Un’azienda di rilevanza nazionale, su cui la Coop vorrebbe mettere le mani per la sua italianità, si trova a dover comprare una pagina di pubblicità per poter far valere anche le proprie ragioni di fronte ad un fatto di cronaca. È semplicemente assurdo che non sia dato un contradditorio serio. Non dico che i giornalisti debbano inchinarsi di fronte alle aziende, ma neppure che lo facciano di fronte ai sindacati.
Caprotti non è nuovo a certe soluzioni adottate per comunicare che hanno avuto apice nella pubblicazione del suo libro-denuncia.
Insomma, c’è una certa informazione (che l’inserzione pubblicitaria identifica in Repubblica e TG3) che quando si può parlare male di Esselunga sembra andarci a nozze e non si fa alcuno scrupolo di verifica dell’attendibilità della notizia.
Io non conosco i fatti, non ero presente né al momento dell’aggressione alla commessa né alla manifestazione contro l’azienda. Mi pare però impensabile arrivare all’aggressione personale con quelle modalità dentro l’azienda. E ancora più strano sarebbe il direttore del supermercato che chiama le forze dell’ordine affinché indaghino su un’atto da lui stesso organizzato.
Non sarebbe corretto aspettare il corso della giustizia prima di prendere posizioni tanto schierate?
No, non me lo vedo proprio Caprotti nella parte di Jack Nicholson.