Oggi è il giorno della resa dei conti, non tanto per Prodi che comunque ha fatto tutti i danni che doveva fare, quanto per Veltroni.
Ieri dal PD si è affrettato a smentire l’idea di remare contro al governo perché sanno chiaramente che la sconfitta del governo oggi porterà necessariamente ad una sconfitta primaverile del centrosinistra.
Ed il segretario del Partito Democratico è colui che maggiormente rischia il posto. Abbastanza tranquillo, prima dell’uragano Clemente, che in ogni caso si sarebbe votato con una legge elettorale diversa (a seguito del referendum o della riforma parlamentare*) che favoriva il partito principale della coalizione a scapito dei partiti minori, si era sbilanciato a dire che il PD correrà comunque da solo. E se rimane in vigore il Porcellum correre da soli vuol dire sconfitta. O si rimangia le parole (e gli alleati che erano scandalizzati per recuperare qualche poltrona lo perdonano) perdendo prestigio o non se le rimangia perdendo miseramente le elezioni.
Dunque il peggior incubo che può materializzarsi per Veltroni oggi è che Prodi tiri dritto fino al Senato questa sera e che ragionevolmente perda. A quel punto per Napolitano, salvo arrampicature sugli specchi, non resta che sciogliere le camere ed indire elezioni anticipate.
Se Prodi anticipasse le dimissioni invece potrebbe ottenere un appoggio da Casini che ha detto chiaramente che se si vota in Senato l’unica via di uscita sono le elezioni anticipate.
Fra l’altro un nuovo governo dovrebbe per forza di cose essere tecnico e non politico. Infatti non ci sarebbero abbastanza poltrone, grazie alla finanziaria che fissa in massimo 12 il numero dei ministri, per una maggioranza come quella che ha governato fino ad oggi tolto l’UDEUR (e Dini) ed aggiunto l’UDC. Se proprio si volesse un governo politico quello che dovrebbe cedere più poltrone (sia in assoluto che in rapporto di forze) se vuole andare avanti sarebbe, un’altra volta, il PD.
Allora forse anche le dimissioni preventive di Prodi non sarebbero un salvagente per Veltroni.
Comunque vada oggi ne vedremo delle belle perché il PD ne uscirà sempre perdente.
Alla fin fine, ad essere sincero fino in fondo temo molto, dal punto di vista professionale, questa situazione.
* Meriterebbe un altro post ma non ho tempo di scriverlo. Strano che per abbattere la legge 40 la sovranità del popolo fosse essenziale mentre per la legge elettorale gli stessi si siano affrettati a dire che il referendum era sbagliato perché era il Parlamento a dover deliberare in materia.