È ormai sera e scrivo il post che avevo promesso per oggi.
Avrei voluto scriverlo prima, ma stamattina ho anche cambiato portatile (ne parlerò ovviamente in altra occasione) per cui sono in ritardo.
Vi dicevo, Nonno Tancredo. A dire il vero non era mio nonno ma di Luisa e ci ha lasciati lo scorso 14 ottobre alla modica età di 95 anni compiuti.
Io lo conoscevo da una quindicina d’anni, un vero tipo romagnolo, completamente diverso dagli umarells, osservava ma metteva anche in pratica.
Falegname, lavorava sul solido. Ho un paio di attaccapanni a piantana fatti da lui, oltre 50 kili di peso ciascuno. Mio suocero ha un suo tavolo in casa, qualcosa tipo 4 quintali di legno. Ed in pratica non aveva mai smesso.
Socialista, malgrado la delusione di mani pulite è rimasto fedele al punto che nell’ultimo viaggio ha voluto la compagnia della sua bandiera. Ma la sua onestà intellettuale gli permetteva un dialogo aperto e spontaneo con tutti, preti compresi.
Marito, ben oltre 60 anni di matrimonio, uniti alla fine come al primo giorno. Nonna Anna, conosciuta sul treno per la Germania in cerca di lavoro.
Padre, nonno e bisnonno, 3 figlie, 7 nipoti, 13 pronipoti per ora. E chiedeva se il prossimo sarebbe stato maschio o femmina. Noi non lo sapevamo ancora.
Tancredo, mi passano tante idee per la mente, che faccio fatica ora a riordinarle.