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Marketing di prossimità estrema.

Conosciamo tutti il marketing di prossimità, quello per cui in una determinata situazione propone una possibile soluzione, un invito a qualcosa di pertinente.

Ad esempio piazzare vicino alla cassa del ristorante l’espositore di chewingum e caramelle che sostituiscono lo spazzolino.

IMG00012Ne avevo però uno lampante in cortile da qualche tempo e non l’avevo ancora notato.

Nel Trafic le scritte sui due sportelli anteriori non sono uguali.

IMG00011Infatti nello sportello del conducente (qui a sinistra) vengono riportati i dati salienti del motore a differenza dello sportello del posto del morto passeggero (nella foto di destra) dove invece viene indicato l’allestimento interno.

Questo ovviamente perché è più facile che al lato di guida si avvicini colui che vorrebbe guidare quel mezzo mentre dal lato opposto si avvicinerà chi più che alle caratteristiche motoristiche è interessato al comfort durante il viaggio.

Penso sia un ottimo esempio di marketing di prossimità, meglio di questo mi viene in mente solo il settore articoli per il tempo libero accanto a quello degli assorbenti. E a voi?

Marketing mariano.

Come molti (forse sono troppo ottimista) sapranno maggio è il mese della Madonna.

Ci sono le rogazioni.

A Lugo ad esempio l’immagine della Madonna del Molino è stata portata in processione per quattro sere per la città.

È un evento che attira tante persone, ieri sera secondo me ne sono passate più di un migliaio (perché come per lo share non sono sempre gli stessi, alcuni fanno dalla chiesa fino a casa propria o il contrario, altri si uniscono per un breve tratto).

Sono comunque tutte persone che non hanno fretta (stanno passeggiando per strade che magari molto spesso non percorrerebbero a piedi), che sono in compagnia (di persone che conoscono e con cui condividono un’esperienza), che sono in un momento favorevole (nessuno va ad una processione costretto, sono tutti volontari).

Per il marketing esperienziale sono tutti nel momento migliore per catturare la loro attenzione e fornirgli in input positivo.

Ecco, malgrado tutto questo moltissimi negozi nelle vie dove passava la processione avevano le vetrine spente se non anche le serrande chiuse.

Non pretendo che siano aperti, festanti e con tutte le rose stese davanti alla porta (alcuni gestiti da cattolici praticanti avevano anche questo, anche noi avevamo sempre una vetrina a tema quando il negozio si trovata sul tragitto) ma perlomeno che non impediscano di farsi vedere.

In un periodo di crisi ci sono anche queste piccole pubblicità che richiedono solo la chiusura della vetrina un paio d’ore più tardi. Il tempo è buono, si esce per un gelato e si passa anche a chiudere. Non è uno sforzo insormontabile.

Non sto dicendo di farlo per la Madonna (che comunque non disdegna un po’ più di illuminazione), sto dicendo di farlo per le proprie vendite.

Lavazza a modo loro.

La Lavazza ha fatto proprio una figura da Arpagone. Perché il loro modo di risolvere i problemi è stato tutt’altro che celeste.

Vendere auto.

Approfitto di questo post di Stefano per dire anche la mia piccola esperienza.

Ovviamente io non ho bisogno di una city car come lui, sia perché non abito in una city sia perché i posti a bordo sarebbero decisamente pochi.

Il mio orientamente è dunque verso un Renault Trafic 9 posti (o equivalenti Nissan ed Opel) perché ha una linea chi mi piace a differenza del nuovo Fiat Scudo (ed equivalenti).

Vado sul sito Renault, si apre con una gran pubblicità con volume al massimo, cosa che se uno lo fa dall’ufficio viene licenziato in tronco.

A stento raggiungi il menu dei veicoli commerciali, perché li mettono in un angolino, come se si vergognassero di venderli.

C’è il configuratore del mezzo, ma di fronte a parole come quickshift o carminat non ti mettono alcuna didascalia per farti capire esattamente di cosa si tratta. O assurdità per cui tu chiedi un mezzo a 9 posti ed il configuratore ti seleziona in automatico l’optional per dartene solo 3.

Pur provandoci in tutti i modi non riesco a riprodurre sul sito il preventivo del concessionario. C’è sempre una differenza di alcune centinaia di euro. Cosa ci sarà in più o in meno? Non è dato saperlo.

La ricerca del concessionario è assurda. Metti il CAP, ti da la località, confermi e ti da un elenco di località con nome analogo e ti fa scegliere per CAP. Fra l’altro dice che in 25 km da Lugo non ce ne sono quando la più vicina è a 300 metri da casa mia.

Opel proprio non vuol saperne di gente che stressa in rete.

Anche in questo caso i veicoli commerciali fanno razza a sé, c’è la gamma e ci sono i veicoli commerciali che non fanno parte della gamma.

Qui tutta la presentazione si riduce a 3 foto ed a 20 righe di testo, nessun dettaglio aggiuntivo. Nessun optional previsto. Nessun prezzo.

Bontà loro ti fanno scaricare il listino in formato PDF, avete mai visto un listino automobilistico? Ecco, guardatelo e ditemi cosa ci si capisce.

Si vede che il termine concessionaria non va più di moda e così ti scrivono “Cerca nella rete autorizzata Opel”. Perlomeno però trovano i risultati.

Nissan perlomeno non ti fa sentire subito diverso, nel senso che divide tutti i veicoli in categorie, ergo i veicoli commerciali sono messi alla stregua dei crossover o delle compatte o ancora delle sportive.

Però ha un uso spropositato del flash con comandi abbastanza piccoli. Appena esci dal bordo del menu di terzo livello sei finito, devi ripartire da zero. Sembra più un videogioco che un sito che deve convincerti a comprare un automezzo nuovo.

Quando arrivi al configuratore ti confondi al volo, perché i testi sono differenziati ma le foto no. Se vedi solo un furgone chiuso come fai a capire la differenza fra van e combi?

Ho provato a realizzare il mio veicolo, ma in tutta onestà alla fine non sapevo quanti posti c’erano dentro. Altro grave errore funzionale è che dopo aver fatto una scelta non accade nulla, devi scorrere tutta la pagina fino in fondo per trovare il comando avanti.

Anche Nissan consente di trovare abbastanza agevolmente i rivenditori.

Questi i miei voti:

  • Renault 5 ½ – Malgrado alcune difficoltà è il sito che riesce a tenerti a tuo agio più a lungo anche se devi aprire delle altre finestre per conto tuo per capire alcuni dettagli e se ti fa sobbalzare sulla sedia per lo spot che parte in automatico con il sito. Con un crollo finale per non avermi fatto trovare nessun concessionario in zona malgrado ci sia.
  • Opel 4 – Non ti da alcuna informazione utile, ti costringe ad andare da un concessionario… Anzi, nella rete autorizzata.
  • Nissan 5 – Con Opel non ottieni assolutamente nulla, con Nissan decisamente poco comunque.

In questi giorni alcuni siti mi proponevano, all’ingresso della prima visita, un questionario di valutazione del sito. Cosa che ho sempre declinato perché semmai un’opinione me la chiedi al termine e non prima di cominciare. Un po’ come se prima di entrare a vedere un film mi chiedessero se mi è piaciuto.

Magari quei signori che volevano intervistarmi possono ora dare un’occhiata qui e farsi un’idea valida della mia opinione in merito.

Se avessi dovuto decidere cosa comprare da questa esperienza mi sa che sarei andato a piedi. Ora invece mi recherò, come Stefano, dalle varie concessionarie su strada per chiedere qualche informazione in più. Solo che questi signori di norma non hanno questo tipo di automezzi in esposizione (forse potrei ricorrere al noleggio di un'auto come questa!!) ed allora l’idea comunque devi fartela con una foto, tanto valeva averla ben chiara sul sito.

Dar via il succo.

PTWG si è fatto un gran puttan tour per scoprire quanti (e quali, ma non che lo dice) blog sarebbero disposti a scrivere un post a pagamento per reclamizzare un succo di frutta.

Poteva, dato il nome, almeno promuovere un vino in cartone di qualità infima. Ma questo non è il succo del discorso.

Il discorso del succo, al contrario, è quanta blogosfera sarebbe disposta più o meno apertamente disponibile a vendersi.

Secondo Paul il 90%, secondo gli intervistati molto meno, secondo me il campione è statistico come i 2 polli di Trilussa, secondo FriendFeed difficile tirare le somme.

Quindi dopo questo ampio preambolo vengo a come mi sarei comportato forse io (non sono certo target per PTWG, non c’è il mio telefono in giro ma se dal blog andate alla mia azienda è pubblicato) ricevendo una simile offerta.

Non faccio mistero che sarei stato disponibile a scrivere post a pagamento e penso che sia vantaggioso anche per le aziende (ovviamente il buzz gratuito è più vantaggioso di quello indotto ma non sempre praticabile, ad esempio su nuovi prodotti).

Ci sono però dei vincoli, perché io sono prima di tutto una persona, poi ho un blog. Quindi:

  • Deve essermi consentito di specificare chiaramente cosa o quanto ho ricevuto per scrivere il post;
  • Non devono esserci link o keyword obbligatorie, io mi esprimo liberamente, le mie opinioni appartengono a me e non al cliente;
  • Le opinioni saranno comunque reali, basate sulle mie esperienze, anche negative se del caso;
  • Mi stanno bene anche i succhi di frutta (non alla prugna) purché siano in bricchi da 200 ml, questo banalmente perché mi consentirebbe di darli ai figli per merenda unendo l’utile dell’azienda (ricevere un feedback sul prodotto oltre al post) all’utile mio (mi risparmio di andarli a comprare, se poi l’azienda paga pure tanto meglio) quindi se Valfrutta (link non sponsorizzato) che sta qui vicino vuole darmi una fornitura pluriennale di bricchi di succo di pesca, pera ed albicocca (+ alcuni da provare se crede) le dedicherò i post che ritengo opportuni;
  • Non mi stanno bene prodotti contrari al mio modo di essere e di agire, inutile che mi offri una fornitura decennale di preservativi potrei scrivere solo se vanno bene per fare i gavettoni, ma non è detto.

Quindi in buona sostanza i punti sono: trasparenza, coerenza e sincerità.

In presenza di tutti e tre gli elementi nessuna difficoltà ad accettare, moderatamente, lo stesso comportamento su tutti i blog che leggo. Molto meglio di certi articoli di media ufficiali che non spesso rispettano nessuno dei tre punti.

In ogni caso non volermene Paul (che tanto so che non leggerai il post fino a questo punto) ma il fatto che si possa essere pagati per scrivere non significa affatto essere automaticamente delle puttane.

P.S.: per Paul, Steve Irwin è morto.

Design democratico.

Oggi è proprio il giorno delle mail strambe.

Dopo l’offerta SKY Mediaset Telepass Premium arriva IKEA.

Non ho ben capito il progetto e non avendo nessuno dei prodotti indicati non posso partecipare.

Ma la frase:

Stiamo preparando un evento speciale sul design democratico IKEA in cui la tua collaborazione sarà davvero preziosa.
Se possiedi uno di questi prodotti delle precedenti collezioni IKEA PS, seleziona la sua foto qui a fianco e clicca su “Invia”. Ti contatteremo dopo le feste natalizie, per dirti che cosa abbiamo in mente.

Merita di suo una citazione. Il design democratico poi è qualcosa di spettacolare, mi immagino Veltroni con lo slogan: Più poltrone (IKEA) per tutti! oppure anche: Yes, we IKEA!

Cross marketing.

Capisco le aziende che vogliano monetizzare il proprio parco buoi clienti con azioni di cross marketing.

Ma proprio non riesco a vedere il nesso fra Telepass e SKY.

Anche perché sono proprio contrapposti, il Telepass lo uso quando sono fuori casa, per contro SKY funziona solo in casa. O almeno non conosco nessuno che abbia la parabola installata sul tetto dell’auto per vedere le partite mentre è fermo per un blocco dell’autostrada.

Ma oltre all’assurdità pure la beffa, l’opzione che ti consente di abbonarti a SKY a prezzo ridotto tramite Telepass si chiama Premium. Vi ricorda nulla?

Guerrilla estrema.

Via FriendFeed ho visto questa mappa di Google con street view.

E se fosse l’estremo confine del guerrilla marketing?

Chissà ora quante persone leggeranno l’URL di quel noleggio di automezzi.

Del resto si sa che le auto che fanno le foto sono ben riconoscibili, la vedi, la sorpassi, accosti ed aspetti che ti faccia la foto. Se sei fortunato eccoti una meravigliosa pubblicità gratuita.

Altrimenti hai perso solo 5 minuti in posa.

Terrorismo creativo.

Io a Riva del Garda non c’ero, e dunque neppure all’ADVcamp.

Non ho sentito direttamente la frase di Vicky Gitto. Vicky chi? Il moroso di Selvaggia Lucarelli. Ahh, bel curriculum. (scusate ma mi è scappata così)

Non l’ho sentito ma ne ho letto.

Per quanto infelice sia l’esempio è purtroppo vero.

Bin Laden da sempre organizza attentati non finalizzati alla mera uccisione delle persone ma alla fissazione nella memoria collettiva. Per questo il secondo aereo ha colpito la torre dopo un po’ di tempo, per dare modo a tutti i mezzi della comunicazione di arrivare sul posto per essere certi che chiunque potesse vedere e rivedere quelle immagini affinché si fissassero nella mente.

Se prima di allora potevamo permetterci di ignorare tranquillamente chi fosse Osama Bin Laden, chi fosse Al Qaeda salvo che per le rare apparizioni ai telegiornali dall’11 settembre 2001 non più.

La meticolosa organizzazione mediatica di quell’attentato va ben oltre il mero valore numerico dei morti, altri eventi ne hanno prodotti in quantità maggiore ma non per questo sono ricordati. Il comunismo dell’Unione Sovietica ha ucciso ben più persone den nazismo in Germania, ma i cattivi si identificano sempre con le SS.

La differenza sta tutta nella comunicazione, Bin Laden voleva comunicare agli occidentali che non sarebbero mai più stati sicuri. E siccome un’immagine vale spesso più di 1000 parole ha usato i media di tutto il mondo per trasmettere il suo messaggio criminale.

E su questo, purtroppo, Vicky ha perfettamente ragione.

Crisis management.

Una multinazionale come Carrefour si abbassa a commentare, seppure con un testo standard mandato a tutti coloro che si sono occupati della vicenda, nel mio misero sito. Potere della blogosfera.

Da una parte la lettera lascia a desiderare proprio perché cade su quelle frasi che io stesso avevo già definito insufficienti.

C’è però, per contro, un elemento molto positivo. Un’azienda di quelle dimensioni si è mossa tempestivamente, sugli stessi canali (non con un comunicato stampa generico ma con un commento su un piccolo blog come tanti) della denuncia.

Se paragonato al crisis management di Mosaico Arredamenti siamo anni luce avanti.

In ogni caso suggerisco ancora agli amministratori di Carrefour, qualora mi leggessero, di mandare a casa di Alexander Saetta McQueen in lamiera e bulloni per realizzare la foto negata in un momento di confusione.