Il costo del gratis.

Se è vero che sono 10 anni che faccio commercio elettronico significa che sono ben oltre 10 anni che navigo.

All’inizio la rete era piccola, esisteva solo il passaparola ed il link (un passaparola ipermediale) per scovare un nuovo sito ma del resto i siti erano pochi.

Poi venne Altavista che cercava di trovare le pagine che ci servivano in base ai termini ricercati (in buona sostanza quello che accade anche oggi con i motori tutt’altro che semantici). Ma Altavista era partito come un servizio gratuito, quasi un esercizio di stile della DEC (società pionieristica chiusa nel ’98 ed ora facente parte di HP) per dimostrare quanto funzionavano bene i loro server. Ma il crescere degli utenti non consentiva di mantenere il servizio gratis, non potendo far pagare gli utenti si fecero pagare gli inserzionisti. Nacque così il formato del banner più classico 468×60 pixel.

In quel periodo c’era anche Geocities (ora di proprietà Yahoo!, allora indipendente) che dava spazio gratuito per le proprie pagine. Anche qui si era provato ad inserire pubblicità, anche contro la volontà degli utenti.

Non c’è che dire, la bolla dot.com fece tanti danni, fece tramontare l’idea (a quel punto dura a morire) del gratis su internet.

Però nel frattempo stava nascendo una nuova stella, Google. Forse troppo piccola all’epoca della prima bolla per soffrirne, ha continuato a crescere. Oggi compra tutto ciò che si trova sulla strada: youtube, urchin, feedburner per citarne alcuni. Almeno nel secondo e terzo caso i vecchi padroni vendevano servizi di qualità, magari accanto ad un servizio più ridotto e gratuito.

Google ha spazzato via le funzioni a pagamento, tutto gratis per tutti.

In alcuni casi, come ad esempio Gmail (una casella mail da quasi 3 GB), i costi vengono coperti dalla pubblicità personalizzata. Ma negli altri? Come può Google offrire gratis risorse per Analytics o Blogger/Blogspot che non veicolano alcuna pubblicità, alcun introito indiretto?

Google dichiara di non voler violare la privacy di alcuno, ma la mole di dati che sta raccogliendo e gestendo con questi acquisti mirati, la conoscenza della rete che sta mettendo insieme per cui è quasi impossibile navigare aggirando la sua onnipresenza, fanno sorgere forti dubbi, anche pensando ai casi italiani di intercettazione e raccolta illecita di dati (non che Google la metta in pratica).

Google potrebbe oggi accentrare in sè il quarto potere enfatizzando le informazioni negative su di una persona e nascondendo quelle positive.

Pensate per un attimo se Google si schierasse per le elezioni presidenziali USA, con ogni probabilità potrebbe spostare il risultato a suo piacimento.

A questo punto non sarebbe più solo un po’ della nostra privacy ceduta in cambio del gratis, sarebbe la nostra stessa democrazia.

Solo una curiosità: Brin e Page sono democratici o republicani?

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