Ieri il governo Prodi ha festeggiato il primo anno di vita.
Entusiasta il presidente:
E’ stato un anno importante: abbiamo ritrovato competitività e sviluppo; siamo riusciti a rimettere in ordine i conti pubblici in un tempo più rapido del previsto; abbiamo ridotto ulteriormente il tasso di disoccupazione, giunto ai livelli più bassi degli ultimi vent’anni. Insomma: abbiamo rispettato gli impegni presi, stiamo cambiando il Paese. L’Italia è ripartita.
Insomma, cose che neppure Mago Zurlì poteva lontanamente immaginare.
Invece no, il nostro ce l’ha fatta, ha preso una Paese che era sull’orlo del baratro (dopo i disastri del Governo Berlusconi) e gli ha dato una robusta spinta in avanti.
Poco importa se è stata la finanziaria 2006 (l’ultima varata dal centrodestra prima delle elezioni e che evidentemente non è stata una finanziaria elettorale) a fare la maggior parte del lavoro.
Poco importa che questo governo, anche in occasione del compleanno, si spertichi in comunicati stampa bellini e si dedichi poco alla sostanza al punto che anche Bonanni arriva a dire:
Io mi trovo bene con tutti i governi che vogliono trattare e questo governo vuole trattare, poi però deve anche decidere.
Sugli interventi a favore del Welfare mi riconosco in quello che dice Prodi, ma il governo tutto stenta a camminare sulla stessa lunghezza d’onda e a fare chiarezza.
(Il governo Prodi, n.d.r.) è fuori concorso. Ripeto niente numeri, è fuori concorso.
Poco importa che il Parlamento che sostiene questo governo in un anno abbia varato un numero irrisorio di leggi e per lo più di origine governativa. Il Parlamento è immobile succube del governo che a sua volta è succube di una maggioranza (ossimoro) che è d’accordo su tutto tranne che su quello che c’è da fare.
Poco importa che la credibilità interna del governo sia sprofondata e con lei la credibilità internazionale del nostro Paese.
Un (D)anno di Governo per l’Italia