Ricordo un’opera teatrale contemporanea di un autore americano (non chiedetemi il titolo, sono passati quasi 20 anni ed anche sforzandomi non saprei dove recuperarlo) vista al Teatro Rossini, il protagonista diceva periodicamente in risposta alla madre che chiedeva dove si sarebbe recato “al cinema”.
Ebbene di cinema parlo oggi (visto che lo fanno tutti, sono poco originale) ed indovinate di cosa? Ma che bravi! Proprio della polemica su Apocalypto.
In particolare mi soffermo sul mio ministro (vabbe’, ne ho tanti, ma ora parlo della famiglia): Rosy Bindi.
Credo che le famiglie non debbano essere lasciate completamente sole nel compito di indirizzare i figli verso le scelte di consumo culturale. Non tutte hanno la possibilita’, il tempo e la costanza per conoscere nei dettagli e valutare le offerte del mercato.
Questa frase e’ al contempo programmatica senza programma, insulsa ed indignante (almeno per me).
Lo stato mi sta accusando di non essere un genitore all’altezza per i miei figli. Mi dice che sono incapace, poco volenteroso ed ignorante al punto che lo stato deve intervenire per proteggere i miei figli dalla mia negligenza.
La censura per quel che mi riguarda dovrebbe essere abolita del tutto, sta a me genitore informarmi preventivamente per indirizzare le scelte di consumo culturale dei miei figli. Se non sono in grado di farlo da solo piu’ che lo stato che scelga per me preferirei di gran lunga avere luoghi di aggregazione con altre famiglie come la mia. Luoghi ove i miei figli possano anche guardare film adatti in compagnia di coetanei senza per forza andare nella modernissima multisala. E se anche si optasse per il cinematografo si potrebbe fare una scelta condivisa in base alle esperienze di altre famiglie prima di me. Una volta questi luoghi si chiamavano oratori, o magari case del popolo.
Non uno stato che si sostituisce al mio compito, ma uno stato che mi consente di scegliere gli strumenti che io ritengo piu’ adatti.
Costituzione, art. 30: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.“