S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Cittadinanza.

Si fa un gran parlare in questi giorni, dopo l’uscita di Napolitano al proposito, di concedere la cittadinanza automaticamente a tutti coloro che sono nati sul suolo italico.

Secondo me la cosa può essere fattibile ma con diversi limiti. Non basta che una madre venga in Italia, partorisca in un ospedale italiano (succede spesso, in Italia nascere costa molto meno che in tante altre parti del mondo) e torni al suo Paese con il piccolo italiano per diritto di nascita.

Non ha neppure senso che persone che da anni risiedono e lavorano in Italia, che cercano di integrarsi con il tessuto economico e soprattutto sociale del Paese ospitante, che decidano di fare qui il loro nido, non possano avere per i propri figli prima e per sé stessi poi la cittadinanza italiana.

Dunque serve un margine di manovra che tenga conto di quanto tempo è passato prima e di quanto ne passerà dopo sul nostro territorio.

Io penso che ad esempio si potrebbe concedere la cittadinanza ai bambini di genitori stabilmente in Italia (regolari o meno) da almeno cinque anni senza interruzioni. Contestualmente alla cittadinanza per il figlio dovrebbe essere riconosciuto anche il permesso di soggiorno per quei genitori che fossero ancora irregolari. Allo stesso modo qualora il bambino nascesse dopo almeno un anno di presenza verrebbe concesso un permesso di soggiorno temporaneo valido alla condizione che il bambino ed almeno un genitore non lascino il nostro Paese fino allo scadere dei cinque anni suddetti.

Con metodi analoghi si arriverà a concedere la cittadinanza anche ai genitori.

La cittadinanza non può essere negata a chi nasce e vive in Italia ma altrettanto non può prescindere appunto dalla vita continuativa nel nostro Paese. Se vuoi essere italiano devi comportarti da italiano.

In tante nazioni per avere la cittadinanza devi fare almeno un esame di lingua e saper fare un mestiere utile nel Paese che vuoi far diventare tua patria, io non sono arrivato a chiedere tanto.

Voi che ne pensate? Sono stato troppo permissivo, troppo restrittivo o…

Razzisti sinistri.

La cronaca di questi giorni, soprattutto nella capitale, ha evidenziato diversi episodi di intolleranza.

Prima il Pigneto, dove alcuni italiani hanno sfasciato i negozi di tre immigrati.

E subito tutti a dar la caccia ai razzisti, poi viene fuori che alla guida di tutto c’è uno che ha l’effige di Che Guevara tatuata su un braccio e dunque non deve (non vuole) essere considerato razzista.

Come se il razzismo fosse prerogativa della destra.

Poi c’è l’altro caso, quello della Sapienza (che ormai sa solo di rancido), dove si sono riviste un po’ le scene del gennaio scorso.

Il Preside della facoltà di lettere aveva autorizzato una conferenza con tema Foibe. i collettivi di sinistra, si sono opposti anche strappando i manifesti della conferenza. Ne è sorto un tafferuglio che alla fine ha portato a processo due dei collettivi assieme a quattro di Forza Nuova.

Alla fine lo stesso Preside è stato minacciato proprio per questa autorizzazione.

Come se la cultura dell’ateneo più grande d’Italia debba appartenere ad una sola parte e chiunque osi presentare visioni alternative alle loro è da considerarsi come nemico.

Non è forse una terrificante forma di razzismo considerare meno gravemente un atto compiuto da chi ha il Che tatuato sul braccio piuttosto che da una qualunque altra persona?

Non è forse una forma di razzismo ancora peggiore impedire violentemente di parlare a chi ha idee difformi dalle proprie?