Cadere con (poco) stile.

Buzz Lightyear in Toy Story non volava, cadeva con stile.

Alitalia si appresta a fare altrettanto, anche se di stile in quello che sta accadendo non ce n’è. Continua a far finta di far volare i propri aerei fra uno sciopero e l’altro perdendo qualcosa come 2 milioni di euro al giorno, mica bruscolini.

E la farsa della privatizzazione sta arrivando al giusto finale: nessuno vuole farsi carico di un’azienda in queste condizioni dovendo mantenere lo status quo.

L’ultima offerta rimasta, quella di AirOne e AP Holding, è stata ritirata perché il governo aveva messo tanti e tali paletti nel contratto che «non consentono la realizzazione di un piano forte di risanamento e rilancio di Alitalia». Per rinnovare il proprio interesse AP Holding chiede «condizioni di acquisto diverse, che rendano possibile una crescita sostenibile e competitiva di Alitalia».

Anche il WSJ non la manda a dire con queste parole: “il collasso della procedura di gara procura un serio problema al governo del primo ministro Romano Prodi, che aveva scommesso sulla vendita di Alitalia per raggiungere finalmente una soluzione ai gravi problemi di management e operativi che hanno afflitto la compagnia aerea per anni”.

Collasso, questo ha prodotto il governo che intendeva privatizzare le perdite di 2 milioni al giorno e socializzare i profitti accontentando i sindacati (che continuano a sparare sulla compagnia moribonda) e magari potendo ancora inserire nel calderone qualche cuggino.

Chissà se Prodi e compari si renderanno conto del danno che stanno facendo o se ancora una volta la colpa sarà attribuita a Berlusconi.

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