Anna oggi ha compiuto già una settimana, ed io non ho ancora trovato il tempo di fermarmi e mettere giù qualche riga da dedicarle.

Posso provare a dare la colpa a mio fratello che non mi ha ancora girato il pacchetto di foto che le ha fatto, in realtà è che non trovo più il tempo di fare anche quello che mi piace e non solo ciò che è necessario.

Approfitto di questi minuti d’evasione anche per segnalare che venerdì prossimo sarò a Firenze, se qualcuno in zona vuol passare a fare due chiacchiere (io non posso muovermi dal banchetto dei libri) mi faccia sapere nei commenti.

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Dagli anni ‘80 in poi, inizia una forsennata propaganda che inizia a dipingere la persona che lavora troppo come un fichissimo, un vincente, uno che e’ arrivato al top. Piu’ lavoro significa piu’ figo. “Sono molto occupato” non e’ piu’ lequivalente di “sono uno schiavo” ma di “sono un nobile”: buffissimo, perche’ i nobili hanno sempre fatto vanto di NON lavorare.

via WOLFSTEP » Aziendalismi..

Tutta colpa dei paninari.

Da Repubblica (grassetti miei):

L’udienza odierna per il processo alla Thyssen in corso a Torino, iniziata con l’esame del teste Giuseppe Caravelli, e’ proseguita con l’audizione di un altro testimone, Roberto Chiarolla, capoturno dello stabilimento torinese. Il dibattimento e’ stato poi sospeso per una ventina di minuti perche’ e’ scattato l’allarme antincendio, a causa dell’apertura inavvertita di un’uscita di sicurezza presente nel corridoio della maxi-aula 1. Il suono troppo acuto dell’allarme impediva lo svolgimento del processo per cui la presidente della Corte d’Assise Maria Iannibelli ha deciso per una breve sospensione. L’allarme e’ stato spento dopo qualche minuto ma ha poi ripreso a suonare perche’ qualcuno ha nuovamente aperto la porta.

L’ho letto più volte prima di arrendermi all’assurdo. La sospensione dell’udienza c’è stata perché l’allarme incendio era troppo rumoroso, non per il pericolo (anche solo potenziale) di un incendio.

In un luogo gremito di gente scatta l’allarme incendio, la regola dovrebbe essere che in questa situazione tutti, ordinatamente e seguendo le indicazioni delle persone obbligatoriamente presenti e preposte, abbandonano il locale in cui si è verificato l’allarme.

Poi, a seguito dei debiti controlli sulle cause dell’allarme stesso, si rientra e si prosegue la propria attività.

Non importa che sia un processo o una partita a briscola al circolo. Quando suona l’allarme incendio ci si deve allontanare. Potrebbe trattarsi anche solo di un’esercitazione o di qualcuno che ha inavvertitamente azionato l’allarme. Ma se non ci si comporta correttamente ogni volta quando poi succede un guaio serio muoiono diverse persone, come alla Thyssen tanto per dire.

Ricordo ancora quando andavo a scuola, un giorno facevano le prove dell’impianto d’allarme ed hanno anche ovviamente provato anche la campanella dell’allarme.

Il professore in classe (Valgimigli, quello di italiano) ci ha invitato ad alzarci, a disporci correttamente e ad andare all’uscita di sicurezza più vicina. Noi all’inizio ridavamo, ma di fronte al maniglione antipanico bloccato con un grosso lucchetto ci è passato il sorriso. Tornati in classe abbiamo scritto subito al preside per segnalare la cosa e chiedere spiegazioni. Dal giorno dopo non ci sono mai più stati i lucchetti alle uscite di sicurezza, ed anche ora che la stessa scuola la frequenta mio figlio non ci sono.

Pensate se a scuola al posto di un collaudo si fosse trattato di un incendio vero.

Pensate se in tribunale al posto di una distrazione si fosse trattato di un incendio vero.

Pensate se alla Thyssen fosse successo per davvero… ecco, alla Thyssen è successo per davvero. Ma al tribunale non hanno imparato la lezione ed ora danno un pessimo esempio.

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TG1 di ieri ore 13.30, servizio sul calo della produzione industriale e dell’occupazione nella grande industria.

Slide dal servizio del TG1.

Slide dal servizio del TG1.

Ebbene sia a video che la voce di commento del servizio enfatizza come nello scorso dicembre (dunque l’ultimo mese del 2008) ci sia stato un calo dello 0,7% rispetto a dicembre 2008.

Come fa un mese ad avere un calo rispetto a sé stesso?

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Il nostro infaticabile ministro Brunetta dichiara:

Chiunque di voi abbia comprato qualcosa lì [da eBay, n.d.r.] sa che alla fine della transazione compaiono tre freccette: sei tenuto a dare il tuo giudizio.

A parte che non sei tenuto e che eBay stessa ha abolito i giudizi negativi perché venivano abusati. Quindi alla fine si potrebbe dare un solo rating positivo a coloro che hanno lavorato bene (e nel pubblico comunque ce ne sono in quantità).

Brunetta invece vorrebbe usare le freccette, magari utilizzando i lavoratori meno produttivi come bersaglio, questo risolverebbe il problema del licenziamento dei fannulloni, li mandiamo direttamente al camposanto.

Io invece proporrei le puntine. Da mettere sulle sedie di certi (buona parte dei) politici e di molti dipendenti pubblici, ma anche sui microfoni prima di avvicinarli alla bocca del ministro, magari fa qualche esternazione in meno.

(Via Mantellini)

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Da un fax di un’agenzia interinale appena arrivato:

Lingue: buona conoscenza dell’inglese ed è automunita.

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Il logo delliniziativa Sono Sicuro

Il logo dell'iniziativa "Sono Sicuro"

Parte oggi la nuova iniziativa di AICEL, Associazione Italiana del Commercio Elettronico, per aumentare la fiducia dei consumatori nei confronti di questo nuovo (anche se per me sono ormai undici anni) canale commerciale.

Proprio ora infatti Andrea Spedale, presidente dell’Associazione, sta parlando a Codice Internet del progetto Sono Sicuro.

Io ho avuto la fortuna di scambiare con lui qualche chiacchiera nei giorni scorsi e di ottenere un’intervista esclusiva (in realtà si è trattata di una stimolante chiacchierata fra amici e colleghi che si stimano reciprocamente, mancava solo la birra per la distanza).

S. Se non ho capito male il progetto Sono Sicuro si appalesa con un nuovo bollino da apporre sul sito di e.commerce che voi certificate. Cosa differenzia questo dalla moltitudine di bollini già visti in giro e di cui alcuni siti si sono fatti collezionisti senza che questo abbia prodotto alcun risultato apprezzabile né per il consumatore né per il merchant?

A. SonoSicuro non è un bollino. È un progetto ampio e complesso che ha come ultimo risultato il rilascio di una attestazione.
Il progetto SonoSicuro nasce da un lavoro durato due anni. Durante questo periodo un gruppo di consulenti ha analizzato per conto di AICEL gli elementi critici delle compravendite on-line collegandoli in particolar modo con quanto richiesto dall’attuale normativa. Oltre a questi aspetti sono anche stati inseriti nello studio quelli legati alla soddisfazione del cliente e alle ‘zone d’ombra’ tipiche degli acquisti sul web.
Il risultato di tale ricerca è quindi un pool di criteri che i merchant dovranno implementare, rispettare e condividere per poter ottenere la certificazione. Il rilascio del certificato è solo l’ultima parte.

S. Ma perché un gruppo di merchant dovrebbe aiutare i propri concorrenti ad operare sul mercato?

A. Il mercato e-commerce è dimensionalmente ancora ridotto e con margini di crescita notevoli. Ogni giorno arrivano sul mercato nuovi operatori spesso ignoranti circa le norme che disciplinano la vendita on-line e spesso senza alcuna esperienza commerciale.
Oggi abbiamo l’opportunità di portare sul mercato una offerta qualificata in grado di fare la differenza. Una buona conoscenza delle regole del gioco e del rispetto del consumatore sono condizioni indispensabili per favorire la miglior crescita possibile del settore. Se vogliamo che i consumatori abbraccino sempre di più l’e.commerce, dobbiamo uscire dalla logica del singolo ed esigere collettivamente un commercio elettronico di qualità.

S. Quali sono le garanzie che offrite ai consumatori? Come vengono tutelati i consumatori se un commerciante, malgrado la presenza del marchio di qualità, tira un bidone?

A. Il certificato, in caso di comportamenti non aderenti alle linee guida verrà ritirato. Il consumatore in tempo reale può verificare lo stato del certificato con un semplice click. Questo è un altro aspetto che differenzia SonoSicuro dai pochi ‘bollini’ ancora oggi attivi.
Il consumatore può entrare con fiducia in un negozio certificato SonoSicuro. Potrà dedicare la sua attenzione al prodotto senza preoccuparsi degli aspetti ‘burocratici’ di tutela del suo acquisto.
Il negozio è certificato e il certificato non è a vita. Significa che il negozio è periodicamente controllato da uno staff di persone competenti che verifica il rispetto di tutte le norme a tutela del consumatore ma sopratutto del Codice Etico AICEL. Fra i diversi controlli, lo staff può anche decidere di effettuare un acquisto in forma anonima.

S. Un negoziante che voglia ottenere il marchio Sono Sicuro esattamente cosa deve fare? Immagino che ci sia anche un esborso economico, quantomeno per coprire i costi materiali, a quanto ammonta?

A. La certificazione SonoSicuro va inquadrata nel contesto delle tradizionali certificazioni di prodotto/qualità. Il merchant che vuole aderire a SonoSicuro deve prima di tutto condividere i valori di AICEL. Essere associato AICEL significa prima di tutto avere a cuore il commercio elettronico.
Per poter richiedere e ottenere la certificazione in primo luogo si chiederà di condividere una serie di linee guida – codice etico – ben definite e quindi, di applicarle concretamente nel management delle attività gestionali e di vendita.
SonoSicuro non è un bollino, è una scelta consapevole di fare e-commerce in un modo sicuro.

S. Grazie Andrea.

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Visto che non ci è toccato finire nel buco nero del CERN ci toccherà aspettare il buco nero dell’INPS per smettere di lavorare.

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La scure di Brunetta sulle assenze dei dipendenti pubblici aveva colpito anche i giorni in cui i lavoratori si recavano a donare il sangue.

Dopo una serie di proteste queste assenze sono stare riabilitate.

A me pare proprio una stronzata!

Non importa quanti soldi sono. Fossero anche 5 euro si tratta di una cosa ingiusta. Questa è gente che fa del bene, che aiuta altri a vivere. Non deve rimetterci niente.

Queste sono parole pronunciate dal presidente dell’AVIS che io assolutamente non condivido.

E non sono l’unico:

Donare: dare ad altri spontaneamente e senza compenso.

questo secondo il De Mauro.

Io che sono donatore e lavoratore autonomo non ho mai ricevuto compensi per le mie donazioni, perché altrimenti non sarebbero state donazioni e sarebbero pure state fuorilegge. Ma non è invidia, perché pure quando ero dipendente ho sempre donato in giorni in cui non ero al lavoro e dunque non percepivo compensi.

Che i dipendenti, pubblici o privati che siano, vengano retribuiti con una giornata di stipendio quand’anche al lavoro non vanno l’ho sempre trovato sbagliato.

E se il presidente dell’AVIS dice che è giusto che le persone vengano retribuite per un atto che dovrebbe essere appunto una donazione significa che crede poco nelle donazioni di sangue ed ancora meno nei donatori che donerebbero non per il loro spirito altruistico ma per avere una giornata retribuita per fare i loro porci comodi dopo un oretta di vendita di sangue.

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Per tutti i pubblici dipendenti succubi del ministro Brunetta suggerisco questa vignetta come vendetta.

Se non per il lavoro almeno per le vignette che il ministro ha pubblicato sul sito istituzionale del ministero (chissà se ne ha acquisito preventivamente i diritti di ripubblicazione).

P.S.: Chissà se Scott Adams ha pensato alla situazione italiana mentre la disegnava.

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