S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Sempre un po’ a disagio: la schizofrenia della gelmini e i voti in pagella

È grave? Sì, secondo me è un po’ grave. Perché i due provvedimenti del ministro a proposito di voti, incrociandosi, hanno determinato questa situazione: che si alza il voto di quelli che raggiungono il 6 con fatica e calci nel sedere (grazie al voto di condotta), mentre si impedisce fin dalla terza a ragazzi bravi e studiosi di poter uscire con il massimo dei voti alla maturità.

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Già il Governo Prodi a suo tempo cercò di far promuovere anche i somari con una sorta di condono. Ma in questo caso tutta l’operazione è stata decisamente più semplice (e di questo va dato atto al burocrate che l’ha ideata), più trasparente (nel senso di difficilmente visibile) e porta ad un doppio risparmio: sia dal basso (con le promozioni più facili) sia dall’alto (con risparmio sulle borse di studio).

Chissà che studi avrà fatto il solerte burocrate per aver ideato un sistema così efficace e semplice, chissà se i prossimi diplomati potranno avere la stessa flessibilità mentale che è stata data alle generazioni precedenti di studenti.

Salvate il soldato quorum.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 75 comma C.

In tanti in questo periodo, come già altre volte in passato, vorrebbero abrogare questo comma della nostra Costituzione.

Perché?

Perché ci si è resi conto che coloro che sono contrari al referendum per l’argomento trattato (spesso troppo tecnico per essere dato in pasto ai comuni cittadini) o per come viene trattato (perché spesso non si tratta di deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge quanto di fare macelleria normativa eliminando singole parole sparse lungo la normativa per stravolgerne il significato. Ed anche perché se i promotori del referendum sono avversari politici con la mancanza del quorum viene direttamente a mancare il rimborso elettorale ai promotori stessi indebolendoli così economicamente per le elezioni successive. Infine perché, appoggiandosi sulla massa dei non elettori e sulla comodità di disertare le urne, è più facile ottenere il risultato.

Ma perché i Padri Costituenti misero questo guardiano a tutela del referendum?

Certamente perché volevano evitare che una minoranza organizzata potesse decidere al posto della maggioranza della popolazione anche perché la legge stessa è stata approvata comunque da una maggioranza di rappresentanti e dunque non parrebbe corretto. Alla fine basterebbe non dare troppa visibilità al referendum per mandarlo quasi deserto e pilotare così il risultato. E chi dice che non è possibile tenere nascosto un referendum si decida, perché proprio questa è l’accusa che viene mossa al Governo, alla Rai ed a Mediaset accusati di non parlare abbastanza dei prossimi referendum.

Io sono dell’idea che il referendum sia corretto così, semmai si potrebbe aumentare il numero di firme necessario per promuoverlo (se non altro perché per la Costituente gli elettori erano 28.005.449 mentre per la Camera alle ultime politiche erano 50.066.615 con un aumento complessivo del 79%) in modo poi da non far spendere allo stato fior di quattrini senza risultati.

Per contro invece, senza bisogno di andare a modificare la Costituzione, sarei per correggere il sistema del rimborso elettorale alle forze in campo. Anziché rimborsare solo i promotori sia nel caso vincano i sì, sia nel caso vincano i no purché si raggiunga il quorum la mia idea propone, sempre a quorum raggiunto, la ripartizione del rimborso in modo proporzionale al risultato ottenuto.

A questo punto non si avrebbe più la promozione dell’astensione solo per impedire all’avversario di ottenere il rimborso, entrambi gli schieramenti si troverebbero a promuovere il voto, chi favorevole, chi contrario, in base ad una discussione effettiva argomentando le scelte e non solo per partito preso.

Ma forse essendo in Italia anche in questo caso si tratterebbe di una partita persa con politici più impegnati ad attaccare l’avversario che non a dare ragione del valore propria scelta.

Sarebbe comunque un primo tentativo per ravvivare un po’ uno strumento di democrazia diretta un po’ bistrattato e certamente abusato nella storia repubblicana.

Lettera degli editori per la scuola.

La lettera scritta da alcuni editori a favore della scuola pubblica (con specificazione successiva di statale) parte con le migliori intenzioni racchiuse in una antiquata burocrazia a partire dall’URL (http://www.laterza.it/ns-lettera.asp).

Non ho affatto apprezzato il passaggio in cui viene detto che la scuola non statale è parziale quando poche righe sopra hanno comunque detto che è pubblica nel momento stesso in cui sia paritaria.

C’è però un punto su cui non posso che essere d’accordo battendomi già da tempo nella stessa direzione:

Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla sola a chiedere attenzione. Se è vero – come sentiamo continuamente ripetere – che nella scuola si costruisce il futuro dei nostri figli e, quindi, del nostro Paese, nessuno può guardare alla questione «dall’esterno». Chi ricopre cariche istituzionali e politiche deve avvertire la forza dell’opinione pubblica. Chi ha più responsabilità e potere nella società, nell’economia e nella cultura deve essere il primo a impegnarsi.

La conclusione è sempre la stessa, finché si andrà alla contrapposizione (scuola pubblica statale vs. scuola pubblica paritaria ad esempio) non si potrà mai fare nulla di utile, è necessario invece collaborare tutti affinché la nave del futuro del nostro Paese possa giungere in porto e l’unica rotta possibile passa da un sistema scolastico di qualità in grado di formare cittadini.

Una parola però voglio rivolgere anche agli editori. Fate libri di qualità, libri veritieri e libri che appassionino. Libri che educhino. Fate libri che possano essere usati a lungo, che possano essere passati fra fratelli o acquistati nei mercatini dell’usato. Fate libri versatili, in formato e-book aperto per tutti i testi scolastici affinché tutti possano usare i vostri libri, perché la scuola è per tutti.

Certo che quello che propongo ha un costo elevato ed un margine di guadagno ridotto. Ma siate anche voi lungimiranti come volete che gli altri siano. Sappiate che uno studente appassionato acquisterà tanti altri vostri libri e smuoverà il volano della cultura che in Italia, culla della cultura, sembra essersi ormai arrestato.

Chiedete biblioteche scolastiche aggiornate? Fatelo! Fate la vostra parte come noi, cittadini nella e per la scuola facciamo.

Più bella che intelligente.

Io proprio non riesco a capire perché mai a sinistra ci sia una repulsione nei confronti della bellezza.

Non capisco come mai perché una donna intelligente non possa al contempo essere anche bella o perché una donna poco attraente debba per forza essere una brava politica.

Ecco, secondo me questi pensieri fanno parte del più bieco maschilismo possibile che si nutre di assurdi luoghi comuni.

Una bella donna in politica non deve essere essere giudicata sulla bellezza (da contrapporre alla capacità) e neppure su fatto che sia una donna. Se fa politica una persona deve essere valutata sulle proprie scelte ed azioni politiche. Tutto il resto è sviare l’attenzione dal nocciolo della questione.

Far (w)est.

A me questa storia di Osama Bin Laden inseguito ed ucciso brutalmente dopo 10 anni mette una grande tristezza.

Mi ricorda molto la forza bruta dei film western con i manifesti “dead or alive”.

E l’aver buttato le immagini del suo cadavere su tutti i giornali e le TV in barba al diritto fa parte di questa brutalità a danno anche delle persone più inermi e sensibili che non possono comprendere ciò che è accaduto.

Ha vinto la vendetta, ha vinto la forza bruta. E di questo non c’è proprio da rallegrarsi.

Impedimento nucleare.

Il governo, accantonando l’ipotesi di un ritorno al nucleare civile, ha di fatto cancellato il relativo referendum.

È stato fatto per ridurre l’interesse sugli altri quesiti ed in particolare su quello relativo al legittimo impedimento? Probabile.

Però io i promotori che ora si stracciano le vesti per questo non li capisco. Già hanno avuto una vittoria non scontata, il nucleare in Italia è stato nuovamente accantonato.

Ora devono concentrarsi sull’acqua (ad esempio spiegando quale sarebbe l’effetto deleterio per l’acqua potabile che io non l’ho mica capito visto che sono tantissimi anni che io l’acqua del rubinetto la pago ad una SpA) e sul legittimo impedimento.

Ma lo devono fare con argomenti concreti ed oggettivi, non con le solite polemiche che aggiungono confusione a confusione se vogliono almeno cercare di avvicinarsi al quorum.

Già, perché quello che interessa ai referendari più di ogni altra cosa è il quorum perché…

Insomma, non accorpare i referendum con le elezioni amministrative nella speranza che falliscano ci costerà 300 milioni di euro, ma ad accorparle alle amministrative con la certezza di raggiungere il quorum ci sarebbe costato molto di più.

Io propongo di ridurre il rimborso e di spartire la cifra, sempre al raggiungimento del quorum, in modo proporzionale al risultato fra comitato promotore (ovviamente per il ‘sì’) e comitato del ‘no’, perché così verrebbe ridotto ai casi di effettiva assurdità dell’interpello il suggerimento all’astensione (e ci tengo a ricordare che i primi fautori dell’astensione sono stati i radicali una volta che non avevano promosso loro il referendum).

Nel frattempo comunque chi vuole portare gente alle urne la motivi chiaramente spiegando. E se non sei capace di spiegarlo come si deve evita di farne un referendum.

Le proposte del PD per un’agenda digitale italiana | Partito Democratico

Ridurre l’Iva per le transazioni commerciali on line. Oltre che ad incentivare l’e-commerce l’Iva agevolata potrebbe costituire un robusto contributo antievasione tale da non incidere in modo significativo sui saldi fiscali.

via Le proposte del PD per un’agenda digitale italiana | Partito Democratico.

Due cose due a commento di questo singolo passaggio di Paolo Gentiloni.

  1. Non capisco proprio perché il medesimo prodotto che vendo nel mio negozio fisico dovrebbe scontare un’IVA maggiore rispetto allo stesso identico prodotto che vendo tramite il mio sito. La ritengo una proposta demagogica che non può (e non deve) prendere piede. Piuttosto vorrei sapere come si sta muovendo il PD riguardo alla parificazione dell’IVA fra i libri stampati (4% assolto dall’editore) e quelli elettronici (20%).
  2. Non era il governo Berlusconi a dire che riducendo l’incidenza delle tasse si riduceva l’evasione (con sberleffo del PD)?

Perché per l’agevolazione del commercio elettronico non risolviamo i punti chiave che lo penalizzano? Perché, ad esempio, per spedire un pacco da 1 kilo in Germania spendo grossomodo il triplo dello stesso pacco nel tragitto contrario? Interveniamo prima di tutto sulle Poste, sulle sue tariffe e sui suoi modi e tempi di consegna. I corrieri privati si adegueranno.

Per combattere l’evasione controlliamo più da vicino i siti per le transazioni fra privati imponendo la comunicazione allo stato dei dati per tutti coloro che effettuano un numero elevato di transazioni. Si ridurrebbe l’evasione dell’IVA e dei dazi, la violazione dei marchi e magari anche la tutela della salute.

Non dimentichiamo inoltre l’educazione dei cittadini, informandoli chiaramente dei loro diritti ma anche dei loro doveri, spiegando anche come riconoscere un sito affidabile rispetto ad un sito dubbio.

Giusto per cominciare. Con 14 anni di esperienza.

E voi cosa ne pensate?

Diritto all’astensione.

Siamo fuori campagna elettorale (in particolar modo referendaria) ma mi voglio appuntare questa frase ed il suo contrario apparse nel medesimo giornale.

Stavo infatti cercando informazioni sui referendum sul nucleare del 1987 quando dall’archivio storico di Repubblica è uscita questa affermazione scritta la domenica mattina delle consultazioni (neretto mio):

Dire il sabato sera, di andare tutti a votare, alla vigilia di una competizione elettorale referendaria, in cui l’ astensione ha un ruolo decisivo per la sua riuscita o meno, è una violazione della legge. Milioni di italiani intendono difatti avvalersi oggi e domani del diritto del non-voto ed è semplicemente assurdo che il Fantastico di Celentano in qualche modo glielo contesti o rimproveri.

Spiace che lo stesso giornale abbia completamente cambiato idea quando Corrado Augias arriva a dire (sempre miei i neretti):

Subito è partito il coro delle gerarchie vaticane e dei politici “devoti” per cercare di condizionare la Consulta, con il solito anatema contro la magistratura che vorrebbe invalidare per via giudiziaria il “volere del popolo”. Non contenti di avere a suo tempo fatto fallire i referendum con lo squallido trucco di invitare i propri seguaci all’ astensione, appropriandosi così anche del non voto di quella grande parte di gente che diserta le urne per altri motivi.

Mentre nel 1987 l’astensione nel voto referendario era un diritto, nel 2010 (ma già prima del referendum stesso nel 2005) la stessa azione era diventata uno squallido trucco ad uso esclusivo degli avversari cattivi.