Sta girando la rete la notizia del titolo, ma anche ad orecchio mi suonava piuttosto male. Così, vestiti i panni di un matematico più bravo di me, ho preso carta e penna per fare due conti (in realtà ho usato la calcolatrice di Google). Partiamo dal miliardo di dollari: 1.000.000.000 $ Convertiamolo in monete da 5 cent che sono 20.000.000.000 (venti miliardi) di monete, già questo mi farebbe dubitare che ci siano così tante monete circolanti negli USA, in pratica sarebbero oltre 60 monete per ogni abitante degli Stati Uniti, abbastanza assurdo.
Sapendo che ciascuna di queste monete pesa 5 grammi avremmo una massa complessiva di 100.000 tonnellate. Sapendo che la portata massima di un TIR è di circa 30 tonnellate (ma facciamo pure 50) non sarebbero 30 TIR ma 2000.
Quindi l’asino è già cascato, facciamo comunque anche il calcolo del volume. Con un diametro di 21,21 mm ed uno spessore di 1,95 avremmo complessivamente 55.000 metri cubi di metallo (senza considerare lo spazio fra le monete): praticamente uno spessore di 11 metri di metallo sopra un campo da calcio.
Sarebbe simpatico lo scherzo da parte di Samsung, ma non è praticabile.
E sarebbe simpatico anche che chi riporta le notizie faccia una botta di conti.
Possiedo un Arc S da qualche mese perché Vodafone non sa contare.
La risposta di Vodafone a chi pensava di ricevere un Nexus S (cliccate sull'immagine per accedere alla storia completa)
Dopo qualche tempo il terminale conferma le mie impressioni iniziali: il display è veramente molto bello, ma il telefono è in molte occasioni poco reattivo, si surriscalda in maniera preoccupante e la memoria si rivela subito stretta. Brutto difetto inoltre è la totale impossibilità di connettersi a internet via wifi al mio router (difetto riconosciuto da Sony Ericsson, ma che rimbalza la colpa su Netgear).
Aggiornamento a ICS
Decido di aspettare l’aggiornamento ad Android 4.0, che prontamente arriva. Ma (vi anticipo) l’aggiornamento non corregge i problemi al wifi e l’effetto friggitrice.
L’aggiornamento è molto semplice, e vi rimando alle istruzioni ufficiali di Sony Ericsson: http://www.sonymobile.com/global-en/software/phones/xperia-arc-s/ - di fatto bisogna installare il software sul PC, collegare il telefono e aspettare. Unica nota, dopo l’installazione consiglio un reset alle impostazioni di fabbrica per evitare alcuni problemi di prestazioni.
L’aggiornamento porta il terminale ad un altro livello. L’interfaccia Sony Ericsson è di fatto la stessa (bruttina) di prima, ma ICS elimina una serie di personalizzazioni della casa che rendevano il tutto poco curato.
Altro neo della UI è la mancanza di un pannello nella barra delle notifiche per disattivare la connessione dati, la wifi e compagnia. SE offre dei widget orrendi e male organizzati, rimuovendo dal sistema quelli nativi. Seriamente: perché lo switch per il roaming e non quello per il 3g?
Widget 3x2 (!?) per la gestione dei controlli di Sony Ericsson
Anche la grafica delle cartelle è terribile:
L'interfaccia delle cartelle di Sony Ericsson. Perché?
La memoria scarseggia, come con la vecchia versione. Questo mi porta a optare per una soluzione drastica: rootare il telefono.
Root Arc S Ice Cream Sandwitch
Attenzione: da questo punto in poi la vostra garanzia non esiste più. Non ci assumiamo responsabilità per danni, incendi, perdite di denaro o social media manager Vodafone che vi bussano alla porta al mattino presto.
Una volta ottenuti i permessi di root la prima cosa da fare è rimuovere tutte le applicazioni non necessarie. Veramente, ragazzi, sembra di essere tornati a quando le aziende imbottivano i PC di programmi malfatti per affermare la loro supremazia sul sistema operativo. Come dite? Lo fanno anche ora? Ah.
(no, seriamente, come vi sentireste se il vostro iPad / iPhone venisse riempito di applicazioni del produttore che non potete disinstallare?)
Ora il vostro Arc S è quanto di più vicino alla normalità possibile, con il firmware originale Sony. Se invece vi sentite particolarmente avventurosi, potete provare la CM9 di FreeXperia qui: http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=1356685
Ci sono altre possibilità per migliorare le cose, tra cui installare la nuova home di Sony Ericsson (http://www.xperiablog.net/2012/02/25/xperia-s-home-launcher-and-widgets-leaked/), il power manager widget originale Android e la possibilità di ricompilarvi interamente i sorgenti o di riscrivere Android in C# (ah, lo stanno già facendo!), ma questo è lasciato come esercizio al lettore.
Approfittando di una promozione della catena Expert, che in questi giorni lo regalava*, ho portato a casa un secondo tablet ad uso della famiglia.
Si tratta del Mediacom Smart Pad 810c. Non sto a presentare una scheda dettagliata, la potete trovare sul sito ufficiale.
L’hardware, per un tablet normalmente venduto a 170 € circa, è più che discreto. Lo schermo da 8″ capacitivo, la CPU da 1 GHz, la memoria da 4 GB espandibile con microSD fino a 32 GB, la fotocamera da 2 MP, la porta HDMI fullHD ne fanno un prodotto di fascia bassa che guarda oltre pur essendo adatto secondo me ad un uso domestico e non in mobilità (non ha integrato né 3G né GPS e si ricarica con apposito alimentatore e non dalla porta USB).
Il software invece è molto limitato, come tutti i tablet oltre i 7″ con Android inferiore a 3.0 non ha market nativo né le altre Google apps (GMail, GTalk, Maps, ecc.) nativamente. Pur avendo un market alternativo la mancanza della suite della grande G in un terminale Android secondo me è una carenza notevole.
Detto fatto sono andato a cercare una ROM alternativa, ce ne sono tantissime, io (forse più per l’estetica che per le funzionalità specifiche) mi sono orientato su questa. Scaricati i file e seguite le istruzioni l’installazione è stata qualcosa di banale con un minimo di competenze informatiche, mi raccomando fatelo solo se sapete bene cosa state facendo e quali sono i rischi. Perché se anche l’avete pagato un solo cent il rischio di trovarvi con un mattoncino inutilizzabile è sempre presente.
Ora il tablet fa la sua bella figura in cucina, con funzioni di gestore di mail familiari (più comodo che accendere sempre il PC), radio (sia lodata TuneIn Radio), TV con videoregistratore (tramite YouTube e file del mediacenter), comunicatore (Skype anche con videochiamata anche se devo ancora capire se funziona bene, videochiamarsi da soli non è pratico ). Prossimi passaggi saranno Aldiko per la lettura e magari un ricettario. Se avete anche altre app da suggerire mettetele pure nei commenti.
Insomma, secondo me è un prodotto che vale la pena per entrare nel mondo dei tablet e di Android senza spendere un patrimonio, se poi lo si porta a casa gratis comprando le cartucce per la stampante o poco più ne vale ancora di più la pena.
* Non sono in alcun modo legato alla promozione se non per il solo fatto di averla sfruttata. In sostanza si acquista al prezzo simbolico di 1 €cent il tablet a fronte dell’acquisto di 200 € di prodotti nella categoria accessori informatici di molte marche. Informatevi sul sito o nei negozi se interessati, io non voglio saperne nulla.
Sono da Savini, nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano ad assistere alla presentazione di prima mano della suite per la produttività e collaborazione online Made in Redmond.
Viene infatti presentato oggi Microsoft Office365. Pronuncia Office tre sei cinque.
Questo è un post in presa diretta, con gli appunti raccolti durante la presentazione e pubblicati al termine della stessa.
Ore 15.00 si parte. Parla il presidente di Microsoft Italia Pietro Scott Jovane. Si parla di cloud computing, secondo Microsoft l’ideale per le PMI italiane.
Per la sicurezza, dubbio di tutti anche dopo l’evento DrropBox, dice che il 70% degli sviluppatori MS sono dedicati alla programmazione cloud che ad oggi ha 1 miliardo di utenti nel mondo con 40 milioni di aziende.
Ad oggi già 70mila aziende italiane sono nella cloud Microsoft.
Due elementi che vorrebbero diffusi anche da parte dei competitors. 1) trasparenza riguardo a come e dove i dati sono archiviati e protetti e 2) come funziona con la privacy? Siamo in regola a mettere i dati delle persone sul cloud?
Ore 15.10 parla Fabrizio Albergati, Direttore Divisione Information Worker di Microsoft Italia.
Il cloud di Microsoft si basa comunque sulla suite Office.
L’IM di Office365 si collega comunque con con MSN e Live!
Si possono diffondere documenti anche con DRM senza intasare la casella di posta.
A partire da 63 euro/utente/anno.
Uptime garantito al 99,9%.
Piano P (per le piccole imprese e professionisti)
Posta, calendario, Office (anche su web), siti web d collaborazione online, IM anche video.
Con Office installato posso elaborare in locale i file che poi verranno sincronizzati in automatico, in questo modo anche in assenza di rete posso continuare a lavorare.
Ore 15.20 Luca Rossotti PM office365
Esempio pratico.
Fulvio Salanitro (presente qui) e Donato Salamina (in remoto) lavorano su un documento insieme pur essendo in sedi diverse e poi mandano la mail a Giorgio, il titolare fuori sede che approva ed alla fine Luisa pubblica sul sito.
In tutta onestà non vedo grosse novità nell’elaborazione di un foglio di calcolo rispetto a Google Docs.
Interessante Lync anche se non del tutto innovativo.
Vediamo i tempi di attivazione, si parte alle 15.38.
Già parlano di possibili rallentamenti per le tante richiesta a causa dell’attesa da tutto il mondo.
15.40 account creato, i servizi vengono progressivamente attivati.
Ore 15.45 parlano le aziende, la prima è Artsana (Chicco & C.) suggerisce il cloud più che altro per le grandi aziende.
Leroy Merlin erano partiti con altri competitors prima di approdare a Microsoft. Anche in questo caso si parla di grande azienda con 6000 dipendenti ma al primo passaggio sono stati migrati 500 utenti.
Provincia di Lecco. Hanno risparmiato 150mila euro con 2mila caselle di posta. La condizione essenziale era comunque che i dati non uscissero dall’Unione Europea.
Ore 15.55 Sabrina Baggioni (Vodafone) parla della partnership planetaria con Microsoft. Vodafone Rete Unica (ora OneNet) è stato il primo esperimento nel cloud computing di Vodafone al mondo.
Ore 16.07 (doveva essere alla 17.30 e poi alle16.00) arriva (via web) Steve Ballmer.
Occasione per scambiare qualche chiacchiera in locale.
Domanda secca: perché una piccola azienda dovrebbe preferire Office365 a Google Apps?
La risposta in un post dedicato assieme alle somme di tutta la presentazione.
Euronics mi ha proposto via Friendfeed la prova del nuovo terminale Android del produttore coreano. Avendo recentemente distrutto il povero Tattoo, accetto volentieri, incuriosito dalle caratteristiche generose del terminale e dal fattore di forma per me ancora inesplorato.
Il mostro
Caratteristiche tecniche
Come dai dati dichiarati da HTC, il display è un generoso 4” WVGA (480×800), luminoso e molto leggibile. Sotto il cofano ha un processore da 1GHz con 750mb usabili di memoria interna (1.1 GB totali), una batteria da 1450 mAh e una durata (irrealisticamente) dichiarata di 280 ore in standby sotto rete GSM. La fotocamera ha un sensore da 8Mpx ed è in grado di registrare video in HD a 720p.
Hands on
Appena uscito dalla confezione, noto il fattore di forma molto interessante, poco più grande dei modelli in commercio con diagonale minore e il dorso ha una bombatura curiosa, che inizialmente mi lascia perplesso (sembra una scusa per fingere che il terminale sia più sottile e far spazio alla batteria). Con l’uso però la forma si rivela molto comoda e antiscivolo, e il feeling è proprio quello di un terminale molto sottile.
Il dorso è molto sagomato
I 4 tasti inferiori, sensibili al tocco, sono retroilluminati e ruotano assieme al telefono di 90° a sinistra (ma non a destra). La retroilluminazione è palesemente poco curata e cambia addirittura da tasto a tasto quando si osserva il telefono da una posizione naturale. La dichiarazione del produttore riguardo la rotazione dei tasti “In HTC Incredible S abbiamo prestato cura a ogni minimo dettaglio” sembra un poco eccessiva.
Differenze di retroilluminazione ad angolazioni di poco differenti
Software
Il terminale è stato aggiornato cortesemente ad android 2.3.3 Gingerbread direttamente da Euronics. L’ interfaccia è la nuova Sense UI, a mio parere il punto debole del telefono.
Come nelle vecchie versioni, ho apprezzato la presenza del dialer intelligente (che mostra i contatti cercando in tempo reale sia fra i numero di telefono che tra i nomi) e la tastiera HTCIME, sempre molto precisa a correggere gli errori di battitura.
Purtroppo la ROM HTC, rispetto ad una ROM Gingerbread comune, rende alcuni compiti un poco più noiosi. L’ inserimento dei widget è nello stesso menu che permette di modificare sfondi, skin, suonerie e allarmi (!). Il vassoio delle notifiche di sistema contiene un elenco delle applicazioni recenti (accessibile anche con long press del tasto home), mentre le impostazioni veloci (rete, gps, Bluetooth) sono relegate ad una scheda. In modalità orizzontale questo permette di vedere una sola notifica per volta.
Il cassetto notifiche e il menu di inserimento widget.
Applicazioni
Il telefono viene fornito con alcune applicazioni preinstallate.
Un’applicazione Altro che è semplicemente un link verso la homepage di HTC Mobile. Che è anche la homepage di default del browser. Boh!
Mail è ottima, come nelle versioni precedenti, per gestire account POP, Exchange o IMAP. L’utente aziendale non avrà certo grossi problemi a gestire l’account lavorativo.
Le classiche funzioni social, integrate nella Sense, sono accessibili anche dall’applicazione Friend Stream.
HTC Hub, una sorta di market per aggiungere widget, profili, skin e suonerie (è necessario un account HTC Sense)
HTC Likes, un altro market parallelo con le applicazioni consigliate da HTC, che rimanda al market ufficiale per l’installazione
Biscottino? (HTC Likes)
C’è un Lettore di ebook appoggiato a Kobo, con alcuni titoli in inglese precaricati, possibilità di annotazione e ricerca parole. Lo store è assolutamente privo di titoli in italiano.
Un server / client DLNA, Media connessi, permette di accedere alle risorse in rete locale o effettuare streaming verso altri dispositivi.
Pannello Auto integra un sistema di navigazione con mappe scaricabili offline, l’integrazione con footprints e la possibilità di acquistare voci, mappe e autovelox. Comprende un mese di licenza gratuita per le mappe mondiali. Inoltre integra una funzione di chiamata vocale molto comoda.
Le immancabili Torcia e Specchio fanno uso rispettivamente del flash LED e della fotocamera frontale a bassa risoluzione.
Sul campo
Ho avuto modo di usare il terminale come telefono principale per una decina di giorni di uso normale più 5-6 giorni di smanettamento estremo all’inizio.
La batteria, con un uso tipico (connessione dati e wifi accesi solo quando necessario, 5-6 chiamate brevi al giorno e una trentina di sms) dura poco meno di 2 giorni. Spegnendo il telefono di notte arrivo alla fine della seconda giornata senza troppe preoccupazioni.
L’avvio del telefono è velocissimo, bastano 5 secondi per avere la schermata di inserimento del pin, e meno di una decina di secondi per avere l’interfaccia pronta all’uso.
Purtroppo ho riscontrato che la qualità delle chiamate è piuttosto scadente: molte persone mi hanno riportato echi della mia voce, che in alcuni casi riuscivo anche ad avvertire. Gli auricolari in dotazione rendono il volume della voce poco udibile, il microfono è molto distante dai padiglioni. Con il sistema bluetooth dell’auto ho ottenuto risultati decisamente migliori.
Il touchscreen è preciso, ma in qualche caso con il telefono appoggiato in piano si è verificata l’attivazione spontanea di qualche applicazione (dovuta a falsi tocchi).
Va detto a parziale difesa del terminale che spesso i modelli forniti in prova sono ricondizionati, o comunque non vengono sottoposti agli stessi controlli di qualità dei terminali comuni.
Fotocamera
Il pezzo forte di questo terminale è la fotocamera, fra le risoluzioni più alte in commercio e in grado di registrare video a 720p (guardatelo in HD!).
La qualità delle foto è ottima, considerando le limitazioni della dimensione del sensore e dell’ottica non eccelsa. Il rumore si inizia a sentire attorno a sensibilità ISO di 400, e a luminosità ridotta il bilanciamento del bianco tende a virare su tonalità calde, cosa comunque normale per questo tipo di fotocamere. Il flash integrato è costituito da 2 LED a luce bianca.
Nessun aereo scuola è stato molestato durante la prova di questo terminale
Il lago visto da Maccagno
Concludendo
Il terminale è di buona qualità ed è assolutamente in linea con le offerte del mercato per quanto riguarda il rapporto qualità / prezzo. Qualche cura maggiore nei dettagli a livello software e nella parte della telefonia avrebbe fatto di questo terminale un prodotto veramente incredible. Resta comunque un telefono molto valido e dall’aspetto intrigante.
Il sottoscritto accanto a Marco Zamperini ed Elena Franco.
Giovedì scorso ho avuto l’opportunità esclusiva (onestamente pensavo saremmo stati molti di più rispetto alla quindicina di presenti in tutto ad ascoltare la presentazione di Riccardo Jelmini e Monica Gallinardi) di partecipare nella sede di Telecom Italia alla presentazione dell’Olivetti OliPad 100, il primo tablet nato nella casa della grande O di Ivrea.
Mi è stato chiesto se non fosse da pazzi presentare l’OliPad il giorno prima dell’uscita dell’iPad 2. No, nella misura in cui il mercato è in forte crescita e sostanzialmente non si scontrano come segmento a cui si rivolgono, la differenza stessa di prezzo lo dimostra. OliPad 100 esce a 399 Euro di prezzo consigliato ma è possibile averlo anche con diverse formule in abbinamento all’ADSL Alice o ad un abbonamento TIM. Olivetti in ogni caso è cosciente di non poter competere frontalmente con Apple e dunque non se ne preoccupa oltremodo.
La scatola
Sopra iPad, sotto OliPad (Foto: Elena Franco) Clicca sulla miniatura per vedere la foto grande.
Per quanto riguarda l’aspetto fisico, non sono assolutamente d’accordo con chi dice che assomiglia troppo ad un iPad. Ci sono altri dispositivi ben più cloni. Ovvio che essendo un tablet ha certe caratteristiche fisiche che non possono essere dissimulate ma siamo al livello di dire che due auto si assomigliano perché entrambe hanno quattro ruote.
(Foto: Elena Franco)
Poteva certamente avere più personalità, rimane in fondo un po’ anonimo a partire dalla O rossa su fondo nero che quasi si nasconde. Io ad esempio sarei partito anche con la versione in bianco (vedi sotto nei suggerimenti). Essendo un 10″ in 16:9 le misure sono quelle, sullo spessore, pur essendo grosso, onestamente non mi pare che faccia effettivamente la differenza.
Sopra OliPad, sotto iPad. (Foto: Elena Franco)
Quanti sono quelli che in un net/notebook giudicano lo spessore più importante della diagonale dello schermo?
Dentro la scatola
Ha caratteristiche di tutto rispetto, da prodotto di nuova generazione a partire dalla CPU dual core ad 1 GHz, 1 GB di RAM e 16 (espandibili) per l’archiviazione (tutti i dettagli sul sito ufficiale). Essendo un tablet wi-fi + 3G (il 3G solo per dati ed SMS, non ha la telefonia a differenza ad esempio del Galaxy Tab) si nota molto la mancanza del GPS integrato. Non sono riuscito a capire il motivo di questa scelta. Lo schermo fa il suo mestiere, c’è chi lamenta un angolo di visuale troppo ristretto, io in un dispositivo simile lo vedo più come una feature che come un bug perché chi mi sta attorno non riesce a farsi troppo comodamente gli affari miei. La batteria è generosa, 3.650 mAh che non ti fanno mai sentire agli sgoccioli, con un uso normale dovrebbe garantire la giornata lavorativa senza alcun dubbio.
Android
Come appare una delle tre schermate home. (Foto: Elena Franco)
Siamo giunti al punto saliente del prodotto. L’Olivetti OliPad 100 monta un Android 2.2 Froyo talmente personalizzato che l’interfaccia HTC Sense è nulla al confronto al punto che ho fatto un po’ di fatica a raccapezzarmici. Se a questo aggiungiamo che non ha le app Google installate (come ben sappiamo gli applicativi Google non hanno la stessa licenza del sistema operativo e dunque vengono installate solo con il permesso specifico di Google che per Froyo non lo da per dispositivi oltre i 7″) e neppure il market Android viene fuori che l’uso dell’OS col robottino verde è quasi solo incidentale. Questo forse è il limite maggiore del dispositivo come spiegherò nelle conclusioni.
Il software
Dal punto di vista del software, che è sostanzialmente la parte generata in Italia del progetto, abbiamo un numero tutto sommato limitato di applicazioni. Facebook, Twitter e Youtube ad esempio aprono il browser rimandando alla versione mobile dell’interfaccia web (addirittura Twitter poi mi suggeriva di scaricare l’app per iPad ). Per le mail c’è un’applicazione proprietaria che non sono riuscito a configurare per il mio account aziendale su Google Application ma probabilmente era un problema di connessione e di tempo a disposizione. Il browser è ben fatto, veloce, supporta Flash e può essere configurato per presentarsi come browser standard o mobile, in modo da poter ingannare anche certi “posti di blocco” che vorrebbero farti pagare in base al dispositivo che usi o per poter sfruttare al meglio i 10″ quando i siti vorrebbero farti vedere la versione progettata per uno schermo da 2-3″.
Menzione a parte merita Biblet, l’e-reader di casa (o di condominio se vogliamo). All’interno c’era un libro di esempio: la Divina Commedia. La tipografia era talmente scadente che il testo non andava a capo dopo ogni verso ma solo dopo ogni terzina. Non so se gli altri prodotti editoriali acquistabili tramite Biblet siano meglio o peggio, di certo il biglietto da visita lasciava molto a desiderare.
Accessori
Riccardo mentre ci mostra alcune slide dall'OliPad (Foto: Elena Franco)
Non si può non prendere il suo supporto (che dovrebbe costare una ventina di euro) che funge da base di ricarica e consente di collegare due dispositivi USB (ho chiesto se regge una tastiera ma mi è stato suggerito comunque di prenderla BT) ed ha la porta HDMI full’HD per collegarlo ad un TV.
Conclusioni e suggerimenti ad Olivetti
Un hardware con molti pregi e pochi (anche se evidenti) difetti ad un prezzo più che buono rispetto ai concorrenti diretti. Un firmware fortemente limitato e già tagliato fuori da aggiornamenti importanti (è stato escluso il passaggio ad HoneyComb o anche solo a GingerBread mentre aggiornamenti minori e bug fixing sono assicurati).
Al termine di questa mia analisi (che comunque si basa su in incontro ravvicinato di appena un paio d’ore, nulla che possa essere assimilato ad una prova sul campo per almeno un paio di settimane e che spero di poter fare) ritengo che questo prodotto per poter avere un mercato decente richieda alcuni interventi mirati dietro le quinte soprattutto sulle applicazioni presenti di default e sulla facilità di installazione di altre. Slide Me preinstallato non mi pare la soluzione.
Il target di questo prodotto dal mio punto di vista si riduce sostanzialmente a tre categorie ben definite e non sovrapponibili:
Gli smanettoni. Come già dicevo l’hardware è soddisfacente e quindi, visto il prezzo concorrenziale, rootare ed installare una rom cucinata potrebbe dare le sue soddisfazioni (ho chiesto come si comporterà l’assistenza tecnica di fronte ad un terminale rientrato per problemi in garanzia qualora fosse installato un firmware non originale, mi è stato detto che si informavano e mi facevano sapere. Quando avrò la risposta la riporterò). Questa però è la categoria a cui meno punterà Olivetti sia dal punto di vista numerico di esemplari venduti che dal punto di vista del post vendita.
Le aziende. Pare che sempre più aziende stiano pensando a fornire tablet al posto di PC (forse il passo successivo è l’eliminazione della scrivania?) ed Olivetti forte del suo marchio potrebbe essere il fornitore di riferimento. Oltre all’aspetto commerciale (leasing, assistenza tecnica, ecc.) molto dipenderà anche dal software a corredo che andrà ampliato e focalizzato. Dunque di serie ci vogliono tutti gli strumenti di produttività aziendale (suite per ufficio, client mail, rubrica ed agenda sincronizzabili con il server aziendale o con la cloud) ed anche strumenti di amministrazione remota centralizzata per installazione, aggiornamento, rimozione, backup di ogni terminale. Questo è un segmento fondamentale per Olivetti qui si fanno i numeri nella fornitura ed ancora più si fanno i numeri nei servizi aggiuntivi. Se entro un paio di mesi iniziano ad offrire queste soluzioni potremmo trovarci a fine anno con un numero di OliPad in circolazione non indifferente.
Le famiglie. «D’accordo signor 187 (perché per le famiglie i canali professionali Olivetti sono inadeguati) ma perché dovrei mettermi in casa il suo tablet? Cosa fa di bello?» Ecco, parlavo tante righe fa di colori bianco e nero, non si tratterebbe di una differenza mera della custodia ma anche del cuore interno. Non dell’OS ma delle applicazioni di certo. Lasciando il nero all’ambiente business avremmo il bianco per quello home. E qui l’abbinata Olivetti/Telecom Italia dovrebbe sbizzarrirsi a più non posso con un market diretto degno di questo nome. Perché se Amazon (che ha sempre venduto libri) si mette a vendere App per Android non vedo perché di fianco allo store Biblet non possa essercene anche uno per le App? Ricettario, contabilità domestica, guida TV ad esempio potrebbero essere tutti interessanti. Sono l’unico a vedere in OliTab anche una versione più grande di Uebbi? Come allora avevo ipotizzato la disponibilità di applicazioni anche a pagamento (tramite bolletta Telecom) anche qui si potrebbe avere molto di più. E perché non dotarlo anche di un client per Alice home TV? Del resto con la porta HDMI una volta connesso al TV di casa sarebbe a posto. Ma anche segreteria telefonica ed SMS sul numero fisso di casa (ed ovviamente anche dell’ufficio) per i clienti rimasti fedeli a mamma Telecom. Tutti servizi che genererebbero ulteriori entrate nelle casse del gruppo e porterebbero ad una maggior fidelizzazione della clientela, più che venderlo a 10 euro al mese per 3 anni.
Lo comprerei? Tutto sommato sì.
Se dovessi scegliere fra un Samsung Galaxy Tab e l’Olivetti OliPad 100 certamente prenderei quest’ultimo che è un vero tablet e non un telefonone con un formato comunque scomodo. Se Olivetti iniziasse a mettere in pratica i miei suggerimenti lavorando sull’ampliamento di questo più che sul rilascio continuo di nuovi modelli certamente sarebbe un affare. L’impressione che ho tratto dall’incontro è stata positiva, come se veramente volessero ascoltare i suggerimenti per poi farne tesoro sia su questo che sui futuri modelli. I miei suggerimenti (e se Olivetti vuole ne ho tanti altri da mettere sul piatto se mi lasciano un OliPad da provare ) sono esigenti ma offrono anche i giusti margini di ricavo, diciamo che non si presentano solo come pretese.
Come qualcuno avrà già letto in “HTC Tattoo: mai più“, l’esperienza con il terminale di casa HTC non è stata certo delle migliori. Di recente il terminale è stato rispedito in assistenza (con 2 pagine di crashlog allegate) ed è tornato intonso, come spedito, e sempre bacato.
La mia ultima chiamata all’assistenza tecnica è iniziata bene: l’operatrice mi risponde “Il signor Alex non lavora più qui”. Il signor Alex era stata la persona dall’idioma quanto più simile all’italiano, e che mi aveva richiesto un video e il log del problema. Alla prospettiva di dover ricominciare a spedire il telefono in assistenza, ho abbandonato l’idea di risolvere il problema tramite loro.
Questa miniguida nasce per chi, come me, è stato preso in giro da un’azienda senza alcuna attenzione al cliente, che ha messo in commercio un terminale (più di uno in verità) di qualità mediocre senza essere in grado di offrire supporto al software che ha sviluppato al proprio interno.
Disclaimer:la procedura riportata invalida la garanzia del terminale. Inoltre non siamo responsabili di eventuali problemi derivanti dall’aggiornamento, che può causare malfunzionamenti o addirittura rendere definitivamente inutilizzabile telefono.
Ottenere i permessi di Root
Attenzione:prima di eseguire queste operazioni è necessario un backup; i dati personali (sms, email, contatti, calendari) non verranno conservati. Se avete i vostri dati sui server Google, è sufficiente una sincronizzazione completa.
Per poter modificare il software di un terminale Android, è necessario ottenere i permessi di root. Questo perché le politiche di sicurezza di un qualsiasi sistema unix-like non permettono agli utenti regolari di effettuare modifiche sostanziali al sistema.
Il modo più veloce di ottenere questi permessi è la 1Click Recovery, disponibile per chi usa Windows. Questo sistema installa anche un’immagine di recovery (Amon.Ra) la cui funzione sarà più chiara a breve.
Per chi invece non ha a disposizione una macchina Windows, può seguire i punti Rooting the HTC Tattoo e Installing the ClockworkMod Recovery della guida HTC Tattoo: Full Update Guide sul wiki di Cyanogenmod.
Già fatto? Bravissimi! Riavviate il terminale tenendo premuto Home.
Recovery, ovvero la Porta del Paradiso
Schermata della recovery "Clockwork Mod"
Potete immaginare la Recovery come una sorta di bootloader, che vi permette di effettuare una serie di operazioni sul vostro telefono. La prima e più importante è il backup.
Scorrete fino a “backup and restore” e scegliete la modalità di backup che preferite. Consiglio un full backup, almeno per la prima volta. Personalmente, utilizzando la recovery Amon.Ra (inclusa con la procedura 1Click Recovery) non sono riuscito a fare il backup da li, ma ho dovuto utilizzare adb e fare qualche capriola da linea di comando. Invece con la Clockwork Mod (presa dalla guida Cyanogenmod) è andato tutto liscio.
Fatto questo, dovete fare wipe data/factory reset e wipe cache partition. Quindi, una volta che siete pronti, scegliete “install zip from sdcard”. Il file che dovete scegliere è quello della ROM che avete deciso di installare. Se non l’avete fatto, potete montare il dispositivo come unità USB direttamente dalla recovery: basta trovare la voce di menu corretta.
The Gingerbread man comes
Le ROM funzionanti a disposizione degli utenti dell’HTC Tattoo non sono molte. Su xda-developers c’è una ROM (che stiamo usando attualmente sia io che Stefano) chiamata “nFinityGB”, basata su CyanogenMod 0.7, e quindi con Gingerbread: http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=892401
I ragazzi di Cyanogenmod inoltre stanno sviluppando il loro firmware anche per il Tattoo. Tutti i link alle build sono disponibili a questo URL: http://www.cyanogenmod.com/devices/htc-click-tattoo (se vi sentite abbastanza temerari, potete installare una nightly, o aspettare una versione più stabile nei prossimi giorni).
Un po’ di pulizia
Avviato il vostro terminale, una volta ripresi dalla meraviglia di trovarsi fra le mani un telefono accettabile, sarete un poco spiazzati dal launcher. Tranquilli, non è l’abitudine alla Sense (che passa dopo circa 2 minuti dall’accensione): è adw.launcher che fa abbastanza schifo. Correte ad installare Launcher Pro e godetevi il vostro nuovo giocattolo.
Ci ho messo abbastanza tempo per scrivere questa recensione dell’LG Optimus One, la versione intermedia fra gli smartphone della serie LG Optmimus dotati di Android, a metà strada fra l’Optimus GT e l’Optimus Chic (almeno a livello di prezzo).
Il motivo è che pur partecipando alla prova di questo terminale tramite il blog di LG ho avuto un po’ di disinnamoramento con il sistema operativo di Google. Stato d’animo non dovuto certamente a questo terminale che fa egregiamente il suo lavoro.
Veniamo comunque alla sostanza.
L’LG Optimus One non è uno smartphone entry level (soprattutto considerando gli ultimi usciti che hanno prezzi a cavallo dei 100 euro) né un top di gamma. Questo lo rende una buona soluzione per chi ha bisogno di un telefono solido ed affidabile ma non vuole spendere un milione del vecchio conio per comunicare.
Ritengo molto positiva la scelta che LG ha fatto di limitare la personalizzazione del sistema operativo a differenza di HTC e Sony Ericsson. Dovrebbe (purtroppo il condizionale è d’obbligo) semplificare notevolmente le operazioni di aggiornamento dell’OS e di conseguenza rendere più probabilmente e più rapidamente disponibile l’upgrade del sistema operativo che al momento dell’acquisto è comunque la 2.2, che ha le funzioni molto utili che sentivo mancare nelle precedenti.
La prima delle funzioni che desideravo era la gestione nativa di più caselle di posta GMail/GApp (quelle aziendali) disponibile dalla versione 2.1 di Android. L’altra funzione nativa secondo me molto utile è il tethering wi-fi che, se l’operatore lo consente, permette di eliminare la bolletta della chiavetta 3G e di connettere anche i terminali che non accettano la chiavetta come ad esempio un iPad wi-fi only o il mio tablet.
Non mi risulta sia stato promesso e tantomeno garantito l’upgrade alla 2.3 (le esperienze precedenti di LG nel mondo Android si sono limitate al Link-Me mai aggiornato dalla 1.5 iniziale) ma il fatto che sia uscito with Google fa ben presagire. Anche LG, come la maggior parte dei produttori, rifiuta di riparare in garanzia apparati in cui sia stata installata una ROM cucinata (quelle realizzate dall’ampia community che ruota attorno al mondo Android e che mi ha fatto riappacificare con questo sistema operativo) anche se il problema è indipendente dal software.
Come formato è un po’ più lungo del Tattoo (sostanzialmente uguali invece larghezza e spessore) il che lo rende un terminale che si tiene comodamente in tasca. Il fatto di avere meno tasti fisici consente, a parità di ingombro, di avere un display più grande (3,2 pollici) cosa che non guasta soprattutto per chi non ha le dita minuscole. In aggiunta il touch-screen capacitivo aiuta molto nell’uso. Diciamo che nel confronto l’unica carenza degna di nota è l’assenza dei tasti cursore utili soprattutto per spostarsi all’interno dei testi.
Il case appare comunque robusto (non ho provato a farlo cadere per terra per sapere se reggeva) senza strani scricchiolii o giochi fra le componenti, l’impugnatura è sempre sicura, non si ha mai il timore che debba scappare dalle mani. Su questo LG ha sempre fatto bene il suo lavoro.
L’autonomia non è straordinaria, anche se a fine giornata ci arriva comunque senza problemi, ma questo è, secondo me, un problema di Android visto che comunque il telefono è equipaggiato con una batteria da 1500 mAh. Per dire, l’LG Optimus 7 con una batteria della stessa potenza (non uguale comunque) arriva a sera… ma del giorno dopo.
In conclusione ritengo che l’LG Optimus One abbia un rapporto prezzo/prestazioni buono per chi abbia bisogno subito di un terminale. In alternativa aspettando la primavera sbocceranno, anche dalla stessa casa coreana, nuovi modelli più performanti che porteranno anche ad un calo di prezzo di questo che comunque è uscito da quasi sei mesi.
Ho mantenuto nel titolo LG Optimus 7 anche se questo post è più orientato al sistema operativo Windows Phone 7 in generale.
Oltre alle applicazioni per telefono e posta di cui ho già parlato vorrei parlare delle altre che ci sono e soprattutto di quelle che (ancora) mancano.
Molto ben realizzata ad esempio è l’agenda che da parecchi punti di distanza a quella di Android ed ancora di più a quella di HTC Sense.
Il browser Internet Explorer è senza infamia e senza lode, supporta agevolmente i tab ma non gode ancora di una corsia preferenziale come browser mobile. Ad esempio il plugin per WordPress WPtouch ancora lo ignora facendo mostrare la versione standard del blog che però non viene visualizzato correttamente.
La suite Office dovrebbe essere un plus essenziale per il rilancio di questo OS ma nasce castrata dalla mancanza del copia/incolla (che Jobs diceva che non serviva ma poi l’ha aggiunto pure lui). Ad esempio ieri sera, per sfizio, volevo fare il classico quadro di tabelline. La formula prevede di mettere in A2 ed in B1 il valore 1. A seguire in orizzontale mettere =B1+1 e copiare orizzontalmente fino a K1. Analogamente in verticale inserire in A3 la formula =A2+1 e copiare fino ad A11. E questo si può fare anche a mano, non è possibile invece mettersi a mano a scrivere le chiamate di tutte le combinazioni. Si mette in B2 il valore =$B1*A$2 per vincolare in un caso la riga, nell’altro la colonna e con un copia/incolla metterlo da B2 A K11. Ecco, mancando il copia/incolla l’operazione è stata impossibile.
Il copia/incolla pare uscirà a breve, assieme ad altre migliorie. Ma non è più la stagione di uscire con un sistema operativo così incompleto.
Ed a breve si spera che verrà anche maggiormente popolato il marketplace che lascia decisamente a desiderare. Capisco che sia la concorrenza, ma ad oggi di Google c’è solo l’app per la ricerca, niente maps, niente groups, niente.
E questo penso sia un’altra nota dolente di Windows Phone 7 (ma anche dei suoi predecessori): il continuo taglio dei ponti con il passato. Io usavo Windows Mobile 2003 sul Qtek 2020 da allora ci sono state diverse discontinuità.
Basta guardare anche solo la diversità di aspetto fra Windows Mobile 6.5 e Windows Phone 7 per rendersi conto che tutte le applicazioni che funzionavano sul primo con estrema difficoltà saranno ancora funzionali e funzionanti sul secondo.
A margine è da notare come con WP7 siano scomparse del tutto gli home screen personalizzati dai produttori dei dispositivi.
Per questo qualche giorno fa dicevo a Cristiano Fino “Ho dei dubbi sul sine die e lo scriverò nel prossimo post” (che poi è questo che state leggendo) perché il mio timore è che alla prossima versione di Windows per terminali portatili (prima era Mobile, ora Phone) tutto il lavoro fatto dai programmatori ed acquistato dagli utenti vada perduto. Probabilmente non è e non sarà così, ma il timore c’è a differenza di Android e iOS che hanno avuto una crescita più lineare (e diciamolo anche una storia molto più breve).
Ovviamente non installo applicazioni a pagamento su un telefono che fra qualche giorno dovrò rendere sapendo di tornare ad Android (e tornare al Tattoo sarà una vera pena) ma anche se dovesse rimanere mio sarei molto restio a farlo proprio per questo timore.
Alla fine mi sono limitato ad installare poche applicazioni dal market anche per la difficoltà di ricerca. La ricerca c’è ma produce un’unica lista di risultati che comprende applicazioni e brani musicali (forse per nascondere la scarsità numerica delle prime?) da acquistare sulla falsariga di Zune, suo compagno di sincronizzazione.
Nello specifico ho installato:
Corriere della Sera: un’app che fornisce i contenuti del quotidiano gratuitamente per i primi tre mesi. Abbastanza insipida ed il meteo mostra con le icone informazioni completamente diverse da quelle riportate nel testo sottostante (sarebbe stato utile uno screenshot ma non è possibile farlo né c’è un’app installabile in compenso ci sono decine di brani musicali con quel titolo).
Foursquare: i miei check-in degli ultimi giorni li ho fatti tutti da lì.
Google Search: come dicevo l’unica app di BigG per questa piattaforma.
InfoSoglie: bella applicazione per sapere il dati del contratto 3.
Rai.tv: consente di vedere in diretta o rivedere i programmi degli ultimi giorni. Funziona anche in 3G anche a seconda del segnale a volte va a scatti.
ToolBox: il coltellino svizzero per WP7.
Twitter: non ha bisogno di presentazioni.
WordPress: lascia molto a desiderare, ancora immatura.
Non tutte queste applicazioni possono essere gratis per chiunque, alcune sono indirizzate ai clienti LG.
Una mancanza non da poco (e si spera solo per poco) per uno smartphone del genere è la mancanza di un programma per la navigazione stradale. C’è un software di mappe integrato ma non ha le indicazioni turn-by-turn né guida vocale. La ricerca della destinazione poi è assolutamente approssimativa. Cercando una via qui vicino mi ha proposto un percorso di 2.031,14 km!
Per fare un’analisi più corretta però penso che potrebbe essere utile aspettare almeno un paio di mesi quando gli sviluppatori avranno estratto dal cilindro qualcosa di più significativo (lo stesso Cristiano Fino ha rilasciato alcune applicazioni ed a breve dovrebbe far uscire anche quella per FriendFeed).
Diciamo che il lavoro da parte di Microsoft c’è stato (anche se ancora incompleto) ed è andato nella direzione giusta, resta da capire quanto verrà ancora seguito.
A breve l’ultimo capitolo (molto stringato non essendo di mia competenza) su Zune ed Xbox.