S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

E io che mi pensavo » Pubblicitari verdi fritti

E se, peggio ancora, avete mai pensato di mettere, dentro una pubblicità radiofonica, il rumore d’un clacson, di una sgommata o di un incidente stradale, ecco, se solo v’è venuto in mente, sappiate che, appena v’è venuto in mente, l’umano che avete dentro di voi si è sparato un colpo in testa, e adesso siete senza. Vagate come fantasmi nelle vostre città, tra i sushi e i sashimi e gli happy hour, ma l’umano che avevate dentro di voi se n’è andato, senza neanche lasciarvi un biglietto, e siete lì, morti senza saperlo, a pensare alla campagna di domani.

via E io che mi pensavo » Pubblicitari verdi fritti.

Ecco, mi rendo conto solo ora del perché le pubblicità siano così distaccate dalla realtà, del perché solo nel mulino bianco ci si alzi a metà mattina con tutta calma per poi portare i bambini a scuola ed andare a lavorare mentre io di solito mi devo vestire al buio.

La domanda spontanea ora è una sola: quale è il paletto di frassino da usare per i pubblicitari per farli rientrare nel mondo normale?

Cosa non è chiaro se dico “promo”?

Ricevo una mail minatoria da Google in quanto:

I publisher non possono implementare gli annunci Google in modo da farli
apparire come elementi di altro tipo. Ad esempio, non possono inserire
annunci sotto intestazioni o titoli ingannevoli, in quanto ciò può indurre
gli utenti a pensare che gli annunci siano link a siti correlati a tale
intestazione. Per evitare questo problema, richiediamo ai publisher di
utilizzare per gli annunci solo le etichette “Link sponsorizzati” o
“Pubblicità”.

Il widget contenente la pubblicità nella colonna laterale sul blog infatti si chiamava “Promo”. Se non modificavo la dicitura entro 72 ore mi bloccavano il sito.

Ora ho scritto “Pubblicità” come chiedono loro, ma la domanda resta, come mai non fanno nulla contro quei siti che alterano la pubblicità per portarla ad una maggiore integrazione con il sito al punto che risulta difficile capire se si tratta di contenuto o promo? Forse perché il loro CTR è decisamente più alto del mio e pertanto ci guadagnano molto più che con la mia casellina promo?

Vendere il telefono.

Capisco bene che per le compagnie telefoniche sia importante avere tanti clienti, ed a maggior ragione utenze aziendali.

Perché con il distacco dell’ultimo miglio la compagnia che gestisce il filo prende i soldi dal cliente per il contratto che fa ed anche qualche spicciolo sulle telefonate entranti. E se le telefonate entranti sono molte anche gli spiccioli iniziano a diventare significativi.

Capisco molto meno (ovvero lo capisco ma non lo accetto, neppure se è legittimo in attesa della partenza del registro pubblico delle opposizioni) le continue telefonate di disturbo fatte da gentili (fino al primo rifiuto) signorine dei call-center.

Se compagnie telefoniche come BT e Fastweb fanno chiamate molto frequenti e decisamente insistenti le si prende in odio e basta, ad ogni telefonata fatta la possibilità che hanno di essere prese in considerazione in un eventuale cambio rispetto all’operatore attuale subisce un decadimento esponenziale (grazie a .mau. per la definizione corretta).

Certamente saprete che tutti i dipendenti di una qualunque casa automobilistica (eccettuate quelle di lusso, per ovvie ragioni) hanno auto della medesima casa automobilistica. Perché se per primi non le usano i dipendenti significa che in fondo non sono poi così buone.

Ecco, generalmente le chiamate degli operatori vengono fatti da call-center stranieri, con persone con un pessimo accetto e con una qualità dell’audio infima. Risulta legittimo pensare che un operatore che venda telefonate usi le sue stesse telefonate per dimostrarne la qualità, e il gracchiare e gli eco che ci sono sono insopportabili e fanno venir voglia di mettere giù il telefono.

E se in azienda il rumore dei call-center è ancora sopportabile avendo molte telefonate di lavoro a casa si raggiunge l’esasperazione che ti fa venir voglia all’ora di cena di vendere il telefono e tornare alla vecchia bella posta cartacea che perlomeno ottiene la tua attenzione nel momento in cui vuoi tu e può sempre servire per accendere la stufa.

Stop the spot #1

Dopo i precedenti post a tema ho pensato di attivare una rubrica aperiodica in merito di pubblicità controproducenti o comunque assurde.

Le vittime odierne sono lo spot radiofonico del Superenalotto ed il trailer televisivo di un film di Steven Seagal.

Il primo ha come protagonista Miss Superenalotto (se non erro una certa Chiara) a cui viene chiesto cosa farà con la vincita. E lei tutta convinta risponde che ne darà metà in beneficenza, metà li spenderà lei e l’altra metà non ci ha ancora pensato.

Appare subito evidente che la suddetta miss non appare molto intelligente e soprattutto è incapace di far di conto. Che lo scopo sia appunto quello di attirare al gioco persone che non si rendano conto che a vincere è solo il gestore del gioco stesso?

Molto più esilarante è il secondo. Dovendo mediaset promuovere la visione di un film di Seagal ed essendo quest’ultimo espressivo come un manichino impagliato, hanno pensato bene di dire grossomodo che Seagal è capace di mantenere la stessa espressione in qualunque situazione.

Se fossi nell’ufficio pubblicitario Apple lo assumerei subito, loro sono specialisti nel far passare un bug come se fosse un feature.

Alla prossima edizione di Stop the spot dove verranno evidenziate altre assurdità pubblicitarie.

Ma i pubblicitari si ascoltano?

Giusto due messaggi pubblicitari radiofonici per capire quanto sono assurdi.

Il primo è conto arancio che appesta video e audio di testimonials perché la loro migliore pubblicità sono i loro clienti. Ma se lo credete davvero perché appestate video e audio di messaggi pubblicitari costosi e peggiori? Forse sono carenti di clienti soddisfatti?

La seconda è di Esso Extras. Due tipe al telefono. La prima: “Domani andiamo a fare un giro? La stazione meteo di Esso Extras dice che ci sarà il sole” La seconda: “Ok, però io porto dietro gli impermeabili perché è meglio non fidarsi”. Cioè, per capirci… dicono che la stazione meteo che regala Esso è una ciofeca inattendibile! Sarebbe stato molto meglio farsi regalare una stella.

Signori pubblicitari, suvvia, capisco che la trasparenza è il nuovo nero, ma non siate così spudorati, nascondeteci ancora un po’ le magagne.

E voi lettori, avete altre pubblicità assurde da segnalare? Usate i commenti.

Dar via il succo.

PTWG si è fatto un gran puttan tour per scoprire quanti (e quali, ma non che lo dice) blog sarebbero disposti a scrivere un post a pagamento per reclamizzare un succo di frutta.

Poteva, dato il nome, almeno promuovere un vino in cartone di qualità infima. Ma questo non è il succo del discorso.

Il discorso del succo, al contrario, è quanta blogosfera sarebbe disposta più o meno apertamente disponibile a vendersi.

Secondo Paul il 90%, secondo gli intervistati molto meno, secondo me il campione è statistico come i 2 polli di Trilussa, secondo FriendFeed difficile tirare le somme.

Quindi dopo questo ampio preambolo vengo a come mi sarei comportato forse io (non sono certo target per PTWG, non c’è il mio telefono in giro ma se dal blog andate alla mia azienda è pubblicato) ricevendo una simile offerta.

Non faccio mistero che sarei stato disponibile a scrivere post a pagamento e penso che sia vantaggioso anche per le aziende (ovviamente il buzz gratuito è più vantaggioso di quello indotto ma non sempre praticabile, ad esempio su nuovi prodotti).

Ci sono però dei vincoli, perché io sono prima di tutto una persona, poi ho un blog. Quindi:

  • Deve essermi consentito di specificare chiaramente cosa o quanto ho ricevuto per scrivere il post;
  • Non devono esserci link o keyword obbligatorie, io mi esprimo liberamente, le mie opinioni appartengono a me e non al cliente;
  • Le opinioni saranno comunque reali, basate sulle mie esperienze, anche negative se del caso;
  • Mi stanno bene anche i succhi di frutta (non alla prugna) purché siano in bricchi da 200 ml, questo banalmente perché mi consentirebbe di darli ai figli per merenda unendo l’utile dell’azienda (ricevere un feedback sul prodotto oltre al post) all’utile mio (mi risparmio di andarli a comprare, se poi l’azienda paga pure tanto meglio) quindi se Valfrutta (link non sponsorizzato) che sta qui vicino vuole darmi una fornitura pluriennale di bricchi di succo di pesca, pera ed albicocca (+ alcuni da provare se crede) le dedicherò i post che ritengo opportuni;
  • Non mi stanno bene prodotti contrari al mio modo di essere e di agire, inutile che mi offri una fornitura decennale di preservativi potrei scrivere solo se vanno bene per fare i gavettoni, ma non è detto.

Quindi in buona sostanza i punti sono: trasparenza, coerenza e sincerità.

In presenza di tutti e tre gli elementi nessuna difficoltà ad accettare, moderatamente, lo stesso comportamento su tutti i blog che leggo. Molto meglio di certi articoli di media ufficiali che non spesso rispettano nessuno dei tre punti.

In ogni caso non volermene Paul (che tanto so che non leggerai il post fino a questo punto) ma il fatto che si possa essere pagati per scrivere non significa affatto essere automaticamente delle puttane.

P.S.: per Paul, Steve Irwin è morto.

Camillo » Archivio » Dio c’è

La gran parte delle persone che crede in Dio non fa male a nessuno, anzi spesso fa bene proprio perché crede in Dio. Certo, ci sono i fanatici. Quelli che in nome di Dio vogliono limitare le libertà, ma per la gran parte non prendono gli autobus a Genova, a Londra o in Spagna, semmai li fanno saltare in aria a Tel Aviv.

via Camillo » Archivio » Dio c’è.

Profondamente vera questa frase. Non capisco poi perché per un ateo la non esistenza di Dio dovrebbe essere una cattiva notizia, secondo me dovrebbe piuttosto lasciarlo indifferente.

Guerrilla estrema.

Via FriendFeed ho visto questa mappa di Google con street view.

E se fosse l’estremo confine del guerrilla marketing?

Chissà ora quante persone leggeranno l’URL di quel noleggio di automezzi.

Del resto si sa che le auto che fanno le foto sono ben riconoscibili, la vedi, la sorpassi, accosti ed aspetti che ti faccia la foto. Se sei fortunato eccoti una meravigliosa pubblicità gratuita.

Altrimenti hai perso solo 5 minuti in posa.

A Quick Note – The Big Picture – Boston.com

A second ad position has been added (yes, I know, I know) but I wanted to be upfront about it, and not sneak an ad in. It’s below the photos, above the comments – I’ll never put ads in amongst the images – please feel free to give your feedback here in the comments. Just so you know the rationale: the bandwidth bills must be covered. In a single day, last month the entry on Hurricane Ike was served up over 1 million times. The 28 images on that page add up to a bit more than 5.2 megabytes. Multiply that a million times, and we (The Boston Globe) ended up serving nearly 5 terabytes of images for just one entry from one blog in less than 24 hours (not counting the HTML or the thousands of comments). And we topped one million daily pageviews at least five times last month.

A Quick Note – The Big Picture – Boston.com.

Ho già parlato di questo blog con foto meravigliose.

Oggi che hanno aggiunto un secondo banner assolutamente non invasivo (nulla fra le foto, uno in cima ed uno subito prima dei commenti) si sono presi la briga di scusarsi con i lettori e di motivare la scelta (in effetti il traffico di quel sito è spropositato).

Nulla a che vedere con i giornali italiani che hanno anche una decina di spot nella pagina senza contare popup, popunder, interstitial, e via discorrendo.

Io continuo a suggerirlo come feed da seguire.

Sagra di San Lorenzo.

Mi avevano chiesto di mettere su una paginetta per la Sagra di San Lorenzo nel sito parrocchiale.

Peccato per fortuna che il webmaster è in ferie e con lui i dati di accesso FTP al server. A parte che con un URL del genere e con tutti i testi contenuti nelle immagini anziché scritti come lettere non so proprio come verrà indicizzato ma poco importa.

Allora visto che la Sagra avrà inizio questa sera vi riporto qui brevemente il programma.

Innanzitutto però vediamo come farvi arrivare. La Sagra si svolge come di consueto in questo campo sportivo. Se le indicazioni di Google o del navigatore vi fanno giungere in zona seguite poi il campanile, i suoni dello spettacolo e l’odore di buone cose da mangiare per non sbagliare.

Il programma è il seguente:

Giovedì 7 “I Terrestri” …a volte ritornano (ndS.: complesso di musica liscia)Tiro alla fune – 13° trofeo “Andrea Poli”
Venerdì 8 Pattinaggio artistico con la partecipazione della scuola di pattinaggio Up&DownPiano Bar con Così Cosà

Esibizione del Judo Club di Lugo

Sabato 9 Centro studi danza presenta “Sotto le stelle… Sfilanti” – Serata di moda e spettacolo
Domenica 10 “Ore 12.00 Pranziamo insieme alla festaPomeriggio giovani con giochi vari (ndS.: Per chi non collassa sotto il ciocco del sole una fetta di cocomero omaggio)

I diavoli delle Fruste (ndS.: Conoscete gli sciucaren?)

E’ Tamaraz La realizzazione dei materassi come avveniva nella nostra campagna

Lunedì 11 Marco Gavioli in concertoRaduno Auto e Moto d’Epoca (ndS.: Organizzato come al solito da mio suocero)

Ma il motivo principale per venire è la cucina.

I cappelletti fatti a mano dalle azdore di San Lorenzo meritano tutti (io li preferisco al ragù piuttosto che con la panna).

Altra pietanza chiave del menu è il castrato anche se personalmente gli preferisco il salame ai ferri.

Se venite fate un fischio, se non mi trovate chiedete sempre alla cassa dello stand.