Ho letto sul blog di Maurizio un post dal titolo: La Moda del superfluo.
Onestamente non guardo il TG5 e neppure Studio Aperto.
Forse non sono neppure una buona vittima del passaparola.
Fatto sta che io questi braccialetti non li conoscevo se non per un dialogo fra un rappresentante ed un cliente qui in negozio. Qualcosa che a quel tempo mi sembrava incomprensibile.
Parlavano di un fondo per i motociclisti spiattellati, di bambini poveri… ed io non capivo.
Ora le idee si sono un po’ chiarite, e non posso che concordare con Maurizio riguardo al marketing. La casa che porta il nome della dea greca della vittoria aveva bisogno di risollevare il nome dalle accuse di sfruttamento della manodopera e cosi’ si e’ orientata sul sociale.
Tanti benefici, poca spesa (le donazioni sono fatte dai clienti, non da loro che anzi recuperano anche i costi).
Fatto sta che non sono il target della moda del superfluo.