Economia sanitaria.

Questa mattina, dovendo passare parecchio tempo in una sala d’attesa, ho avuto un colpo di genio.

Sappiamo tutti che ci sono medici liberi professionisti che hanno qualche remora, quasi fosse una violazione del giuramento di Ippocrate, a rilasciare la fattura al termine delle proprie prestazioni.

Per contro il servizio sanitario nazionale ha difficoltà a smaltire le lunghe liste d’attesa di coloro che preferiscono (o non possono fare altro che) rivolgersi al servizio pubblico.

L’idea geniale è questa: un medico che in un mese fattura solo 10-20 visite significa che ha qualche difficoltà a trovare pazienti, che ha una un’agenda piuttosto vuota. Si può dunque venirgli incontro, affidandogli (ovviamente a tariffe standard) i pazienti che il SSN non riesce a soddisfare internamente.

Alla fine di ogni mese il medico comunicherà quante visite ha eseguito in libera professione, in base a parametri standard l’ASL calcolerà quante ne avrebbe ragionevolmente potute eseguire e, sempre con questi parametri, inizierà a riempirgli l’agenda di appuntamenti tramite il CUP fino al 90% (per consentirgli comunque di crescere in libera professione) del tempo libero.

I medici che effettivamente avevano poco lavoro avranno modo di integrare il reddito e di farsi conoscere professionalmente (una sorta di Groupon sanitario), al contrario i medici che facevano i furbi dovranno scegliere se prendere i pochi dallo stato in regola o smettere di accettare clienti neropaganti e fatturare tutto dimostrando il reale riempimento dell’agenda e del portafogli.

Voi cosa ne pensate? E’ fattibile?

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