Il mezzo è il filtro.

Leggevo ieri questo post di Rocco Rossitto in cui parla delle sue disavventure con alcuni customer care via Twitter.

Ovviamente l’esperienza con un customer care varia in funzione di chi il customer care lo gestisce, ad esempio io ho avuto anche esempi di ottimo lavoro.

Tornando a Rocco mi permetterei di aggiungere alla sua lista un altro punto:

6. Il mezzo è il filtro. Al call center ti chiamano tutti, per presentare i problemi che hanno solo loro (salvo che le soluzioni sono disponibili nelle FAQ dallo scorso millennio). Già su FB ti contattano quelli che hanno provato a chiedere una soluzione ai loro amici (che probabilmente gli hanno detto di contattarti tramite la tua pagina). Chi ti contatta su Twitter invece è una persona molto evoluta, certamente ha già fatto un’approfondita ricerca su Google (e quindi anche nelle tue FAQ se non le hai rese non indicizzabili), conosce i fondamentali di ciò che sta facendo e la domanda quindi richiede un intervento specifico di un essere umano. Se tratti allo stesso modo chi ti chiama al call center come chi ti contatta via Twitter è come se tu chiedessi le tabelline ad un bambino di 5 anni e ad uno di 8 pensando di avere lo stesso risultato.

Voi che ne dite?

Gigaset SL930 A.

Ammettete che almeno una volta è capitato anche a voi che, a casa o al lavoro, avreste voluto avere sul telefono collegato alla linea fissa un numero di telefono di un vostro contatto sul cellulare.

A me è successo, perché non mi va di usare il mio smartphone personale per le chiamate di lavoro, se non altro per non spargere a destra e a manca il mio numero mobile.

E visto che la mia rubrica è sincronizzata con GMail cosa di meglio di un telefono fisso cordless con Android a bordo?

Il Gigaset SL930 A (io che son vecchio sono portato a scriverci Siemens davanti, ma ormai il marchio cammina con i propri piedi) è un cordless con standard DECT che quindi può funzionare con la sua base come anche con le molte infrastrutture che sfruttano la medesima tecnologia. Nel mio caso ho comunque installato la base in dotazione.

Dopo qualche giorno di utilizzo vediamo un po’ più nel dettaglio di cosa si tratta.

Visto da fuori

gigaset_sl930Il Gigaset SL930 è un telefono abbastanza ingombrante. Con 177 grammi di peso (più del mio Nexus 4 con Ringle Fusion) e 16 mm di spessore si sente. Ovviamente essendo un cordless e non un cellulare questi elementi sono meno influenti nella scelta.

Le parti cromate (molto più appariscenti che nella foto qui accanto) sono abbastanza pacchiane e un po’ di disturbo.

Tutto il terminale sembra notevolmente solido, con la sola eccezione dei 5 pulsanti fisici sotto il display che tendono un po’ a scricchiolare. Utili comunque i tasti fisici per rispondere e riagganciare.

Il telefono può essere ricaricato tramite la sua base (anch’essa notevolmente cromata) o tramite l’ormai classico cavetto microUBS il cui connettore è posto sulla base del telefono.

Non capisco invece la scelta di mettere anche il jack per la cuffia con microfono (non in dotazione) sotto al telefono che impedisce di mantenere la cuffia connessa mentre il telefono è nella sua base di carica. Avrebbe avuto più senso metterla sul lato o sopra.

Visto da dentro

Il telefono monta un Android 4.0.4 abbastanza puro. Ovviamente ci sono molte applicazioni proprietarie (in primis quella del telefono). Essendo presente il play store ufficiale Google la versatilità del telefono ne giova notevolmente. Ad esempio non apprezzando le icone arancioni sono passato a Nova ed al set di icone che uso anche sullo smartphone.

La CPU da 1 GHz che lo muove pare piuttosto scarsa e tutto il sistema sembra poco reattivo. La dotazione di memoria è di 4 GB espandibile tramite microSD.

Un po’ piccolo lo schermo da 3,5″ e non eccelsa la risoluzione di 320×480. La luminosità dello schermo in  modalità automatica è molto reattiva (camminando in un corridoio continuava a cambiare per la presenza dei punti luce).

L’insieme di queste prerogative fa sì che l’uso ideale sia limitato alla telefonia o poco di più.

Non l’ho ancora detto, forse perché lo considero abbastanza ovvio, che oltre alla connessione DECT per la telefonia il Gigaset SL930 è dotato anche di connessione wi-fi (dunque servirà un access point) per poter usare tutte le parti smart a partire appunto dalla sincronizzazione della rubrica con GMail.

Visto con l’uso

Ho già detto che lo schermo piccolo (e quindi anche la tastiera piccola) ed il sistema abbastanza lento difficilmente ci consentiranno di rispondere alle mail che comunque potremo leggere anche mentre non siamo davanti al PC e magari il nostro smartphone è in carica. Lo stesso ovviamente con le altre notifiche, appuntamenti compresi.

Visto che la sezione audio è sempre stato un punto di forza di Siemens (e quindi ora di Gigaset) l’audio delle telefonate è molto chiaro ed altrettanto chiaro e forte è anche l’altoparlante posteriore da cui potremo ad esempio ascoltare la musica da Google Play Music mentre ci muoviamo in casa o in azienda, pronta ovviamente ad interrompersi alla prima chiamata che ci giungerà.

Purtroppo non sono riuscito a configurare Whatsapp su questo telefono in quanto non considera validi i numeri fissi, l’app di per sé si installa e potrei attivarla con un numero di cellulare su cui non sia già attivo il servizio di messaggistica.

Al contrario Skype funziona bene, se non fosse che quando hanno costruito questo terminale hanno dimenticato di mettere almeno una fotocamera frontale e quindi non si possono effettuare videochiamate.

L’ultima analisi riguarda l’autonomia. Non ho termini di paragone (non si può paragonare un cellulare con un cordless) ma devo dire che è veramente più che soddisfacente, con la prima carica malgrado le molteplici prove ha fatto ben più di 2 giorni di uso. Sapendo che lo userò per lavoro e che la sera tornerà sotto carica fino al mattino successivo immagino che non avrò problemi a rispondere a tutte le chiamate senza difficoltà.

Conclusioni

Il Gigaset SL930 assolve pienamente i compiti prefissati (poter usare la rubrica GMail anche sulla linea aziendale sincronizzata con il PC e con lo smartphone). L’unico dubbio che avevo era legato alla selezione della linea uscente per cui non avevo trovato alcuna informazione in giro. Lo si può impostare e quindi il telefono in automatico comporrà lo zero (nel mio caso, ma è appunto personalizzabile) per occupare la linea urbana ed effettuare la chiamata ed al contrario sarà in grado di identificare correttamente anche le chiamate in entrata che si presentano con lo zero aggiuntivo davanti.

Solidità, autonomia e copertura (grazie anche al fatto che la base di ricarica è separata dalla base radio DECT e che quindi la prima si mette dove è comoda mentre la seconda in una posizione ottimale) consentono di avere il telefono sempre con sé dimenticandosi di aver bisogno di un telefono fisso.

Sinceramente speravo di poter utilizzare anche Whatsapp (ma qui il problema non è del telefono ma del fatto che Whatsapp non accetta numeri fissi).

La lentezza e le ridotte dimensioni del display fanno sì che lo userò per leggere le notifiche ma non per rispondere.

Diciamo che al prezzo di circa 175 euro (nel momento in cui scrivo) non si trova nessun altro prodotto in grado di soddisfare le medesime necessità. Considerando che al primo avvio ha comunque aggiornato il firmware fa pensare che non si tratti di un prodotto spot che verrà abbandonato. Credo al contrario che presto si potrà ampliare la famiglia di telefoni cordless Android proprio partendo da questo primo modello.

Quindi se anche voi sentite la necessità che ho avuto io posso certamente consigliarvi questo prodotto, se avete altre domande in merito scrivetela pure nei commenti, farò il possibile per rispondervi.

Domande.

Riguardo al seminario contro il bullismo (che mi pare simile ad una firma contro la droga) lascio parlare altri.

Però partendo da quest’ultimo link sento che a parlare contro internet è stata chiamata anche la mamma di una ragazzina di 12 anni morta di bullismo.

Perché quest’anno scolastico appena concluso è stato tutto sul bullismo, per cui le materie curricolari alla scuola media venivano sovente soppiantate da lezioni sul bullismo con tanto di proiezioni di video non filtrati (e non mediati da parte dell’educatore presente) per cui un ragazzino sensibile ne rimaneva profondamente turbato mentre qualunque altro ne trovava tanti spunti per fare scherzi più o meno pesanti ai compagni. In buona sostanza l’anno scolastico è servito ad esasperare i ruoli di presunte vittime e potenziali carnefici.

Come ho già avuto modo di dire ad un incontro provinciale sulla scuola il bullo è un ragazzo con una grande domanda, probabilmente manifestata in maniera meno definitiva in precedenza, che non ha avuto risposta.

E la vicenda narrata all’inizio mi ha posto molti interrogativi.

Quale domanda aveva una ragazzina di 12 anni che è arrivata ad ubriacarsi?

Quale domanda aveva un ragazzo che vedendo una dodicenne avere un rapporto sessuale non ha trovato nulla di più utile da fare che filmarla?

Quale domanda avevano i ragazzi che hanno condiviso questo filmato ed hanno preso in giro quella dodicenne?

Quale domanda aveva ancora quella ragazzina quando ha scelto di togliersi la vita?

Quale domanda avranno ora i suoi carnefici?

Basta un video mostrato in classe a rispondere a tutte queste domande?

Tante volte noi genitori (e con noi tutti gli educatori dei nostri figli) ci troviamo di fronte a queste domande, spesso poste solo con lo sguardo, tante volte non riusciamo a sentirle. Troppe volte ci basta una bella pagella per credere che tutto vada bene.

Un uomo non si misura dalla correttezza delle sue risposte ma dalla grandezza delle sue domande.

Personalmente cerco aiuto in persone con l’occhio ben aperto per ascoltare queste domande, ma non è facile. Perché la nostra società si è oramai abbassata ad accontentarsi a misurare le risposte, pur di non ascoltare le domande.

Perché le domande rimandano al futuro, le risposte invece rappresentano il presente.

Cultura 2.0.

Cultura 2.0Così, giusto per stuzzicare i grillini (pardon, gli iscritti del M5S) con la loro hastgag ho chiesto se fossero al corrente che non potevano proporre nella votazione (pardon, sondaggio politico elettorale, ché l’Italia è una democrazia parlamentare) un candidato che non avesse compiuto i 50 anni di età.

Ho ricevuto prontamente una risposta piccata da un grillino che diceva che lo sapeva benissimo, mica perché conoscesse la Costituzione ma semplicemente perché c’è scritto sul blog del capo.

Pubblicità sprecata.

Metà dei soldi che spendo in pubblicità sono sprecati; il problema è che non so quale metà. (John Wanamaker)

pasquaQuindi già oltre un secolo fa sapevamo che una bella fetta di pubblicità è un costo inutile, ma propormi con 5 giorni di ritardo un locale dove andare a fare il pranzo di Pasqua e per di più a qualche centinaio di km da casa mia non solo è uno spreco (FB consente di mettere un limite temporale e geografico alle campagne pubblicitarie) ma è anche facilmente conoscibile.