S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Il buio in fondo al tunnel | Il Post

Pur con le cautele che il rigore scientifico impone di fronte a scoperte ed esperimenti che hanno bisogno di attente verifiche, il ministero e il governo non possono non constatare che laddove sono stati mantenuti investimenti sufficienti a consentire qualificate ricerche scientifiche, queste ricerche danno dei frutti e approfondiscono la comprensione del mondo e di ciò che è ancora oscuro, rendono lustro al lavoro delle istituzioni scientifiche italiane, e pongono le basi per il rinnovamento della crescita economica e scientifica nazionale.

Il ministero e il governo non possono che esserne fieri e trarne il giusto insegnamento per il futuro e per le valutazioni sugli investimenti necessari al nostro paese, che solo dalla solidità della sua scuola, università e ricerca scientifica potrà trarre i mezzi per tornare a essere competitivo culturalmente, scientificamente ed economicamente con il resto del mondo, come merita.

via Il buio in fondo al tunnel | Il Post.

Se mai un governo facesse un comunicato del genere non sarebbe in Italia.

Numeri da circo e classi pollaio.

Non sto a tornare sui numeri dicendo che sono del 2009 e non aggiornati (sfido chiunque di voi ad avere dati aggiornati da qualunque organismo internazionale su qualunque materia).

La consistenza media delle classi, in ogni caso, lascia il tempo che trova (come diceva appunto anche .mau.), magari una moda è molto più efficace per fare una fotografia della realtà.

Anche il fatto che le classi con oltre 30 alunni rappresentino rappresentassero appena lo 0,6% del totale lascia il tempo che trova. Dove sono ubicate queste 2.108 classi? In aule adeguate? Come sono diffuse? Sono veramente eccezioni o sono ormai prassi per certe scuole o certi luoghi?

Se si vuole analizzare la situazione della scuola i numeri non servono a nulla se non a porre l’attenzione sul dito anziché sulla Luna. La statistica poi…

Ebbene se vogliamo parlare di scuola dobbiamo abbandonare le statistiche nazionali, come pure quelle regionali e forse anche provinciali.

Dobbiamo andare in una scuola, la scuola che ci interessa. A me interessano ad oggi quattro scuole statali sulle cinque che ci sono nel mio comune, in ognuna di esse ho almeno un figlio ed in una in particolare sono presidente del consiglio d’istituto da tanto tempo, da ben prima che la Gelmini diventasse ministro. A dire il vero quando ho iniziato ad occuparmi di scuola il governo era di un altro colore ed ha cambiato più volte in questi anni. Parlo quindi con cognizione di causa.

Ebbene vi assicuro che il problema della scuola non sono le classi numerose. Magari fosse appena quello.

La mia preside ha 2 istituti, 12 plessi, 2700 studenti dai 3 ai 13 anni. Se vuole fare un giro per tutte le strutture sotto il suo controllo diretto fa allegramente 100-120 km.

Pensate ad un insegnate che manda uno studente dal preside, quando mai riuscirà a vederlo? Ma non è un’eccezione. Tutti i dirigenti scolastici del mio comune hanno due scuole (anche se le altre hanno meno sedi distaccate) in provincia di Ravenna ci sono 46 scuole, 20 hanno la reggenza.

Ma il problema non è solo di dirigenti, i bidelli (classe sempre considerata, a torto, di fannulloni) hanno subito un taglio enorme. Ora ci troviamo con bidelli che vagano per il territorio per aprire più scuole, se verranno giornate di nebbia o di gelo ci si troverà alla mattina con scuole ancora chiuse perché non si può aprire troppo presto la prima.

A Faenza una scuola materna è stata costruita su 4 palazzine, una per sezione (edilizia moderna, appariscente ma non funzionale). Ora i bidelli sono stati tagliati, una persona dovrà fare la spola fra due palazzine distinte per tutto l’inverno ogni volta che un bambino avrà bisogno del bagno (perché la maestra mica può abbandonare la classe per accompagnarne uno).

Poi ci sono le assurdità delle graduatorie per cui ci siamo ritrovati alle superiori con un’insegnante di Potenza con 4 ore settimanali di lezione. Non bastano mica 4 ore settimanali per pagarci l’affitto e così faceva la pendolare.

No, non cambia molto se in classe ci sono 28 o 32 studenti, non cambia nella misura in cui ci sono degli insegnanti validi, perché ci sono anche quelli incapaci di insegnare, incapaci di tenere una classe anche poco numerosa.

Il problema della scuola non sono neppure i bilanci tagliati (e sono stati tagliati di tanto) quanto l’incertezza del quanto e quando che impedisce ogni seria pianificazione. Non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto di risorse umane.

È anche per questo che lavoro per la scuola (ora stiamo organizzando una festa provinciale dopo la positiva esperienza di Faenza l’anno scorso), per far capire alle scuole che non sono sole, che hanno con loro anche molte famiglie che hanno fiducia nella scuola e che chiedono che la scuola torni ad essere risorsa per tutta la società e non un problema di quelli che si ostinano a riprodursi.

Ben vengano allora le classi numerose, purché in strutture a norma, con docenti preparati e motivati, con risorse (scarse per colpa della crisi?) certe e tempestive.

Io spero che la lotta per salvare la scuola sia anche l’inizio della riscoperta del patto educativo.

Spero che segni la rinascita della scoperta del bene comune, la base di una nuova società.

Sempre un po’ a disagio: la schizofrenia della gelmini e i voti in pagella

È grave? Sì, secondo me è un po’ grave. Perché i due provvedimenti del ministro a proposito di voti, incrociandosi, hanno determinato questa situazione: che si alza il voto di quelli che raggiungono il 6 con fatica e calci nel sedere (grazie al voto di condotta), mentre si impedisce fin dalla terza a ragazzi bravi e studiosi di poter uscire con il massimo dei voti alla maturità.

via Sempre un po’ a disagio: la schizofrenia della gelmini e i voti in pagella.

Già il Governo Prodi a suo tempo cercò di far promuovere anche i somari con una sorta di condono. Ma in questo caso tutta l’operazione è stata decisamente più semplice (e di questo va dato atto al burocrate che l’ha ideata), più trasparente (nel senso di difficilmente visibile) e porta ad un doppio risparmio: sia dal basso (con le promozioni più facili) sia dall’alto (con risparmio sulle borse di studio).

Chissà che studi avrà fatto il solerte burocrate per aver ideato un sistema così efficace e semplice, chissà se i prossimi diplomati potranno avere la stessa flessibilità mentale che è stata data alle generazioni precedenti di studenti.

Voci di corridoio.

Confesso che devo ancora iniziare a leggerlo (l’ho solo savato sull’iPad) ma visti gli autori secondo me ne vale assolutamente la pena.

Non state ad aspettare una recensione post-lettura, correte subito a scaricare Voci di corridoio e leggetelo (c’è sia in formato EPUB che in PDF, non avete scuse).

Nell’impossibile caso sia brutto vi autorizzo a lamentarvi nei commenti.

Nel molto probabile caso vi piaccia siete invitati a lasciarlo scritto nei commenti.

Rinnegare la storia.

LECCE – Nel saggio di fine anno degli alunni dell’istituto di Lecce delle suore Marcelline, dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, c’é stato spazio anche per cantare ‘Faccetta nera’.

via ‘Faccetta nera’ a scuola, intonata a Lecce a saggio fine anno – Cronaca – ANSA.it.

La storia d’Italia, quella dei 150 anni festeggiata proprio in questo 2011, è stata composta di tante fasi e non tutte rosa e fiori.

Ci sono stati 20 anni (che su 150 rappresentano oltre il 13%) in cui l’Italia era una brutta dittatura (come se in effetti ce ne fossero delle belle).

Voler festeggiare i 150 anni con una festa che ne ricordi la storia evitando però il brutto e cattivo fascismo è come voler festeggiare la nonnina centenaria tranne però quando è stata quegli anni in orfanotrofio perché è stato poco bello.

Se proprio non vogliamo considerare il fascismo nella storia d’Italia allora togliamole 20 anni e via e magari togliamo anche gli anni con Berlusconi al potere già che ci siamo.

Una limatina qua ed una là e la nostra cara vecchia Italia diverrà una giovanotta.

Oppure ammettiamo che la nostra storia è fatta di cose belle e di cose brutte, e tutte -nostro malgrado- ci appartengono.

Rimprovera alunno, famiglia chiede danni – Cronaca – ANSA.it

(ANSA) – PALERMO, 30 MAG – Ha rimproverato un alunno che aveva falsificato la firma dei genitori sotto una nota presa a scuola e si e’ ritrovata una denuncia per abuso dei mezzi di correzione, reato per cui ora e’ indagata, e una richiesta di risarcimento del danno di 34mila euro per le presunte ‘sofferenze psichiche’ riportate dal bambino. E’ accaduto a una maestra elementare di Palermo colpevole di avere fatto notare al ragazzino che falsificare una firma e’ sbagliato.

via Rimprovera alunno, famiglia chiede danni – Cronaca – ANSA.it.

Senza parole.

Lettera degli editori per la scuola.

La lettera scritta da alcuni editori a favore della scuola pubblica (con specificazione successiva di statale) parte con le migliori intenzioni racchiuse in una antiquata burocrazia a partire dall’URL (http://www.laterza.it/ns-lettera.asp).

Non ho affatto apprezzato il passaggio in cui viene detto che la scuola non statale è parziale quando poche righe sopra hanno comunque detto che è pubblica nel momento stesso in cui sia paritaria.

C’è però un punto su cui non posso che essere d’accordo battendomi già da tempo nella stessa direzione:

Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla sola a chiedere attenzione. Se è vero – come sentiamo continuamente ripetere – che nella scuola si costruisce il futuro dei nostri figli e, quindi, del nostro Paese, nessuno può guardare alla questione «dall’esterno». Chi ricopre cariche istituzionali e politiche deve avvertire la forza dell’opinione pubblica. Chi ha più responsabilità e potere nella società, nell’economia e nella cultura deve essere il primo a impegnarsi.

La conclusione è sempre la stessa, finché si andrà alla contrapposizione (scuola pubblica statale vs. scuola pubblica paritaria ad esempio) non si potrà mai fare nulla di utile, è necessario invece collaborare tutti affinché la nave del futuro del nostro Paese possa giungere in porto e l’unica rotta possibile passa da un sistema scolastico di qualità in grado di formare cittadini.

Una parola però voglio rivolgere anche agli editori. Fate libri di qualità, libri veritieri e libri che appassionino. Libri che educhino. Fate libri che possano essere usati a lungo, che possano essere passati fra fratelli o acquistati nei mercatini dell’usato. Fate libri versatili, in formato e-book aperto per tutti i testi scolastici affinché tutti possano usare i vostri libri, perché la scuola è per tutti.

Certo che quello che propongo ha un costo elevato ed un margine di guadagno ridotto. Ma siate anche voi lungimiranti come volete che gli altri siano. Sappiate che uno studente appassionato acquisterà tanti altri vostri libri e smuoverà il volano della cultura che in Italia, culla della cultura, sembra essersi ormai arrestato.

Chiedete biblioteche scolastiche aggiornate? Fatelo! Fate la vostra parte come noi, cittadini nella e per la scuola facciamo.

Lotte intestine liceali.

Quando normalmente di liste elettorali per la componente genitori si stenta ad averne una per istituto (o proprio esagerando una per plesso), al liceo scientifico e classico di Lugo ci son ben tre liste e non sono divise per sedi ma più politicamente.

E questo ci potrebbe anche stare, se non fosse che il primo della lista nella lista 1 (nella quale sono candidato anche io sperando di non essere eletto) è consigliere comunale del PDL mentre il primo della lista 3 è il capogruppo in consiglio comunale della Lega Nord.

La scuola è una botte forata.

Ho usato questa metafora l’altra sera per descrivere la scuola e non solo quella di oggi.

Nella scuola gli sprechi sono enormi, forse anche più alti che nella sanità. Ci sono insegnanti del tutto inadeguati. Magari non incompetenti, ma incapaci di insegnare, di governare un gruppo-classe.

Così (ne ho conoscenza diretta) ci sono persone che prendono lo stipendio per un anno rimanendo in aula 1-2 giorni, maturando punteggio e passando così avanti a tanti altri volenterosi. Ci sono insegnanti che arrivano in aula senza aver preparato alcuna lezione, che si trascinano fino alla sedia nella speranza che la partita a carte degli alunni sia la meno rumorosa possibile per poter continuare a leggere tranquillamente il giornale, prendendo lo stesso stipendio di coloro che si gettano anima e corpo nella missione di educare.

Ecco, la scuola è una enorme botte dove lo stato continua a buttar dentro acqua e da cui le scuole prendono fuori per dissetare i propri allievi. Questa enorme botte però ha un problema che solo un miope non vede, è piena di buchi da cui l’acqua esce per mille rivoli.

Da una parte si è scelto di ridurre la portata in entrata, affinché le perdite si riducano. Questo però provoca anche la diminuzione della quantità d’acqua disponibile per gli studenti.

Dall’altra parte invece si vorrebbe (non si sa ben dove prenderla) aumentare l’acqua da mettere dentro la botte in modo che ogni studente abbia di che dissetarsi. Questo però provoca anche l’aumento degli sprechi ed il rischio che le falle si ingigantiscano andando ancor più fuori controllo.

La scuola non ha bisogno né di tagliare né tanto meno di ingrossare il flusso d’acqua in entrata quanto quello di chiudere le falle, ma in questa botte ormai è un’impresa.

Serve dunque che tutte le persone di buona volontà coinvolte, dalle famiglie agli insegnanti, dai bidelli al ministro, si siedano attorno ad un tavolo a costruire una nuova botte, robusta perché ognuno fornisce il meglio che ha per realizzarla.

Per conto mio sono disponibile a mettere in campo la mia esperienza di genitore e di presidente per più mandati di un consiglio d’istituto e soprattutto che rimarrebbe comunque nella scuola anche fino alla fine di una riforma di ampissimo respiro.

Le altre parti sono disposte a rinunciare ad un po’ del loro corporativismo da orticello personale per partire nella nuova impresa?

Fourteen Days.

Scusate la parafrasi numerica del titolo di un film, ma quanto accaduto nelle ultime due settimane di scuola è qualcosa di analogo, anche se molto più in piccolo, dal punto di vista dello stress.

Questa è la mia narrazione dei fatti, ognuna delle centinaia di persone coinvolte potrebbe raccontarli in un modo diverso, questo è il mio e quelle espresse qui sono mie personali opinioni. Non è mia intenzione offendere nessuno con le mie opinioni. Ometto il nome dei protagonisti anche se chiunque conosca la vicenda potrà facilmente identificarli.

La storia vissuta da me è iniziata venerdì 21 maggio, poco prima dell’ora di pranzo ricevo una telefonata dalla scuola che mi comunica che alcuni genitori di Faenza sono lì per invitarci ad un incontro per la sera perché pare che le classi prime del tempo musicale siano state soppresse dall’organico di diritto. All’improvviso si apre la porta di un universo pararello, una sorta di sliding door (giusto per citare un secondo film) dove i programmi già impegnativi di fine anno scolastico si ritrovano stravolti con impegni aggiunti, tolti, spostati, stravolti.

La sera la riunione è più che partecipata e la sala parrocchiale straripa, a dimostrazione (se ce ne fosse stato bisogno) che il corso musicale non è un’elite come qualcuno vorrebbe far credere ma qualcosa di sentito e partecipato dalle famiglie.

Mentre i faentini erano già pronti e partiti la sera stessa, a mio parere forse con anche troppo impeto, noi lughesi abbiamo avuto bisogno di qualche momento in più di rodaggio e affinamento. Meno male che abbiamo avuto la direttrice del coro ad unire in modo armonioso le voci di tutti. In ogni caso il pomeriggio successivo, sabato 22, con lo spettacolo alla Chiesa del Ghetto è partita la raccolta di firme che alla fine saranno circa 1200.

Lunedì 24 alla sera ero alla riunione per i presidenti dei consigli d’istituto mentre i dirigenti delle scuole con indirizzo musicale erano all’USP la mattina senza peraltro avere nessuna risposta che facesse intravvedere una soluzione.

Così la sera dopo, quella di martedì 25 è stata fatta una riunione nell’aula magna della scuola (da ricordare che comunque sono stati i genitori a portare avanti principalmente il discorso). Qui sono stati chiariti per tutti termini che in pochi conoscevano. Voi tutti sapete la differenza fra organico di diritto ed organico di fatto? Bene, qualunque genitore di studenti e futuri tali del corso musicale ora lo sa. Mi avevano chiamato anche al tavolo istituzionale, fortunatamente sono riuscito ad evitare figuracce, avete presente “meglio tacere…”

Continui scambi di informazioni con telefono e soprattutto tramite mail sono continuati nei giorni successivi fino alla riunione successiva a Faenza di venerdì 28 dove non sono andato perché c’era la cena di classe. Sì, alla fine dei conti per il bene dei ragazzi (ed anche mia) che stavano soffrendo per questa situazione sia direttamente sia tramite la palpabile senzazione di tensione che si respirava, era meglio andare a mangiare una pizza.

Circolano voci sempre poco rassicuranti, seppur con qualche speranza in più, anche nei saggi di fine anno di lunedì 31 e di martedì 1 giugno.

Ottenuto un appuntamento per il 4 giugno (poi rivelatosi fantasma) all’USP si decide di incontrarci il pomeriggio di mercoledì 2, malgrado la bella giornata festiva eravamo comunque discretamente numerosi, per fare il punto della situazione. Di carne al fuoco ce n’era molta, soprattutto a Faenza ed anche in parte a Ravenna. Lugo (accusata da una parte ed apprezzata dall’altra) era ancora molto pacata. Qualcuno l’ha definito immobilismo, io l’ho definita fermezza. Perché non c’è un solo modo di essere fermi. Si prospettava anche un ingestibile concerto estemporaneo da fare tutte e tre le scuole insieme in piazza a Ravenna la sera del 7 giugno. Anche qui io ho proposto e l’assemblea accettato che la nostra partecipazione fosse soggetta al fatto che si trattasse solo di musica, perché già dall’una e dall’altra parte politica si giocava a scaricabarile per il taglio. E non mi andava che i nostri (o perlomeno i miei) figli fossero sfruttati per questo. Dunque Lugo avrebbe partecipato al concerto con il vincolo che nessuno parlasse dal palco e che nessuno stricione parlasse di persone, nella fattispecie del direttore dell’USP che aveva disposto la soppressione del corso contrariamente a quanto stabilito dalla circolare ministeriale.

Giovedì 3 aspettavamo in trepidante attesa le notizie da Faenza che doveva avere una risposta dall’USP, risposta che non è arrivata.

Così venerdì 4 alle 10.30, un po’ titubanti, ci presentiamo in 8 genitori di Lugo al provveditorato per l’appuntamento e per consegnare le circa 1200 firme raccolte. Con grande sorpresa nostra e della dirigente non c’è traccia del nostro appuntamento. Ci accoglie comunque in modo abbastanza freddo e frettoloso. Però arriva la risposta tanto sperata il corso musicale ci sarà!

Sono state due lunghe settimane, estenuanti, ma sono state anche entusiasmanti perché ci hanno dimostrato che di fronte alla possibilità di perdere questo valore siamo riusciti per una volta a coalizzarci, a mettere da parte il nostro quieto vivere, le nostre comodità, le nostre posizioni per allearci ed uniti andare alla ricerca di una soluzione positiva.

C’è stato chi ha avuto il sospetto che il nostro (di genitori delle tre scuole) fosse un ruolo da utile idiota, al fine di ripristinare assieme ai corsi musicali regolarmente normati anche il tempo prolungato che invece sarebbe stato cassato del tutto.

Penso di poter chiudere qui questa lunga pagina di diario (se qualche produttore cinematografico volesse farne un film può contattarmi, i diritti di sfruttamento economico li cederei alla scuola per potenziare il corso musicale) riservando i commenti per altre coprotagonisti ad un altro post più sedimentato.