Elettroshock.


Questo è il titolo originale della notizia, in questo momento ancora trovabile nella cache di Google, dell’articolo che Repubblica ha dedicato alla notizia del documento dei quattro primari delle cliniche universitarie di ostetricia e ginecologia in cui viene rimarcato che un bambino nato vivo benché prematuro (qualunque sia la causa della sua nascita prima del tempo) deve essere trattato come una qualunque persona bisognosa di cure.

Questo deriva per il medico dal giuramento di Ippocrate ma anche dalla normativa vigente in Italia.

L’art. 7 delle legge 194 sancisce chiaramente:

Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto […] il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.

Dunque i quattro ginecologi mi pare si siano attenuti a quanto dovrebbe essere ragionevole e legittimo ma la levata di scudi contro questa nuova posizione presunta reazionaria è insulsa.

La Pollastrini dichiara prontamente:

L’autodeterminazione della donna non si tocca come dice la 194, una legge lungimirante e saggia.

Ecco, mi dica la signora dove ravvisa nell’articolo da me citato, o in un altro di sua scelta, il diritto della donna di sopprimere un essere umano vivente di vita autonoma.

Aveva perfettamente ragione Madre Teresa di Calcutta quando diceva:

L’aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio, cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c’è più nessun ostacolo.

Non più solo il figlio che porta in grembo, ora questi sinistri politici e politicanti vogliono consentire il diritto di uccidere anche il figlio nato, fino a dove ci spingeremo con questo relativismo etico?

Ecco lo shock, non per questa seria presa di posizione dei medici, ma per coloro che vi si oppongono.

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