S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Dolose leggerezze.

Gianfranco Fini finge di non sapere che ci sono luoghi in cui la legge impedisce di immergersi e da buon rappresentante degli italiani lo fa comunque salvo poi offrirsi, bontà sua, di pagare la relativa ammenda.

Il suo portavoce parla di colpevole leggerezza, secondo me c’è poco di colpevole e molto di doloso ovvero di violazione volontaria della normativa.

Ma in questo caso a parte l’atteggiamento furbesco che non si addice alle istituzioni non ci vedo una tragedia tanta e tale da dover versare fiumi di parole.

Al contrario c’è un altro pubblico amministratore, primo cittadino di Venezia, che dimostra di ignorare le leggi dello stato, le norme fatte da lui stesso, di dispregiare chi non è perfetto come lui ma a cui i giornali riservano piccoli trafiletti.

Cacciari infatti dimostra di non conoscere la normativa italiana quando dichiara tranquillamente:

È stata fatta una valutazione errata all’inizio. Si credeva che per i portatori di handicap fosse sufficiente il vaporino che sta ai piedi del ponte ed arriva esattamente dall’altra parte, invece questo non basta.

E non conosce neppure i regolamenti del suo stesso comune che non consente di entrare con abbigliamenti eccessivamente succinti o anche con il volto velato. Si tratta di un regolamento redatto dal comune e dettato anche dal buon senso (cosa spesso difficile da trovare nelle pubbliche amministrazioni). Perché non si può sapere chi ci sia dietro a quel velo, un ladro di opere d’arte, un terrorista. Con il velo gli addetti alla sicurezza non possono compiere il proprio lavoro, le telecamere di sorveglianza diventano inutili in caso venisse perpetrato un crimine.

E Cacciari come se ne esce?

Non licenziamo nessuno, come potremmo licenziare una persona semplicemente perché è stato un po’ stupidino e non ha lasciato entrare una con il velo?
[...]
Nei musei civici veneziani tutti possono venire vestiti come vogliono. L’unico suggerimento che mi sento di dare ai turisti è di non visitare le sale espositive con una benda davanti agli occhi.

Se chi applica le regole fosse da cacciare cosa si dovrebbe fare con chi queste regole le ha scritte e ratificate?

Più che di Cacciari qui ci sarebbe bisogno di cacciare… Cacciari!

Razzisti sinistri.

La cronaca di questi giorni, soprattutto nella capitale, ha evidenziato diversi episodi di intolleranza.

Prima il Pigneto, dove alcuni italiani hanno sfasciato i negozi di tre immigrati.

E subito tutti a dar la caccia ai razzisti, poi viene fuori che alla guida di tutto c’è uno che ha l’effige di Che Guevara tatuata su un braccio e dunque non deve (non vuole) essere considerato razzista.

Come se il razzismo fosse prerogativa della destra.

Poi c’è l’altro caso, quello della Sapienza (che ormai sa solo di rancido), dove si sono riviste un po’ le scene del gennaio scorso.

Il Preside della facoltà di lettere aveva autorizzato una conferenza con tema Foibe. i collettivi di sinistra, si sono opposti anche strappando i manifesti della conferenza. Ne è sorto un tafferuglio che alla fine ha portato a processo due dei collettivi assieme a quattro di Forza Nuova.

Alla fine lo stesso Preside è stato minacciato proprio per questa autorizzazione.

Come se la cultura dell’ateneo più grande d’Italia debba appartenere ad una sola parte e chiunque osi presentare visioni alternative alle loro è da considerarsi come nemico.

Non è forse una terrificante forma di razzismo considerare meno gravemente un atto compiuto da chi ha il Che tatuato sul braccio piuttosto che da una qualunque altra persona?

Non è forse una forma di razzismo ancora peggiore impedire violentemente di parlare a chi ha idee difformi dalle proprie?