S. di vista.

Il blog di Stefano Scardovi & C.

Tablet Android: Olivetti OliPad 100.

Il sottoscritto accanto a Marco Zamperini ed Elena Franco.

Giovedì scorso ho avuto l’opportunità esclusiva (onestamente pensavo saremmo stati molti di più rispetto alla quindicina di presenti in tutto ad ascoltare la presentazione di Riccardo Jelmini e Monica Gallinardi) di partecipare nella sede di Telecom Italia alla presentazione dell’Olivetti OliPad 100, il primo tablet nato nella casa della grande O di Ivrea.

Mi è stato chiesto se non fosse da pazzi presentare l’OliPad il giorno prima dell’uscita dell’iPad 2. No, nella misura in cui il mercato è in forte crescita e sostanzialmente non si scontrano come segmento a cui si rivolgono, la differenza stessa di prezzo lo dimostra. OliPad 100 esce a 399 Euro di prezzo consigliato ma è possibile averlo anche con diverse formule in abbinamento all’ADSL Alice o ad un abbonamento TIM. Olivetti in ogni caso è cosciente di non poter competere frontalmente con Apple e dunque non se ne preoccupa oltremodo.

La scatola

Sopra iPad, sotto OliPad (Foto: Elena Franco) Clicca sulla miniatura per vedere la foto grande.

Per quanto riguarda l’aspetto fisico, non sono assolutamente d’accordo con chi dice che assomiglia troppo ad un iPad. Ci sono altri dispositivi ben più cloni. Ovvio che essendo un tablet ha certe caratteristiche fisiche che non possono essere dissimulate ma siamo al livello di dire che due auto si assomigliano perché entrambe hanno quattro ruote.

(Foto: Elena Franco)

Poteva certamente avere più personalità, rimane in fondo un po’ anonimo a partire dalla O rossa su fondo nero che quasi si nasconde. Io ad esempio sarei partito anche con la versione in bianco (vedi sotto nei suggerimenti). Essendo un 10″ in 16:9 le misure sono quelle, sullo spessore, pur essendo grosso, onestamente non mi pare che faccia effettivamente la differenza.

Sopra OliPad, sotto iPad. (Foto: Elena Franco)

Quanti sono quelli che in un net/notebook giudicano lo spessore più importante della diagonale dello schermo?

Dentro la scatola

Ha caratteristiche di tutto rispetto, da prodotto di nuova generazione a partire dalla CPU dual core ad 1 GHz, 1 GB di RAM e 16 (espandibili) per l’archiviazione (tutti i dettagli sul sito ufficiale). Essendo un tablet wi-fi + 3G (il 3G solo per dati ed SMS, non ha la telefonia a differenza ad esempio del Galaxy Tab) si nota molto la mancanza del GPS integrato. Non sono riuscito a capire il motivo di questa scelta. Lo schermo fa il suo mestiere, c’è chi lamenta un angolo di visuale troppo ristretto, io in un dispositivo simile lo vedo più come una feature che come un bug perché chi mi sta attorno non riesce a farsi troppo comodamente gli affari miei. La batteria è generosa, 3.650 mAh che non ti fanno mai sentire agli sgoccioli, con un uso normale dovrebbe garantire la giornata lavorativa senza alcun dubbio.

Android

Come appare una delle tre schermate home. (Foto: Elena Franco)

Siamo giunti al punto saliente del prodotto. L’Olivetti OliPad 100 monta un Android 2.2 Froyo talmente personalizzato che l’interfaccia HTC Sense è nulla al confronto al punto che ho fatto un po’ di fatica a raccapezzarmici. Se a questo aggiungiamo che non ha le app Google installate (come ben sappiamo gli applicativi Google non hanno la stessa licenza del sistema operativo e dunque vengono installate solo con il permesso specifico di Google che per Froyo non lo da per dispositivi oltre i 7″) e neppure il market Android viene fuori che l’uso dell’OS col robottino verde è quasi solo incidentale. Questo forse è il limite maggiore del dispositivo come spiegherò nelle conclusioni.

Il software

Dal punto di vista del software, che è sostanzialmente la parte generata in Italia del progetto, abbiamo un numero tutto sommato limitato di applicazioni. Facebook, Twitter e Youtube ad esempio aprono il browser rimandando alla versione mobile dell’interfaccia web (addirittura Twitter poi mi suggeriva di scaricare l’app per iPad :-P ). Per le mail c’è un’applicazione proprietaria che non sono riuscito a configurare per il mio account aziendale su Google Application ma probabilmente era un problema di connessione e di tempo a disposizione. Il browser è ben fatto, veloce, supporta Flash e può essere configurato per presentarsi come browser standard o mobile, in modo da poter ingannare anche certi “posti di blocco” che vorrebbero farti pagare in base al dispositivo che usi o per poter sfruttare al meglio i 10″ quando i siti vorrebbero farti vedere la versione progettata per uno schermo da 2-3″.

Menzione a parte merita Biblet, l’e-reader di casa (o di condominio se vogliamo). All’interno c’era un libro di esempio: la Divina Commedia. La tipografia era talmente scadente che il testo non andava a capo dopo ogni verso ma solo dopo ogni terzina. Non so se gli altri prodotti editoriali acquistabili tramite Biblet siano meglio o peggio, di certo il biglietto da visita lasciava molto a desiderare.

Accessori

Riccardo mentre ci mostra alcune slide dall'OliPad (Foto: Elena Franco)

Non si può non prendere il suo supporto (che dovrebbe costare una ventina di euro) che funge da base di ricarica e consente di collegare due dispositivi USB (ho chiesto se regge una tastiera ma mi è stato suggerito comunque di prenderla BT) ed ha la porta HDMI full’HD per collegarlo ad un TV.

Conclusioni e suggerimenti ad Olivetti

Un hardware con molti pregi e pochi (anche se evidenti) difetti ad un prezzo più che buono rispetto ai concorrenti diretti. Un firmware fortemente limitato e già tagliato fuori da aggiornamenti importanti (è stato escluso il passaggio ad HoneyComb o anche solo a GingerBread mentre aggiornamenti minori e bug fixing sono assicurati).

Al termine di questa mia analisi (che comunque si basa su in incontro ravvicinato di appena un paio d’ore, nulla che possa essere assimilato ad una prova sul campo per almeno un paio di settimane e che spero di poter fare) ritengo che questo prodotto per poter avere un mercato decente richieda alcuni interventi mirati dietro le quinte soprattutto sulle applicazioni presenti di default e sulla facilità di installazione di altre. Slide Me preinstallato non mi pare la soluzione.

Il target di questo prodotto dal mio punto di vista si riduce sostanzialmente a tre categorie ben definite e non sovrapponibili:

  1. Gli smanettoni. Come già dicevo l’hardware è soddisfacente e quindi, visto il prezzo concorrenziale, rootare ed installare una rom cucinata potrebbe dare le sue soddisfazioni (ho chiesto come si comporterà l’assistenza tecnica di fronte ad un terminale rientrato per problemi in garanzia qualora fosse installato un firmware non originale, mi è stato detto che si informavano e mi facevano sapere. Quando avrò la risposta la riporterò). Questa però è la categoria a cui meno punterà Olivetti sia dal punto di vista numerico di esemplari venduti che dal punto di vista del post vendita.
  2. Le aziende. Pare che sempre più aziende stiano pensando a fornire tablet al posto di PC (forse il passo successivo è l’eliminazione della scrivania?) ed Olivetti forte del suo marchio potrebbe essere il fornitore di riferimento. Oltre all’aspetto commerciale (leasing, assistenza tecnica, ecc.) molto dipenderà anche dal software a corredo che andrà ampliato e focalizzato. Dunque di serie ci vogliono tutti gli strumenti di produttività aziendale (suite per ufficio, client mail, rubrica ed agenda sincronizzabili con il server aziendale o con la cloud) ed anche strumenti di amministrazione remota centralizzata per installazione, aggiornamento, rimozione, backup di ogni terminale. Questo è un segmento fondamentale per Olivetti qui si fanno i numeri nella fornitura ed ancora più si fanno i numeri nei servizi aggiuntivi. Se entro un paio di mesi iniziano ad offrire queste soluzioni potremmo trovarci a fine anno con un numero di OliPad in circolazione non indifferente.
  3. Le famiglie. «D’accordo signor 187 (perché per le famiglie i canali professionali Olivetti sono inadeguati) ma perché dovrei mettermi in casa il suo tablet? Cosa fa di bello?» Ecco, parlavo tante righe fa di colori bianco e nero, non si tratterebbe di una differenza mera della custodia ma anche del cuore interno. Non dell’OS ma delle applicazioni di certo. Lasciando il nero all’ambiente business avremmo il bianco per quello home. E qui l’abbinata Olivetti/Telecom Italia dovrebbe sbizzarrirsi a più non posso con un market diretto degno di questo nome. Perché se Amazon (che ha sempre venduto libri) si mette a vendere App per Android non vedo perché di fianco allo store Biblet non possa essercene anche uno per le App? Ricettario, contabilità domestica, guida TV ad esempio potrebbero essere tutti interessanti. Sono l’unico a vedere in OliTab anche una versione più grande di Uebbi? Come allora avevo ipotizzato la disponibilità di applicazioni anche a pagamento (tramite bolletta Telecom) anche qui si potrebbe avere molto di più. E perché non dotarlo anche di un client per Alice home TV? Del resto con la porta HDMI una volta connesso al TV di casa sarebbe a posto. Ma anche segreteria telefonica ed SMS sul numero fisso di casa (ed ovviamente anche dell’ufficio) per i clienti rimasti fedeli a mamma Telecom. Tutti servizi che genererebbero ulteriori entrate nelle casse del gruppo e porterebbero ad una maggior fidelizzazione della clientela, più che venderlo a 10 euro al mese per 3 anni.

Lo comprerei? Tutto sommato sì.

Se dovessi scegliere fra un Samsung Galaxy Tab e l’Olivetti OliPad 100 certamente prenderei quest’ultimo che è un vero tablet e non un telefonone con un formato comunque scomodo. Se Olivetti iniziasse a mettere in pratica i miei suggerimenti lavorando sull’ampliamento di questo più che sul rilascio continuo di nuovi modelli certamente sarebbe un affare. L’impressione che ho tratto dall’incontro è stata positiva, come se veramente volessero ascoltare i suggerimenti per poi farne tesoro sia su questo che sui futuri modelli. I miei suggerimenti (e se Olivetti vuole ne ho tanti altri da mettere sul piatto se mi lasciano un OliPad da provare :-P ) sono esigenti ma offrono anche i giusti margini di ricavo, diciamo che non si presentano solo come pretese.

Impresa semplice.

Telecom Italia ha pensato bene di chiamare il suo servizio business Impresa Semplice.

Cosa c’è di più semplice di ricevere una bolletta?

Fino a qualche tempo fa aprivi la buchetta delle lettere fuori e la trovavi dentro, Infostrada e Tiscali me la mandano allegata alla mail e così apro la casella di posta elettronica e la trovo dentro. Telecom no!

Manda la mail con un link (che ovviamente non funziona perché arriva a milioni di aziende nello stesso momento) dove tu devi fare login con lo username che ti assegnano loro e che, usandolo ogni due mesi, non ricordi mai perché usare la partita IVA o il codice fiscale o uno username a scelta del cliente pareva brutto.

Poi viene la password, anche in questo caso secondo marametri di sicurezza tutti loro. Se mi chiedessero il mio codice IBAN in numeri romani farei certamente meno fatica a tenerlo a mente.

Se però sei uno smemorato allora puoi recuperare l’accesso con la partita IVA e rispondendo ad una semplice domanda tipo: “Qual è la tua squadra del cuore?” o “Come si chiamava il tuo primo animale domestico?” che secondo me in Telecom si fanno delle grasse risate su queste statistiche.

Ma tutto questo in comodi (per loro) passaggi perché sempre c’è il traffico al massimo in quel giorno, magari domani sarebbe tutto snello, magari domani già mi sarei dimenticato di scaricare la fattura.

Cioè, per dire, fin qui ho scritto aspettando l’ok di una sola pagina del sito fra un The Proxy Was Unable to Fulfill Your Request e l’altro.

Oggi poi ne hanno pensata una nuova e di per sè encomiabile se non fosse così lento il tutto. Mi fanno riunificare l’account per il 191 Telecom Italia con quello del 119 di TIM.

A questo punto sono passati 45 minuti dall’inizio dell’operazione ed ancora sono in alto mare.

Dopo un’ora abbondante mi arriva l’incoraggiante messaggio di questo screenshot.

Alla fine viene ragionevolmente da pensare se valga la pena, per risparmiare il mezzo euro della spedizione della bolletta, perdere così tanto tempo.

Poi mi viene da pensare che non ho ancora ricevuto la mail promessami da un operatore del 119/191 (perché ora chi chiama il 119 con un telefono con contratto aziendale viene automaticamente ridiretto), la mancata risposta ad altre chiamate, la mancata risposta a quasi una settimana di distanza dal fax per avere un’offerta che mi vincoli a voi magari per altri due anni.

Ecco, alla fine cara Telecom, viene proprio da domandarsi se voi i clienti li volete o fate tutto il possibile per cacciarli via. Perché se il vostro fine è questo allora con il vostro modo di fare sarà certamente impresa semplice!

Puntualità.

Per un questionario ZZUB sono appena andato su TrovaNOPROFIT.it (un sito della galassia Telecom).

A tutto schermo si legge:

TrovaNOPROFIT si rinnova e sarà presto online in una nuova versione 2.0
Per essere sempre più vicino alle esigenze del mondo della soliderietà.

On Line dal 22 dicembre

Considerando che sono loro che mi hanno chiesto di visitare il sito, considerando che a Natale siamo tutti più buoni e ben disposti ad aprire il portafogli verso le organizzazioni non profit, considerando che oggi è il 23 dicembre… mi pare che abbiano sbagliato tempismo.

191 prese per i fondelli.

Che nella pagina per visualizzare la fattura in PDF di Telecom ci sia sotto un banner per invitarti a lasciare la fattura cartacea e passare a quella in PDF è assurdo. Se sono in quella pagina significa che l’ho già fatto.

Ma che continuino a dirmi “online È MEGLIO!” quando sono 15 minuti che ricevo un messaggio di errore mi pare sinceramente troppo.

Uebbi alla prova del mercato.

Leggendo fra i commenti alla campagna uebbi su Zzub ho notato i primi accenni di prezzo: 141,36 € (non c’era un link per verificare la fonte).

In compenso ho trovato questo sito che lo presenta a 139,90 € + IVA ovvero 167,88 €, direi decisamente verso l’alto.

Non dico che l’hardware non abbia tutte le caratteristiche per quel prezzo ma che forse il mercato non è in grado di assorbire un simile prodotto, con le applicazioni attuali, a quel prezzo.

Non è questione di costo ma di valore percepito.

A mio avviso sarebbe necessaria un’operazione ben diversa, un po’ come quello che si fa per le stampanti o per le consolle videoludiche. Il prodotto inizialmente ha un prezzo assolutamente esiguo, sono poi i ricambi/accessori/software aggiunti a produrre utili.

Come suggerito anche tramite Zzub penso che ci siano molte possibilità di vendita di applicativi e contenuti aggiuntivi.

Potrebbero esserci anche moltissimi contenuti riservati ai soli clienti Alice e non a chi si connette tramite altri operatori, per invogliare gli acquirenti ad indirizzarsi verso un cambio di fornitore di ADSL.

Il Natale è imminente, la commercializzazione al pubblico pare anche (mi dicono che a Milano si sono già visti i manifesti in giro). La confezione si presta benissimo ad un regalo geek ma non solo.

Resta da vedere quanti soldi i consumatori hanno a disposizione quest’anno (che di sicuro non è un anno dei più abbondanti) per prendere questo genere di prodotti e soprattutto come Telecom saprà renderlo appetibile.

Di certo in questo momento sul canale shopping di Alice uebbi non compare e questo non è subito un buon segno.

Una nota, ho provato tramite la pagina dedicata del produttore Promelit a chiedere alcune informazioni già una settimana fa. Nessuna risposta ricevuta.

Harry ti presento uebbi.

Grazie a Zzub ho ricevuto oggi il nuovo gadget tecnologico targato Telecom Italia: uebbi.

Ho avuto qualche difficoltà nella prima connessione WEP, ma dopo l’aggiornamento del firmware è stata un’operazione decisamente rapida.

Per chi non avesse la wi-fi si potrà comunque connettere con il classico cavo di rete che però ridurrà l’utilità e la portata del nostro nuovo assistente.

Scriverò prossimamente un’analisi più completa del prodotto, questo post è riservato alle prime impressioni.

Splash screen del uebbi - by Fabrizio Sinopoli

Splash screen del uebbi - by Fabrizio Sinopoli

Le dimensioni ridotte per questo prodotto mi paiono molto più un vantaggio che un limite. Sia chiaro che non è un dispositivo per andare su internet, al massimo è la rete che viene rimpicciolita dentro questo scatolotto.

Infatti uebbi è una radiosveglia 2.0. In stand by vediamo infatti un classico orologio poi toccando lo schermo o uno dei pulsanti appisiti entriamo nei menu con le varie funzioni.

Widget Virgilio: Meteo (con le previsioni per località), News (dall’ANSA), Finanza (con le quotazioni dei titoli preferiti).

Servizi Audio: News e Meteo (per località) da ascoltare.

Servizi Video: Ansa Live, Meteo (nazionale), Daily Motion.

Radio: Una vastissima serie di radio online in streaming italiane e straniere.

Memo: Consente di registrare un memo vocale e di programmarne la riproduzione quotidiana o in un’occasione predefinita.

Sveglie: Avete mai pensato di svegliarvi la mattina con le previsioni meteo della vostra città? O anche con una melodia migliore del classico gracchiare della sveglia. Comoda la funzione che consente di impostare i giorni della settimana in deve suonare la sveglia, nel weekend nanna!

My Files: Perché con l’ingresso USB e per la scheda SD si può utilizzare il uebbi come player MP3 o per vedere in piccolo le nostre foto.

Completano i menu le impostazioni ed un videotour di presentazione (che ho saltato).

Non so quale potrebbe essere il prezzo di mercato di questo giochetto quando uscirà, ma se si assesterà a livelli mediobassi (max 80-100 euro) potrebbe incontrare un buon mercato di massa.

Invece per i geek mancano alcune funzioni, prima fra tutte l’espandibilità delle applicazioni e dei widget. Manca un feed reader, anzi c’è ma è chiuso (news ANSA). Avendo microfono ed altoparlanti potrebbe avere anche funzioni VoIP.

Dubito però che TI andrà in questa direzione, lo dimostra la presenza ben marcata dei servizi sui tasti funzione hardware: virgilio, radio, sveglia, menu.

A presto comunque con prove ed analisi più ampie.

Blogoché?

Silver Balls

Image by PieterMusterd via Flickr

Stamattina leggevo sul Carlino (mica ci sono i quotidiani gratuiti qua nella bassa Romagna) che sul sito di Beppe Grillo™ c’era un motore di ricerca per trovare tutti gli intercettati Telecom.

L’articolo conclude (non ricordo con esattezza, sono passate 13 ore) dicendo:

Fra gli oltre cinque mila intercettati ci sono anche persone comuni. Politici, calciatori, giornalisti, imprenditori.

Già se per loro le persone comuni sono politici e calciatori allora quelli che incontro tutti i giorni che non appartengono a queste categorie chi sono?

Comunque stasera avevo tempo e sono andato a vedere se c’ero. Saimai, lo circa 0,01% degli italiani c’è. Sembra poco ma anche a Lugo potrebbero essercene 3 anche se non so chi. Non io comunque.

Allora mi sono detto che le blogstars ci saranno di certo, ho aperto da una parte la top10 di BlogBabel, dall’altra la pagina del comico dedicata alla ricerca.

Che delusione, a parte il tenutario della pagina di ricerca medesima nessuno, NESSUNO, della top10 compare nella lista degli intercettati.

E poi si parla di potere della blogosfera (vi piace la foto suggerita da Zemanta?) non è tanto che a Riva del Garda le domanda a Bernabè siano state poco cattive, è proprio che la blogosfera non vale nulla se non per quei pochi che leggono i botta e risposta fra Selvaggia e MCC.

TIMortacci.

A closeup of a chip extracted from the AT&T Mo...Image via Wikipedia

Mia madre ha un cellulare TIM usato molto di rado, da qualche giorno rimane a lungo in ricerca rete per poi non prendere la linea sul display compare nessun servizio.

Lo stesso accade mettendo la SIM in un altro telefono mentre non accade mettendo una SIM diversa nel telefono di mia madre. Questo è sufficiente per escludere un problema del telefono.

Ovviamente con la SIM incriminata non è possibile chiamare il 119 per capire se è un problema della SIM stessa oppure del credito scaduto/esaurito.

Provo da telefono fisso, non c’è modo di sapere a quanto ammonti il credito, non c’è modo di parlare con un operatore. Non esiste una opzione neppure per farsi mettere in attesa di un operatore. Assurdo. Per ogni necessità ti rimandano al sito TIM, per registrarti al sito TIM devi mandare un SMS dalla SIM che non funziona. Ovviamente impossibile.

Provo a chiamare dal mio telefono, alla TIM sono sempre stati particolarmente sensibili al mio numero ed in effetti nessun menu vocale, 30 secondi di attesa e parlo con un operatore. Purtroppo non trovo comunque la soluzione cercata perché il 119 con cui parlo dal cellulare è quello riservato ai clienti business mentre dovrei parlare con il 119 privati che non si può fare dal mio BlackBerry 8100.

A questo punto sono andato in un negozio TIM per vedere se almeno loro erano in grado di darmi qualche dettaglio in più. Nulla, a parte dire che la scheda probabilmente era scaduta dopo i 13 mesi dall’ultima ricarica (come passa il tempo) ma non hanno saputo dirmi né da quanto tempo era scaduto né tantomeno quanto fosse il credito residuo richiedibile.

La negoziante mi ha detto che avrei dovuto chiamare il 119!

Ne ho approfittato anche per dare una occhiata ai nuovi telefoni in giro per i figli visto che sono sostanzialmente a piedi ed alla fine mi sono concentrato sul Motorola W230. Sarebbe l’ideale dal momento che ha connettività USB per caricare musica per usarlo come lettore MP3 e magari giochi, sfondi ed altro (ma non sono riuscito a verificarlo) ma non ha fotocamera e bluetooth per evitare problemi che in tempi recenti hanno riempito le cronache scolastiche. Mi piacerebbe leggere qualcosa di esperienza personale ma anche BlogBabel purtroppo riporta solo post con i dati noti.

L’unica cosa che ho trovato e che a mio avviso aiuta un po’ è questo video.

Fra l’altro essendo disponibile in 2 colori dovrei anche risolvere il rischio di scambio involontario.

E poi dicono di twitter.

Warning: mysql_connect(): Host ‘fep-segnalo-l1a.vg.virgilio.net’ is blocked because of many connection errors; unblock with ‘mysqladmin flush-hosts’ in /store1/www/segnalo.virgilio.it/doc_root/mysql.php on line 10
Error connecting to the db server: Host ‘fep-segnalo-l1a.vg.virgilio.net’ is blocked because of many connection errors; unblock with ‘mysqladmin flush-hosts’ – contact the system administrator

Questo è il messaggio che ricevo nel tentativo di accedere a Segnalo.

Avere un numero limitato (comunque sottodimensionato) di connessioni contemporanee è di per se una vergogna, se poi aggiungiamo che potrebbero presentare un messaggio di errore più elaborato (non per forza di cose più simpatico) piuttosto che lasciare quello standard di MySQL ne viene fuori che da una multinazionale come Telecom Italia (padrona di Alice e Virgilio, nonché gestore di Segnalo) ci si può aspettare qualcosa di più rispetto a quello che si richiede ad una (anche se molto popolare) startup come Twitter.