And-roids is…

not Italian!

Android (per i pochi che ancora non lo sapessero) è la filosofia che muoverà i cellulari a venire. È nato dall’alleanza di una serie di grandi imprese capitanate da Google.

E Google ha messo in palio la modica cifra di 10 milioni di dollari per i programmatori che, utilizzando l’SDK appena rilasciato, realizzeranno le applicazioni più innovative per la nuova piattaforma.

Tutto bello a parte che

The Android Developer Challenge is open to individuals, teams of individuals, and business entities. While we seek to make the Challenge open worldwide, we cannot open the Challenge to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Burma) because of U.S. laws. In addition, the Challenge is not open to residents of Italy or Quebec because of local restrictions.

Sì, esatto, gli italiani non possono partecipare.

In un primo momento pensavo fosse dovuto al fatto che al Google Web Mastermind noi italiani avessimo già dimostrato la netta superiorità nei confronti di ogni altro altro Paese.

Luca invece è un po’ meno ottimista. Con ogni probabilità la colpa è della nostra normativa sui concorsi a premio e Google magari teme di finire nel famigerato filtro dei siti di gioco d’azzardo.

Perché in Italia il problema della normativa è molteplice: non solo è restrittiva su molti campi ma ancora di più è di libera interpretazione da parte di molti.

Un concorso come questo di Google secondo me dovrebbe tecnicamente essere paragonato ad un Nobel (e se non erro così lo intende la normativa vigente) ma per evitare ogni inconveniente Google ha preferito abbozzare come per Cuba e la Birmania. Chissà se nel ’97 la Fondazione per il Nobel avesse evitato di dare il premio per la letteratura ad un italiano che è una volpe nel codice fiscale.

E non è comunque molto consolante il fatto che il Quebec (parte del Canada facilmente individuabile sul tabellone Risiko) ci faccia compagnia.

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