Il ballo bello del bollo bullo.

Bello fino ad un certo punto, ma ci stava il gioco di parole.

Grazie al cielo domenica era proprio domenica e non era un altro giorno della settimana. Perché altrimenti avrei pagato il bollo dell’auto in ritardo visto che me ne ero completamente dimenticato e mi sono salvato in corner grazie a PiccoloImprenditore che però è stato più tempestivo di Gaspar qualche anno fa.

Corro subito sul sito apposito dell’ACI pensando di essere in ritardo e scopro invece con mia somma felicità che oggi era ancora un giorno valido.

Il bollo da pagare per un auto monovalente (serbatoio della benzina non superiore a 15 litri) a metano è ¼ di quello normale per non so quale normativa ecologica. Vale a dire meno di 50 Euro per un anno.

Stampo la pagina per comodità e vado dal tabaccaio qui vicino il quale inserisce la targa e subito ne esce l’importo, di quasi 200 Euro!

Ok, visto che non pagherò mai più il bollo alle poste per vecchie disavventure, torno a pensare all’ACI ed al loro magnifico sistema di pagamento online.

Dell’auto sa già ovviamente tutto (oddio, ovviamente, non lo darei per scontato visto che anche il terminale del tabaccaio doveva sapere tutti i medesimi dati) quindi inserisco i dati personali, arrivo nel gateway della carta di credito e pago. Sul sito non mi compare più nulla però contestualmente mi arriva una mail che mi comunica l’effettuato pagamento. Dopo un po’ mi arriva un’altra mail, dall’ACI, che invece dice che non hanno ricevuto il pagamento (riportando gli estremi del pagamento compreso il codice della quietanza!) e di ripetere il tutto.

Ripeto tutto, sembra che vada meglio, mi arriva di nuovo la mail di conferma della transazione dal gateway quando il browser dovrebbe farmi rivedere il sito dell’ACI che risponde con un magnifico errore 500.

Nessuna altra mail, nessuna altra pagina, se arriva domani devo pagare per il ritardato pagamento.

Torno dal tabaccaio nel caso i loro dati nel frattempo si siano correttamente aggiornati, nulla, ancora 200 euro scarsi.

Prendo l’auto per andare all’ACI a 3 km da qui, arrivo alla prima rotonda ed una mail mi giunge al telefono con oggetto: “Conferma effettuazione pagamento con il servizio BolloNet.” Torno alla base.

Per chi su internet ci naviga e ci lavora tutti i giorni da oltre 15 anni la scelta del web dovrebbe essere la prima, la più naturale. Invece ogni volta quando si tratta di lavorare con un ente pubblico o assimilati è sempre un’avventura, sempre la paura di essere riusciti alla fine ad aver fatto ciò che si era obbligati (in forza di legge o di monopolio) a fare.

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma se finisse prima e meglio? Queste cose non sono alla fin fine una tassa occulta in termini di tempo perso e stress guadagnato?

Anche i blogger mangiano.

Parto da questo post di Domitilla per fare un ragionamento rapido rapido (per però non sta in un tweet).

Parafrasando un po’ una soap di tanto tempo fa dico appunto: anche i blogger mangiano. È un difetto proprio del genere umano quello di aver bisogno di mangiare.

Quindi a questo punto si devono dividere i blogger in tre categorie:

  1. Quelli che dalla loro attività di blogger devono mangiare;
  2. Quelli che, pur avendo un altro lavoro primario, usano l’attività di blogger per mangiare di più;
  3. Quelli che invece non hanno alcun bisogno di bloggare per soldi, non importa se lo fanno per sport o per promuoversi nella propria attività principale.

Ebbene, sapendo che è estremamente facile scoprire chi gioca in modo non del tutto chiaro, io continuo a ritenere che ogni blog è libero di scrivere ciò che crede, anche di ospitare a pagamento post scritti da altre aziende senza comunicarlo. Ad esempio se su un certo numero di blog iniziano a comparire post scritti con uno stile diverso dal solito si può facilmente ritenere che ci sia dietro un’operazione economica. A questo punto sta a noi valutare la credibilità del blogger eventualmente anche rimuovendolo dalle nostre fonti abituali.

Per quanto mi riguarda non ho mai pubblicato a mio nome post scritti da terzi ed ho sempre segnalato adeguatamente i post, comunque integralmente farina del mio sacco e che ritenevo potessero essere interessanti per il mio pubblico abituale.

Ed i soldi, a parte una piccola cifra che è andata in beneficenza ed una ben più grande che è servita a difendermi da una minaccia di denuncia per diffamazione, sono rimasti nelle mie tasche.

Sentitevi liberi di non leggermi più, ma per carità non solleviamo la questione morale ogni santa volta come se chi viene pagato sia brutto e cattivo mentre chi non viene pagato ma magari ricava dal suo blog, usato come strumento di autopromozione, molto di più.

Il re è nudo, e se per questo ci stracciamo le vesti rimaniamo nudi anche noi.

China is the answer.

Cercavo una custodia per il mio iPad 1, una semplice, che si apre a libro.

Giro tutta Lugo senza trovare nulla (se ho saltato qualcuno che ce l’ha me lo faccia sapere nei commenti che andrò sicuramente a fargli visita). Ad un certo punto un commesso mi dice:

Ma l’iPad 1 è antico!

Al che io ho bellamente detto che non è che potessi cambiare iPad solo per una custodia e me ne sono andato.

Poi ho pensato che il mio marsupio, di buona marca, comprato in un negozio centrale in località turistica, aveva iniziato da subito a sbrandellarsi e che ora non ne poteva più.

Così ho inforcato la bici, sono andato dai cinesi e mi sono preso un borsello che potesse tenere iPad e contenuto del marsupio.

Spesa 7,90 € contando che duri almeno fino all’arrivo della copertina a libro da 11 € ordinata in Cina.

Non è che sono cinesofilo, ma a volte sono i miei colleghi che ti fanno diventare così.

Private Outlet.

Mi piacerebbe mettere insieme qualche commento sul caso Private Outlet dal punto di vista di e.commerciante della prim’ora che fosse una mediazione fra i contrari all’oscuramento del sito e chi ne è tutto sommato favorevole anche perché poi le maglie della censura sono piuttosto lacunose.

Non lo faccio perché mi brucia ancora un caso ancora aperto nei confronti di un altro commerciante online, come alcuni di voi ben sanno, di cui ho parlato anni fa e non vorrei trovarmi, per essermi attenuto pedissequamente ai soli fatti, con una grossa somma da versare.

Dico solo che è giusto tutelare i consumatori impedendo a chi (e qui non mi riferisco al singolo caso Private Outlet da cui non ho mai comprato) non rispetta sostanzialmente le regole (spesso invece si puniscono più le violazioni formali che quelle sostanziali) ma al contempo proteggere anche gli investimenti degli operatori economici che hanno diritto a difendersi presso un tribunale che eventualmente opererà poi la sospensione dell’attività. Qui però sorgerebbe un problema di tempestività, è questo il danno grave, che non esiste nulla di più aleatorio dei tempi della giustizia in Italia.

Nel frattempo serve tutelare chi racconta la propria esperienza, tramite i soli fatti, dando la possibilità a chiunque di farsi un’idea prima di acquistare online. E dare alle aziende la possibilità di replicare tramite i medesimi canali. L’informazione può essere più tempestiva ed efficace di una sentenza del tribunale ed al contempo dare alle aziende la possibilità di correggere il proprio modus operandi in corsa, un po’ come quando scrivevo di consulenza per il commercio elettronico.

Finché le aziende e le autorità non capiranno questo sarà sempre difficile giungere ad un equilibrio e tutti perderanno.

Consulenze commercio elettronico.

Siete da poco partiti con un sito di e-commerce e vi meravigliate perché non decolla?

La spesa di un consulente vi terrorizza perché mangerebbe i pochi margini disponibili? E poi quale consulente?

Allora la risposta è semplice. Mi contattate*, ci accordiamo sul valore della mia attività ed io mi metto ad ordinare sul vostro sito merce per l’importo concordato annotando tutte le mancanze. Nel momento in cui mi arriverà la merce a casa vi manderò il report completo.

Se poi dopo questa prima analisi volete qualcosa di più ampio che non tenga conto solo ed esclusivamente della situazione a partire dal sito ne parliamo ed eventualmente coinvolgiamo anche figure professionali più competenti nei vari ambiti. Perché è sempre meglio in buon investimento che una pessima spesa.

Io nella vita non faccio il consulente e-commerce, faccio e-commerce, da 15 anni. Vendevo, e vendo tutt’ora, su internet da prima di molti colossi attuali.

* se non riuscite in questa pagina a trovare i riferimenti per mandarmi una mail allora forse l’attività on-line non fa al caso vostro.

Domani è un altro anno.

Non ho granché da dire ma non mi andava di sprecare questo titolo (che poi google dice che non è neppure originale).

Questo anno finisce tutto sommato bene. Perché se tu lo passi a scavare un buco di ½ metro mentre tutti attorno lo scavano di 3-5 metri allora alla fine tu sarai sulla vetta di un monte. O almeno potrai crederlo.

Non c’è un fatto eccezionalmente positivo né eccezionalmente negativo che mi farà ricordare questo 2011.

Spero che il 2012 non sia peggiore di questo, ho già preparato alcune novità, altre le sto elaborando. La soglia dei 40 mi sta dando qualche nuovo slancio. Le 11 bocche da sfamare ogni giorno anche 🙂

Quindi di cuore buon anno, che sia come voi desiderate ed operate affinché lo diventi. Sapendo che si costruisce di giorno in giorno, non c’è mai un inizio ed una fine, se non un Inizio ormai passato ed una Fine prossima ventura definitiva.

Se le parole volano.

Quando hai una situazione incomprensibile davanti a te scrivi tutto. Le parole scritte hanno il grosso pregio che non mutano in continuazione come i pensieri, che non vagano avanti e indietro come un ipertesto. Sono li, impresse, e tali rimangono.

Il pensiero fugge cercando conferme a sé stesso piuttosto che ai fatti.

E se non mi credi prova ad andare a fare la spesa senza la lista ben scritta.

Buon Natale 2011.

Questo è il momento in cui dovrei darvi i miei auguri di Natale.

Ma io funziono a danni alterni. (vi piace il refuso?)

Quindi nel 2008 ho scritto un bel post (in realtà era pessimo ma c’era una bella foro, molto meglio di quella di quest’anno e quindi la riciclo qui).

Nel 2009 dopo un lungo riassunto dei fatti dell’anno ho rimandato agli auguri del 2008.

Nel 2010 ho scritto un bel post (sempre a mio parere).

Nel 2011, l’ultimo Natale per coloro che credono nella profezia Maya, non ho molto da scrivere ma voglio lasciarvi con i miei più cari auguri che sia un Natale gioioso perché malgrado tutti i fatti che ci hanno accompagnato durante l’anno il Natale è un evento di gioia e di luce.

Vi lascio anche con questa frase, non ne ho capito bene il senso ma mi piace:

L’Eterno si è fatto essenziale affinché la nostra essenza fosse fatta per l’eternità.

Buon Natale.

E’ uguale.

E=mc²

Non c’è bisogno di presentazione per questa formula che però oggi prendo in prestito per un ragionamento completamente diverso, o forse non troppo.

Come mai in Italia, internet sempre dissociato dal mondo reale? Perché, malgrado il tenore dei messaggi online sia molto simile, non è partita una rivoluzione come in molti altri Paesi affacciati al Mediterraneo?

Il problema sta nella formula iniziale: E=mc².

E per motivare questa insolita affermazione prendo spunto da Franco Arminio e da Massimo Mantellini.

Scrive Franco Arminio:

La rete accoglie ogni tipo di discorso, ma il bagliore consentito è sempre quello di un cerino. È proprio un problema di capienza. Le emozioni vere sono troppo pesanti e la rete non le accoglie, accoglie solo il loro simulacro. Siamo esseri zippati, avviliti da una democrazia zippata: vanno in rete le nostre immagini, le nostre parole, il corpo resta a casa.

Il nostro lamento nasce in rete, si diffonde in rete, a volte anche massicciamente ma come dice Mantellini:

Dobbiamo stimolare la responsabilità personale, che in rete può essere efficaciemente rappresentata, oppure inventarci qualcosa di differente ma che ci liberi per quanto possibile dall’attivismo da click.

Questo è il problema fondamentale in Italia. Che siamo pronti tutti a muovere un dito, una volta lo facevamo per cambiare canale, ora lo facciamo per assegnare un like. L’importante è che possiamo indignarci senza dover abbandonare la nostra comoda poltrona e senza dover rendere sostanzialmente conto, in particolar modo alla nostra coscienza, di queste scelte.

Siamo tutti contro la casta, perché non è impegnativo, nessuno mai ti chiederà perché sei contro la casta. Mi viene in mente quel sistema di vendita che esordiva con “Hai qualcosa contro gli ex-tossicodipendenti?” Quasi tutti rispondevano “No.” perché era meno costoso del motivare una scelta ragionata. Poi ti trovavi a comprare una Bic a 5mila lire e magari te ne lamentavi fra te e te salvo poi ricaderci la volta successiva.

Tante volte poi il nostro like va alle lamentele, tantissime va al sarcasmo che sorge dopo l’ennesima figuraccia della casta, dalla moschea di Sucate al tunnel Gelmini senza che da questo ne derivi un’azione ulteriore.

Allora veniamo alla formula iniziale: intendendo per E l’attività online e per m la nostra massa reale, quella fisica fuori dalla rete.

Una m qualunque può generare tanta E. Al contrario come ben sapete serve una quantità enorme di E per generare pochissima m.

E se nel Mediterraneo c’è stato uno stravolgimento politico di molti regimi non è grazie alla rete, che comunque ha contribuito alla cosa, ma un gran movimento di popolo.

Quello che noi abbiamo osservato non è stata la rete che ha smosso le persone ma le persone che hanno smosso la rete. Persone che hanno messo in gioco ben più della loro poltrona sulla qualche si sentivano onnipotenti, si sono giocate (e spesso perdendola) la vita stessa per un bene maggiore per tutti.

Non basta mettere un like o firmare, anche materialmente, una petizione per dire di aver fatto di tutto per cambiare lo status quo (comunque intimamente certi che le cose non cambieranno mai), è necessario mettersi in gioco, uscire dalla rete ed incontrare le persone vere (magari dopo aver organizzato l’evento su Facebook, mica è vietato) e non solo una volta per far vedere che si è in tanti. Al contrario, è indispensabile partire da piccoli gruppi propositivi. E questi piccoli gruppi poi si ritroveranno in gruppi più grandi e sintetizzeranno le molteplici proposte nella migliore raggiungibile. Ed attorno a questa nuova idea partire e continuare. Solo così, con un impegno sostanzioso e sostanziale si potrà raggiungere il risultato. Anche solo perché ci sarà costato lavorare per ottenerlo.

Quello che ci serve è squarciare queste teche in cui ognuno si è sistemato. Ci vuole che torni a circolare un’energia comunitaria, quella che spira in un luogo dove è appena arrivato un terremoto.

O vogliamo continuare ad accontentarci di cambiare canale in TV?

Personalmente il passaparola su Facebook o sul web, al costo di un colpo di mouse una tantum mi ha, come sai e già da qualche tempo, un po’ rotto le palle. Inizio a sospettare che faccia più danni che altro.

Io concordo. E tu?

Numeri da circo e classi pollaio.

Non sto a tornare sui numeri dicendo che sono del 2009 e non aggiornati (sfido chiunque di voi ad avere dati aggiornati da qualunque organismo internazionale su qualunque materia).

La consistenza media delle classi, in ogni caso, lascia il tempo che trova (come diceva appunto anche .mau.), magari una moda è molto più efficace per fare una fotografia della realtà.

Anche il fatto che le classi con oltre 30 alunni rappresentino rappresentassero appena lo 0,6% del totale lascia il tempo che trova. Dove sono ubicate queste 2.108 classi? In aule adeguate? Come sono diffuse? Sono veramente eccezioni o sono ormai prassi per certe scuole o certi luoghi?

Se si vuole analizzare la situazione della scuola i numeri non servono a nulla se non a porre l’attenzione sul dito anziché sulla Luna. La statistica poi…

Ebbene se vogliamo parlare di scuola dobbiamo abbandonare le statistiche nazionali, come pure quelle regionali e forse anche provinciali.

Dobbiamo andare in una scuola, la scuola che ci interessa. A me interessano ad oggi quattro scuole statali sulle cinque che ci sono nel mio comune, in ognuna di esse ho almeno un figlio ed in una in particolare sono presidente del consiglio d’istituto da tanto tempo, da ben prima che la Gelmini diventasse ministro. A dire il vero quando ho iniziato ad occuparmi di scuola il governo era di un altro colore ed ha cambiato più volte in questi anni. Parlo quindi con cognizione di causa.

Ebbene vi assicuro che il problema della scuola non sono le classi numerose. Magari fosse appena quello.

La mia preside ha 2 istituti, 12 plessi, 2700 studenti dai 3 ai 13 anni. Se vuole fare un giro per tutte le strutture sotto il suo controllo diretto fa allegramente 100-120 km.

Pensate ad un insegnate che manda uno studente dal preside, quando mai riuscirà a vederlo? Ma non è un’eccezione. Tutti i dirigenti scolastici del mio comune hanno due scuole (anche se le altre hanno meno sedi distaccate) in provincia di Ravenna ci sono 46 scuole, 20 hanno la reggenza.

Ma il problema non è solo di dirigenti, i bidelli (classe sempre considerata, a torto, di fannulloni) hanno subito un taglio enorme. Ora ci troviamo con bidelli che vagano per il territorio per aprire più scuole, se verranno giornate di nebbia o di gelo ci si troverà alla mattina con scuole ancora chiuse perché non si può aprire troppo presto la prima.

A Faenza una scuola materna è stata costruita su 4 palazzine, una per sezione (edilizia moderna, appariscente ma non funzionale). Ora i bidelli sono stati tagliati, una persona dovrà fare la spola fra due palazzine distinte per tutto l’inverno ogni volta che un bambino avrà bisogno del bagno (perché la maestra mica può abbandonare la classe per accompagnarne uno).

Poi ci sono le assurdità delle graduatorie per cui ci siamo ritrovati alle superiori con un’insegnante di Potenza con 4 ore settimanali di lezione. Non bastano mica 4 ore settimanali per pagarci l’affitto e così faceva la pendolare.

No, non cambia molto se in classe ci sono 28 o 32 studenti, non cambia nella misura in cui ci sono degli insegnanti validi, perché ci sono anche quelli incapaci di insegnare, incapaci di tenere una classe anche poco numerosa.

Il problema della scuola non sono neppure i bilanci tagliati (e sono stati tagliati di tanto) quanto l’incertezza del quanto e quando che impedisce ogni seria pianificazione. Non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto di risorse umane.

È anche per questo che lavoro per la scuola (ora stiamo organizzando una festa provinciale dopo la positiva esperienza di Faenza l’anno scorso), per far capire alle scuole che non sono sole, che hanno con loro anche molte famiglie che hanno fiducia nella scuola e che chiedono che la scuola torni ad essere risorsa per tutta la società e non un problema di quelli che si ostinano a riprodursi.

Ben vengano allora le classi numerose, purché in strutture a norma, con docenti preparati e motivati, con risorse (scarse per colpa della crisi?) certe e tempestive.

Io spero che la lotta per salvare la scuola sia anche l’inizio della riscoperta del patto educativo.

Spero che segni la rinascita della scoperta del bene comune, la base di una nuova società.