Caduto dal camion.

Voglio tornare sull’argomento lucchetti digitali perché in questi anni la situazione è tutt’altro che migliorata.

Qualche tempo fa ero a casa di amici a guardare un film, sapevamo tutti quale film avremmo visto ed il padrone di casa si era premurato di prenderlo al videonoleggio. Un altro amico invece ha portato la sua copia caduta dal camion, come “backup”.

So che già tutti immaginate il resto del discorso, che è assurdamente vero.

Ad un certo punto della visione, a metà circa, il DVD originale ha iniziato a “saltellare” ed a bloccarsi. Tiralo fuori, rimettilo dentro, spegni e riavvia il lettore (manco fosse Windows)… nulla da fare l’unica opzione era lasciar perdere il film. A quel punto l’amico previdente ha estratto la sua copia del film e siamo andati avanti a vedere il film fino al termine.

A questo punto non sarebbe giunto il momento per gli editori di trarre le debite conseguenze piuttosto che continuare ad inseguire un modello ormai incompatibile con la vita reale?

PagheRAI. Forse. Anzi no.

La RAI pretendeva il canone anche per il solo possesso di un PC in azienda.

E non è che fosse una trovata dei denigratori della RAI stessa, lo si capiva bene anche dal loro spot istituzionale.

No perché ora che è stata fatta marcia indietro la medesima RAI si affretta a dire:

La Rai non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer.

Ecco c’è chi userebbe espressioni colorite per descrivere questo dietrofront, io mi limito a rallegrarmi perché una volta tanto la ragione ha superato la burocrazia. C’è ancora speranza per l’Italia.

Canone RAI.

Io escludo tassativamente che in Italia ci sia gente felice di pagare il canone. Più facilmente credo che ci sia chi, con il senso civico di chi paga tutte le tasse per il bene comune, ci sia chi effettivamente paga di buon grado. A seguire viene chi, come me, paga perché è obbligatorio ma farebbe comunque volentieri a meno. Ed infine ci sono coloro che evadono questa assurda tassa, ma non è l’evasione il centro della discussione.

Quello di cui voglio parlare è del fatto che ora la RAI, mai sazia di fondi che spreca con ingaggi stratosferici a persone di dubbia opportunità per il servizio pubblico, voglia i soldi del canone anche da tutte le aziende che hanno almeno uno smartphone o un PC (e qui mi risulta difficile trovarne che non abbiano né l’uno né l’altro).

La legge che impone questa tassa può essere definita eufemisticamente datata e quella formula atti o adattabili racchiude tutto e niente.

C’è in giro chi propone di far pagare la tassa direttamente nella bolletta della luce, io continuo ad essere fermamente contrario. In questo caso si procederebbe a (tar)tassare anche chi effettivamente non deve il canone in nessun caso con la presunzione che la corrente elettrica può essere usata per alimentare un apparecchio atto o adattabile dalla padella alla brace.

Allora io cambierei del tutto il calcolo, non più (o non solo) con un bollettino di fatto su base volontaria ma sul trasferimento di dati in rete. Il canone RAI come percentuale (direi che un 10% potrebbe bastare) del canone ADSL o 3G ma a tre ben specifiche condizioni:

  1. Che tutti i programmi trasmessi dalla RAI dalla sua nascita ad oggi, su tutti i suoi canali, entrino nella libera disponibilità di chiunque. Se la RAI ha trasmesso un bel film ed io non ho avuto tempo di guardarlo quella sera posso scaricarmi legalmente dalla rete una qualunque delle alternative presenti (anche in fullHD, in 3D, ecc) senza dover più un centesimo a chicchessia.
  2. Che comunque possa vedere tutti i canali RAI via web con tutti i programmi disponibili dall’istante in cui vanno in onda via etere e/o satellite con possibilità di riavvolgere quanto voglio senza difficoltà (time shifting online).
  3. Che venga abolito il balzello SIAE su tutti i supporti di memorizzazione e pure quello della trasmissione di filmati con audio anche autoprodotto.

Restano fuori dal conteggio del balzello tutte le connessioni con tariffazione a tempo o traffico perché evidentemente non sono adatte alla visione di video in tempo reale né on demand e le connessioni per cui il titolare possa dimostrarne l’uso automatico solo industriale.

Sarebbe un sistema tutt’altro che perfetto perché comunque assoggetterebbe a questa tassa anche tutte le aziende che però non dovrebbero più pagare la SIAE per i propri backup o per i video di presentazione aziendale con la sola voce delle persone intervistate.

E per i privati sarebbe comunque un vantaggio per buona parte del materiale video presente in rete.

Voi cosa ne pensate?

Evasione presunta.

Il presidente della RAI, Garimberti, chiede che il canone l’imposta sulla detenzione di apparecchi atti od adattabili alla ricezione di radioaudizioni venga prelevata direttamente nella fattura dell’energia elettrica.

Come se per il semplice fatto di avere una fornitura di elettricità presumesse il possesso di un apparecchio radiotelevisivo e che quindi chi ha una fornitura elettrica ma non paga la l’imposta sia, per forza di cose, un evasore.

Conosco al contrario persone che hanno una fornitura elettrica ma non un apparecchio TV in casa, ad esempio i miei genitori.

Un po’ come se, per il semplice fatto di avere tu una fornitura di gas metano in casa, gli si addebitasse la tassa di produzione di superalcolici perché con il gas ci si può far funzionare un distillatore. (Speriamo che nessun politico mi legga che sennò mettono anche questa)

Per dire, avrebbe più senso mettere bollo e assicurazione RC auto direttamente nel costo del carburante volendo, perché il carburante acquistato sulla rete stradale dovrebbe essere usato solo (o quasi) per autotrazione. In quel caso sì che avrebbe senso anche perché il costo sarebbe direttamente proporzionale all’uso della strada.

Speriamo che la RAI non si riduca al livello della SIAE per cui basta che un prodotto possa avere un uso evasivo per avere una tassazione generalizzata su tutto e tutti.

Il modo migliore per indurre i cittadini a non domandarsi se si sia giustificati ad evadere è offrire servizi pubblici degni di questo nome. Partiamo da questo presupposto piuttosto che presumere che tutti siano evasori.

Perché se il ragionamento di fondo è che l’occasione fa l’uomo ladro allora l’onesto che non ha sfruttato quell’occasione si sentirà lo scemo del villaggio e sarà portato, per il futuro, a diventare ladro.

Ma io sono proprio lo scemo del villaggio che ho pagato il canone tutti gli anni da quando sono sposato? (prima lo pagavano altri per me)

Perché pagare?

Ieri dopo pranzo ero curioso di sapere chi aveva vinto Sanremo (vette supreme di masochismo), dove meglio del sito ufficiale per farlo?

Bene, ha vinto Vecchioni con “Chiamami ancora amore”. Non mi era capitato nei brevi lassi di tempo su Rai1 di ascoltarla, già che ci sono facciamolo da qui. La Rai è multimediale, i video si possono guardare direttamente sul sito. Del resto anche quest’anno gli ho lasciato 110,50 Euro (+ spese) perché mi offrano un buon servizio!

Apro la pagina del video, compare subito la schermata del player con scritto in basso grossomodo: speravate che partisse subito il video, invece vi dovete subire ancora 15 secondi di pubblicità. Scorre, molto scattosamente, il video pubblicitario ed il numero in basso pare il conto alla rovescia dell’autodistruzione. Scattosamente al punto che i 15 secondi diventano 40 (e già se fossi lo spon… sor che… ha pa… ga… to per qu… ella p… ubblicità mi alterer… ei non poc… o). Io mi sono alterato invece perché pensavo che con i miei 110,50 Euro potessero bastare per pagarsi un po’ di server con un po’ di banda per farmi vedere i 3 filmati 3 che vedo in un anno.

Parte il video, anche questo inguardabile, perché può interessarmi ben poco di una pubblicità, ma cercare di capire una canzone a spizzichi da non più di 10 secondi mi pare di essere un concorrente di Sarabanda e che ad un certo punto sarebbe uscito Enrico Papi.

Chiudo desolato il sito Rai e vado su Youtube, il video è scorrevole senza attese prima e durante, con un banner in basso che posso nascondere.

Il problema, come dicevo mesi fa, non è la pirateria per non pagare il dovuto (il alla Rai avevo già pagato tutto il dovuto e certamente più del meritato). Il problema è che proprio fanno di tutto per renderti impossibile la vita.

Non è possibile che un prodotto pagato funzioni peggio di uno gratis. Se vado nel market Android spesso vedo due versioni del software, una gratuita con funzioni standard ed una a pagamento con funzioni evolute. Ecco, nell’ambito multimediale funziona esattamente al contrario, se vuoi qualcosa di usabile agevolmente non puoi rivolgerti ai canali ufficiali a pagamento.

E più si ostineranno a non capire questa semplice regola e più saranno coloro che scappano prima della cassa, non per volontà di non pagare ma per avere facilmente usufruibile ciò per cui hanno pagato.