Princìpi non negoziabili.

Esistono, da sempre, per la Chiesa Cattolica dei princìpi non negoziabili (d’ora innanzi accettate anche principi senza accento evidenziato allo stesso modo).

Sono quelli che il magistero identifica come essenziali per il bene dell’uomo. Ovvero, come ci ricordano anche in questi giorni i vescovi liguri, i seguenti:

  • rispetto della vita umana, dal concepimento alla morta naturale;
  • tutela e promozione della famiglia formata da un uomo ed una donna uniti in matrimonio;
  • difesa della libertà individuale religiosa, culturale ed educativa.

Per la Chiesa quindi è naturale (nel senso che fa parte della sua stessa natura) battersi affinché la politica, che la Chiesa ha potuto smettere di fare in prima persona grazie a Garibaldi, tenga in considerazione questi princìpi. Ed è naturale che la Chiesa pretenda dai politici che si dichiarano cattolici una fedeltà al magistero ed ai principi non negoziabili affiché li tutelino nei loro provvedimenti una volta eletti.

Io non ho alcuna intenzione di dare indicazioni di voto né per i nostri né tantomeno per gli altri. E neppure il Card. Bagnasco in questi giorni accesamete attaccato per la sua prolusione che indicava di votare politici attenti ai principi non negoziabili ha dato indicazioni di voto sulle singole forze politiche.

Chi vuole una normativa, o anche solo la sua applicazione visto che ora le regioni hanno molto potere in merito, differente rispetto ai principi sopra esposti deve dunque dare il voto ad un politico né ad un partito che non si rifaccia, almeno in parte, a questa visione antropologica.

Mi si potrà obiettare che la visione di un gruppo, per quanto ampio sia, non dovrebbe influenzare le scelte di tutti. Intanto cerchiamo di determinare l’ampiezza di questo gruppo di elettori, perché si sa che in democrazia vince la maggioranza ed è la maggioranza a scrivere le regole per tutti, che ci piaccia o meno.

In seconda analisi poi possiamo fare l’esempio del cesto di mele, ne basta una bacata per corrompere tutte le altre. Così, dal punto di vista della Chiesa, basta una crepa nella diga dei valori morali per far crollare tutta la società civile. Se si supera la linea gialla quale è il margine di sicurezza per non essere trascinati via dal treno in corsa che sopraggiunge?

Ed infine, se ci rendiamo conto che una persona sta per gettarsi da un ponte ci avviciniamo per dargli una pacca su una spalla, lo ignoriamo tranquillamente o piuttosto cerchiamo di dissuaderlo dalla sua intenzione? Perché dunque la Chiesa non dovrebbe perseguire il bene di tutti invitando i politici che vi si riconoscono a farlo?

Non sto poi ad addentrarmi nelle questioni di ingerenza. La CEI, Conferenza Episcopale Italiana, è un organo italiano formato e gestito da cittadini italiani. Il suo presidente fra l’altro è anche un Generale di Corpo d’Armata in congedo (grado che spetta all’Ordinario militare). Quindi non si può assolutamente parlare di ingerenza.

I commenti sono aperti a tutti nella misura in cui portano argomentazioni costruttive e non banali offese.

1 commento su “Princìpi non negoziabili.”

  1. mentre concordo che la CEI ha tutto il diritto di esprimere i propri giudizi su chi votare e chi no, non riesco proprio a capire che diavolo significhi che “Il suo presidente fra l’altro è anche un Generale di Corpo d’Armata in congedo”. La cosa è assolutamente ininfluiente.

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