Avevo scoperto questo sito già parecchi anni fa poi per tanti motivi l’avevo perso.
Visto che però oggi come oggi i prezzi dei carburanti sono sempre più alti vale la pena rispolverarlo per cercare di risparmiare tutto il possibile.
Ad esempio con una rapida occhiata si può vedere che il distributore al momento più conveniente d’Italia (fra quelli registrati e con i prezzi aggiornati) si trova a Perugia e più precisamente nel centro commerciale Collestrada. Tre giorni fa la benzina verde in questo impianto costava 1,39 € al litro, il 10% in meno della media nazionale.
Il sito è ben fatto, chiaro e veloce, gli utenti sono già tanti e tengono i prezzi aggiornati di frequente. Ovviamente invito coloro che non fossero già iscritti a farlo al più presto ed a collaborare a tenere aggiornato il sistema, questo comporterebbe maggior informazione per i consumatori e certamente maggior concorrenza fra gli operatori in un settore in cui sappiamo che in passato non c’è mai stata molta battaglia.
Mi sento anche di dare un paio di suggerimenti ai gestori del sito, perché di norma quando dobbiamo fare il pieno non siamo davanti al PC ma sulla strada allora ci sarebbe da fare qualche operazione per andare verso una versione mobile del sito ed una maggior diffusione delle informazioni in rete. Il tutto potrebbe essere riassunto con:
- numero di telefono a cui mandare un SMS con il nome della località oppure il CAP in cui ci si trova per sapere quale è il distributore più conveniente della zona, con qualche operazione in più e collegando il numero di cellulare al nome utente si potrebbe anche aggiornare i prezzi direttamente dal telefonino per uno o più distributori specifici.
- versione mobile del sito accessibile dai cellulari sia per verificare i prezzi più convenienti che per aggiornare i listini stessi.
- già adesso tutti i dati sono forniti sotto CC, però magari offrire agli utenti di presentare anche sul proprio blog i prezzi rilevati tramite javascript ad esempio potrebbe essere al tempo stesso gratificante per il segnalatore, utile per i visitatori (ad esempio di un blog a carattere locale) ed aumentare nel complesso la visibilità del sito.
- offrire delle API (non marchio di benzina :-P) per avere i prezzi riportati anche in altri sistemi. Ad esempio un sito turistico che magari ha già le previsioni del tempo delle varie zone potrebbe mostrare anche i prezzi dei carburanti per i medesimi territori.
Concludendo penso che prezzibenzina.it sia un gran bel progetto collaborativo e che potrà crescere ulteriomente solo cercando di uscire dal web e dal suo URL per andare incontro a quanti più utenti possibili. Anche perché in pratica la benzina la usiamo proprio tutti.
da http://www.movisol.org
Senatori USA cercano di arginare la speculazione petrolifera
12 giugno 2008 – Il 2 giugno si sono tenute al Senato le udienze sull’impennata dei prezzi del petrolio e il prof. Michael Greenberg dell’Università del Maryland ha riferito agli esponenti della Commissione Commercio del Senato che il 35% dei future di Intermediate Crude del West Texas trattati negli USA sono finiti nel “mercato nero”, quello in cui non ci sono regole di sorta ma è completamente controllato dagli inglesi.
All’inizio della seduta la sen. Maria Cantwell ha detto: “L’America può rimanere sorpresa dall’apprendere che i nostri mercati dei future petroliferi sono stati sostanzialmente deregolamentati dalle decisioni prese a porte chiuse dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Questa ‘scappatoia di Londra’ insieme alla ‘scappatoia del Dubai’ tengono allo scuro importanti fette del mercato dell’energia. E senza una giusta luce, i manipolatori hanno troppo spazio di manovra”.
Riferendosi alla stessa agenzia di controllo governativa statunitense CFTC un altro testimone ha detto “si è inginocchiata di fronte agli inglesi” quando ha permesso che una grossa parte della speculazione sui future del mercato petrolifero USA sia “regolamentata” dalle autorità di Londra e del Dubai, invece che da quella Americane.
Il 25 maggio la sen. Maria Cantwell e 22 colleghi senatori hanno sottoscritto una lettera in cui si chiede al CTFC di chiudere “la scappatoia di Londra”. Il presidente Walter Lukken ha risposto il 29 maggio assicurando di prendere iniziative, in autunno! Ma questo scambio epistolare da solo è bastato a frenare la folle corsa al rialzo dei prezzi, ha spiegato Greenberger, che sono passati dai 135 ai 125 dollari. A conclusione della seduta la sen. Cantwell ha detto “adesso ci saranno tanti firmatari in più e sono convinta che il CFTC prenderà le misure richieste dall’economia e dalla moralità della popolazione americana”. In caso contrario ha detto che il senato interverrà per imporre con la legge al CFTC di agire.
“La scappatoia di Londra” dietro l’aumento del petrolio
Quando il petrolio raggiungerà i 200 dollari al barile non sarà colpa dei cinesi che vogliono avere l’automobile ma degli speculatori di Londra, hanno spiegato gli esperti alla Commissione Commercio del Senato USA il 2 giugno. Gli esperti hanno confermato che i prezzi petroliferi sono stati spinti in alto dagli speculatori del mercato off-shore delle materie prime che fa capo a Londra, sotto la supervisione delle autorità britanniche, evidentemente consenzienti. A questo fenomeno è stato dato il nome di “scappatoia di Londra”.
Gli esperti ascoltati hanno spiegato che il 35% dei future sul greggio chiamato “West Texas Intermediate” sono trattati sulla piazza di Atlanta, in Georgia, presso la Intercontinental Exchange (ICE) attraverso una sussidiaria di Londra, la International Petroleum Exchange. Quest’ultima fu fondata nel 1980 da un gruppo di speculatori del settore energetico e delle materie prime e fu poi fusa con la ICE nel 2001. Giuridicamente è un off-shore del mercato di Londra sotto la supervisione della British Financial Services Authority (FSA) ed è pertanto al di fuori della giurisdizione della Commodities Futures Trading Commission (CFTC)!
Il prof. Greenberger ha spiegato che nei mercati off-shore controllati dai britannici, un gruppo di banche e di hedge funds “stanno continuando e replicando il crac dei ‘subprime’, con tutti i loro derivati, sui mercati delle materie prime”. Secondo Greenberger circa il 70% dei future del petrolio trattati negli USA sono pura speculazione e il 30% sono fatti da Goldman Sachs, Morgan Stanley e JP Morgan Chase. Greenberger ha aggiunto molto ironicamente che si capisce come mai chi controlla il prezzo del petrolio “abbia previsto” che passerà dai 130 ai 200 dollari il barile.
Le stesse banche ed hedge funds acquistano inoltre grandi quantità di prodotti petroliferi e li tengono fuori dal mercato mentre spingono il dollaro al ribasso, in maniera da spingere al rialzo i prezzi petrolieri. Queste operazioni di incetta non sono solo speculazione, ma manipolazione dei mercati, un fenomeno che è negato dalla CFTC e dalla SEC. Ma “il maggior proprietario di gasolio da riscaldamento nel Nordest è la Morgan Stanley” ha riferito Greenberger.
La FSA britannica ha inoltre consentito a queste banche ed hedge funds di designarsi come traders “commerciali” piuttosto che “finanziari” — presentandosi cioè come se fossero compagnie aeree o distributori di carburanti che hanno bisogno di acquistare prodotti petroliferi a termine, cioè con futures. Di conseguenza non ci sono limiti alle posizioni speculative che essi finiscono per assumere.
rompiamo la catena che contraddistingue la loro forza (in Italia la liberalizzazione non fa abbassare i prezzi, ma fa si che si accordino al rialzo). Basta non rifornirci più all’ AGIP. Proviamo….diffondete . Forza. Saluti e no AGIP!!