooth) sono relegate ad una scheda. In modalità orizzontale questo permette di vedere una sola notifica per volta.

Il cassetto notifiche e il menu di inserimento widget.

Applicazioni

Il telefono viene fornito con alcune applicazioni preinstallate.

Un’applicazione Altro che è semplicemente un link verso la homepage di HTC Mobile. Che è anche la homepage di default del browser. Boh!

Mail è ottima, come nelle versioni precedenti, per gestire account POP, Exchange o IMAP. L’utente aziendale non avrà certo grossi problemi a gestire l’account lavorativo.

Le classiche funzioni social, integrate nella Sense, sono accessibili anche dall’applicazione Friend Stream.

HTC Hub, una sorta di market per aggiungere widget, profili, skin e suonerie (è necessario un account HTC Sense)

HTC Likes, un altro market parallelo con le applicazioni consigliate da HTC, che rimanda al market ufficiale per l’installazione

Biscottino? (HTC Likes)

C’è un Lettore di ebook appoggiato a Kobo, con alcuni titoli in inglese precaricati, possibilità di annotazione e ricerca parole. Lo store è assolutamente privo di titoli in italiano.

Un server / client DLNA, Media connessi, permette di accedere alle risorse in rete locale o effettuare streaming verso altri dispositivi.

Pannello Auto integra un sistema di navigazione con mappe scaricabili offline, l’integrazione con footprints e la possibilità di acquistare voci, mappe e autovelox. Comprende un mese di licenza gratuita per le mappe mondiali. Inoltre integra una funzione di chiamata vocale molto comoda.

Le immancabili Torcia e Specchio fanno uso rispettivamente del flash LED e della fotocamera frontale a bassa risoluzione.

Sul campo

Ho avuto modo di usare il terminale come telefono principale per una decina di giorni di uso normale più 5-6 giorni di smanettamento estremo all’inizio.

La batteria, con un uso tipico (connessione dati e wifi accesi solo quando necessario, 5-6 chiamate brevi al giorno e una trentina di sms) dura poco meno di 2 giorni. Spegnendo il telefono di notte arrivo alla fine della seconda giornata senza troppe preoccupazioni.

L’avvio del telefono è velocissimo, bastano 5 secondi per avere la schermata di inserimento del pin, e meno di una decina di secondi per avere l’interfaccia pronta all’uso.

Purtroppo ho riscontrato che la qualità delle chiamate è piuttosto scadente: molte persone mi hanno riportato echi della mia voce, che in alcuni casi riuscivo anche ad avvertire. Gli auricolari in dotazione rendono il volume della voce poco udibile, il microfono è molto distante dai padiglioni. Con il sistema bluetooth dell’auto ho ottenuto risultati decisamente migliori.

Il touchscreen è preciso, ma in qualche caso con il telefono appoggiato in piano si è verificata l’attivazione spontanea di qualche applicazione (dovuta a falsi tocchi).

Va detto a parziale difesa del terminale che spesso i modelli forniti in prova sono ricondizionati, o comunque non vengono sottoposti agli stessi controlli di qualità dei terminali comuni.

Fotocamera

Il pezzo forte di questo terminale è la fotocamera, fra le risoluzioni più alte in commercio e in grado di registrare video a 720p (guardatelo in HD!).

La qualità delle foto è ottima, considerando le limitazioni della dimensione del sensore e dell’ottica non eccelsa. Il rumore si inizia a sentire attorno a sensibilità ISO di 400, e a luminosità ridotta il bilanciamento del bianco tende a virare su tonalità calde, cosa comunque normale per questo tipo di fotocamere. Il flash integrato è costituito da 2 LED a luce bianca.

Nessun aereo scuola è stato molestato durante la prova di questo terminale

Il lago visto da Maccagno

Concludendo

Il terminale è di buona qualità ed è assolutamente in linea con le offerte del mercato per quanto riguarda il rapporto qualità / prezzo. Qualche cura maggiore nei dettagli a livello software e nella parte della telefonia avrebbe fatto di questo terminale un prodotto veramente incredible. Resta comunque un telefono molto valido e dall’aspetto intrigante.

HTC Incredible S è in vendita da Euronics a 529,00 €.

Tablet Android: Olivetti OliPad 100.

Il sottoscritto accanto a Marco Zamperini ed Elena Franco.

Giovedì scorso ho avuto l’opportunità esclusiva (onestamente pensavo saremmo stati molti di più rispetto alla quindicina di presenti in tutto ad ascoltare la presentazione di Riccardo Jelmini e Monica Gallinardi) di partecipare nella sede di Telecom Italia alla presentazione dell’Olivetti OliPad 100, il primo tablet nato nella casa della grande O di Ivrea.

Mi è stato chiesto se non fosse da pazzi presentare l’OliPad il giorno prima dell’uscita dell’iPad 2. No, nella misura in cui il mercato è in forte crescita e sostanzialmente non si scontrano come segmento a cui si rivolgono, la differenza stessa di prezzo lo dimostra. OliPad 100 esce a 399 Euro di prezzo consigliato ma è possibile averlo anche con diverse formule in abbinamento all’ADSL Alice o ad un abbonamento TIM. Olivetti in ogni caso è cosciente di non poter competere frontalmente con Apple e dunque non se ne preoccupa oltremodo.

La scatola

Sopra iPad, sotto OliPad (Foto: Elena Franco) Clicca sulla miniatura per vedere la foto grande.

Per quanto riguarda l’aspetto fisico, non sono assolutamente d’accordo con chi dice che assomiglia troppo ad un iPad. Ci sono altri dispositivi ben più cloni. Ovvio che essendo un tablet ha certe caratteristiche fisiche che non possono essere dissimulate ma siamo al livello di dire che due auto si assomigliano perché entrambe hanno quattro ruote.

(Foto: Elena Franco)

Poteva certamente avere più personalità, rimane in fondo un po’ anonimo a partire dalla O rossa su fondo nero che quasi si nasconde. Io ad esempio sarei partito anche con la versione in bianco (vedi sotto nei suggerimenti). Essendo un 10″ in 16:9 le misure sono quelle, sullo spessore, pur essendo grosso, onestamente non mi pare che faccia effettivamente la differenza.

Sopra OliPad, sotto iPad. (Foto: Elena Franco)

Quanti sono quelli che in un net/notebook giudicano lo spessore più importante della diagonale dello schermo?

Dentro la scatola

Ha caratteristiche di tutto rispetto, da prodotto di nuova generazione a partire dalla CPU dual core ad 1 GHz, 1 GB di RAM e 16 (espandibili) per l’archiviazione (tutti i dettagli sul sito ufficiale). Essendo un tablet wi-fi + 3G (il 3G solo per dati ed SMS, non ha la telefonia a differenza ad esempio del Galaxy Tab) si nota molto la mancanza del GPS integrato. Non sono riuscito a capire il motivo di questa scelta. Lo schermo fa il suo mestiere, c’è chi lamenta un angolo di visuale troppo ristretto, io in un dispositivo simile lo vedo più come una feature che come un bug perché chi mi sta attorno non riesce a farsi troppo comodamente gli affari miei. La batteria è generosa, 3.650 mAh che non ti fanno mai sentire agli sgoccioli, con un uso normale dovrebbe garantire la giornata lavorativa senza alcun dubbio.

Android

Come appare una delle tre schermate home. (Foto: Elena Franco)

Siamo giunti al punto saliente del prodotto. L’Olivetti OliPad 100 monta un Android 2.2 Froyo talmente personalizzato che l’interfaccia HTC Sense è nulla al confronto al punto che ho fatto un po’ di fatica a raccapezzarmici. Se a questo aggiungiamo che non ha le app Google installate (come ben sappiamo gli applicativi Google non hanno la stessa licenza del sistema operativo e dunque vengono installate solo con il permesso specifico di Google che per Froyo non lo da per dispositivi oltre i 7″) e neppure il market Android viene fuori che l’uso dell’OS col robottino verde è quasi solo incidentale. Questo forse è il limite maggiore del dispositivo come spiegherò nelle conclusioni.

Il software

Dal punto di vista del software, che è sostanzialmente la parte generata in Italia del progetto, abbiamo un numero tutto sommato limitato di applicazioni. Facebook, Twitter e Youtube ad esempio aprono il browser rimandando alla versione mobile dell’interfaccia web (addirittura Twitter poi mi suggeriva di scaricare l’app per iPad :-P). Per le mail c’è un’applicazione proprietaria che non sono riuscito a configurare per il mio account aziendale su Google Application ma probabilmente era un problema di connessione e di tempo a disposizione. Il browser è ben fatto, veloce, supporta Flash e può essere configurato per presentarsi come browser standard o mobile, in modo da poter ingannare anche certi “posti di blocco” che vorrebbero farti pagare in base al dispositivo che usi o per poter sfruttare al meglio i 10″ quando i siti vorrebbero farti vedere la versione progettata per uno schermo da 2-3″.

Menzione a parte merita Biblet, l’e-reader di casa (o di condominio se vogliamo). All’interno c’era un libro di esempio: la Divina Commedia. La tipografia era talmente scadente che il testo non andava a capo dopo ogni verso ma solo dopo ogni terzina. Non so se gli altri prodotti editoriali acquistabili tramite Biblet siano meglio o peggio, di certo il biglietto da visita lasciava molto a desiderare.

Accessori

Riccardo mentre ci mostra alcune slide dall'OliPad (Foto: Elena Franco)

Non si può non prendere il suo supporto (che dovrebbe costare una ventina di euro) che funge da base di ricarica e consente di collegare due dispositivi USB (ho chiesto se regge una tastiera ma mi è stato suggerito comunque di prenderla BT) ed ha la porta HDMI full’HD per collegarlo ad un TV.

Conclusioni e suggerimenti ad Olivetti

Un hardware con molti pregi e pochi (anche se evidenti) difetti ad un prezzo più che buono rispetto ai concorrenti diretti. Un firmware fortemente limitato e già tagliato fuori da aggiornamenti importanti (è stato escluso il passaggio ad HoneyComb o anche solo a GingerBread mentre aggiornamenti minori e bug fixing sono assicurati).

Al termine di questa mia analisi (che comunque si basa su in incontro ravvicinato di appena un paio d’ore, nulla che possa essere assimilato ad una prova sul campo per almeno un paio di settimane e che spero di poter fare) ritengo che questo prodotto per poter avere un mercato decente richieda alcuni interventi mirati dietro le quinte soprattutto sulle applicazioni presenti di default e sulla facilità di installazione di altre. Slide Me preinstallato non mi pare la soluzione.

Il target di questo prodotto dal mio punto di vista si riduce sostanzialmente a tre categorie ben definite e non sovrapponibili:

  1. Gli smanettoni. Come già dicevo l’hardware è soddisfacente e quindi, visto il prezzo concorrenziale, rootare ed installare una rom cucinata potrebbe dare le sue soddisfazioni (ho chiesto come si comporterà l’assistenza tecnica di fronte ad un terminale rientrato per problemi in garanzia qualora fosse installato un firmware non originale, mi è stato detto che si informavano e mi facevano sapere. Quando avrò la risposta la riporterò). Questa però è la categoria a cui meno punterà Olivetti sia dal punto di vista numerico di esemplari venduti che dal punto di vista del post vendita.
  2. Le aziende. Pare che sempre più aziende stiano pensando a fornire tablet al posto di PC (forse il passo successivo è l’eliminazione della scrivania?) ed Olivetti forte del suo marchio potrebbe essere il fornitore di riferimento. Oltre all’aspetto commerciale (leasing, assistenza tecnica, ecc.) molto dipenderà anche dal software a corredo che andrà ampliato e focalizzato. Dunque di serie ci vogliono tutti gli strumenti di produttività aziendale (suite per ufficio, client mail, rubrica ed agenda sincronizzabili con il server aziendale o con la cloud) ed anche strumenti di amministrazione remota centralizzata per installazione, aggiornamento, rimozione, backup di ogni terminale. Questo è un segmento fondamentale per Olivetti qui si fanno i numeri nella fornitura ed ancora più si fanno i numeri nei servizi aggiuntivi. Se entro un paio di mesi iniziano ad offrire queste soluzioni potremmo trovarci a fine anno con un numero di OliPad in circolazione non indifferente.
  3. Le famiglie. «D’accordo signor 187 (perché per le famiglie i canali professionali Olivetti sono inadeguati) ma perché dovrei mettermi in casa il suo tablet? Cosa fa di bello?» Ecco, parlavo tante righe fa di colori bianco e nero, non si tratterebbe di una differenza mera della custodia ma anche del cuore interno. Non dell’OS ma delle applicazioni di certo. Lasciando il nero all’ambiente business avremmo il bianco per quello home. E qui l’abbinata Olivetti/Telecom Italia dovrebbe sbizzarrirsi a più non posso con un market diretto degno di questo nome. Perché se Amazon (che ha sempre venduto libri) si mette a vendere App per Android non vedo perché di fianco allo store Biblet non possa essercene anche uno per le App? Ricettario, contabilità domestica, guida TV ad esempio potrebbero essere tutti interessanti. Sono l’unico a vedere in OliTab anche una versione più grande di Uebbi? Come allora avevo ipotizzato la disponibilità di applicazioni anche a pagamento (tramite bolletta Telecom) anche qui si potrebbe avere molto di più. E perché non dotarlo anche di un client per Alice home TV? Del resto con la porta HDMI una volta connesso al TV di casa sarebbe a posto. Ma anche segreteria telefonica ed SMS sul numero fisso di casa (ed ovviamente anche dell’ufficio) per i clienti rimasti fedeli a mamma Telecom. Tutti servizi che genererebbero ulteriori entrate nelle casse del gruppo e porterebbero ad una maggior fidelizzazione della clientela, più che venderlo a 10 euro al mese per 3 anni.

Lo comprerei? Tutto sommato sì.

Se dovessi scegliere fra un Samsung Galaxy Tab e l’Olivetti OliPad 100 certamente prenderei quest’ultimo che è un vero tablet e non un telefonone con un formato comunque scomodo. Se Olivetti iniziasse a mettere in pratica i miei suggerimenti lavorando sull’ampliamento di questo più che sul rilascio continuo di nuovi modelli certamente sarebbe un affare. L’impressione che ho tratto dall’incontro è stata positiva, come se veramente volessero ascoltare i suggerimenti per poi farne tesoro sia su questo che sui futuri modelli. I miei suggerimenti (e se Olivetti vuole ne ho tanti altri da mettere sul piatto se mi lasciano un OliPad da provare :-P) sono esigenti ma offrono anche i giusti margini di ricavo, diciamo che non si presentano solo come pretese.