S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

PagheRAI. Forse. Anzi no.

La RAI pretendeva il canone anche per il solo possesso di un PC in azienda.

E non è che fosse una trovata dei denigratori della RAI stessa, lo si capiva bene anche dal loro spot istituzionale.

No perché ora che è stata fatta marcia indietro la medesima RAI si affretta a dire:

La Rai non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer.

Ecco c’è chi userebbe espressioni colorite per descrivere questo dietrofront, io mi limito a rallegrarmi perché una volta tanto la ragione ha superato la burocrazia. C’è ancora speranza per l’Italia.

Canone RAI.

Io escludo tassativamente che in Italia ci sia gente felice di pagare il canone. Più facilmente credo che ci sia chi, con il senso civico di chi paga tutte le tasse per il bene comune, ci sia chi effettivamente paga di buon grado. A seguire viene chi, come me, paga perché è obbligatorio ma farebbe comunque volentieri a meno. Ed infine ci sono coloro che evadono questa assurda tassa, ma non è l’evasione il centro della discussione.

Quello di cui voglio parlare è del fatto che ora la RAI, mai sazia di fondi che spreca con ingaggi stratosferici a persone di dubbia opportunità per il servizio pubblico, voglia i soldi del canone anche da tutte le aziende che hanno almeno uno smartphone o un PC (e qui mi risulta difficile trovarne che non abbiano né l’uno né l’altro).

La legge che impone questa tassa può essere definita eufemisticamente datata e quella formula atti o adattabili racchiude tutto e niente.

C’è in giro chi propone di far pagare la tassa direttamente nella bolletta della luce, io continuo ad essere fermamente contrario. In questo caso si procederebbe a (tar)tassare anche chi effettivamente non deve il canone in nessun caso con la presunzione che la corrente elettrica può essere usata per alimentare un apparecchio atto o adattabile dalla padella alla brace.

Allora io cambierei del tutto il calcolo, non più (o non solo) con un bollettino di fatto su base volontaria ma sul trasferimento di dati in rete. Il canone RAI come percentuale (direi che un 10% potrebbe bastare) del canone ADSL o 3G ma a tre ben specifiche condizioni:

  1. Che tutti i programmi trasmessi dalla RAI dalla sua nascita ad oggi, su tutti i suoi canali, entrino nella libera disponibilità di chiunque. Se la RAI ha trasmesso un bel film ed io non ho avuto tempo di guardarlo quella sera posso scaricarmi legalmente dalla rete una qualunque delle alternative presenti (anche in fullHD, in 3D, ecc) senza dover più un centesimo a chicchessia.
  2. Che comunque possa vedere tutti i canali RAI via web con tutti i programmi disponibili dall’istante in cui vanno in onda via etere e/o satellite con possibilità di riavvolgere quanto voglio senza difficoltà (time shifting online).
  3. Che venga abolito il balzello SIAE su tutti i supporti di memorizzazione e pure quello della trasmissione di filmati con audio anche autoprodotto.

Restano fuori dal conteggio del balzello tutte le connessioni con tariffazione a tempo o traffico perché evidentemente non sono adatte alla visione di video in tempo reale né on demand e le connessioni per cui il titolare possa dimostrarne l’uso automatico solo industriale.

Sarebbe un sistema tutt’altro che perfetto perché comunque assoggetterebbe a questa tassa anche tutte le aziende che però non dovrebbero più pagare la SIAE per i propri backup o per i video di presentazione aziendale con la sola voce delle persone intervistate.

E per i privati sarebbe comunque un vantaggio per buona parte del materiale video presente in rete.

Voi cosa ne pensate?

Perché pagare?

Ieri dopo pranzo ero curioso di sapere chi aveva vinto Sanremo (vette supreme di masochismo), dove meglio del sito ufficiale per farlo?

Bene, ha vinto Vecchioni con “Chiamami ancora amore”. Non mi era capitato nei brevi lassi di tempo su Rai1 di ascoltarla, già che ci sono facciamolo da qui. La Rai è multimediale, i video si possono guardare direttamente sul sito. Del resto anche quest’anno gli ho lasciato 110,50 Euro (+ spese) perché mi offrano un buon servizio!

Apro la pagina del video, compare subito la schermata del player con scritto in basso grossomodo: speravate che partisse subito il video, invece vi dovete subire ancora 15 secondi di pubblicità. Scorre, molto scattosamente, il video pubblicitario ed il numero in basso pare il conto alla rovescia dell’autodistruzione. Scattosamente al punto che i 15 secondi diventano 40 (e già se fossi lo spon… sor che… ha pa… ga… to per qu… ella p… ubblicità mi alterer… ei non poc… o). Io mi sono alterato invece perché pensavo che con i miei 110,50 Euro potessero bastare per pagarsi un po’ di server con un po’ di banda per farmi vedere i 3 filmati 3 che vedo in un anno.

Parte il video, anche questo inguardabile, perché può interessarmi ben poco di una pubblicità, ma cercare di capire una canzone a spizzichi da non più di 10 secondi mi pare di essere un concorrente di Sarabanda e che ad un certo punto sarebbe uscito Enrico Papi.

Chiudo desolato il sito Rai e vado su Youtube, il video è scorrevole senza attese prima e durante, con un banner in basso che posso nascondere.

Il problema, come dicevo mesi fa, non è la pirateria per non pagare il dovuto (il alla Rai avevo già pagato tutto il dovuto e certamente più del meritato). Il problema è che proprio fanno di tutto per renderti impossibile la vita.

Non è possibile che un prodotto pagato funzioni peggio di uno gratis. Se vado nel market Android spesso vedo due versioni del software, una gratuita con funzioni standard ed una a pagamento con funzioni evolute. Ecco, nell’ambito multimediale funziona esattamente al contrario, se vuoi qualcosa di usabile agevolmente non puoi rivolgerti ai canali ufficiali a pagamento.

E più si ostineranno a non capire questa semplice regola e più saranno coloro che scappano prima della cassa, non per volontà di non pagare ma per avere facilmente usufruibile ciò per cui hanno pagato.

Social is the King.

Su Rai2 (al sabato e alla domenica mattina alle 9.20) e su Rai Gulp (dal lunedì al venerdì alle 20.10) sta per partire il primo gioco che coinvolge direttamente i social network ed i relativi utenti, la gente della rete insomma.

SocialKingCondotto da Metis di Meo e da Livio Beshir il programma Social King è stato ideato in Italia (qualche volta succede, non ci limitiamo sempre ad importare format stranieri spesso anche abbastanza insulsi) da RAI Ragazzi.

Il programma/gioco a premi vedrà come concorrenti gli uomini e le donne della rete, coloro con cui quotidianamente vi incontrate sui vari social network. Non per nulla è possibile trovare Social King oltre che sulla pagina ufficiale già segnalata anche su YouTube, Facebook e Twitter.

Non posso ancora esprimere un’opinione chiara sul programma non essendo andato ancora in onda, posso però dire che scegliere il sabato mattina per la puntata principale della settimana (quella dove veramente si interagisce con il programma stesso) mi lascia un po’ perplesso. Probabilmente i vertici Rai comunque vogliono capire bene come può funzionare un programma così innovativo prima di affidargli un time slot più prestigioso, ci sta e si può certamente capire la scelta.

Meno comprensibile, almeno secondo me, è l’autocandidatura per partecipare. Perché non essere un po’ più proattivi ed andare a cercare i personaggi migliori? Perché non proporli, dopo aver ottenuto un’accettazione di massima, con i tanti canali scelti e far scaturire i concorrenti delle varie sfide? Perché affidarsi a post pagati per la promozione del programma anziché utilizzare i social network per radunare un gruppo di blogger da invitare alla sede Rai per la puntata 0 e lasciare fare a loro?

Anche qui, come sopra, forse un po’ troppo timore di perdere le briglie dei social network, di farsi condurre dalle persone e dagli eventi. Auguro agli autori Andrea Materia e Michele Bertocchi di riuscire a calarsi nel profondo della rete e di giungere, fino al 3 luglio quando il programma terminerà, ad una impostazione più aperta e collaborativa. Spero che il programma, soprattutto nell’edizione preserale sulla TV dei ragazzi, possa anche insegnare ai giovani (ed ai loro genitori) l’uso di questi potenti strumenti che sono la rete ed i social network perché si possa unire l’utile al dilettevole.

Articolo sponsorizzato

Viva la RAI.

Non la canzone di Renato Zero, ma proprio l’azienda, mamma RAI.

L’anno scorso, a maggio, è morta mia nonna Guerrina (l’avevo scritto su twitter ma non è così facile recuperare il permalink, che in ogni caso non avrebbe valore aggiunto nel post odierno) storica abbonata RAI, avrebbe pagato il canone anche una volta alla settimana e quando si avvicinava la fine dell’anno era frenetica non volendo capire che il pagamento si faceva comunque a gennaio.

Ora però è evidente che non lo possa (né debba) più pagare. Spesso però le cose evidentemente ovvie stridono amaramente con la burocrazia.

Fatto sta che una decina di giorni fa è arrivata la letterina della mamma che chiedeva l’obolo annuale. 109 euro.

Allora sono andato sul sito indicato nella lettera fino alla pagina delle comunicazioni, ho completato il modulo ed ho specificato che la nonna era morta e quindi non doveva più pagare il canone. L’apparecchio TV l’ha preso un altro abbonato che quindi già paga il suo canone.

Mi è arrivata una mail “manoscritta” (non una risposta automatica) in cui mi si informava che l’abbonamento era sospeso in attesa della comunicazione della data del decesso.

Sono tornato sul sito (l’unico punto negativo è che non si poteva rispondere direttamente alla mail) ed ho mandato l’informazione su luogo e data del decesso dicendomi disponibile a mandare loro copia dell’atto tramite mail o fax.

Stamattina mi è arrivata una seconda mail in cui mi informano che l’abbonamento è stato annullato senza problemi e senza aumento di burocrazia.

In tutta onestà si è trattato di una gradevole sorpresa, poter interagire con una pubblica amministrazione (gli abbonamenti fanno capo comunque all’Agenzia delle Entrate) senza dover perdere una marea di tempo e soprattutto senza doversi spostare.

Che sia l’inizio di una nuova era? Non so, nel frattempo… Viva la RAI.

Serio e importante.

La RAI continua la sua mirabolante gestione delle Olimpiadi come se fossero i giochi senza frontiere della sagra rionale. Forse speravano che con le polemiche in corso per il Tibet, per i diritti umani violati, per i Grandi della Terra con i vado/non vado.

E così hanno demolito le dirette video sulla TV analogica, sul digitale terrestre ed anche sul web.

Non contenti hanno gestito anche il blog dell’evento con un’approssimazione che ha dell’incredibile. Hanno preso un incompetente andato a Pechino per prendersi cura del sito di Rai Sport, gli hanno dato in mano l’interfaccia di amministrazione del blog senza spiegargli cosa sia un blog (non si spiegherebbe altrimenti perché chiama post i commenti) e lo hanno mandato allo sbaraglio.

Certamente in condizioni simili chiunque può avere qualche difficoltà, ma la frase:

Quindi vi saluto e mi astengo definitivamente da qualsiasi ulteriore post. So bene che anche questo sarà per alcuni ulteriore motivo di polemica, ma in tutta franchezza ho impegni più seri e importanti ad assolvere.

è perlomeno antipatica.

Ecco, io penso che Deluise sapesse già prima di partire dall’Italia quali fossero i suoi impegni seri ed importanti da assolvere, ma questo non gli ha impedito di assumere anche quello (che a quel punto diventa altrettanto serio ed importante come ogni altra sua mansione) di gestire la comunicazione tramite il blog istituzionale dell’evento.

Dichiarare che lo strumento blog non sia serio né importante perché non lo conosci è una gravissima mancanza di rispetto nei confronti degli utenti che hanno deciso di dedicare il loro tempo a commentare, a farti sapere la loro opinione (magari in modo un po’ troppo colorito) ad aiutarti a migliorare un servizio pubblico di qualità ben inferiore alle aspettative.

Il problema qui non sono le offese rivolte allo staff RAI impegnato a Pechino ma la delusione che questo staff (pagato con il mio canone) ha prodotto in tutti coloro che le olimpiadi le avrebbero volute seguire in maniera adeguata quanto l’importanza dell’evento avrebbe richiesto.

PersevereRAI.

So che si suol dire non c’è due senza tre, ma qui si sta esagerando di brutto.

Quello qui accanto è uno screenshot di questa pagina dal sito del televideo.

In base a quanto letto stamattina ho scritto un post con un mea culpa ritenendo di essere io in errore dal momento che mamma RAI ha una redazione sportiva che gestisce due canali due e che stasera trasmetterà in diretta l’incontro.

Non è come dicevo stamattina che il nome della squadra sia Tampere o Artmedia ma, come credevo in origine, sono due squadre distinte che si sono già scontrate e dunque questa sera la partita sarà Juventus-Artmedia mentre il Tampere andrà a giocare la coppa UEFA anziché la Champions.

Così alla fine ci ho rimediato pure una brutta figura ricredendomi su qualcosa che era giusta.

Grazie RAI, almeno ora so che non fidarsi è male, ma perseverare nella fiducia nella TV di stato che riscuote pure il canone è diabolico.

Non se la cava comunque meglio la Gazzetta che dice che la partita era ieri sera martedì 12 agosto.

RAI ahi.

Continuano le Olimpiadi e continuano gli strafalcioni sul sito della RAI dedicato ai giochi.

Oggi ho scoperto che cliccando nella freccia verso destra accanto ad un atleta compare la sua scheda personale. Ottima cosa di per se, soprattutto per conoscere i nostri campioni in specialità tutt’altro che note.

Se però anziché cliccare sulla freccia accanto all’atleta clicco su quella vicino alla squadra (quella di Calcio nello screenshot qui a lato) compare un simpatico

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Ecco, nulla di tanto tragico quanto il BSOD alla cerimonia inaugurale delle medesime Olimpiadi, però un po’ di debugging su un sito tanto visitato (ed avrei anche qualcosa da dire riguardo la velocità del server stesso) per un evento tutto sommato molto breve sarebbe stato auspicabile.

Magari potrei offrirmi a quelli di Tetractis (che gestiscono il sito per conto della RAI) come beta-tester/debugger. Per referenze possono chiedere a Ludo in merito alla versione attuale di BlogBabel.

Medaglia di latta.

Al di la del fatto che le colonne di larghezza tanto astrusa già la prima volta che le ho viste mi sono apparse orripilanti.

Guardate un po’ la classifica, l’Italia è terza!

Dove è finita la Cina? In ottava posizione.

Questo perché il solerte programmatore/webmaster del sito della RAI dedicato alle Olimpiadi ha ritenuto opportuno usare un campo di testo per il numero di megaglie e non un più consono campo numerico.

A questo punto l’ordinamento discendente mette le 11 medaglie d’oro dei padroni di casa sotto le 2 della Repubblica Ceca e subito prima dell’1 dell’Olanda.

Bisogna proprio dargli una medaglia. Di latta.

UPDATE delle 16.10: Ora l’ordine della graduatoria è stato corretto e la Cina è tornata prima con i suoi 13 ori.

RAI 4 gatti.

Il 14 luglio, 3 giorni fa, è nata RAI4 (se ne sentiva proprio la mancanza) in modo da far confusione con Rete4.

È stata presentata per il digitale terrestre, un po’ come Boing per mediaset. A differenza di Boing però che si trova solo sul DTT, RAI4 si trova anche free-to-air sul satellite.

Dal comunicato stampa RAI si viene a sapere che RAI4 è indirizzata ad un pubblico giovane, che naviga su internet, sensibile alle suggestioni della moderna comunicazione.

Un pubblico che naviga così tanto su internet che a 3 giorni dal lancio ancora nella home page della RAI non compare alcun riferimento a RAI4 e che con una ricerca per RAI4 restituisce solo il link al comunicato stampa.

Neppure il sito dedicato esiste ancora (mentre c’è per RAI1, RAI2, RAI3, RAIgulp, ecc.) a differenza del sottopancia scorrevole che da giorni e giorni ci stressa su RAIgulp (almeno io l’ho trovato sempre e solo lì, ma la RAI non la seguo molto).

L’affermazione poi sulla sensibilità alle suggestioni mi da molto l’idea di Ulisse attratto dalle sirene. Una TV per l’oblio.

Dunque non trovo affatto corrispondenza tra le dichiarazioni e la realtà dei fatti.

Concordo poi con Mantellini che fa notare come in Romagna sul DTT RAI4 non sia visibile, come tutto il resto della RAI. E considerando che la RAI tende a risparmiare sui diritti di trasmissione sul satellite sarà quasi sempre scrambled.

Detto questo mi sa che il nome RAI4 sia dovuto al fatto che la guarderanno solo 4 gatti.